www.resistenze.org - pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 01-05-08 - n. 226

da http://pd.cpim.org/2008/0420_pd/04202008_25.htm
 
Il Partito Comunista del Pakistan sulla situazione interna e internazionale
 
Il messaggio di saluto al 19° Congresso del Partito Comunista dell’India (Marxista)
 
La partecipazione del Partito Comunista del Pakistan ai lavori dell’ultimo congresso del Partito Comunista dell’India (Marxista) ha offerto l’occasione per conoscere le posizioni dei comunisti pakistani, impegnati in una dura lotta per l’affermazione della democrazia nel loro paese.
 
(…)
 
Penso sia utile parlarvi delle questioni interne del nostro paese. Il Pakistan si è trovato sotto una dittatura militare negli ultimi nove anni. Il Pakistan è stato un importante alleato degli USA nella cosiddetta guerra contro il terrore per tutto questo periodo. La dittatura militare ha continuato a combattere per gli interessi USA nella regione. L’esercito pakistano ha adottato una politica ambigua tesa a trarre profitto finanziario da questa guerra. Mentre attaccano e uccidono talebani, contemporaneamente li sostengono e danno loro ospitalità in rifugi installati da lungo tempo in Pakistan. In questo modo l’incendio dell’Afghanistan si è propagato al Pakistan, e si è esteso dal Waziristan a Swat e ad altre aree del paese. Gli attacchi suicidi sono ormai all’ordine del giorno. L’esercito è stato costretto ad agire contro il Lal Masjid e la Madrasa Jamia Hafsa quando tutto il mondo ha appreso che erano centri di reclutamento e addestramento degli estremisti.
 
Il regime militare ha sospeso il processo politico per otto anni. La leadership dei due principali partiti politici è stata costretta a rimanere in esilio per tutto questo periodo. Il 9 marzo 2007 si è verificata una svolta. Il Procuratore Generale del Pakistan si è rifiutato di cedere alle pressioni dei militari. Il processo politico si è messo in moto e l’esercito e i suoi alleati si sono rivelati sempre più deboli. Gli avvocati del Pakistan hanno giocato un ruolo molto positivo in questo processo. Il Partito Comunista del Pakistan (CPP) è stato a fianco della comunità degli avvocati durante questa lotta. Il risultato della lotta è rappresentato dal rientro in patria della leadership politica esiliata. Il generale Musharaf è stato costretto a dimettersi da capo dell’esercito e sono state convocate le elezioni. C’era la possibilità di uno scontro diretto tra l’esercito e il popolo. Il regime dittatoriale ha cercato di spaventare la leadership popolare con attentati durante le manifestazioni politiche. Non riuscendo ad ottenere il risultato sperato, hanno assassinato la dirigente più popolare, Benazir Bhutto. Ma le elezioni generali si sono dovute comunque svolgere per la pressione dell’opinione pubblica. Manovre elettorali sono state attuate su larga scala ma brogli massicci al momento dello scrutinio non sono stati possibili per l’ampia pressione locale e internazionale.
 
I partiti politici dell’opposizione erano divisi in due campi. Un settore ha tentato di sabotare il processo politico boicottando le elezioni. Questo campo era guidato da Jamaat-i-Islami e dal generale in pensione Hameed Gul, ex capo dell’ISI, un simbolo dell’estremismo religioso in Pakistan. Il secondo settore era sotto la guida del Partito del Popolo e della Lega Musulmana (N). Il Partito Comunista del Pakistan ha fatto parte del settore che ha partecipato al processo elettorale, mentre altre forze di sinistra e nazionaliste hanno optato per il boicottaggio. Le gerarchie militari e l’ambasciata USA hanno cominciato ad operare per creare divisioni tra i tre partiti vincitori, di modo che non si è stati in grado di formare una coalizione. Le iniziative dell’ambasciata USA hanno rappresentato una sfacciata interferenza negli affari interni del Pakistan. Il Partito Comunista del Pakistan, insieme alle altre forze democratiche, ha alzato la sua voce contro queste interferenze. Infine i principali partiti politici hanno raggiunto un accordo sulla formula di condivisione del potere. Ma l’establishment continua a creare difficoltà al trasferimento delle funzioni di potere.
 
Il nostro partito ha rafforzato la sua collaborazione con altre forze democratiche, organizzazioni professionali e sindacati per riattivare il sistema democratico e raggiungere i seguenti obiettivi:
 
Ripristino della giustizia violata. 
Ripristino della costituzione del 1973 nella sua forma originale. 
Fine delle interferenze dei servizi segreti nella politica. 
Controllo severo delle attività d’affari ed economiche delle forze militari e paramilitari. 
Cancellazione di tutte le leggi antisindacali. 
Promozione delle riforme agrarie allo scopo di limitare la proprietà della terra. 
Fine delle operazioni militari in diverse aree del paese, specialmente nel Beluchistan. 
Accettazione dei diritti nazionali delle minoranze nazionali. 
Eliminazione dell’inquinamento ambientale. 
Cancellazione di tutte le leggi discriminatorie contro le donne e le minoranze e del bando ai sindacati studenteschi.
 
Vogliamo informare i nostri partiti fratelli che l’esercito pachistano e i suoi diversi servizi hanno creato una situazione che rende molto difficile l’agibilità delle forze comuniste e socialiste. Segreterie provinciali ed altri uffici del nostro partito nelle province del NWFP e del Baluchistan sono sottoposti a continue minacce. Una trentina di membri e simpatizzanti del partito sono stati assassinati in questa regione. Anche nel Punjab, le forze estremiste sono attivissime. I quadri del CPP sono costretti a lavorare su diversi fronti di massa, in una situazione in cui non è possibile operare apertamente.
 
Il sistema capitalista internazionale sta affrontando ancora una volta una crisi di enorme ampiezza. L’economia USA è in declino. Un clima di isteria bellica è stato creato con il pretesto della minaccia alla sicurezza nazionale. La cosiddetta guerra contro il terrore è stata imposta con l’intenzione di conquistare nuovi mercati e risorse naturali in tutto il mondo. I paesi che resistono devono fronteggiare l’interferenza diretta che si propone la destabilizzazione attraverso movimenti separatisti. Il “Piano del Grande Medio Oriente” è stato varato per il raggiungimento degli obiettivi USA nel Medio Oriente. La conferenza di Atene dei Partiti Comunisti e Operai del 5 gennaio 2008 (http://www.resistenze.org/sito/te/pe/mc/pemc8a12-002512.htm) ha rappresentato un’importante tappa nella lotta contro i disegni degli USA. Le forze separatiste in Pakistan, Iran e in altri paesi del Medio Oriente sono incoraggiate allo scopo di ottenere la destabilizzazione di questa regione attraverso la creazione di piccoli stati. La cospirazione messa in atto per dividere la Jugoslavia si sta ripetendo contro i paesi socialisti, progressisti e antimperialisti dell’America Latina. Il confronto della Colombia con il Venezuela e i tentativi di creare differenze tra diversi gruppi etnici di questa regione e di fomentare il separatismo sono parte di questa cospirazione.
 
Il fanatismo religioso rappresenta una grandissima minaccia per i movimenti di Sinistra e democratici nella nostra regione. Per questo suggeriamo e richiediamo ai Partiti Comunisti e Operai della regione di operare affinché venga promossa una strategia comune per sconfiggere la diabolica minaccia del fondamentalismo, allo scopo di assicurare pace, stabilità e progresso nella regione e nel mondo in generale.
 
Il 19° Congresso del Partito Comunista dell’India (Marxista) si svolge in una situazione molto difficile di espansione delle trame imperialiste. Speriamo che il vostro Congresso riesca delineare una strategia in grado di fronteggiare l’attuale situazione di crisi della regione. Una vostra accurata risposta strategica andrà a beneficio non solo dell’India ma dell’intera regione e, più in generale, del mondo. E speriamo che assicuri non solo la ritirata dell’imperialismo ma che apra la strada alla speranza di un futuro migliore per le masse lavoratrici, un percorso che abbia come suo sbocco il socialismo.
 
Il Partito Comunista dell’India (Marxista) ha una grande responsabilità nella creazione di un meccanismo che blocchi l’ulteriore avanzata dell’imperialismo nella nostra regione. Poiché non rappresenta solo un partner di coalizione nella più grande democrazia del mondo ma anche un partito politico con un seguito di massa, sul Partito Comunista dell’India (Marxista) ricade una responsabilità fondamentale nell’esercizio del massimo sforzo perché si instauri un clima di comprensione e coordinamento tra gli stati e le forze comunisti nel mondo. In questo contesto, il CPP ha avanzato una proposta per la formazione di un comitato di coordinamento dei Partiti Comunisti e Operai dei paesi SAARC (South Asian Association for Regional Cooperation). Molti dei partiti hanno concordato sull’opportunità della proposta. Riteniamo che il Partito Comunista dell’India (Marxista) debba assumerne l’iniziativa.
 
Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare