www.resistenze.org - pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 29-05-08 - n. 230

da www.icsbrussels.org/ICS/2008/Contributions_to_the_Seminar/sci08_Belgium_WPB_Contribution_corr_EN_Lok.doc
 
Contributo del PTB al 17° seminario comunista internazionale
 
Le maggiori sfide del PTB per diventare un partito dei lavoratori
 
Bruxelles, 16-18 maggio 2008
 
Sul finire del 2007 si è svolto l'8° Congresso del Partito del Lavoro del Belgio sul tema "Un partito di saldi principi ma flessibile, un partito dei lavoratori". Vogliamo diventare un partito dei lavoratori, in cui operai, impiegati, funzionari pubblici, disoccupati, intellettuali e lavoratori autonomi si sentano a casa. Un partito di militanti, che poggi sulla base e sia governato da buone dinamiche di gruppo. Un partito che cooperi con il sindacato, con cui evitare i contrasti. Un partito radicato nelle fabbriche come sui territori.
 
Al momento siamo attivi in quasi 120 realtà aziendali e in 30 città e comuni sparsi nel Belgio. La nostra sfida principale oggi è coinvolgere nella lotta le dodici più grandi aziende del paese, ciascuna delle quali conta oltre 1.000 lavoratori.
 
Quale percorso abbiamo individuato nel Congresso?
 
  1. Abbiamo deciso di aprire il Partito ai lavoratori, abbassando i requisiti di ingresso. 
  2. Invece di cercare lo scontro con i sindacati, abbiamo deciso di sostenerli.
 
1. Perché spalancare le porte del Partito. Perché trasformarsi in un partito aperto.
 
Nel 2009, il Partito del Lavoro del Belgio compirà 30 anni. Ha basi solide, una buona organizzazione e intraprendenza. Nonostante ciò denotava un grosso problema: per molti operai e impiegati e funzionari pubblici l'ingresso nel Partito e nei suoi meccanismi era difficoltoso. I lavoratori restavano a distanza dal Partito perché troppo spesso lo percepivano come esclusivo: un partito di "eletti". La gente comune, con pregi e debolezze, stentava a riconoscersi in un partito troppo a lungo orientato verso un ristretto gruppo di quadri. In questo volevamo cambiare il Partito.
 
Allora ne abbiamo spalancato le porte: un'aria nuova è spirata portando con sè, tra il dicembre 2004 e il dicembre 2007, una crescita delle adesioni al Partito del 42%. Nel 2006 si contavano 2.335 membri, nel marzo 2008 già 3.115. Il nostro obiettivo è raggiungere 5.000 membri entro il 2010.
 
Cosa abbiamo modificato per rendere possibile questa crescita?
 
Abbiamo abbassato i requisiti di ingresso. Il partito ha ora tre diversi livelli e forme di adesione:
 
  1. la militanza (quadri nazionali, quadri intermedi e militanti di base);
  2. gli aderenti che sono organizzati in gruppi di base del Partito. Condizioni per la loro ammissione sono: partecipare alle riunioni del Partito e operative del gruppo a cui appartengono; versare una quota mensile di 5 euro; riconoscere nello Statuto e nei documenti del Congresso come regolamenti di funzionamento del Partito.
  3. membri consiliari: pagano una tassa di iscrizione annuale di 20 euro ed è previsto che difendano il partito e la sua azione.
 
Ogni livello di adesione prevede diritti e doveri. Il nostro obiettivo è che il nucleo di quadri e militanti diventi sufficientemente numeroso e istruito nel marxismo da essere in grado di guidare, educare e istruire la più ampia base di aderenti ai gruppi e di membri consiliari.
 
Le nuove dinamiche che hanno consentito il cambiamento.
 
[...] Grazie al nostro nuovo approccio e anche al maggiore disincanto dei lavoratori verso i partiti socialdemocratici al governo e in seguito agli scioperi generali del dicembre 2005, un numero crescente di lavoratori e sindacalisti è entrato nel Partito. Un buon numero di delegati e segretari sindacali di [grandi] società ha preso la tessera del PTB. Prima il partito aveva un'immagine di "radicale", di "estrema sinistra". Oggi questi sindacalisti si sentono a casa nel nostro partito e ne constatano i cambiamenti. Uno dei delegati si è così identificato da affiliare al Partito 13 nuovi membri in soli 2 mesi: 4 colleghi della fabbrica e 9 parenti. In questo modo, negli ultimi due anni il Partito è cresciuto.
 
[...]
 
