www.resistenze.org - pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 09-04-08 - n. 222

da PC di Irlanda - www.communistpartyofireland.ie  in www.solidnet.org
 
Incontro europeo dei partiti comunisti e dei lavoratori - contributo del PC di Irlanda
 
Eugene Mc Cartan
21/03/2008 
 
Compagni,
 
Questo incontro dei partiti comunisti e dei lavoratori si svolge in un momento molto importante per i lavoratori, non solo all'interno dell'Unione europea, ma per tutti coloro che lottano per la giustizia e la pace nel mondo. Il capitalismo monopolistico europeo e la casta politica che serve i suoi interessi di classe sferra l'attacco per il potere assoluto, libero da qualsiasi forma di controllo democratico.
 
Il trattato di Lisbona costituisce il caposaldo di un processo iniziato molti decenni fa per consolidare il potere e l'influenza del capitalismo monopolistico europeo, in alleanza con l'imperialismo statunitense. Il trattato di Lisbona è un importante passo avanti nel consolidamento della sua posizione dominante, dando rinnovato impeto alla costruzione di questo nuovo blocco imperialista.
 
È nostra opinione che stiamo muovendo verso una nuova fase, nella quale vi è un potenziale conflitto non solo qui in Europa, ma in tutto il mondo poiché la lotta per il controllo e lo sfruttamento delle risorse naturali, come il petrolio, l'acqua, il cibo e le produzioni alimentari, si fa sempre più pressante. In Irlanda, le forze democratiche sfidano l'establishment politico e si impegnano a costruire un'opposizione al Trattato di Lisbona – la "Costituzione per l'Europa" già respinta due volte nonostante il nuovo nome – attorno ad alcune questioni fondamentali: democrazia, sovranità, militarizzazione e neo-liberismo.
 
Non ho intenzione di fare qui una disamina del Trattato di Lisbona, essendo consapevole che molti partiti sono impegnati attivamente nella lotta perché al loro popolo sia riconosciuto l'esercizio democratico irrinunciabile di decidere su questo sostanziale cambiamento di potere politico e di attacco alla sovranità nazionale. Ma desidero illustrare la nostra critica e gli argomenti principali elaborati in Irlanda riguardo al Trattato.
 
L'attacco alla democrazia
 
Risulta chiaro, dalla lettura del Trattato, che si tratta di uno spietato attacco alla democrazia nazionale che indebolirà ulteriormente la responsabilità democratica. Al Trattato di Lisbona soggiace il principio che, in caso di controversie, la legge europea avrà il primato su quella irlandese, non solo nelle questioni commerciali, come già accade, ma si estenderà, con rare eccezioni, ad ogni aspetto sociale, portando al collasso i pilastri della giustizia, degli affari interni ed esteri e della sicurezza.
 
Il Trattato darà maggior potere all'Unione Europea di emanare leggi vincolanti, senza alcun mandato democratico, in molti nuovi ambiti, erodendo il ruolo dei parlamenti nazionali e la capacità dei cittadini di esercitare influenza a livello nazionale.
 
Il Trattato produrrà un deciso spostamento, in materia di diritto e di processi decisionali in seno alla UE in favore degli Stati più grandi, rendendo quasi impossibile per i paesi più piccoli, influenzare o impedire direttive che non condividono. Sono trentadue i nuovi ambiti su cui l'Unione Europea potrà legiferare, esautorando i parlamenti nazionali da qualsiasi controllo democratico.
 
La Commissione Europea manterrà la prerogativa esclusiva di proporre le leggi al Consiglio dei Ministri, e secondo il Trattato di Lisbona, potrà emanare leggi in una serie di settori. Il Parlamento europeo sarà il paravento di un superstato federale anti-democratico. Il Parlamento europeo ha respinto di recente un emendamento che lo invita a rispettare l'esito del referendum irlandese.
 
Il Consiglio dei Ministri dell'Unione sarà dotato di ulteriori poteri per prendere decisioni "a maggioranza qualificata" in merito a sessantadue nuovi ambiti, eliminando il veto nazionale. Si tratta di un ulteriore erosione della democrazia e della responsabilità nazionale che rafforzerebbe un ordine di autorità.
 
Già l'80% delle leggi che governano le nostre vite sono prese a Bruxelles, e si calcola che l'80% di esse non sono mai state discusse o dibattute da un qualche organismo democraticamente responsabile. Le leggi sono disegnate da commissioni speciali riunite attorno alla Commissione. Si stima l'esistenza di tremila di queste commissioni il cui personale è totalmente sconosciuto. Il meccanismo è progettato per consentire agli interessi corporativi la massima influenza sulle leggi e sulle risoluzioni della Commissione e, di conseguenza, sul Consiglio dei Ministri.
 
Tutto il processo è volto alla costruzione di un superstato neo-liberista in cui il capitale goda del massimo della libertà con il minimo della restrizione ed il lavoro patisca il massimo della regolamentazione con il minimo dei diritti.
 
E' indubbio che anche se potremmo ancora eleggere governi nazionali e conservare una parvenza di democrazia, nel corso dei prossimi decenni la democrazia a livello nazionale sarà spazzata via, privata di qualsiasi efficacia.
 
Diritti
 
I diritti dei lavoratori e dei cittadini saranno stabiliti dalla Corte di Giustizia Europea, un organo altamente politicizzato che ha già stabilito nella giurisprudenza che i diritti del "mercato", cioè del capitale, sono superiori a quelli dei lavoratori. Sappiamo che questo è sempre stato vero nella giustizia borghese, ma mai prima era stato così esplicitamente dichiarato. Se avranno successo in questa strategia, avremo più diritti come consumatori che come cittadini.
 
La Carta dei diritti fondamentali
 
Lo sciopero: un diritto a rischio
 
Quando un diritto è fondamentale, lo è in qualsiasi circostanza. Recenti decisioni della Corte Europea di Giustizia hanno stabilito come alcuni diritti, per esempio il diritto allo sciopero, non costituiscono diritti fondamentali o assoluti, ma debbano essere considerati in relazione alla funzione sociale. Ne consegue che possono essere imposte delle restrizioni per l'esercizio di tali diritti, in particolare in un mercato comune. Questo è lo scenario da incubo per il movimento dei lavoratori in Europa.
 
Le recenti sentenze nei casi Laval e Viking hanno stabilito un precedente giuridico che ha reso di fatto irrilevante la tanto strombazzata "Carta dei diritti fondamentali". Questa "Carta" è stata presentata dai socialdemocratici come la legittimazione sociale dell'Europa, e il Partito laburista irlandese e un pezzo significativo del sindacato cercano ancora di farla passare una vittoria.
 
In questo momento i sindacati irlandesi non sono uniti nell'approccio al Trattato di Lisbona. La seconda maggiore organizzazione, UNIT, ha assunto una posizione per il No, mentre una serie di sindacati minori stanno ancora vagliando sia la Carta che il Trattato.
 
Ciò che sta avvenendo è la costruzione di un'Unione Europea in cui i lavoratori siano in concorrenza gli uni con gli altri in una corsa verso il basso. La sentenza Laval in materia di "lavoratori in distacco" ha in buona sostanza reintrodotto il costrutto di "paese d'origine". Dividi et impera, diventerà la miglior carta dei datori di lavoro, contrapponendo lavoratori dell'Europa centrale e orientale contro quelli dell'Europa occidentale.
 
Una lotta tra poveri che accrescerà tensione e violenza tra lavoratori costretti a competere. Intrappolati in una situazione molto pericolosa.
 
Già in Irlanda, con il rallentamento e il (mancato) collasso dell'edilizia, si stanno manifestando nei cantieri edili, le prime difficoltà tra maestranze irlandesi e non-irlandesi. Prezzi e condizioni di pagamento sono in costante ribasso.
 
Si aggiunge un altro ordine di problemi legato al numero crescente di direttive sui servizi pubblici (ferrovie, la salute, …), finalizzate ad aprire alle privatizzazioni. La strategia è quella di far confluire sempre più danaro pubblico nelle mani del privato, restringendo l'economia pubblica e il ruolo decisionale dello Stato nel processo economico e quello di erogatore di servizi.
 
Un ulteriore pericolo è costituito dalla direttiva sul Servizio Sanitario, che i governi irlandese e britannico sono riusciti a posporre alla ratifica dell'intero processo. Si tratta dell'inizio di un percorso che porterà a prestazioni mediche su doppio binario a seconda di quanto si potrà pagare.
 
