www.resistenze.org - pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 19-06-08 - n. 233

da www.icsbrussels.org/ICS/2008/resolutions_ao/Sci08_General%20Conclusions_ES_Lok.htm
 
Conclusioni generali del 17° Seminario Comunista Internazionale di Bruxelles
 
Tutti i materiali del Seminario Comunista Internazionale (in diverse lingue) sono reperibili in www.icsbrussels.org/ICS/2008/Sci08_Available_Papers.htm
 
Dopo uno scambio di esperienze e di idee e dopo una discussione sulla situazione attuale e i problemi della classe operaia, la sua composizione, il suo ruolo e le sue lotte, gli attacchi contro i suoi diritti e le sue conquiste, il ruolo dei sindacati e i compiti dei partiti comunisti tra la classe operaia e nel sindacato, i partecipanti al 17° Seminario Comunista Internazionale di Bruxelles, hanno tratto le seguenti conclusioni generali:
 
1. Nel corso degli ultimi trenta anni, la classe operaia ha subito cambiamenti significativi nel suo numero e nella sua composizione, ma continua a conservare il suo ruolo storico di seppellitore del sistema capitalista.
 
Lo sviluppo vertiginoso dell’informatica e delle telecomunicazioni ha prodotto cambiamenti nel processo della produzione. Il capitale ne approfitta per compiere in tempo reale operazioni industriali e finanziarie mondiali, per introdurre sistemi di produzione flessibili e per dividere il processo produttivo in una rete di sub-contratti. Ciò ha avvicinato, in molti campi, il lavoro manuale e intellettuale.
 
La ristrutturazione capitalistica si traduce in un’accresciuta mobilità della produzione con la chiusura di imprese e rilocalizzazioni. Anche la classe operaia è diventata più mobile e i flussi migratori seguono la domanda di forza lavoro dei capitalisti, con la speranza da parte dei lavoratori in un miglior futuro. Ma, il capitalismo monopolista permette i flussi migratori unicamente quando sono nel suo interesse, reprimendo e ponendo fuori dalla legge qualsiasi altro tipo di migrazione. Il lavoro precario, il sub-contratto e i contratti a tempo determinato, gli interinali e il lavoro clandestino si sono generalizzati. Alcune vittorie importanti della classe operaia, come la giornata lavorativa di otto ore, sono in via di smantellamento con l’aumento delle ore di lavoro e la generalizzazione delle ore straordinarie. Il fenomeno dei lavoratori poveri si sta estendendo anche ai paesi più sviluppati.
 
Allo stesso tempo, alcune delle più importanti conquiste della classe operaia sono state distrutte dalla privatizzazione dei sistemi pubblici nei settori dell’insegnamento, della salute e dei servizi sociali. La ristrutturazione capitalistica seguita all’esplosione della crisi mondiale degli anni 70 si è concentrata nei servizi pubblici e nei beni collettivi. La proprietà pubblica è svenduta al settore privato. Lì si applicano i metodi dell’amministrazione privata e le condizioni di lavoro sono diventate più stressanti. E’ il caso del personale ospedaliero, degli impiegati del servizio postale, del trasporto urbano e delle ferrovie, degli educatori, ecc. Le parole più ascoltate non sono ora “servizio pubblico” ma redditività. Non “utenti” ma clienti.
 
La vittoria della controrivoluzione nei paesi socialisti dell’Europa dell’Est e in Unione Sovietica ha provocato un’aggressività senza limiti dei capitalisti e dei governi borghesi, che non temono più l’effetto del “contagio”. Ciò ha generato un attacco generalizzato alle conquiste sociali, un attentato ai diritti democratici e sindacali, un degrado delle regole, delle condizioni di lavoro e di vita nel mondo intero.
 
2. Sono passati esattamente 160 anni da quando Marx ed Engels redassero a Bruxelles il Manifesto del Partito Comunista in cui dicevano: “la borghesia non ha soltanto fabbricato le armi che la porteranno alla morte; ha anche generato gli uomini che impugneranno quelle armi: gli operai moderni, i proletari”. Engels ha studiato con attenzione la penosa condizione della classe operaia in Inghilterra, ma già intravedeva, attraverso la miseria, il potenziale rivoluzionario di questa classe sfruttata.
 
In ogni periodo dello sviluppo capitalistico le evoluzioni materiali suscitano teorie che annunciano che il marxismo è stato superato. E’ stato il caso del 1898, quando Bernstein pretendeva che Marx non avesse previsto la nascita di una classe media. E’ stato il caso degli anni 20 quando Kautsky riteneva che ci fosse un proletariato sufficientemente istruito e sperimentato per imporre la propria volontà per via elettorale. E’ stato anche il caso degli anni 60 quando Gorz diceva “addio al proletariato”. Attualmente, si diffonde l’idea che la produzione materiale non rappresenta più la fonte principale dei profitti capitalisti. Filosofi come Hardt e Negri parlano della scomparsa definitiva del proletariato a favore di una “Moltitudine”, e hanno trovato eco nella nuova socialdemocrazia alla Bertinotti.
 
In ogni occasione, si tratta di un’offensiva ideologica per mettere in dubbio il fatto che nella società capitalista ci siano due classi antagoniste, la classe borghese e la classe operaia. La negazione di questa contraddizione porta direttamente alla conclusione politica che la classe operaia non rappresenti più “la classe autenticamente rivoluzionaria”, di cui parlava Marx e che il suo ruolo di avanguardia nel cambiamento della società sia scomparso. Così scompare di colpo la necessità di costruire un partito che abbia come obiettivo guidare il proletariato in questo compito storico.
 
Questa negazione della via tracciata da Marx ed Engels (classe d’avanguardia), e in seguito da Lenin (partito d’avanguardia) serve a creare illusioni riformiste sulla trasformazione pacifica e parlamentare del capitalismo.
 
3. Ma, gli avvenimenti recenti dimostrano ancora una volta che il sistema capitalista mondiale è incapace di gestire le sue contraddizioni. Dimostrano anche che la contraddizione antagonista tra capitale e lavoro conduce inevitabilmente ad una crisi di sovrapproduzione e ad una crisi a livello planetario. Dopo l’esplosione della bolla finanziaria del debito del terzo mondo (1982), dopo l’esplosione della bolla finanziaria asiatica (1997), dopo l’esplosione della bolla finanziaria dell’informatica (2000), è la bolla finanziaria dei “subprimes” (legata ai prestiti ipotecari negli Stati Uniti) che finisce di esplodere a partire dal 2006. Ciò è avvenuto all’ombra di un deficit nordamericano insostenibile e di un dollaro in declino. Tutti questi fenomeni congiunturali indicano che ci troviamo di fronte ad una severa crisi.
 
Ciò dimostra ancora una volta che la “salute” del capitalismo mondiale è estremamente fragile e che è sostenuta artificialmente dalle bolle speculative. La lotta dei monopoli per i mercati e le materie prime, compresi i prodotti agricoli e i prodotti alimentari, causa un aumento spettacolare dei prezzi, ancor più rafforzato dalla speculazione. Ciò arreca un maggiore impoverimento alle masse lavoratrici, che a sua volta suscita rivolte per la fame e movimenti popolari in lotta per un maggiore potere d’acquisto nel mondo intero.
 
Tutte queste catastrofi sociali sarebbero impossibili se le ricchezze della terra fossero possedute e amministrate in maniera collettiva e pianificata al servizio della popolazione. La stessa cosa vale per le catastrofi climatiche ed ecologiche che minacciano il pianeta. Un piccolo pugno di monopoli decide secondo i propri interessi e, nella corsa per il massimo profitto, è disposto a commettere crimini contro l’umanità. Esiste oggi più che mai una concentrazione del potere in mano all’oligarchia finanziaria che dispiega i suoi tentacoli in tutto il pianeta.
 
L’internazionalizzazione della produzione e i progressi tecnologici rafforzano i disastri di ogni tipo che sono causati dalla proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio.
 
4. Solo la classe operaia, come hanno dimostrato Marx ed Engels, ha l’interesse e la forza per cambiare dalle fondamenta la società mettendo così fine allo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo. La classe operaia è in evoluzione permanente ma il suo carattere distintivo non cambia: si definisce come l’insieme dei lavoratori sfruttati, vale a dire, di tutti quelli e quelle che sopravvivono con la vendita della loro forza lavoro.
 
I criteri citati da Lenin per appartenere alla classe operaia continuano ad essere validi: “Si chiamano classi quei grandi gruppi di persone che si differenziano per il posto che occupano nel sistema storicamente determinato della produzione sociale, per i loro rapporti (per lo più sanzionati e fissati da leggi) con i mezzi di produzione, per la loro funzione nella organizzazione sociale del lavoro, e quindi, per il modo e la misura in cui godono della parte di ricchezza sociale di cui dispongono. Le classi sono gruppi di persone, in cui uno può appropriarsi del lavoro dell’altro, a seconda del differente posto occupato in una determinata struttura, l’economia sociale” (“La grande iniziativa”).
 
Si vede che la classe operaia è più numerosa che mai come dimostrano le cifre del lavoro salariato.
 
Di questa classe operaia, solo una parte produce la plusvalenza. La sua concentrazione nei grandi gruppi della produzione, del trasporto e delle comunicazioni, le dà i mezzi per bloccare l’economia. Se si crede alle statistiche borghesi, questo strato sarebbe in via d’estinzione nei paesi capitalisti avanzati, dopo la “terziarizzazione” dell’economia. Ma queste cifre falsano la realtà: molti servizi erano assunti prima come parte della catena di produzione e risultano intimamente legati alla produzione.
 
Mentre il numero degli impieghi industriali è in diminuzione in certi settori nei paesi occidentali, il numero totale di impieghi industriali si conserva perlomeno stabile, poiché il numero di operai di fabbrica cresce in Asia, Africa e America Latina.
 
Attorno a questo nucleo produttivo della classe operaia, esistono strati sempre più proletarizzati nel settore dei servizi sociali, dell’amministrazione pubblica, dell’insegnamento e del settore pubblico “liberalizzato”.
 
La classe operaia è più diversificata che in passato. Il capitale sfrutta al massimo la differenza di statuti, di diritti, di nazionalità e di origine per peggiorare le sorti dell’insieme della classe operaia. I contratti fissi hanno il loro contrappeso nei contratti temporali, i lavoratori con contratti subordinati guadagnano meno dei loro colleghi, i lavoratori immigrati fanno lo stesso lavoro a minor prezzo e i contratti regolati da contratto stabile sono rimpiazzati dagli interinali nei servizi pubblici.
 
In molti paesi, il settore informale, senza contratto e senza organizzazione, occupa un posto sempre più importante, specialmente nei paesi dove praticamente non esistono leggi che proteggano i lavoratori. Nel settore dei lavoratori clandestini, non esiste alcuna protezione e ciò provoca un supersfruttamento.
 
La classe operaia si internazionalizza, si differenzia e soffre una degradazione delle sue condizioni di vita e di lavoro. Ciò dà una nuova intensità alla parola d’ordine di Marx ed Engels “Proletari di tutti i paesi unitevi!”.
 
Che la classe operaia nelle condizioni attuali del capitalismo sia diventata più internazionale, che abbia maggiori conoscenze degli sviluppi scientifici e tecnologici, la rende più preparata a realizzare e a dirigere la società socialista. E’ in condizione di dominare l’apparato produttivo, di socializzarlo e porlo al servizio di tutto il pianeta. In questo modo, è portatrice dell’avvenire.
 
5. Certamente, come dicevano K. Marx e F. Engels, “La lotta del proletariato contro la borghesia è in un primo tempo lotta nazionale, anche se non sostanzialmente, certo formalmente. E’ naturale che il proletariato di ciascun paese debba anzitutto sbrigarsela con la propria borghesia” (Il Manifesto del Partito Comunista). La classe operaia ha bisogno di partiti comunisti che difendano i suoi interessi fondamentali. Come indicavano Marx ed Engels nel Manifesto: “I comunisti si distinguono dagli altri partiti proletari solo per il fatto che da una parte essi mettono in rilievo e fanno valere gli interessi comuni, indipendenti dalla nazionalità, dell'intero proletariato, nelle varie lotte nazionali dei proletari; e dall'altra per il fatto che sostengono costantemente l'interesse del movimento complessivo, attraverso i vari stadi di sviluppo percorsi dalla lotta fra proletariato e borghesia. Quindi in pratica i comunisti sono la parte progressiva più risoluta dei partiti operai di tutti i paesi, e quanto alla teoria essi hanno il vantaggio sulla restante massa del proletariato, di comprendere le condizioni, l'andamento e i risultati generali del movimento proletario”.
 
I partiti comunisti attribuiscono importanza prioritaria al lavoro in seno alla classe operaia. Allo stesso tempo, per ragioni strategiche, nella lotta contro il capitalismo e l’imperialismo, e a favore del socialismo, i partiti comunisti dedicano un’attenzione particolare ai grandi sistemi di produzione e di scambio, ai settori chiave dell’economia. E’ qui che sono collocati i nuclei dell’economia attuale, che si trovano anche i nuclei dell’organizzazione e della lotta. E qui che i lavoratori sono nella migliore condizione di educare gli altri settori della classe operaia nella lotta per una società senza sfruttamento. Ciò implica prima di tutto una presenza nei luoghi di lavoro, nelle lotte di classe. Senza disprezzare l’importanza di avere posti elettivi nei parlamenti borghesi, sarà il radicamento tra la classe operaia che determinerà il rapporto di forze. La presenza dei partiti comunisti in seno alla classe operaia continua ad essere il compito fondamentale. La campagna anticomunista attuale, particolarmente nell’Unione Europea, ha come obiettivo in primo luogo contrastare questa presenza e preparare il terreno per spezzare le proteste, le manifestazioni e gli scioperi che sono sempre più numerosi.
 
Di fronte all’evoluzione materiale sofferta dalla classe operaia attuale, i partiti comunisti hanno particolare interesse ad assumere tre orientamenti specifici:
 
              I.      si tratta prima di tutto di giocare un ruolo dirigente dentro l’organizzazione e la lotta per l’unità della classe operaia, nella sua alleanza con i ceti medi delle città e con i contadini poveri e medi nella campagna.
           II.      è necessario intensificare le azioni comuni dei comunisti, al fine di approdare ad una strategia comune dei partiti comunisti e dei partiti operai contro l’imperialismo.
         III.      il lavoro tra la classe operaia non può essere limitato a questioni economiche e sociali, ma deve porre pari attenzione ai temi ideologici e politici, alla lotta per i diritti democratici (compresi quelli sui luoghi di lavoro), contro il razzismo, per la pace (contro le guerre imperialiste), per la liberazione nazionale, per la protezione dell’ambiente, e per i cambiamenti radicali che minino le fondamenta della struttura capitalista. In tal modo viene preparata la lotta per una società senza lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, per il socialismo.
 
6. Il lavoro dei partiti comunisti tra la classe operaia passa inevitabilmente anche attraverso il lavoro nei sindacati. I sindacati sono le organizzazioni che raggruppano il maggior numero di lavoratori. Il sindacato svolge un ruolo diverso da quello del partito comunista. Il partito ha per obiettivo organizzare tutti coloro che coscientemente aspirano al socialismo (non è il caso di tutta la classe operaia), mentre il sindacato cerca di organizzare tutta la classe operaia in quanto classe. Non esiste pertanto “competizione” tra il partito e il sindacato. Al contrario, il Partito sostiene a fondo tutte le forze e le correnti che si dedicano a fare dei sindacati autentiche organizzazioni di classe. Il partito stimola tutti i suoi membri a trasformarsi in sindacalisti attivi e ad assumere incarichi. Ciò aiuterà i lavoratori comunisti a trasformarsi in dirigenti di massa e ad avere una maggiore autorità nel dibattito politico. I sindacati tradizionali sono influenzati, dal vertice alla base, da diverse correnti politiche. Insieme alle numerose forze anticapitaliste, ci sono forze che premono e agiscono nel senso della (ri)conciliazione con il sistema capitalista. Due correnti opposte sono attive in seno ai sindacati: la linea della lotta di classe e la linea della collaborazione di classe e dei compromessi.
 
I comunisti dirigono le loro critiche soprattutto contro i partiti della borghesia che cercano di imporre il proprio punto di vista nei sindacati e che assumono la difesa del capitale. Nel lavoro sindacale medesimo, i comunisti si distinguono per la loro volontà di far avanzare la lotta, per il loro appoggio a tutto ciò che è positivo, che unifica e che rafforza i sindacati come organizzazioni di classe. E’ certo che esiste dell’anti-sindacalismo nella base, per effetto della delusione per le lotte sviate dai responsabili sindacali, e della propaganda dell’ideologia dell’individualismo e del corporativismo. Occorre trasformare questa situazione in modo costruttivo, per ottenere più democrazia e più confronto nella società. In poche parole, occorre realizzare le condizioni perché i comunisti si presentino come i migliori combattenti per sindacati forti e combattivi. In certi paesi, sono sorti nuovi sindacati, in alcuni casi per iniziativa di partiti comunisti. E’ di vitale importanza non abbandonare le masse organizzate nel resto dei sindacati.
 
7. Di fronte all’evoluzione della classe operaia, il ruolo unificatore dei sindacati si trasforma in una necessità ancora più urgente. La strategia del capitale è la divisione e la dispersione della classe operaia. E’ anche quella di organizzare la competizione tra i differenti settori della classe operaia per imporre una spirale verso il basso. Le parole di Marx a questo proposito meritano di essere citate: “Il capitale è concentrato in una forza sociale, mentre il lavoratore deve disporre soltanto della sua forza-lavoro [...] Il solo potere sociale dei lavoratori è la loro numerosità. La forza della numerosità è tuttavia annullata dalla disunione. La disunione dei lavoratori è creata e perpetuata dall'inevitabile concorrenza tra di loro […] L'obiettivo im­mediato dei sindacati fu perciò limitato alle necessità quotidiane, a espedienti per impedire l'incessante usurpazione del capitale, in una parola, a questioni di salari e tempo di lavoro. Quest'attività dei sindacati non solo è legittima, ma necessaria. Non può essere eliminata finché dura l'attuale sistema di produzione...”.
 
Oggi i sindacati fronteggiano gli attacchi più virulenti in tutti gli aspetti e lavorano in un ambiente più difficile. La dispersione della produzione e la precarizzazione dei contratti vanno alla pari con un indebolimento e una più limitata rappresentanza delle forze sindacali. La liberalizzazione del mercato del lavoro aumenta la competizione nella classe operaia e sottolinea l’urgenza della parola d’ordine “a uguale lavoro, uguale salario”. Da qualsiasi punto di vista, la ragione stessa dell’esistenza dei sindacati è messa in discussione da leggi anti-sciopero, da una regolamentazione restrittiva della pace sociale, dalle sentenze dei tribunali che impongono sanzioni e attaccano i delegati sindacali. In molti paesi, le zone franche che applicano una politica “né sciopero né sindacato” pregiudicano fortemente i diritti dei lavoratori e le loro condizioni di lavoro e di vita.
 
Sempre di più, i sindacalisti sono vittime di diverse forme di persecuzione, tra cui l’assassinio politico.
 
In questo contesto globale, il sindacalismo deve ritornare alle sue origini e ritrovare il suo carattere pioniere, militante e audace. E’ la stessa evoluzione del capitalismo che lo spinge in tale direzione, a pena di veder diminuire la sua forza di risposta. Con il loro lavoro, i sindacati devono unificare tutti i settori della classe operaia: quelli che lavorano e quelli che sono disoccupati, i lavoratori immigrati e senza documenti legali insieme ai lavoratori autoctoni, ai lavoratori con contratto stabile e quelli con contratti atipici e precari.
 
Questa è anche la condizione per poter giocare l’altro ruolo che al sindacalismo fu attribuito da Marx: “Se i sindacati sono necessari per le battaglie di guerriglia tra capitale e lavoro, sono ancora più importanti in quanto organizzazioni per il superamento del sistema stesso di lavoro salariato e capitale”.
 
I partiti comunisti utilizzano tutte le lotte e tutti i dibattiti all’interno dei sindacati per collocare la scelta della società all’ordine del giorno.
 
8. Le forze sindacali che assumono la lotta di classe come fondamento debbono unirsi a livello nazionale, regionale e settoriale, come pure a livello internazionale in seno alla Federazione Sindacale Mondiale, poiché la necessità di un polo classista nel movimento sindacale mondiale è indispensabile nella lotta contro il capitalismo. Per molti partiti, il lavoro nei sindacati che sono diretti da forze riformiste o reazionarie è prioritario, dal momento che le masse dei loro paesi aderiscono ad essi.
 
E’ anche dovere dei partiti comunisti aiutare i sindacalisti ad organizzarsi a livello internazionale, a sviluppare una solidarietà attiva durante le lotte importanti. E’ in questo modo che si potrà costruire un autentico fronte della classe operaia internazionale per respingere gli attacchi del capitale internazionale.
 
9. Nei paesi socialisti, i sindacati sono elementi essenziali nella costruzione del socialismo, non solamente perché mediante i sindacati l’orientamento del partito raggiunge tutte le masse, ma anche perché in questo modo possono arrivare al partito i sentimenti, le preoccupazioni e le iniziative di tutte le masse. I partiti comunisti presenti appoggiano in pieno il lavoro di emancipazione che questi sindacati realizzano, che contribuisce a preservare e a rafforzare la natura socialista del sistema.
 
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare