www.resistenze.org - pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 08-09-08 - n. 240

da Partito Comunista della Federazione russa - www.kprf.ru   in Solidnet - www.solidnet.org/cgi-bin/agent?news/039kkro26aug08.doc
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Conflitto in Ossezia del Sud
 
26/08/2008
 
Ai partiti amici e fratelli,
 
Cari compagni,
 
Come pratica abituale nelle relazioni di costruttivo e reciproco scambio dei partiti comunisti sulle varie complesse questioni del mondo, desideriamo relazionarvi sullo sviluppo del conflitto armato in Ossezia del Sud. Lo riteniamo indispensabile in considerazione della visione unilaterale, quando non distorta, offerta sull'argomento dalle TV americane ed europee.
 
In primo luogo, qualche parola sul contesto storico del conflitto. L'Ossezia divenne parte della Russia zarista nel 1774 come provincia integrale, senza alcuna divisione tra nord e sud. Dopo l'annientamento dell'impero russo, nel 1917, la Georgia ha rivendicato i territori dell'Ossezia del Sud. Nel 1918-1920 il popolo dell'Ossezia del Sud è stato sottoposto a un primo genocidio da parte dell'"indipendente e democratica" Georgia. In migliaia perirono o furono sospinti al Nord dell'Ossezia dalle truppe georgiane che, avevano distrutto quasi tutti i villaggi nell'Ossezia del Sud.
 
Nel 1921 si costituì il potere dei Soviet in Ossezia del Sud e nel 1922 quest'ultima venne annessa alla Georgia come regione autonoma. Il nuovo status degli osseti del Sud non aveva modificato l'atteggiamento di Tbilisi, che, aldilà delle proteste di amicizia, li costrinse a modificare il nome in georgiano. La politica perseguita dalle autorità georgiane impose anche l'adozione dell'alfabeto georgiano e la popolazione dell'Ossezia del Sud decrebbe, mentre sul resto del territorio dell'URSS si assisteva a un incremento demografico.
 
Alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, l'estremismo nazionalista georgiano lanciò una campagna per la distruzione dell'autonomia dell'Ossezia del Sud: vennero annullate le leggi repubblicane che costituivano la base per la sua autonomia. Nel 1990 il Soviet Supremo della Repubblica socialista sovietica georgiana abolì tutti gli atti legislativi adottati dopo il 1921 compreso il documento riguardante l'annessione dell'Ossezia del Sud da parte della Georgia, cosicché l'Ossezia meridionale si trovò al di fuori del quadro costituzionale e giuridico della Georgia.
 
Le discriminazioni e le minacce verso gli osseti si trasformarono in aggressione armata e persecuzioni: tra il novembre 1989 e il luglio 1992 (quando si dispiegarono forze russe di interposizione nella zona del conflitto) più di 3.000 osseti morirono, 300 furono i dispersi, più di 100 villaggi vennero incendiati e oltre in 40.000 trovarono rifugio in Russia.
 
Al momento del dissolvimento dell'Unione Sovietica il referendum delle autonomie abkhaze e ossete della Repubblica socialista sovietica georgiana, previsto dalla Costituzione dell'URSS ancora in vigore, non si tenne. In tale situazione il 29 maggio 1992, il Soviet supremo della Repubblica di Ossezia del Sud proclamò l'indipendenza "prendendo in considerazione la volontà popolare espressa in occasione del referendum tenutosi il 19 gennaio 1992".
 
Il 24 giugno 1992 a Sochi, Eltsin e Shevardnadze firmarono un accordo di principi per la risoluzione del conflitto georgiano-osseto, che iniziava un'operazione di pacificazione in Ossezia del Sud a partire dal 14 luglio 1992. Vennero dispiegate unità militari congiunte russe, georgiane e ossete per il mantenimento della pace, stazionanti nel teatro di guerra. L'accordo di Sochi prevedeva anche la creazione di una Commissione congiunta di controllo per risoluzione del conflitto. Nel corso degli anni successivi, le forze di peacekeeping risolvevano il compito principale: prevenire la ripresa delle attività militari.
 
Arriviamo ora all'attuale fase del conflitto. Come dovrebbe essere noto il 4 marzo 2008, la Georgia ha sostenuto che non avrebbe più considerato la Commissione congiunta di controllo come meccanismo efficace e ne ha chiesto la sostituzione con un nuovo formato di "2 +2 +2" (le autorità georgiane e filogeorgiane del cosiddetto governo di D. Sanakoev + la parte russa e il governo di E. Kokoity + l'OSCE e Unione Europea). La proposta è stata respinta dall'Ossezia meridionale, che l'ha valutata inattuabile, indipendentemente dal giudizio della Russia e degli altri Stati europei.
 