Ma a leggere con attenzione la recente dichiarazione di John Monks, Segretario Generale della Confederazione europea dei Sindacati, sulla sentenza Laval, si può rilevare il panico fra le fila della socialdemocrazia. Per decenni ci hanno venduto l'illusione che l'Unione europea era l'unico modo nell'epoca della globalizzazione in cui i lavoratori potevano difendere i vantaggi economici e sociali compiuti dalla classe operaia. Avevano riposto le loro speranze al riparo dagli assalti del capitale, nella "Carta". Questa strategia è fallimentare. La socialdemocrazia, per decenni ha sostenuto che esisteva una terza via, ma ora devono scegliere tra le sole due opzioni percorribili: il No oppure il dettato del capitalismo monopolista.
 
Un nuovo attore a livello mondiale con la sua personalità giuridica
 
Come previsto dalla respinta Costituzione, ai sensi del Trattato di Lisbona, l'Unione Europea avrà una propria personalità giuridica, alterando così il rapporto giuridico tra l'Unione Europea e i suoi Stati membri. Per la prima volta, la stessa Unione Europea sarebbe dotata di personalità giuridica, separata e superiore rispetto ai paesi costituenti, con un proprio Presidente, eletto "a maggioranza qualificata" dal Consiglio dei Ministri per due anni e mezzo, estendibili a cinque anni. Inoltre, l'Unione Europea nominerebbe un "alto rappresentante" o Ministro degli Esteri, responsabile in materia di politica estera, sicurezza e difesa, con in aggiunta un proprio corpo diplomatico all'estero.
 
E' chiaramente detto nel Trattato: "Gli Stati membri agevolano gli impegni e i compiti dell'Unione e si astengono da qualsiasi misura che comprometta la realizzazione degli obiettivi dell'Unione". In altre parole, gli Stati membri devono dare la precedenza agli obiettivi dell'Unione europea. Dal punto di vista irlandese, ciò significherà la fine di una politica estera indipendente dagli altri paesi membri.
 
L'articolo 11 del Trattato dell'Unione Europea recita: "La competenza dell'Unione in materia di politica estera e di sicurezza copre tutti i settori della politica estera", e che "l'Unione Europea guida, definisce e attua una comune politica estera e di sicurezza, basata sullo sviluppo della reciproca solidarietà politica tra gli Stati membri, l'individuazione delle questioni di interesse generale e il raggiungimento di un sempre maggiore livello di convergenza d'azione degli Stati membri".
 
Per noi, questa è la campana a morto di quel poco di neutralità irlandese che resta e della possibilità di avere una qualsiasi visione distinta sul mondo degli affari. Quando l'Unione Europea avrà espresso una posizione, la "mutua solidarietà politica" renderà impossibile qualsiasi altra posizione indipendente. Prendiamo ad esempio il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: l'Unione Europea potrebbe chiedere il diritto di parlare per tutti gli Stati membri e gli Stati membri dovrebbero votare di conseguenza.
 
Ciò porterebbe a una situazione in cui la maggioranza dei paesi del mondo si troverebbe a fronteggiare un nuovo, più potente, blocco imperialista. Avrebbe certamente il suo impatto sui paesi che nell'Unione europea per esempio non mostrano lo stesso grado di ostilità nei confronti di Cuba, quali la Gran Bretagna e la Germania.
 
L'apparato di sicurezza interna
 
Anche se non vi è esplicita menzione nel Trattato, altri articoli relativi alla sicurezza, alla libertà e alla giustizia, lasciano presagire che un comitato permanente sarebbe incaricato di promuovere e rafforzare la cooperazione operativa in materia di sicurezza interna, dove la locuzione "sicurezza interna" si estende a "gestione non militare delle crisi", "gestione delle frontiere" e mantenimento dell'ordine pubblico.
 
Ci sono tutte le premesse perché il termine "operativo", come ci insegna un'esperienza decennale, sottragga la commissione da tutti i normali meccanismi di controllo democratici e giuridici e in materia di accesso ai documenti.
 
Una politica di difesa comune
 
Il Trattato di Lisbona, in modo inequivocabile, afferma: "La politica di sicurezza e di difesa prevede la formulazione progressiva di una politica di difesa comune dell'Unione. Ciò permetterà una difesa comune quando il Consiglio europeo delibererà all'unanimità in tal senso". Questo è un esempio della deriva che caratterizza ogni successivo Trattato UE.
 
Si precisa inoltre che gli Stati membri devono "rendere disponibili risorse civili e militari di cui l'Unione dispone per l'attuazione della politica di sicurezza e difesa" e "si impegnano a migliorare progressivamente le loro capacità militari." Questo passaggio è rafforzato da una clausola di difesa reciproca: "Se uno Stato membro è vittima di aggressione armata sul suo territorio, gli altri Stati membri hanno un obbligo di aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro potere..." Non è un'illazione presumere che sia qui compreso anche un attacco"terrorista", e sappiamo quanto il terrorismo sia solo molto vagamente definito.
 
