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- pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 13-07-10 - n. 327
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
19° Seminario Comunista Internazionale:
Le conseguenze della crisi economica e l'intervento dei partiti comunisti
Contributo del Partito Comunista del Vietnam
La crisi del capitalismo e la costruzione di un'economia di mercato ad orientamento socialista in Vietnam
I. La crisi economica mondiale - La crisi del capitalismo
La crisi e la recessione economica mondiale derivate dalla crisi finanziaria scoppiata negli Stati Uniti alla fine del 2007, sono considerate come le più serie dalla Grande Depressione del 1929-1933, in ragione della loro gravità sul piano economico, istituzionale e strutturale. La crisi ha dimostrato il fallimento della teoria economica liberale di matrice statunitense che ha esercitato un pesante e duraturo impatto sull'economia e la politica del pianeta. Le difficoltà e lo sconquasso del settore finanziario hanno coinvolto gli altri settori, come l'industria dei servizi e l'economia reale.
- La crisi economica sta rallentando, attualmente, e l'economia mondiale è in ripresa, ma essa resterà molto precaria e instabile di fronte alle innumerevoli difficoltà, soprattutto a causa del forte debito pubblico, dei deficit di bilancio senza precedenti, dell'alto tasso di disoccupazione che si attesta attorno al 10% negli Stati Uniti e in molti stati dell'Unione europea. La crisi del debito pubblico in Grecia tende a coinvolgere diversi paesi europei.
La crisi attuale non è solo una catastrofe per la finanza, il commercio e l'occupazione, lo è anche per le istituzioni e il modello di sviluppo.
Teoricamente, si può dire che è la crisi del modello capitalista e della sua economia liberista dove l'attenzione è rivolta a promuovere l'attività di libero mercato, favorire la privatizzazione e limitare il ruolo del controllo dello Stato. In realtà, il capitalismo è ora costretto a sviluppare una nuova teoria conforme al cambiamento della situazione.
La Grande Depressione del 1929-1933 ha significato il crollo della teoria che intendeva l'economia libera, ossia autoregolata dalla "mano invisibile" e che ha portato al fallimento del mercato e all'introduzione della teoria della "economia regolata", messa a punto da John Maynard Keynes nel 1936. Essa raccomanda l'intervento dello Stato per regolare l'economia. Dopo la crisi economica del 1974-1975, accompagnata da quella grave malattia del capitalismo che è l'inflazione associata alla recessione, la crisi strutturale ha fatto il suo ciclo e anche la teoria keynesiana è fallita.
Durante il lungo periodo tra gli anni 1980 fino ai giorni nostri, la teoria che ha governato il funzionamento dell'economia degli Stati Uniti ha avuto origine dalla economia di mercato neoliberale di Ronald Reagan e Margaret Thatcher. La grave crisi economica che ha colpito la più forte economia del mondo ha indotto Greenspan, ex capo della Federal Reserve (FED) e convinto sostenitore della [auto]regolamentazione del mercato libero, a riconoscere il fallimento del modello capitalista orientato a una economia di mercato neo-liberista. Egli ha suggerito che il governo USA emani una regolamentazione più severa della gestione economica, in modo che le istituzioni finanziarie non possano avventurarsi in investimenti a rischio per poi ricorrere al salvataggio del governo. L'assenza di controllo dello Stato nel funzionamento dei mercati finanziari espongono questi al potenziale rischio della crisi.
- Questa crisi richiede una ristrutturazione dell'economia finanziaria globale, la riforma strutturale del funzionamento delle istituzioni finanziarie internazionali come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale in modo che possano operare in linea con la nuova situazione.
La riforma del sistema finanziario internazionale sta diventando sempre più impellente. In effetti, le regole del sistema finanziario internazionale sono state stabilite dai paesi sviluppati e sono caratterizzate da una mancanza di democrazia e trascurano gli interessi dei paesi in via di sviluppo. Il sistema monetario, con il ruolo decisivo del dollaro USA, rivela chiaramente la sua fragilità e questo porta facilmente ad uno squilibrio nell'economia mondiale. Pertanto, si dovrebbe istituire un nuovo sistema finanziario per sostituire il vecchio, nato dalla conferenza di Bretton Woods nel 1944, ormai obsoleto da diverso tempo.
- La crisi accelera la tendenza graduale verso un mondo multipolare.
Il rapporto di forza tra le grandi nazioni del mondo, i centri economici e politici continuano a modificarsi in profondità. L'emergere di alcune economie in via di sviluppo, tra le più importanti Cina, Russia, India, Brasile che formano il quartetto BRIC. La posizione internazionale degli Stati Uniti si trova ridimensionata rispetto al passato.
L'economia globale tenderà a trasformarsi in una economia multipolare in cui, nello stesso tempo, le principali economie coopereranno e si faranno una concorrenza ancora più spietata.
- Molti paesi si stanno attivamente preparando per il periodo successivo alla crisi. A livello internazionale, i paesi più potenti rafforzano la cooperazione per la ristrutturazione del sistema finanziario mondiale. Nuova caratteristica: l'apparizione del G20 come meccanismo fondamentale per il coordinamento della cooperazione economica globale. Il G20 oscura il G7/G8 e rivela un nuovo equilibrio di forze nell'economia globale. A livello nazionale, molti paesi cercano di imporre quattro riforme contemporaneamente:
+ Una struttura produttiva basata sullo sviluppo delle tecnologie e delle industrie che utilizzino l'energia in modo efficiente.
+ Una struttura di gestione economica attraverso la regolazione del rapporto Stato - mercato, volte all'accrescimento del ruolo del governo per superare le imperfezioni del mercato.
+ Una struttura di mercato tendente a migliorare l'equilibrio tra i mercati nazionali ed esteri.
+ Una riforma di alcuni settori come l'istruzione, l'occupazione e sicurezza sociale.
L'esperienza storica mostra che, dopo una crisi della dimensione di quella del 2008-2009, il mondo rientra di solito in una nuova fase di sviluppo.
Il capitalismo sarà obbligato ad adeguare il suo modello e la sua teoria di sviluppo per sopravvivere alle difficoltà attuali. Non è un caso che il "Capitale" di Marx sia stato ristampato e venduto diffusamente in molti paesi occidentali. Marx ha affermato, a proposito dello sviluppo del capitalismo, che la contraddizione fondamentale della produzione capitalistica si sarebbe acuita: "La production manufacturière est devenue un comportement social, un échange et, en même temps qu’un échange, c’est une possession qui, auparavant, a été des comportements de personnes, des comportements d’individus (1)". Questa è la contraddizione fondamentale tra la natura sociale della produzione e la proprietà capitalista privata dei mezzi di produzione. Questa contraddizione è all'origine di tutte le contraddizioni della società capitalistica, dell'anarchia derivante dalla tendenza a uno sviluppo troppo rapido del sistema finanziario e monetario che separa le merci dal denaro, che genera denaro dal denaro e questo per un valore superiore al costo dell'"economia virtuale", una "moneta virtuale" senza precedenti. Ciò porta alla crisi. Coerentemente con la teoria del modello socio-economico che considera lo sviluppo della società umana come un processo storico naturale, Marx ha sostenuto che il capitalismo sarebbe inevitabilmente sostituito da un nuovo modo di produzione, superiore e più avanzato, il modo di produzione comunista con la sua fase iniziale che dovrebbe essere il socialismo.
Tuttavia, in condizioni di globalizzazione, di rapido sviluppo della rivoluzione scientifica e tecnologica, l'economia basata sulla conoscenza ha assunto una posizione primaria e il capitalismo contemporaneo ha continuato ad adeguarsi a livello nazionale, regionale e internazionale utilizzando gli strumenti necessari e le misure di coordinamento tra le nazioni per superare la crisi. In generale, le possibilità di sviluppo dei paesi capitalistici sono ancora alte, ma le contraddizioni insite nella produzione capitalistica non potranno sopravvivere a lungo. Nel processo di sviluppo, questi conflitti si sono intensificati notevolmente.
II. Il Vietnam supera l'impatto della crisi e costruisce con fermezza il socialismo
Con una politica adeguata, il Vietnam ha superato l'impatto della crisi economica globale. La crescita economica del Vietnam è proseguita nel 2009 con il 5,32%, il paese ha mantenuto la sua stabilità politica e sociale, migliorato il tenore di vita dei suoi abitanti e ottenuto successi notevoli nella riduzione della povertà. Dall'introduzione, oltre 25 anni fa, della politica del Doi Moi [rinnovamento], l'economia di mercato si è progressivamente formata, sviluppata e promossa in modo efficace all'interno della società.