2. Abbiamo voluto rafforzare i nostri legami con i sindacati, anziché contrastarli
 
Nel periodo compreso tra il 1998 e il 2003, il nostro partito ha assunto una posizione di estrema sinistra rispetto ai sindacati. Il Partito esigeva la rottura con il "sindacato riformista e sciovinista". Nel 2004-2005 abbiamo riesaminato quel periodo ritenendolo in contraddizione con l'insegnamento di Lenin che aveva detto riguardo i sindacati: "Estremismo: malattia infantile del comunismo".
 
Qual è la situazione concreta in Belgio?
 
Su una popolazione totale di 10 milioni di abitanti, circa 3 milioni aderiscono a un sindacato: 1,6 milioni sono della Federazione sindacale dei cristiano-democratici, 1,2 milioni dei socialdemocratici e i restanti 200.000 nell'unione liberale. Il 75% degli operai, impiegati e dipendenti pubblici è sindacalizzato. I sindacati costituiscono le maggiori organizzazioni sociali nel paese e dispongono del più grande potenziale anti-capitalista.
 
La posizione riformista della leadership sindacale, "gli aspetti reazionari dei sindacati", come diceva Lenin, ci aveva indotto, all'inizio del 2000, a rompere con i sindacati per lavorare in direzione nuova, verso un "sindacato puro".
 
In questo modo, abbiamo ripetuto gli errori commessi da certa Sinistra in Germania 80 anni prima. Lenin a quel tempo aveva già demolito la loro posizione, scrivendo: "è assurdo che comunisti di 'sinistra' tedeschi, a causa del carattere reazionario e contro-rivoluzionario della leadership sindacale, concludano che ... ci si debba ritirare dai sindacati". "Occorre esser capaci di qualsiasi sacrificio, di superare i maggiori ostacoli, finalizzati a condurre azioni di agitazione e propaganda sistematica ... in quelle istituzioni e associazioni - anche le più reazionarie - in cui le masse proletarie o semi proletarie si riuniscono."
 
Nel 2001 siamo andati a un confronto con il sindacato: insieme a un gruppo di sindacalisti, circa 200 persone, abbiamo occupato la sede della federazione sindacale FGTB di stampo socialdemocratico, con l'obiettivo di chiedere il sostegno in un procedimento giudiziario per un nostro delegato. In quello stesso periodo, abbiamo sempre criticato pubblicamente la leadership sindacale, l'abbiamo attaccata pubblicamente: ciò che il sindacato faceva, non era mai sufficiente...
 
Successivamente, nella lotta contro il cosiddetto patto generazionale del 2005, abbiamo intrapreso una linea diversa, di alleanze, volte a sostenere gli aspetti positivi e a intensificare il dibattito all'interno della strutture sindacali. Invece di cercare una rottura con i sindacati, il nostro scopo è diventato quello di rafforzarli.
 
In quel periodo abbiamo iniziato la pubblicazione di una newsletter quindicinale chiamata Syninfo, indirizzata ai sindacalisti. Questa newsletter raggiunge ora circa 4.000 tra i sindacalisti più noti. Gli argomenti proposti nelle nostre newsletter diventano così oggetto di dibattito nelle riunioni sindacali o di fabbrica. Nelle newsletter appoggiamo le azioni sindacali, come quelle in programma per il mese di giugno tra il 9 e il 13 per un aumento del potere d'acquisto. In questo modo sosteniamo la resistenza sindacale e favoriamo il collegamento coi lavoratori.
 
[...]
 
Il nostro atteggiamento positivo e la cooperazione con i sindacalisti durante gli scioperi generali del 2005 contro il patto generazionale, consentono una nuova apertura verso il partito, lo constatiamo nei concreti risultati di crescita. Nel 2007, un gruppo di sindacalisti di sinistra, con i Segretari delle Federazioni sindacali cristiano-democratiche e socialdemocratiche (FGTB e CSC) e molte personalità progressiste, ha lanciato la petizione "Salva la Solidarietà", per l'unità della classe lavoratrice in Belgio contro tutte le tendenze di divisione del paese. La petizione ha raggiunto 120.000 firme.
 
[...] Il 2 marzo, per la prima volta il Partito ha organizzato una seduta pubblica durante la sessione di chiusura del nostro 8° Congresso: erano presenti come ospiti 35 leaders sindacali di CSC e FGTB, tra i quali autorevoli rappresentanti provenienti dalle province con la più grande concentrazione di lavoratori: Anversa e Liegi.
 
È così che vogliamo diventare un vero partito della classe lavoratrice.
 
Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e di Documentazione Popolare