Il primo banco di prova è l'avventura in Ciad di EUFOR (European Union Force), in sostegno dell'ingerenza francese nell'area africana. Questi spiegamenti sono finalizzati a condizionare l'opinione pubblica all'interno della UE e preparare all'accettazione di interventi militari all'estero e futuri conflitti per il controllo delle risorse, con il pretesto dell'aiuto umanitario o il più aggressivo approccio dell'Unione Europea assunto nei Balcani.
 
Chi aveva criticato la direzione imboccata dal processo di integrazione europea, era nel giusto.
 
Il processo in corso e il Trattato di Lisbona mirano a costruire un nuovo tipo di stato imperialista e neo-liberista. Il capitalismo monopolistico sarà senz'altro capace di creare gli Stati Uniti d'Europa, ma non acconsentirà a un'Europa democratica.
 
La natura imperialista di tutto il processo deve essere compresa a fondo se vogliamo tentare una qualsiasi contro-offensiva, che possa condurre a uno sviluppo economico e sociale più progressista.
 
Le elite irlandesi ed europee dipingono il Trattato di Lisbona come nulla più che il necessario riordino richiesto dall'allargamento dell'Unione a ventisette paesi. I dirigenti del partito laburista e i verdi in Irlanda stanno promovendo una cosiddetta "iniziativa cittadina": più potere al Parlamento europeo per migliorare le leggi, per introdurre nel Trattato le sei parole chiave di contrasto al cambiamento climatico... E' chiaro che il cambiamento climatico sarà utilizzato come un pretesto per ulteriori avventure militari.
 
L'elite europea, rappresentante politico del capitalismo monopolistico europeo, tenta di instaurare politiche economiche del tutto neo-liberali. Questo è un attacco alla classe operaia, architettato per rendere la lotta difficile, se non impossibile. Questo Trattato è la via maestra del cambiamento sociale, sia a livello nazionale che in tutta l'Unione.
 
I casi Viking e Laval hanno reso palesi come mai prima le principali forze che guidano l'integrazione e la costruzione del mercato interno. Molte migliaia di lavoratori in tutta l'Unione Europea sono diventati consapevoli di ciò che è in gioco e sono alla ricerca di una guida.
 
La socialdemocrazia è chiaramente incapace e, soprattutto, poco disposta a mobilitare i lavoratori per la difesa dei loro posti di lavoro e i progressi sociali compiuti. Ci sono ora le condizioni per l'avvio di un altro processo che può conquistare il sostegno dei lavoratori. Occorre presentare la nostra lotta e le nostre rivendicazioni in termini di difesa della democrazia. Soprattutto, la lotta per la democrazia assumerà la forma di lotta di classe nella battaglia per ottenere un maggiore controllo sulla politica economica e sociale a livello nazionale. Siamo impegnati nella lotta per difendere gli ideali e gli obiettivi di entrambe la Rivoluzione Francese e la Rivoluzione d'Ottobre in Russia.
 
Diciamo non solo che è la lotta per la democrazia, ma è anche di stampo anti-imperialista, vista la natura aggressiva e predatoria dell'Unione Europea nelle relazioni economiche e politiche con la maggioranza dei paesi del mondo, come dimostra il perseverante sforzo di imporre ingiusti e sleali accordi commerciali con centinaia di paesi.
 
Compagni,
 
il nostro partito ha una chiara e inequivocabile posizione anti-imperialista in questa battaglia. Non condividiamo affatto l'opinione che la costruzione imperialista europea possa dar luogo a qualche forma di socialismo e neanche di giustizia sociale.
 
C'è chi sarà d'accordo e chi non sarà d'accordo con noi, ciò è riflesso delle diverse esperienze storiche vissute dai nostri popoli, anche nella lotta.
 
Ma anche se ci sono differenze tra di noi, si può e si deve trovare un terreno comune per la difesa dei lavoratori e dei diritti sociali acquisiti, ora sotto rinnovato attacco. L'unità può essere vincente nella lotta per la difesa della democrazia nazionale, per la difesa dei servizi pubblici, contro la crescente militarizzazione, per la mobilitazione dei lavoratori in difesa dei loro diritti e per la lotta contro il dumping sociale e prevenire l'abuso dei lavoratori migranti.
 
L'unità di azione è ora più urgente che mai.
 
Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare