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- pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 12-04-10 - n. 314
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Seminario dei Partiti comunisti e operai
Sul ruolo dei comunisti nella lotta per la parità e l'emancipazione delle donne
Contributo del Partito Comunista della Federazione Russa
Nina Ostanina, deputata della Duma, membro del Comitato Centrale del PCFR
Bruxelles, 26 marzo 2010
Cari partecipanti di questo seminario!
Nonostante oggi le autorità invitino a festeggiare l’8 marzo quale giornata di apprezzamento delle donne, vorremmo sottolineare che dalla data della sua istituzione si sono verificate profonde trasformazioni in Russia e che l'idea di parità tra donne e uomini nel nostro paese ha trovato attuazione molto tempo fa.
Il nostro partito oggi, ricorda ancora una volta che questa giornata esiste grazie a una donna, grande rivoluzionaria, Clara Zetkin, e per opera dei bolscevichi-leninisti, che con la rivoluzione socialista del lontano 1917 hanno realizzato per la prima volta l'uguaglianza delle donne nell’economia, nel sociale e in politica. La Russia può essere giustamente orgogliosa del suo contributo allo sviluppo della parità tra donne e uomini, poiché l'equiparazione dei diritti risale a molto tempo fa.
Se al momento della fondazione della Federazione Mondiale delle Donne democratiche nel 1945, solo 30 paesi avevano riconosciuto il suffragio universale e alle donne non era permesso ricoprire incarichi pubblici, in Russia nel 20° secolo (nel 1918), con la formazione del primo stato socialista del mondo, la parità tra donne e uomini è stata annunciata e garantita dalla legge fondamentale del paese: la Costituzione.
E anche se, come sapete, negli ultimi 20 anni il nostro paese, dietro il pretesto di riforme politiche ed economiche, si sta muovendo verso il capitalismo selvaggio, nelle problematiche sulla parità delle donne in senso lato, l'assenza di discriminazioni nella Russia moderna è ancora un’eredità del socialismo russo.
Inoltre, per quanto in questo periodo, sia gli aspetti giuridici della questione "femminile" che gli aspetti culturali di uguaglianza siano istituzionalizzati e accettati, oggi in Russia è fuori moda parlare di parità tra i sessi e discriminazione di genere.
La maggior parte dei problemi connessi con la discriminazione delle donne sono nascosti e difficilmente riconosciuti dalle autorità. Nella struttura di governo della Russia non vi è alcun istituto a cui è stata assegnata la responsabilità per la lotta contro la discriminazione contro le donne in tutte le sue forme, cosa che dimostra il mancato rispetto degli impegni assunti dalla Russia in conformità della Convenzione delle Nazioni Unite ("Per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, 1980").
In sostanza, questo compito è stato assunto dall'associazionismo delle donne, che conta, secondo i dati ufficiali, oltre 300 organizzazioni (300 regionali e 22 federali). Tra queste si distingue All-Russia Women's Union "La speranza della Russia", costituita da alcune militanti del PCFR della Duma. Ha filiali in tutte le regioni russe ed è estremamente scomoda per il potere, in quanto contrasta la scelta di inviare ai tavoli internazionali le donne delle istituzioni di governo, al posto delle rappresentanti delle organizzazioni "femminili" create e finanziate dalla stessa autorità.
E' comprensibile che un sistema di associazioni così dipendenti, cerchi di ignorare o minimizzare come la Russia contemporanea sia lontana dall' essere uno Stato avanzato sotto il profilo dei diritti delle donne. La riduzione programmata dei diritti di protezione sociale, attesta la pericolosa tendenza di tener lontane le donne dalla vita politica ufficiale. Altrimenti, come si spiega il fatto che in termini di rappresentanza femminile nei parlamenti nazionali, la Russia si collochi in 82esima posizione su 188 paesi nel mondo?
Lo stesso dicono gli analisti del World Economic Forum di Davos nel loro rapporto "Divario di genere mondiale", dove, secondo i dati aggregati, la Russia occupa il 45esimo posto su 128, a causa della mancanza di opportunità e bassa rappresentanza politica delle donne nei corpi elettivi. In termini di numero di donne al governo invece, siamo al 121esimo posto.
Si potrebbe correggere la situazione in un modo molto semplice, adottando la legge "Sulle garanzie statali per la parità di genere, la libertà delle donne e degli uomini e l'attuazione delle pari opportunità". Da sette anni questa legge è oggetto di un aspro dibattito nella Duma di Stato per la riluttanza delle autorità di più alto livello - il presidente e il governo - di passare dalle parole ai fatti. Le donne al potere sono una rappresentanza decorativa, con sole tre donne ministro che, purtroppo, hanno accettato il modello maschile della vita politica russa e hanno dimenticato che la cosa più importante oggi, in tempo di crisi, è proteggere i gruppi più vulnerabili: le madri, i giovani, gli anziani e non già le banche e gli oligarchi. Sarebbe oltremodo opportuno tendere all'uguaglianza reale adottando la legge, anziché avere ginnaste e ballerine come pseudodeputate elette tra le fila del partito di governo "Russia Unita", estremamente decorative per il Parlamento, ma scarsamente rappresentative della società. Sebbene basti poco per raggiungere il risultato, la volontà politica è un'altra.
Ma vi sono ragioni concrete per ritenere che le donne stesse, in caso non vedano riconosciuti i propri diritti, faranno come nella Russia del febbraio 1917.
La prima delle ragioni è l'incapacità dell'amministrazione russa di far fronte alla crisi, che ha determinato un decremento produttivo del 10% e la crescita della disoccupazione soprattutto femminile. Considerando che un terzo delle famiglie russe con bambini traggono sostentamento dal lavoro femminile e non da quello maschile, siamo di fronte a una vera tragedia: i bambini perdono la possibilità di frequentare l'asilo, i giovani di accedere all'istruzione, di andare all'università (solo il 30% degli studenti se lo può permettere).
Pertanto, i comunisti alla Duma hanno respinto il programma di misure anti-crisi proposto dal governo, tese a sostenere le grandi banche e il salvataggio di 295 società, di proprietà vicina all'oligarchia. Nelle misure anti-crisi infatti, non c'è posto per la gente comune: donne, bambini e anziani. Ciò ha suscitato numerose proteste. Tra i più attivi organizzatori delle azioni di protesta, le organizzazioni che fanno capo a All-Russia Women's Union "Speranza di Russia". I deputati del PCFR hanno presentato alla Duma un progetto di legge federale di "misure di sostegno statale per le famiglie con bambini", progettato per il periodo di crisi.
Abbiamo proposto: di elevare fino al terzo anno la retribuzione del periodo di astensione dal lavoro per maternità e considerando l'alta funzione sociale di questa, di includere gli anni nel conteggio per l'età pensionabile; di aumentare gli assegni familiari per i minori fino a 16 anni (oggi per il 30%, l'assegno è di 6 euro!); di erogare più servizi ai pensionati e agli studenti. Nessuna delle nostre proposte è stata adottata, con il pretesto della mancanza di fondi.
Il meccanismo di realizzazione del nostro programma sociale è semplice poiché fondato sul principio socialista di nazionalizzazione delle risorse naturali nell'interesse della maggioranza della popolazione. Spaventa le autorità, ma riceve il sostegno della popolazione, come dimostrano i risultati elettorali di marzo. Il PCFR è il secondo partito dopo "Russia Unita" e supera il 20% dei voti, nonostante le contenute risorse assegnate e la falsificazione dei risultati elettorali.
Cari partecipanti del convegno!
La lotta contro la disoccupazione femminile ha da tempo cessato di essere un problema nazionale. Oggi, come 100 anni fa individuiamo questo come problema principale.
Le donne della Russia contemporanea, alla ricerca di una fonte di guadagno, diventano oggetto di sfruttamento di genere. La tratta delle giovani donne per sfruttamento sessuale e prostituzione, è un fenomeno preoccupante. Negli ultimi dieci anni sono state scoperte decine di gruppi criminali impegnati nel traffico di donne, che operavano sotto la copertura di agenzie per il lavoro.
Lo Stato è indifferente alla questione, la ritiene di scarso rilievo così come un altro problema, ancora più grave: il traffico di adozioni di bambini russi. Qui la posizione delle donne comuniste russe è ferma: nessun bambino russo dovrebbe essere privato della sua terra d'origine. Noi chiediamo la moratoria sulle adozioni straniere, soprattutto da parte dei cittadini degli Stati Uniti, dove negli ultimi anni, 16 bambini russi sono stati uccisi dai genitori adottivi.
Le donne comuniste sono anche impegnate per tutelare i bambini dalla crudeltà, dalla violenza e dalla pornografia promosse dai media. Considerando il rilievo internazionale dell'industria pornografica, proponiamo di unire gli sforzi nella lotta contro questo business pericoloso che uccide donne e bambini, moralmente e fisicamente.
Care donne!
100 anni fa Clara Zetkin ha chiamato le donne del mondo ad unirsi nella lotta per i loro diritti e per la loro dignità umana. Oggi questo invito risuona con rinnovato vigore, perché noi, donne, ci opponiamo al mondo dorato e capitalista che ci vuole governare, sapendo che possiamo vincerlo unendo i nostri sforzi.
La storia conosce esempi di sforzi congiunti che hanno portato alla vittoria. Forse il più importante tra loro, è quello avvenuto nel maggio 1945, quando abbiamo sconfitto il peggior nemico del genere umano – il fascismo – grazie solo alla compattezza nello sforzo del soldato sovietico, che ha raggiunto Berlino, combattendo a fianco dei propri anziani, padri e madri.
Il 9 maggio noi celebreremo il 65° anniversario del Giorno della Vittoria. Mi rallegro con voi di questa data gloriosa!
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