Nel corso dei cinque mesi successivi la tensione lungo la linea di demarcazione tra territorio georgiano e osseto meridionale è cresciuta progressivamente, soprattutto per via della costante concentrazione lungo il confine di unità militari da parte georgiana, compresi armamenti pesanti vietati dall'accordo di Sochi. Frequenti provocazioni reciproche sono state un ulteriore peso per l'Unità congiunta di peacekeeping. I ripetuti appelli della Russia alla leadership georgiana e il nostro richiamo alla comunità internazionale per sostenere l'idea di un accordo giuridicamente vincolante tra le parti perché rinunciassero all'uso della forza, sono rimaste inascoltate.
 
Ora è chiaro perché per molti mesi e con determinazione Saakashvili ha rifiutato la nostra richiesta. Non molto tempo fa, prima che i militari si scagliassero contro l'Ossezia del Sud, Saakashvili aveva detto che un accordo non aveva motivo di essere in quanto la Georgia non avrebbe usato la forza contro il suo popolo. Adesso assistiamo al contrario.
 
Nella notte tra il 7 e l'8 agosto le forze militari georgiane hanno lanciato l'attacco, appena qualche ora dopo le promesse di armistizio fatte dal Presidente della Georgia. Poiché si è trattato di un'aggressione pianificata su vasta scala, Saakashvili ha deliberatamente mistificato e ingannato. Con le sue azioni ha anche gravemente ignorato l'appello dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite alla "tregua olimpica" per i Giochi di Pechino.
 
Pacifici villaggi dell'Ossezia del Sud sono stati sottoposti a un massiccio attacco e a bombardamenti, la capitale Tskhinvali è stata completamente distrutta. Saakashvili autorizzando "l'operazione di pulizia" contro il suo popolo, si è spinto oltre ogni limite. Questo non è altro che un genocidio mirato e ignobile che trova l'approvazione dell'autorità georgiana. Secondo le prime stime le vittime dell'aggressione georgiana arrivavano fino a duemila civili innocenti, perlopiù vecchi e bambini, principalmente russi. I cecchini georgiani non hanno consentito ai servizi medici di operare. I civili di Tskhinvali sopravvissuti sono stati costretti a nascondersi negli scantinati degli edifici demoliti nel tentativo di salvarsi dal fuoco pesante delle forze militari georgiane. Saakashvili è responsabile di una catastrofe umanitaria. Dall'inizio dell'operazione militare oltre 30.000 sono sfollati dalla Repubblica.
 
Anche il Quartier Generale dell'Unità congiunta di peacekeeping in Tskhinvali è stato attaccato. Secondo le informazioni disponibili, 18 soldati russi sono stati uccisi e più di 100 sono stati i feriti. Molti di loro sono stati colpiti alle spalle dai proiettili sparati dai fratelli-soldati-traditori della Georgia.
 
Come è noto, il 90% della popolazione dell'Ossezia del Sud è costituita da cittadini russi. La Costituzione della Federazione russa garantisce la sicurezza dei suoi cittadini: in queste condizioni abbiamo iniziato un'operazione di costrizione alla pace. I soldati di pace russi stazionavano in Tskhinvali nel pieno rispetto del diritto internazionale e degli accordi esistenti. Il rafforzamento dell'Unità aveva l'obiettivo di proteggere i nostri soldati di pace in Tskhinvali, per non lasciarli soli dopo le azioni assunte dalla Georgia, aveva il compito di proteggere la popolazione civile e di arrestare l'aggressione georgiana. Le truppe russe non avevano il compito di prendere regioni appartenenti all'Ossezia meridionale o regioni che non gli appartengono.
 
La situazione attuale è il risultato di una decisione personale presa da Saakashvili che compromette la stabilità della regione, e di cui ha tutta la responsabilità,. Il Presidente della Francia, Nicolas Sarkozy, ha partecipato in nome dell'Unione Europea nella ricomposizione del conflitto e ha contribuito ampiamente per un piano di pace articolato in 6 punti, che ha trovato l'approvazione sia del Presidente russo Dmitry Medevedev che di Mikhail Saakashvili. La Russia incondizionatamente adempie agli impegni del piano? Ciò che conta adesso è come si comporteranno i georgiani.
 
Speriamo che queste informazioni vi siano utili e che possiate contribuire nell'obiettivo fondamentale: garantire la sicurezza delle popolazioni, eliminare qualsiasi prospettiva di ripresa delle attività militari da parte georgiana contro l'Ossezia del Sud, ristabilire un quadro giuridico di diritto.
 
Un'ultima questione. La copertura mediatica della tragedia in Ossezia del Sud da parte dei media occidentali è estremamente unilaterale, parziale e piena di preconcetti. Nemmeno una parola sull'Ossezia del Sud, tutto ruota attorno Gori e altre città georgiane dove il numero delle vittime, qualora vi siano state, è decisamente incomparabile rispetto Thshinvali.
 
[...]
Così viene presentata la Russia ora e ciò è ingiusto.
 
Con i migliori saluti
 
Il Dipartimento internazionale del CC del PCFR
 
Mosca, 14 agosto 2008