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- pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 27-01-08 - n. 212
Continuiamo la nostra rassegna di documenti sul dibattito all'interno del Partito Comunista Francese, con la presa di posizione di una importante sezione aziendale.
Resoconto del congresso della sezione RATP, tenuto il 24/11/2007
Le proposte adottate in preparazione dell’Assemblea straordinaria dei segretari di sezione.
Il congresso della sezione RATP del PCF in primo luogo, insiste sulla necessità di legare la riflessione dei comunisti sulle questioni strategiche e dell’avvenire:
- alle realtà concrete vissute oggi dal mondo del lavoro e dagli strati popolari.
- alle lotte che segnano la situazione politica e sociale
- all’indispensabile risposta sui terreni politico ed ideologico di fronte alla“rottura” sarkoziana.
Questa risposta non mira soltanto a resistere agli attacchi. Per essere efficace, deve mettere in evidenza la portata della controriforma ultraliberale ivi compreso i pericoli che comporta per le libertà ed il rispetto dei diritti umani (extracomunitari, prove DNA, espulsioni delle famiglie, ecc.). Deve opporgli un'alternativa trasformatrice e unificante e sviluppare in questo quadro delle proposte efficaci per un'uscita progressista dalla crisi, in un processo di superamento del capitalismo.
La nostra sezione è ancora più sensibile a quanto sta avvenendo, in quanto sta vivendo questa battaglia politica nel contesto della lotta contro lo smantellamento dei regimi speciali pensionistici.
Partendo dalla nostra esperienza, proponiamo che il PCF intraprenda una grande battaglia sulla questione del denaro, denunciando i profitti finanziari e il loro dominio su tutta la vita del paese e mettendo in evidenza i mezzi per impegnarsi sulla via del progresso sociale e del soddisfacimento dei bisogni.
Tale questione è centrale tanto per ridurre l'offensiva ideologica del capitale, quanto per dare senso e credibilità alla nostra battaglia d'alternativa. Questa iniziativa potrebbe dare luogo ad un appello di sindacalisti, di economisti, di personalità politiche, ecc.
Nel contempo, sosteniamo l'orientamento che mira a mobilitare tutte le nostre forze per fare chiarezza sulla natura e l'importanza del trattato europeo, abusivamente qualificato “semplificato”. In fondo esso riprende, in una forma più elaborata, gli stessi orientamenti del TCE (Trattato Costituzionale Europeo) respinto dal nostro popolo nel mese di maggio 2005. La consultazione dei cittadini attraverso il referendum è un'esigenza democratica indiscutibile.
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Nel dibattito preparatorio all'assemblea generale dell'8 e 9 dicembre, un certo numero d´interventi fa della creazione di una nuova forza politica o della questione delle alleanze il punto di partenza (e spesso d’arrivo) della loro azione. Ciò non ci sembra essere un buon approccio. Certamente, queste questioni non sono dei tabù. Ma occorre collocarle nel loro giusto posto e definire prima di tutto in modo chiaro l´obiettivo, lo scopo.
La questione del progetto di trasformazione sociale è la prima che emerge nell’ordine delle cose da fare. Sarebbe molto dannoso considerarla, come se fosse data per scontata, mentre essa è centrale.
La questione del progetto.
Nell’analisi delle cause dell'arretramento storico del PCF, non bisogna certamente trascurare nulla della storia recente, ed in particolare le derive a cui ci hanno portato il periodo 1997-2002. Ma, a nostro avviso, le ragioni fondamentali risiedono soprattutto nella perdita di credibilità del comunismo dovuta al crollo dei paesi socialisti. Con ciò, è l'idea stessa di trasformazione sociale che è stata rimessa in discussione. Ciò pone un'esigenza: quella di ridefinire un progetto rivoluzionario del nostro tempo, di ridare al comunismo un senso (e dunque una lettura) in relazione con le sfide odierne. Questo progetto non può ridursi all´antiliberalismo, né all´anticapitalisme (queste parole portano in sé stesse i loro limiti).
Abbiamo bisogno di una definizione in positivo di questo progetto, perché si tratta di dimostrare - alimentandoci delle lotte attuali - quale visione di organizzazione della società portiamo avanti.
È una proposta di lavoro fondamentale che l'assemblea generale di dicembre dovrà fissare al congresso del 2008 facendo in questo senso uno sforzo di analisi e di approfondimento.
- Innanzitutto sul contenuto, sapendo che, senza la produzione, non esiste la società, le questioni del lavoro devono occupare necessariamente un posto centrale: quello che occorre produrre ed in quali condizioni, la finalità del lavoro e delle imprese, le basi di una nuova razionalità economica, le modalità di una reale appropriazione sociale, la cooperazione tra i lavoratori,…
- Sull´identificazione delle forze motrici di questa trasformazione nelle condizioni odierne: che vogliamo unificare e contro chi si deve orientare questo lotta.
- Sull´analisi del rapporto delle forze della Francia in relazione al mondo, degli spazi di manovra delle forze di trasformazione sociale, dei percorsi possibili, delle necessità di organizzazione comuni a queste forze.
Quanto al nome di questo progetto, l'idea di risalire la corrente in virtù di un abbandono del termine “comunismo” ci pare illusoria. D’altronde è significativo che nulla di alternativo e di credibile sia stato proposto finora.
La questione dello strumento
Quale strumento politico ci occorre per portare avanti un tale progetto?
