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- pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 15-07-10 - n. 328
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
19° Seminario Comunista Internazionale:
Le conseguenze della crisi economica e l'intervento dei partiti comunisti
19 Seminario Internazionale Comunista
Contributo del Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE)
Limitandoci ai propositi espressi nella convocazione e basandoci sulla condivisione dell'analisi della crisi capitalistica elaborata dai partiti comunisti del Comitato di redazione della Rivista comunista internazionale, noi comunisti spagnoli del Partito Comunista dei Popoli di Spagna, vogliamo condividere con le delegazioni partecipanti a questo Congresso la nostra esperienza di lavoro concreto, di intervento nella lotta di classe e le conseguenze che inizia ad avere nella nostra struttura organizzativa, sia qualitativamente che quantitativamente, l'attuazione di questa politica di intervento diretto nella classe.
Comunque, prima di entrare in quello che pensiamo sia il cuore del nostro contributo a questo diciannovesimo ICS, vogliamo anche esporre ciò che riteniamo sarà a breve termine l'aggressione più importante subita dalla classe operaia, dai giovani e dai settori popolari dei popoli di Spagna. L'oligarchia finanziaria europea e spagnola, nel caso dell'economia del nostro paese, hanno all'ordine del giorno lo sviluppo e l'attuazione immediata di una serie di misure che porteranno inevitabilmente all'impoverimento e alla perdita di diritti per la nostra classe, la gioventù e i settori popolari (per lo più professionisti, contadini e piccola e media borghesia in rapido processo di proletarizzazione e con elevati livelli di indebitamento).
1) Misure finalizzate a una drastica riforma fiscale che riduca l'esazione attraverso le imposte dirette e alle imprese, provocando un taglio netto a tutte le politiche sociali e la perdita di posti di lavoro pubblici.
2) Riordino del sistema finanziario con la consegna al settore bancario di una elevata percentuale di depositi ora gestiti dalle casse di risparmio.
3) Riforma del lavoro orientata alla messa in discussione della contrattazione collettiva.
Con queste tre misure all'immediato orizzonte, per altro chiaramente annunciate il 29 aprile dal Commissario europeo per la Concorrenza, il membro del PSOE Joaquín Almunia, dicendo che "eravamo tutti d'accordo sulla necessità di una profonda riforma fiscale, finanziaria e del lavoro”, i comunisti spagnoli non hanno altra scelta che quella di dare battaglia politica e ideologica con la certezza che, per quanto si possa diffondere la propaganda del sistema, non torneremo a scenari politici, economici e sociali antecedenti a questa crisi.
Il capitalismo non ha nulla di positivo da offrire alla classe operaia e alla maggioranza della società, e pretende di ingannare questi settori, oggettivamente colpiti dalla perdita dei diritti e dall'impoverimento materiale, con soluzioni a venire, all'interno del capitalismo e dell'UE, con il recupero dei diritti e delle condizioni materiali di vita appendici delle politiche della borghesia. Il PIE [Partito della Sinistra Europea - SE] e il CES [Confederazione europea dei sindacati], con la loro adesione al progetto della UE, alla ricerca di inesistenti risvolti sociali, diventano non solo complici necessari di tutte queste politiche, ma anche direttamente responsabili dell'inganno verso lavoratori e lavoratrici fondato sulla possibilità di trovare una via d'uscita sociale e progressista alla crisi del capitalismo nel quadro dell'UE.
Ai comunisti conviene pertanto:
1) Definire con chiarezza il quadro di dominio e di lotta di classe al di là delle strutture nazionali. Mostrare il nostro rifiuto assoluto della UE e promuovere il recupero della sovranità nazionale, ritornando in primo luogo alla sovranità economica e monetaria. L'immediata l'uscita dall'euro e il rifiuto di tutti i piani per la "stabilizzazione" economica favorita dalla UE o da altri organismi finanziario internazionali.
2) Promuovere la solidarietà internazionale, soprattutto inter-europea, con tutte le lotte operaie e popolari che fronteggiano costantemente i piani della oligarchia. Il sostegno al Partito Comunista di Grecia (KKE), alla Federazione Sindacale Mondiale (FSM-WFTU) e al PAME (Fronte Militante di Tutti i Lavoratori) nella loro lotta radicale e coerente contro i piani di aggiustamento, che mirano a espandere l'oligarchia greca ed europea.
3) Costruire, dagli interventi diretti nella classe, quadri di lotta che trascendano non solo i limitati confini delle istituzioni borghesi, ma anche la proposta politica delle organizzazioni riformiste - politiche, sociali e sindacali – pur egemoni nella nostra classe. Questi scenari di lotta, con l'intervento organizzato dei comunisti, e il progressivo riconoscimento da parte della classe del loro carattere di avanguardia, devono essere organizzati in strutture di lotta operaia e popolare che formino la base di esperienze di contro potere popolare.
4) Sostenere lo sviluppo dell'internazionalismo proletario, appoggiando le attività del FSM e diffondendo i loro appelli di lotta. Aumentare gli sforzi in vista di un'azione a livello mondiale il 7 settembre, e impegnarsi a rafforzare l'unica organizzazione mondiale della classe operaia, la Federazione Sindacale Mondiale (World Federation of Trade Unions, WFTU), specialmente in occasione del suo 16° Congresso che si terrà ad Atene 3-6 aprile 2011.
Fino ad oggi, come sviluppo pratico degli accordi del nostro CC, il PCPE ha esteso una prima fase di ricerca organizzata del contatto con la classe nei quartieri e nelle lotte dei lavoratori. Con una ricca e diversificata esperienza di apprendimento, che va dalla distribuzione di volantini, la partecipazione a raduni operai o ad un'infinità di incontri nei quartieri popolari, quasi tutte le organizzazioni territoriali del Partito hanno svolto le attività militanti che ci hanno consentito da un lato di portare la proposta comunista direttamente alla classe operaia, senza ombrello di alcun tipo, facendo sì che essa sentisse, vedesse e fosse d'accordo con i comunisti per la prima volta da lungo tempo e, dall'altro, hanno permesso che si formasse una scuola di lavoro politico in cui non solo siamo riusciti a coinvolgere la maggior parte dei militanti, ma stiamo ottenendo il duplice scopo di individuare i migliori quadri politici presenti fra le nostre file e cooptare gli elementi più coscienti e avanzati della classe che partecipano alle nostre attività.
Ora entriamo in una seconda fase, in cui mantenendo e sviluppando il primo obiettivo, abbiamo accresciuto l'intervento nel movimento operaio e sindacale. Per uniformare le politiche dei comunisti in questo fronte strategico, abbiamo celebrato lo scorso 10 e 11 aprile una Conferenza del movimento operaio e sindacale, definendo un'analisi concreta e un quadro organizzativo determinato dall'intervento globale delle e dei comunisti nel movimento operaio e sindacale.
Il chiaro obiettivo di questo programma di intervento politico, si orienta, ed è questa l'analisi che vogliamo condividere nel ICS, verso la necessità di:
1) Fuggire dalla retorica nell'azione politica. A margine del suo sviluppo organizzativo attuale, tutto il Partito comunista ribadisce il suo impegno per affrontare l'intervento concreto e diretto nella lotta di classe. I discorsi lontani dalla realtà, poiché non sono in grado di oltrepassare le pareti dei locali o la discussione tra "dirigenti" delle organizzazioni comuniste e/o rivoluzionarie, sono validi per ben poco.
2) Strutturare un partito bolscevico politicamente unificato, con un elevato grado di coesione ideologica che permetta di esercitare il suo ruolo di avanguardia e di diventare utile strumento per la rivoluzione socialista.
3) Formare dei militanti professionisti della rivoluzione, nel senso leninista, che intendano l'impegno militante come loro progetto di vita e non come una questione di tempo libero.
Ora, questo è ciò che impone la lotta di classe. Forse in altri tempi avevano valore ed erano sufficienti le esperienze e i progetti organizzativi basati esclusivamente sulla rivendicazione astratta dell'ideologia o nell'impegno concreto di alcuni militanti al di fuori di un progetto collettivo, ma oggi è chiaramente insufficiente e colloca i comunisti e le organizzazioni che non sono in grado di trascendere questa esperienza, nell'esclusione sociale. Noi, i comunisti e le comuniste del PCPE, comprendiamo che in questo momento storico spetta ai comunisti diventare un fattore politico, ideologico e organizzativo socialmente significativo tra la nostra classe e, per tanto, in grado di affrontare il titanico compito di contendere l'egemonia al riformismo dentro la nostra classe e prepararla per la battaglia finale contro il capitalismo che sta conducendo inevitabilmente alla barbarie.
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