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- pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 13-10-08 - n. 245
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
La crisi internazionale del capitalismo e le misure urgenti per fronteggiarla
Dichiarazione di Jerónimo de Sousa, Segretario generale del Partito Comunista Portoghese (PCP)
06/10/2008
Il PCP ritiene che la grave crisi del sistema capitalista e l'impatto conseguente sull'economia nazionale e la vita del popolo portoghese, impongono al governo di fronteggiare la situazione di petto, assumendo le proprie responsabilità e smettendo di mistificare la realtà dei fatti.
E' infatti una mistificazione affermare che la crisi sia frutto dell'avidità di pochi, come se dipendesse dalla violazione di alcune norme etiche, e come se la ricerca del massimo profitto non fosse connaturata al sistema capitalista.
E' una mistificazione giustificare la crisi con lo scoppio della bolla dei mutui sub prime. In realtà, la crescente finanzializzazione dell'economia mondiale a scapito della produzione reale, l'attività speculativa dei grandi capitalisti ai quali tutto è consentito, la crescente svalutazione dei salari e la compensazione con la sempre più facile ammissione al credito, costituiscono gli elementi insiti nella crisi.
E' senza alcun valore protestare che il governo sia stato preso alla sprovvista, quando la bolla della speculazione immobiliare era largamente nota e da lungo tempo. Il governo era a conoscenza della situazione e anche dopo la crisi, iniziata nel mese di agosto dello scorso anno, ha continuato a tacerne la gravità e le implicazioni.
E' un'illusione e una mistificazione affermare che può esservi trasparenza e regolamentazione nel quadro attuale dell'economia di mercato con la libera circolazione dei capitali e i paradisi fiscali. Ciò si è ampiamente visto quando è scoppiata la precedente bolla speculativa, quella della new economy,e la regolamentazione, il controllo e la trasparenza allora annunciati non hanno modificato il nocciolo della questione. Va inoltre ricordato che i rapporti della Banca Commerciale Portoghese [BCP] e le sue connessioni con l'estero, implicano che la Banca del Portogallo fosse a conoscenza dei fatti, per via dell'esposizione interna. Ciò ovviamente non significa che il Partito Comunista Portoghese [PCP] sia contrario a pene più severe e misure efficaci per una maggiore trasparenza del mercato e maggiore informazione.
E' una mistificazione e pura illusione ritenere che il paese sia in grado di affrontare le intemperie finanziarie e che sia oggi più preparato. Purtroppo, il paese attraversa una fase di stagnazione, come attestano il modesto PIL (Prodotto Interno Lordo) e le esportazioni, i più alti tassi di interesse e la diminuzione del potere d'acquisto dei lavoratori e dei ceti medi. Questi sono i risultati complessivi di una disastrosa politica interna e della crisi internazionale.
L'indebitamento estero del paese e del sistema finanziario, e il crescente indebitamento delle famiglie, insieme alla fragilità dell'apparato produttivo e il controllo estero sulle imprese strategiche a causa delle privatizzazioni, peggiorano sostanzialmente la nostra esposizione alla crisi.
Il PCP ritiene che questa crisi mette in luce anche la falsità dei più noti dogmi neo-liberali: quelli dello "Stato leggero", dello "Stato non-interventista", della "mano invisibile del mercato", di "disciplina di mercato". Coloro che hanno sempre parteggiato per "lasciare tutto ai mercati" e per uno "Stato minimo", sono quelli che oggi invocano l'intervento dello Stato e la nazionalizzazione delle perdite: così tentano di far pagare la crisi al popolo e premiano con fior fior di milioni chi ha speculato e ancora specula.
Il capitalismo, per l'ennesima volta rivela la sua natura e le sue profonde contraddizioni. E' un sistema che non risolve i problemi dell'Umanità, ma piuttosto li aggrava, fomentando la disuguaglianza, l'ingiustizia, la povertà e la sofferenza di milioni di esseri umani.
Il PCP ritiene che, a fronte dell'attuale grave crisi, il governo debba immediatamente adottare le seguenti misure:
- All'interno è necessario intervenire per: abbassare i tassi di interesse del sistema bancario; adottare le misure necessarie per difendere e promuovere la produzione nazionale; alleviare la situazione finanziaria delle società adempiendo ai pagamenti in arretrato e garantendo il pagamento di tutti i fondi comunitari; aumentare i salari e ristabilire il potere d'acquisto dei lavoratori; aumentare le indennità sociali soprattutto verso le famiglie bisognose; migliorare la distribuzione del reddito nazionale.
- Nell'Unione Europea deve intervenire in modo che la BCE abbassi i tassi di interesse; venga sospeso il Patto di stabilità; venga intrapresa una lotta contro le delocalizzazioni; vengano aumentati i Fondi strutturali e di bilancio per misure di rilancio di attività produttive e di investimento; vengano aumentati i salari in modo da migliorare il potere d'acquisto e ampliato il mercato interno. Il governo deve prendere l'iniziativa all'interno della UE per mettere la parola fine ai paradisi fiscali.
Il PCP vuole una revisione del Sistema Monetario e Finanziario Internazionale e per contrastare i privilegi del dollaro. Questo obiettivo non può raggiungersi con il rafforzamento artificiale dell'Euro a scapito delle economie più deboli dell'UE, come il Portogallo.
Il PCP ritiene che la crisi continuerà, nonostante i piani Bush/Paulson, gli interventi nelle banche di vari paesi europei e le iniezioni di denaro da parte delle banche centrali. Le principali misure fin qui adottate mirano a trasferire il costo della crisi sulla popolazione in generale e determineranno un'ulteriore concentrazione della ricchezza e centralizzazione del capitale.
La grande partecipazione di molte migliaia di lavoratori sia del pubblico che del privato, che hanno scioperato, dato luogo a interruzioni sul lavoro e azioni di manifestazione per le strade, decreta la riuscita dell'odierna Giornata di Lotta Nazionale, indetta dal [Sindacato Centrale] CGTP-IN. I lavoratori, esprimendo il rifiuto per l'intenzione del Partito socialista al governo di peggiorare lo Statuto del Lavoro ed esigendo aumenti salariali e di contrasto alla precarietà, danno il segno inequivocabile di un'aspirazione a una politica diversa, impegnata a preservare l'interesse e la sovranità nazionale, a difendere l'apparato produttivo, ad una più giusta ripartizione della ricchezza, a un paese di progresso e di giustizia sociale. In considerazione degli ultimi accadimenti, questi aspetti sono diventati ancora più cruciali per il futuro del paese.
Mercoledì, 1 ottobre 2008