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- pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 05-06-08 - n. 231
Contributo del Partito Comunista del Brasile (PCdoB) al 17° Seminario Comunista Internazionale di Bruxelles
Per iniziare, vogliamo trasmettere il nostro saluto fraterno a tutti i compagni presenti e ringraziare a nome del Comitato Centrale del Partito Comunista del Brasile per aver potuto partecipare a questo 17° Seminario promosso dal Partito del Lavoro del Belgio.
Rileviamo l’attualità del tema in discussione. Il ruolo e i compiti dei lavoratori e del movimento sindacale nell’attuale periodo sono questioni di grande importanza strategica, legate alla lotta per l’affermazione della prospettiva socialista.
Il nostro breve intervento si propone di condividere con i compagni l’esperienza del PCdoB su questo fronte. Innanzitutto, è imprescindibile sottolineare che a nostro modo di vedere la lotta sociale, la lotta politica e la lotta delle idee sono processi interdipendenti, che svolgono ognuno un proprio ruolo nell’accumulazione delle forze.
Dal punto di vista della congiuntura politica, la prima osservazione di rilievo da avanzare è che l’America Latina sta vivendo un significativo movimento politico di cambiamento, caratterizzato da ripetute vittorie elettorali di governi con programmi e coalizioni di partiti che si oppongono al neoliberalismo.
Nonostante le vittorie elettorali delle forze di sinistra, democratiche e nazionaliste, l’imperialismo e le forze neoliberali (sostenute dalle classi dominanti locali) non hanno subito una sconfitta definitiva.
Tuttavia, è corretto affermare che è in corso un significativo cambiamento negli orientamenti politici dei paesi della regione, sebbene ogni esperienza segua un proprio particolare itinerario, in concordanza con le specificità e i rapporti di forza di ciascun paese.
Questa nuova congiuntura presenta nuove sfide per i comunisti e le forze conseguenti dell’America Latina. La sfida essenziale è elevare la partecipazione e il protagonismo dei lavoratori nella lotta politica per impedire la reazione, consolidare l’avanzata delle forze progressiste e attribuire al processo di cambiamento un carattere sociale più avanzato, indicando la strada del superamento del neoliberalismo, dell’imperialismo e del capitalismo.
Altri interventi affronteranno le esperienze in corso nei loro rispettivi paesi. Per contestualizzare il nostro intervento, circoscriveremo la nostra analisi all’attuale situazione del Brasile, con le sue caratteristiche.
Cominciamo dal 2003, anno a partire dal quale il Brasile comincia ad essere governato dal presidente Luis Ignacio da Silva, ora nel suo secondo mandato. Per la prima volta nella sua storia, il PCdoB partecipa al governo, all’interno di un’ampia coalizione politica.
A nostro modo di vedere, il governo di Lula rappresenta una svolta politica importante nel nostro paese, risultato della sconfitta della coalizione conservatrice che ha diretto il paese, specialmente nel decennio 90, applicando un disastroso programma neoliberale.
Particolarmente in questo secondo mandato, che terminerà nel 2010, possiamo affermare che il Brasile vive una situazione particolare che combina tre fattori inediti nella storia politica del paese: democrazia, sviluppo e distribuzione delle entrate.
Questi tre fattori si combinano con una politica estera volta a dare priorità alle relazioni Sud-Sud, con enfasi sull’integrazione latinoamericana. Questo indirizzo più generale ha meritato il sostegno delle forze progressiste del paese e ha conquistato grande popolarità al governo.
Nonostante questi aspetti positivi, il paese vive anche le sue contraddizioni e ritardi. La lotta per un progetto nazionale di sviluppo, fondato sulla valorizzazione del lavoro e sulla sovranità nazionale, incontra ostacoli. Il principale ostacolo è la gestione conservatrice della politica macro-economica.
Il Banco Central do Brasil (BC), dominato da settori legati al capitale finanziario e che gode di ampia autonomia, in pratica, funziona come freno alla crescita del paese.
Il BC brasiliano applica un programma ortodosso con un’unica finalità: combattere l’inflazione. Per questo, non prende in considerazione, come in altri paesi, la necessità di associare la difesa della moneta alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro.
Basandosi su tali indirizzi, le autorità monetarie brasiliane applicano una politica di interessi elevati, autentico ostacolo per la crescita, con avanzi primari di bilancio che sacrificano gli investimenti sociali e in materia di infrastruttura, la politica di cambio si mantiene slegata dalle necessità di sviluppo del paese.
Tutte queste contraddizioni, tuttavia, non annullano la nostra valutazione del fatto che i cambiamenti in corso nel paese, con le particolarità già citate, si situano nel quadro generale di evoluzione positiva in corso in America Latina.
Per questa ragione, il governo di Lula deve affrontare una forte opposizione parlamentare conservatrice, appoggiata principalmente dai mezzi di comunicazione, che cercano di destabilizzare e logorare il governo, fino ad oggi senza successo, ma avendo come obiettivo le elezioni presidenziali del 2010.
Di fronte a questa realtà, il PCdoB ha manifestato il suo appoggio al governo, premendo su di esso allo scopo di introdurre cambiamenti più profondi e di combattere i movimenti del conservatorismo neoliberale.
Più recentemente, il partito ha adottato un nuovo orientamento tattico, più audace e affermativo, corrispondente a una congiuntura più favorevole all’avanzata della lotta dei lavoratori e a una maggiore presenza del PCdoB nello scenario politico nazionale.
Specificamente sul terreno del movimento sindacale, questo nuovo orientamento si traduce, più concretamente, nell’appoggio dei comunisti alla costruzione di una nuova centrale sindacale di carattere classista, un salto di qualità importante nell’intervento dei comunisti tra i lavoratori.
E’ stato cosi che si è giunti, dal 12 al 14 dicembre 2007, al culmine di un ampio e democratico processo di discussione, alla fondazione della Centrale dei Lavoratori e delle Lavoratrici del Brasile (CTB), affiliata fin dal primo momento alla Federazione Sindacale Mondiale.
Il congresso di fondazione ha visto la presenza di 1.037 delegati, in rappresentanza di 556 entità sindacali, con una base di sei milioni di lavoratori, di 24 stati (il Brasile ha 27 stati), oltre al Distretto Federale.
La CTB ha l’appoggio di sei delle ventisette federazioni di lavoratori agricoli del paese, è fortemente presente tra i lavoratori marittimi e occupa una posizione rilevante in importanti categorie di lavoratori come i metallurgici e i professori, ecc.
Cifre ufficiali del 2002 indicano che il Brasile ha una popolazione economicamente attiva di 82,7 milioni di lavoratori, dei quali 35 milioni compongono la classe operaia, 6.8 milioni altre categorie di lavoratori, 22 milioni di lavoratori autonomi, domestici e di sussistenza, 18,8 del cosiddetto esercito industriale di riserva (lavoratori con entrate inferiori a metà del salario minimo e disoccupati).
In Brasile esistono sei centrali sindacali. La più grande di esse è la Centrale Unica dei Lavoratori (CUT), socialdemocratica, diretta dal Partito dei Lavoratori. La seconda per rappresentatività è la Forza Sindacale, con una grande presenza del Partito Democratico Laburista, precedentemente allineata a tesi liberali e oggi in riciclo politico.
Più recentemente, quale risultato della fusione di altre centrali, è stata costruita la UGT-Unione Generale dei Lavoratori. Questa centrale, insieme alla CUT e a Forza Sindacale, è affiliata alla Centrale Sindacale Internazionale (CIS).
Abbiamo anche la Nuova Centrale Sindacale dei Lavoratori (NCST) e la Centrale Generale dei Lavoratori del Brasile (CGTB), quest’ultima affiliata alla Federazione Sindacale Mondiale. In Brasile esistono, senza costituirsi in centrali sindacali, altre due articolazioni sindacali di orientamento prevalentemente trotzkista: Conlutas (Coordinamento Nazionale delle Lotte) e Intersindacale.
Il presidente della CTB spiega che la centrale “sorge in un contesto storico promettente per il popolo brasiliano, in un momento di transizione politica e di cambiamento d’indirizzo in America Latina e in Brasile”.
E aggiunge che “l’impegno a lavorare per elevare il livello di partecipazione e protagonismo politico del sindacalismo e della classe lavoratrice brasiliana nella vita nazionale, è il modo per aprire la strada ad un nuovo progetto di sviluppo, fondato sulla sovranità e la valorizzazione del lavoro, nella direzione di una trasformazione ancora più profonda, la distruzione del capitalismo e la costruzione di un nuovo sistema sociale, il socialismo del XXI secolo”.
“Il cammino in questa direzione non sarà per nulla facile. Dovrà essere costruito con varie lotte e richiederà molto di più delle parole e delle buone intenzioni. Presuppone l’unità alla base e al vertice del movimento, l’inserimento dei disoccupati e dei lavoratori informali nelle battaglie sindacali e politiche, il predominio delle concezioni di classe e democratiche, il rispetto del pluralismo ideologico, la vigilanza sull’effettiva autonomia delle entità sindacali di fronte al governo, ai padroni e ai partiti politici. Sono le sfide della CTB e di tutto il sindacalismo nazionale”.
Pertanto, la CTB, concepita dai comunisti, ma con una composizione plurale, sorge in un quadro complesso ed eterogeneo, in un momento di riallineamento politico delle centrali sindacali, oggi legalizzate. Tutto ciò esige una tattica ampia e flessibile dei comunisti.
Questa tattica deve tenere in considerazione le particolarità del sindacalismo brasiliano. Nel paese esiste una norma costituzionale, nota come “unicità sindacale”, che garantisce l’unità alla base, con appena un sindacato per ogni categoria di lavoratori.
Al contrario, al vertice del sindacalismo del Brasile, come è già stato detto, esistono diverse centrali sindacali. Storicamente, noi comunisti abbiamo sempre lottato per l’unità, dalla base fino al vertice. L’attuale divisione al vertice è il prodotto di differenze strategiche, politiche e concettuali ancora da superare.
Questa diversità di situazioni impone molteplici forme di intervento dei comunisti nel movimento sindacale, in una situazione che definiamo di lotta per l’unità nella diversità.
Di fronte a questa realtà, auspichiamo la realizzazione di una nuova Conferenza delle Classi Lavoratrici (Conclat) nel paese, con la partecipazione di tutte le centrali sindacali, per creare le basi dell’unità d’azione e, in seguito, l’unità più ampia delle centrali.
Di fronte a questa situazione, la nostra proposta è che questa Conclat approvi una piattaforma che incorpori parole d’ordine come: la valorizzazione del salario, la creazione di posti di lavoro, la proibizione dei licenziamenti ingiustificati, la riduzione della giornata di lavoro senza riduzione di salario, la difesa e l’ampliamento dei diritti del lavoro e della previdenza, la difesa del diritto di sciopero e degli altri diritti sindacali.
Questa piattaforma di lotta, per avere successo, dovrà essere incanalata da un coordinamento delle centrali sindacali, che unifichi le azioni di massa unitarie in difesa dei diritti dei lavoratori. L’unità dovrà incorporare altri settori sociali, rappresentati in Brasile dal Coordinamento dei Movimenti Sociali (CMS), che raggruppa il Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra, l’Unione Nazionale degli Studenti e altre entità popolari.
Parallelamente, questo sforzo dovrà essere sostenuto dall’elevamento della coscienza politica dei lavoratori, dal rafforzamento dei sindacati di base, e da un’organizzazione strategica nei luoghi di lavoro, il tutto combinato con una maggiore integrazione organica del sindacalismo latinoamericano e mondiale.
La realizzazione di tali compiti esige, oggi, diversi movimenti da parte dei comunisti. In primo luogo, a livello generale, l’appoggio al consolidamento e al rafforzamento della CTB, e la crescita delle sue relazioni con il movimento sindacale internazionale.
In seconda istanza, nei luoghi di lavoro e nei sindacati di base, i comunisti dovranno sforzarsi di affiliare nuove entità alla CTB, anche di quelle, nel caso le circostanze lo permettano, di sindacati affiliati ad altre centrali.
I comunisti brasiliani, per 20 anni, hanno operato sul fronte sindacale mediante un’organizzazione conosciuta come Corrente Sindacale Classista, fondamentalmente legata alla CUT.
La poca democrazia interna alla CUT, l’abbassamento del suo ruolo di mobilitazione e le sue relazioni di dipendenza politica dal governo, tra gli altri fattori, hanno finito di esaurire le possibilità dell’azione di classe all’interno di questa centrale.
Così inauguriamo una nuova fase, fuori dalla CUT e cercando di costruire la CTB. Questa sfida sindacale si combina con la necessità dell’organizzazione del partito all’interno delle imprese.
La presenza dei comunisti brasiliani tra i lavoratori, in generale, e nel movimento sindacale, in particolare, è ancora minoritaria. Predominano nel sindacalismo correnti conservatrici e riformiste. La lotta per la conquista dell’egemonia si rafforza con la costruzione della CTB.
Questo processo di affermazione del sindacalismo rivoluzionario richiede uno sforzo. Sviluppare la coscienza di classe dei lavoratori, ampliare l’unità e avanzare nell’organizzazione e nella lotta sono anelli interconnessi di una medesima catena.
Il filo conduttore dell’azione dei comunisti è la ricerca di una risposta a queste sfide, La nostra partecipazione a questo Seminario ha come obiettivo condividere le esperienze, apprendere molto e sviluppare l’internazionalismo, uno dei pilastri strategici della lotta rivoluzionaria.
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare