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- pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 29-02-08 - n. 217
I Giovani comunisti europei per un insegnamento accessibile e di qualità
Incontro delle organizzazioni giovanili comuniste europee, organizzato dal KNE a Bruxelles
Era inconsueto: giovani comunisti arrivati da una ventina di paesi europei (a rappresentare l’Italia la FGCI, ndt), tra i quali parecchi membri del Comac(organizzazione giovanile del PTB del Belgio, ndt), che si riunivano nell’elegantissimo Parlamento Europeo. La KNE (Gioventù Comunista di Grecia) ha organizzato alla metà di gennaio un seminario sull’insegnamento superiore.
Ruben Ramboer
Il seminario
Yiannis Gkiokas (KNE) ha iniziato con l’illustrare le ragioni di questo seminario: “In Europa principalmente, le riforme dell’istruzione superiore hanno il vento in poppa. E secondo noi esse sono ispirate dalla Dichiarazione di Bologna.”
La Dichiarazione di Bologna: ecco la parola magica. Il documento intitolato “The European Higher Education Area” è stato firmato da trenta ministri dell’istruzione nel 1999 a Bologna (Italia). Il documento è costituito solo da due pagine ma ha sconvolto tutto il mondo universitario. Mobilità, studiare tutta la vita, autonomia, competitività, qualità, queste dovranno diventare le parole chiave della politica dell’istruzione superiore in Europa. Per alcuni questo evento non rappresentava che un fatto diverso. Delle firme non sono ancora dei testi di legge…...
Gkiokas prosegue: “Ma nei fatti questa dichiarazione non è stata un documento senza conseguenze, essa è spesso divenuta la realtà di molte università europee. Il problema è all’incirca lo stesso in tutta Europa, è per questo che ci è sembrato di buon senso riunirci con altre organizzazioni di giovani comunisti per fare un’analisi comune e per lo scambio di esperienze nei movimenti di protesta.”
La Dichiarazione di Bologna ha avuto grandi ripercussioni. Gkiokas fa un elenco. “Aumento delle tasse d’iscrizione, sostituire il contenuto scientifico dei corsi a favore di competenze, di studi più brevi, priorità alla ricerca che ottiene denaro, privatizzazione delle università pubbliche, fondazioni di università private, migliori studi riservati ad una élite…..è effettivamente un attacco generale all’attuale insegnamento superiore pubblico e gratuito (in Grecia gli studenti non pagano nessuna tassa d’iscrizione alle università, ndr).”
Gkiokas è soddisfatto del seminario. “Siamo molto contenti del risultato. Il seminario conferma chiaramente che la dichiarazione di Bologna tira le linee direttrici per tutta l’Europa. Ci siamo fatti una buona idea sui modi con cui i politicanti di ogni paese applicano i principi della dichiarazione di Bologna. Ciò fornisce nuovi argomenti contro questa politica. Abbiamo anche raccolto le esperienze della protesta politica. Il seminario è anche un passo avanti nella costruzione di una visione comune e un coordinamento nella cooperazione.”
Bologna in Grecia
Gli studenti greci hanno vissuto recentemente un periodo molto movimentato. In questi ultimi due anni, durante 7 mesi, sono state condotte iniziative in tutto il paese. Gkiokas c’era. “Occupazioni di facoltà che sono durate molti mesi, manifestazioni, raduni nei parchi e alle fermate delle metropolitane, campagne di informazione, ecc. Ad un certo punto, in tutto il paese, c’erano 274 facoltà in sciopero. Abbiamo anche condotto azioni comuni con gli impiegati e i sindacati erano solidali con il movimento studentesco. Ci sono stati molti arresti, e la pressione per fermare le azioni era enorme. Ma malgrado tutto gli studenti hanno continuato.”
Grazie ad una resistenza studentesca larga e determinata, l’applicazione della dichiarazione di Bologna ha subito dei ritardi. “Abbiamo potuto far rinviare le riforme e altre hanno potuto essere limitate” ci dice Gkiokas. “Dopo un anno di lotte intense nel 2006, la nuova legge sull’insegnamento superiore è stata votata lo stesso.”
Questa legge promuove l’idea che una università debba essere un’impresa lucrativa. “Le università sono classificate secondo il criterio del profitto.” ci spiega Gkiokas. “Le università sono così costrette a generare profitto dal frutto delle loro ricerche e nella cooperazione con il mondo delle imprese. Sull’insegnamento incombe sempre più il rischio di un aumento delle tasse d’iscrizione e una pressione per la riduzione del tempo di studio, riducendo così al minimo il tempo di studio.”
Per il momento l’insegnamento superiore in Grecia è ancora gratuito. “Questo figura anche nella costituzione” rimarca Gkiokas. “Ma ormai nel caso dell’insegnamento post accademico (ManaMa’s) e più in particolare nella filiera economica dove il costo degli studi può elevarsi fino a 6.000 €. Non è una coincidenza se il governo socialdemocratico ha tentato di modificare la costituzione nel 2007, proprio su questo punto. E’ sotto la pressione della protesta della massa degli studenti che la discussione a proposito della costituzione è stata rinviata al parlamento.”
D’altronde, che l’insegnamento sia gratuito in Grecia, bisogna prenderlo con le molle. Quello che è abbastanza speciale in Grecia è che i giovani non studiano dove vogliono. Sulla base dei risultati di una ricerca nazionale, i giovani sono orientati verso una categoria specifica di università. Tanto più i punteggi sono alti, tanto più l’allievo potrà andare in un’università famosa. Dunque molti giovani non studiano dove abitano.
“Ed è là che si nasconde la trappola”, ci dice Gkiokas. “Molti studenti lavorano per poter pagare i loro studi. Le università, che nella loro sete di profitto vogliono ridurre al minimo il tempo di studio del giovane, lo fanno studiare più duramente. Questo può sembrare non essere male, ma per degli studenti che devono lavorare nello stesso tempo, ciò è fatale.”
Secondo la costituzione greca, l’insegnamento superiore deve anche essere organizzato pubblicamente. Secondo Gkiokas questo entra in collisione diretta con la direttiva europea 36/05. “Questa direttiva prevede che i collegi privati che lavorano con le università europee o americane possano anche rilasciare diplomi riconosciuti. Ciò porta indirettamente ad una privatizzazione. Il governo ha così voluto modificare questo punto della costituzione, ma qui hanno dovuto fare un passo indietro.”
Gli studenti non sono soli. Gkiokas: “Una grossa parte del personale accademico è ugualmente contraria alle riforme che implica Bologna. Il sindacato del personale accademico ha così spinto alla lotta. Molti professori hanno fatto questo anche su base individuale. Ma all’interno dei sindacati essi non sono sempre dello stesso parere. Vi sono anche professori che si ritroveranno in una posizione privilegiata poiché lavoreranno assieme alle imprese….”
Bologna in Germania
Non tutti hanno la possibilità di poter studiare in Germania. Anna Cordi, dell’organizzazione giovanile socialista tedesca SDAJ,ci spiega che solo il 7% dei figli di operai inizia gli studi universitari. “La selezione sociale inizia, si potrebbe dire, già all’asilo. Inoltre, alla porta delle università questi studenti sono relegati a studi come la medicina, la psicologia e poche altre. “E’ dunque solo possibile studiare se hai ottenuto buoni punteggi a scuola. E in generale, questi non sono sufficienti. Molte università organizzano tramite i propri presidi un esame di ingresso. Molti giovani vorrebbero andare all’università, ma l’università non li vuole.”
La dichiarazione di Bologna ha chiesto la scissione degli studi universitari tra Diploma e Master. Il risultato di questo è nuovamente una selezione sociale. Anna Cordi: “Non tutti vengono ammessi per un Master. E a questi studi di master vengono incollate simpatiche etichette di prezzo. Le spese d’iscrizione superano i 1.000 euro mentre le spese d’iscrizione per i diplomi variano tra 400 e 500 euro. Solo il 50% degli studenti in possesso di un diploma inizia un Master.”
“La metà degli studenti resta dunque bloccata al livello del diploma. E, con l’eccezione di qualche università di elite, questi diplomi sono di un livello basso. Nelle aule magne e nelle classi delle più grosse università si soffoca talmente sono affollate. Gli studenti non possono seguire i corsi poiché non vi sono più posti nei locali. Questo ha naturalmente delle ripercussioni sulle possibilità di successo. E ogni studente deve riuscire in un numero minimo di sessioni altrimenti dovrà spendere diritti d’iscrizione più elevati l’anno seguente.”
La privatizzazione ugualmente avanza. Da qualche anno è legalmente possibile per le imprese di fondare esse stesse delle università. “Nel 2005, la 1° università ha aperto le sue porte, chiamata come la marca di caffè “Jacobs-university”. Di ottimo livello, ma soprattutto un insegnamento molto caro.”
Quello che è particolare è l’evoluzione verso un insegnamento dato dalle imprese. “E’ inquietante, ma si va in quella direzione. Lo studente apprende unicamente ciò che il padrone giudica importante”, ci dice Cordi. “Un impiegato interrompe la sua carriera per gli studi universitari. Egli ha assicurato un posto all’università, ma sono l’università e il datore di lavoro che decidono insieme sul contenuto del programma dei corsi, su quello che si deve imparare.”
Il movimento studentesco in Germania non è così forte. “L’insegnamento è una competenza di ogni stato (la Germania è costituita da stati differenti, ndr). Ogni stato riforma l’insegnamento a suo piacimento. Benché la politica in ogni stato sia similare, come nel resto dell’Europa, questa divisione di competenze impedisce al movimento studentesco nazionale di parlare con una sola voce. Con la SDAJ costruiamo un lavoro universitario nazionale. Nella nostra opposizione contro le riforme ispirate da Bologna, teniamo anche contatti con i sindacati, organizzazioni per la pace e l’ambiente al fine di unire le nostre forze.”