L´ipotesi di sciogliere il Partito Comunista in una forza che raccoglie le forze antiliberali è la giusta risposta? Sulla base della infelice esperienza della campagna per le presidenziali, una tale scelta già appariva ben poco realistica; e per delle ragioni di fondo: tra le varie componenti di questo raggruppamento, ci sono divergenze di progetto che non si possono cancellare con un colpo di mano, e su punti essenziali (in particolare su ciò che riguarda la produzione, la scienza, le istituzioni). Ma questa prospettiva solleva anche obiezioni fondamentali. In effetti, se il PCF scompare, chi condurrà la battaglia per il progetto comunista? Chi si spingerà fino in fondo al cuore delle contraddizioni del sistema e parlerà dei rapporti di produzione mentre alcuni si fermano soltanto al miglioramento e alla ripartizione delle ricchezze? E non si risolverà tale questione per il semplice fatto che esiste una tendenza all’interno di un agglomerato necessariamente eterogeneo; le stesse ragioni per cui ci hanno fatto rifiutare ieri questo tipo di organizzazione in correnti non scompariranno domani.
La dissoluzione del PCF in un nuovo partito a sinistra del PS, secondo noi, deve essere respinta. Questo partito non farebbe altro, in effetti, che ridurre i contenuti del raggruppamento ad un piccolo denominatore comune incapace d’incarnare un’alternativa credibile al capitalismo.
A nostro avviso non bisogna né confondere, né opporre due esigenze: unificare quanto più possibile per avere una maggioranza intorno ad una politica realmente nuova e preservare l’'identità comunista. La costruzione di un movimento popolare maggioritario deve rimanere il nostro asse strategico centrale. Ma pensiamo che garantendo esattamente l'esistenza ed il futuro del PCF potremo rendere un migliore servizio al movimento necessario per trasformare la società e garantire a tutti livelli, locali, nazionali, europei la partecipazione reale del popolo alla definizione degli orientamenti che lo riguardano. Il movimento popolare richiede un dibattito chiaro ed esigente per individuare delle vie di uscita, e ciò comporta che il progetto e le posizioni comuniste possano esprimersi in modo permanente e in piena autonomia.
Ciò non significa affatto cedere alle tentazioni del ripiego. Allo stesso tempo c’è la necessità, sul piano locale e su quello nazionale, di luoghi di incontro e di confronto tra le forze della trasformazione sociale, per agire, senza aspettare, sui soggetti su cui c'è convergenza e per confrontare i progetti. Ad esempio attraverso una struttura di coordinamento.
A partire da queste premesse, vogliamo affermare che il congresso del 2008 deve essere senza ambiguità il congresso del Partito Comunista Francese. In qualsiasi caso l'ordine del giorno non deve riguardare la sua eventuale dissoluzione in una forza dai contorni e dall'orientamento sfocati.
Le questioni relative al funzionamento del Partito.
Tutto ciò significa che non c’è nulla da cambiare nello stesso PCF?
Certamente no! Grandi modifiche sono indispensabili in tanti settori.
Dobbiamo prima di tutto operare uno sforzo generale nell’impegno ad essere identificati nuovamente come un partito di lotta, essendo i più sensibili ai problemi che la gente vive, essere portatori della sua rabbia e delle sue aspettative e prospettive.
Inoltre, occorre definire delle priorità. L’impostazione di un’attività comunista nei luoghi di lavoro dovrebbe essere impostata coerentemente con il posto che occupa il lavoro nel nostro progetto e perché il lavoro salariato nel suo insieme (92% degli attivi in Francia) è al centro del movimento di trasformazione della società. Ciò comporta in particolare delle decisioni tali da permetterci di reinserirci nelle condizioni nuove della lotta di classe. Nello stesso tempo l’impegno di una riflessione teorica, trascurata troppo da molti anni, è indispensabile. In particolare per comprendere il movimento del mondo, analizzare le classi sociali nel mondo contemporaneo e le contraddizioni che attanagliano la società. Uno sforzo immenso di formazione deve essere messo in opera.
Infine, non si può sperare di andare avanti senza risolvere tre problemi che suscitano un'insoddisfazione crescente degli iscritti:
- La libertà ed anche il dovere, per un dirigente di dire la sua opinione nei dibattiti interni, devono conciliarsi con il rispetto delle decisioni e dei mandati affidati dagli iscritti; comportamenti come quelli subiti durante le presidenziali non sono tollerabili. C'è un'esigenza di democrazia, di onestà intellettuale e di rispetto degli iscritti.
- Il funzionamento della direzione nazionale non è soddisfacente. Abbiamo bisogno di una direzione nazionale più ristretta per essere più operativa, e che lavora realmente collettivamente. Soprattutto con i compagni soprattutto che arrivano dal mondo del lavoro, in particolare militanti del sindacato e quelli più rappresentativi della società (ragazzi dell'immigrazione, gioventù….).
- Le relazioni tra il partito e gli eletti comunisti, troppo spesso segnate da pregiudizi. Occorre dunque rivedere nelle condizioni attuali la nostra concezione del ruolo dell’eletto comunista che deve innanzitutto concepirsi come un militante la cui attività è parte integrante della nostra strategia di trasformazione della società.
La delegazione all’Assemblea straordinaria dell'8 dicembre.
Il congresso di sezione ha deciso di inviare come delegato all’Assemblea straordinaria Pascal COURSON (Françoise GUICHE, Alain OBADIA e Michel RIZZI essendo delegati di diritto in quanto membri del Consiglio Nazionale).