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- pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 28-02-11 - n. 353
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Sulle mobilitazioni nei paesi arabi e le manovre dell'imperialismo
Risoluzione del CC del PCPE
27/02/2011
Nelle ultime settimane, il succedersi degli avvenimenti in Nord Africa e Medio Oriente ha creato un enorme interesse in ambito internazionale. Dopo le mobilitazioni popolari che hanno avuto luogo a Tunisi nei mesi di dicembre e gennaio e che hanno portato alla deposizione di Ben Ali, e gli eventi successivi in Egitto che hanno portato alla cacciata di Mubarak, proseguono ancora le proteste in paesi come Bahrein, Yemen, Libia, Iraq, Marocco e Algeria, dove forte è la domanda di cambiamenti politici che riguardano diversi aspetti come le istanze democratiche di base, la liberazione dei prigionieri politici e l'attuazione delle leggi approvate.
Di fronte all'opinione pubblica internazionale, i fatti sono presentati come una sequenza di eventi a catena, menzionando più volte il termine "rivoluzione" per riferirsi a loro e presentando un quadro comune che ignora le diverse caratteristiche dei diversi processi.
L'attuale situazione in questa zona geopolitica è il risultato della continua ingerenza dell’imperialismo, dei processi di decolonizzazione formale, delle politiche neocoloniali delle precedenti metropoli [capitalistiche] e della lotta tra le potenze imperialiste per conquistare sfere d'influenza. Per decenni e fino alla loro rimozione dal potere, Ben Ali e Mubarak sono stati pedine dell'imperialismo favoriti e protetti dai paesi capitalistici centrali, dove la frazione socialdemocratica della borghesia li accettò come membri a pieno titolo dell'Internazionale Socialista.
L'intervento delle potenze imperialiste in questi paesi durante il secolo scorso si è speso attivamente per prevenire il loro sviluppo sociale ed economico. A metà del XX secolo, dopo la conferenza di Bandung e la nascita del Movimento dei Paesi Non Allineati, in molti paesi della regione, e in molti casi legate ai processi di indipendenza, emerse tutta una serie di opzioni politiche di carattere progressista, se non di orientamento socialista, che furono perseguitate ferocemente dalle forze imperialiste, traducendosi in colpi di stato, omicidi, guerre civili, false guerriglie, ecc. Così si produssero gli omicidi di Patrice Lumumba (Congo), Thomas Sankara (Burkina Faso) o Amilcar Cabral (Guinea Bissau). Analogamente fu finanziata e mantenuta per anni la guerriglia dell'UNITA in Angola o il movimento separatista del Katanga. Inoltre Israele venne individuato come la punta di diamante dell'imperialismo in Medio Oriente. Per di più, cosa che ci riguarda da vicino, si consegnò la sovranità del Sahara occidentale alla dittatura del Marocco.
Al tempo, Egitto, Algeria e Libia, a differenza di Tunisia e Bahrain, erano i pilastri del Movimento dei Paesi Non Allineati e avevano o hanno dirigenti che, formalmente, apparivano come continuatori dei processi di liberazione nazionale (impersonati da Nasser, Ben Bella e a quel tempo dallo stesso Gheddafi). Questi paesi sono stati all’epoca referenti del pan-arabismo e avevano un orientamento socialista, almeno formalmente, che li ha posti nel mirino delle ex potenze coloniali, riluttanti a perdere il controllo su un'area di enorme importanza geopolitica.
Il processo di emancipazione e di liberazione nazionale nei paesi arabi del Nord Africa, inizialmente caratterizzato da una forte opposizione all'imperialismo, mancante però di una chiara posizione socialista e di un contrappeso nel campo delle relazioni internazionali, come era una volta l'URSS e il campo socialista, ha assunto nel tempo una deriva verso posizioni di riconciliazione con le potenze imperialiste, sia cambiando che mantenendo i dirigenti, facendo uso di una retorica antimperialista che occultava ciò che è realmente vitale: gli accordi economici e politici di carattere strategico con l'imperialismo che condannavano questi paesi a mantenere un loro status coloniale. In questo modo, i popoli del Nord Africa sono stati privati della possibilità di costruire un nuovo quadro di relazioni con le antiche potenze coloniali, aprendo nuovamente la via alla totale penetrazione degli interessi occidentali nei loro paesi e alla nascita di una oligarchia legata ai centri imperialisti e basata sullo sfruttamento delle masse e il saccheggio delle risorse di questi paesi. Ora, quando tutte le contraddizioni accumulate esplodono, quando questi popoli, stanchi di tanta sofferenza e privazioni, come conseguenza dello sviluppo delle forze produttive in contrasto con i rapporti di produzione del processo capitalistico, si sono mobilitati per chiedere un cambiamento nelle loro condizioni di vita e nella loro politica, l'imperialismo interviene prontamente cercando di manipolare questi processi per trasformarli in una situazione ancora una volta controllabile, che gli consenta di continuare il saccheggio delle risorse naturali, minerali ed energetiche, utilizzando tutte i mezzi a sua disposizione.
Come si vede in Iraq, Afghanistan o nella ex Jugoslavia, per fare alcuni esempi recenti, le tattiche dell'imperialismo sono molteplici, complesse e giocate sugli aspetti esteriori per distogliere l'attenzione dalle reali intenzioni. E' necessario denunciare l'ipocrisia interessata nel modo di trattare il caso libico, il ruolo svolto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e da altre organizzazioni internazionali, nonché le allusioni a un possibile intervento straniero nell'area. Inoltre va denunciato il rozzo tentativo di coinvolgere ripetutamente Cuba e il Venezuela nella situazione attuale, creando allo stesso tempo un silenzio assoluto sulla repressione in paesi come il Marocco.
Per il PCPE, il futuro di questi popoli deve essere libero dal controllo e l’ingerenza delle potenze imperialiste nell’area.
Il PCPE sostiene i popoli in lotta e i movimenti popolari che avanzano verso processi di sovranità nazionale e che consentano la crescita delle forze rivoluzionarie, con l'obiettivo di costruire una società socialista-comunista.
Il PCPE denuncia il possibile intervento imperialista diretto in questi paesi, mentre condanna in modo inequivocabile tutte le operazioni che l'imperialismo sta sviluppando nell’area.
Madrid, 27 febbraio 2011.
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