Prima del Doi Moi, il Vietnam ha applicato il meccanismo della pianificazione centrale, costruendo il socialismo sul modello della ex Unione Sovietica e dei paesi dell'Europa dell'Est. In tale modello, la proprietà privata e individuale è svilita, l'obiettivo principale è quello di sviluppare rapporti di produzione che rendono l'economia chiusa, estranea alle convenzioni internazionali sul lavoro, che non sviluppa adeguatamente i servizi, che trascura lo sviluppo delle relazioni merce-denaro e i fattori di mercato nell'economia. Questo modello non soddisfa le nuove condizioni e la sua applicazione precipiterebbe il paese in una profonda crisi socio-economica. Durante il periodo di Doi Moi, il punto di vista e la percezione dell'economia di mercato sono gradualmente migliorate, ben oltre le condizioni stabilite dal Congresso del Partito.
Il 9° Congresso Generale del Partito (aprile 2001) ha formalmente introdotto il concetto di economia di mercato con orientamento socialista, affermando che lo sviluppo di questo tipo di economia rappresentava la linea politica coerente e un modello generale nel periodo di transizione al socialismo nel Vietnam. Questo è un nuovo modello nella storia di sviluppo che ha caratteristiche in comune con l'economia di mercato moderna, oltre a sue peculiarità specifiche per le condizioni del Vietnam.
Erede dell'elaborazione del 9°, il 10° Congresso ha ulteriormente chiarito i contenuti di base per apportare i necessari miglioramenti all'economia di mercato con orientamento socialista sotto vari aspetti: con piena consapevolezza dell'orientamento socialista dell'economia di mercato nel nostro paese, rafforzando il ruolo e l'efficacia della gestione di Stato, sviluppando in modo sincronizzato ed efficace la gestione dei mercati principali con un meccanismo di concorrenza leale, dando forte impulso ai settori economici e ai tipi organizzazione aziendale idonei a trasformare il Vietnam in un paese a industrializzazione avanzata entro il 2020.
L'orientamento socialista di sviluppo dell'economia di mercato nel nostro paese poggia su quattro criteri principali:
In primo luogo, il suo obiettivo: creare nel nostro paese un'economia di mercato con orientamento socialista.
In secondo luogo, nella direzione del suo sviluppo: lo sviluppo dei settori economici e dell'affermazione del ruolo preminente dell'economia di Stato.
In terzo luogo, nel suo orientamento sociale e nella distribuzione: per sostenere il progresso e l'uguaglianza sociale in ogni fase di sviluppo. La crescita economica deve essere strettamente collegata allo sviluppo sociale, culturale, educativo e per soddisfare l'obiettivo dello sviluppo umano.
In quarto luogo, nell'ambito della gestione: promuovere il ruolo di un potere o di una legislazione socialista nella gestione e nel coordinamento dell'economia sotto la guida del Partito: chiara espressione dell'orientamento socialista.
L'elaborazione teorica sull'orientamento socialista dell'economia di mercato in Vietnam si è rivelata adeguata in sede di applicazione ed è progressivamente diventata realtà. I risultati di sviluppo economico e sociale negli ultimi anni lo hanno chiaramente dimostrato. Oggi, il Partito Comunista del Vietnam discute il programma di edificazione del paese in questo periodo di transizione al socialismo e una strategia di sviluppo socio-economica per il 2011-2020 in previsione dell'11° Congresso Nazionale del Partito, che si terrà nei primi mesi del 2011. Ha deciso di sviluppare in Vietnam un'economia di mercato secondo i suoi principi e di crescita sostenibile basata sulla ricerca di una combinazione tra prosperità economica, soluzioni ai problemi sociali e tutela e protezione dell'ambiente, mantenendo un forte orientamento socialista in questa fase di transizione, protesa all'obiettivo di "un popolo prospero, di un paese forte, di una società egualitaria, democratica e civilizzata".
Professore Tran Nguyen Tuyen
Commissione centrale per le Relazioni estere
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