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- pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 24-05-11 - n. 365
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Incontro dei Partiti Comunisti europei
Bruxelles 11-12/04/2011
Processi sociali e politici in Europa e la risposta comunista
Contributo del Polo della Rinascita Comunista in Francia
La lotta di classe sta montando e così la lotta ideologica; il recente Incontro comunista in Sudafrica e gli incontri precedenti forniscono una solida base per ulteriori progressi in entrambi i campi.
Un aspetto della lotta ideologica
Non è affatto inconsueto per i leader della borghesia assumere posizioni progressiste o addirittura atteggiamenti rivoluzionari: Chi ha detto: no ai capi hooligan? L'ex presidente Chirac. Chi ha detto: siamo con quelli che si alzano presto ... noi respingiamo il capitalismo predatorio? Il presidente Sarkozy. Chi ha detto: dovrebbe essere nuovamente ripristinata la scala mobile... i padroni che licenziano i lavoratori per delocalizzare all'estero devono essere tassati ... no all'intervento francese in Libia e Afghanistan? La leader fascista "Frau" LePen.
A dir il vero i leader socialdemocratici o i cosiddetti leader comunisti possono assumere tali posizioni "radicali" anche più facilmente.
Al fine di differenziare ideologia e contenuti di classe, è fondamentale affrontare i problemi reali.
Ci sono due modi per spiegare la crisi
1. La crisi trarrebbe origine da centinaia di cause fatali e misteriose: l'avidità di anonimi speculatori, l'impotenza degli stati, l'inadeguatezza delle istituzioni, l'incapacità o la cecità dei circoli politici, la riluttanza dei popoli ad accettare sacrifici inevitabili, le nuove tecnologie, la volontà di Dio ... la crisi sarebbe solo una deriva temporanea alla "normale" routine, allo sfruttamento consueto, potrebbe essere affrontata con centinaia di misure, tutte all'interno del sistema capitalista ... queste spiegazioni sono della classe dirigente.
2. La crisi è l'espressione delle leggi del sistema capitalistico stesso: superproduzione sistemica, sistemica sovraccumulazione di capitale alla frenetica ricerca dei migliori tasso di profitto, sistemica rincorsa alle materie prime e risorse umane. Le crisi attestano la contraddizione antagonista tra produzione sociale e proprietà privata, è il segno che il capitalismo è destinato a scomparire dalla scena della storia, al tempo stesso la crisi è anche un'arma per la classe dominante, al fine di indebolire e dominare le masse.
Ci sono due modi per cambiare il mondo
Se i maggiori mezzi di produzione e scambio restano nelle mani di un gruppo sempre più ristretto di monopolisti, se gli Stati nazionali e le istituzioni internazionali continuano a essere strumenti degli stessi monopolisti, allora gli unici cambiamenti che possono aver luogo saranno a favore della classe dominante: una volta di più, i progressi della scienza, della tecnica, della produzione, potranno essere rivolti contro le masse, ancora una volta il pianeta potrà essere sanguinosamente spartito e notevolmente danneggiato.
Al contrario, se i maggiori mezzi di produzione e di scambio sono collettivizzati, se gli Stati borghesi e le istituzioni imperialiste vengono distrutti e sostituiti da quelli popolari, in una parola, se la classe operaia e i suoi alleati strappano il potere alla banda dominante, allora e solo allora avremo un'economia pianificata capace di dare a ciascuno secondo il suo lavoro, allora e solo allora, i bisogni della maggioranza e quelli delle generazioni future potranno essere pienamente soddisfatti.
Ci sono anche due modi per spiegare la guerra
La guerra avrebbe origine in centinaia di cause fatali e misteriose: la violenza insita nell'uomo, in particolare nei paesi incivili, il comportamento malvagio di qualche leader, la punizione di Dio per i peccati degli uomini ... queste sono alcune delle spiegazioni dei guerrafondai.
La guerra è la continuazione dell'economia con altri mezzi; è espressione strutturale delle necessità dei monopoli: controllo delle fonti di materie prime e risorse umane, controllo dei centri di potere, crescita del tasso di profitto e dell'industria di guerra (caratteristica fondamentale dei monopoli) e, naturalmente, annientamento della resistenza allo sfruttamento.
La guerra e la pace sono la pietra angolare della politica in generale e della politica rivoluzionaria in particolare.
Per decenni, il PCF, nato nella lotta contro la 1° Guerra Mondiale, si mobilitò incessantemente contro i guerrafondai: contro l'occupazione della Ruhr nel 1921-1923, contro le guerre coloniali in Marocco e Siria nel 24-26, contro le politiche di "pacificazione hitleriana" negli anni Trenta. Il PCF ha preso una parte importante nelle brigate spagnole internazionali, un ruolo di primo piano nella resistenza francese, si è opposto alle provocazioni antisovietiche durante la guerra fredda, al riarmo tedesco, alle guerre coloniali in Indocina e Africa del Nord. Sì, quando questo Partito era comunista, ha fatto mobilitare le masse contro i guerrafondai.
Progressivamente, questo Partito si è spostato verso le pie posizioni piccolo borghesi su molte questioni, compresa quella della guerra e della pace: la pace sarebbe venuta non già identificando e isolando i guerrafondai, ma attraverso la diplomazia intelligente sotto la benedizione delle istituzioni internazionali. Il PCF ha iniziato a denunciare alcuni guerriglieri popolari che minavano accordi pacifici. La pace sarebbe venuta con la conciliazione e la buona volontà di tutti i belligeranti: ma cosa sarebbe successo se il popolo cubano avesse conciliato con l'imperialismo statunitense e cosa se il popolo sudafricano si fosse riconciliato con l'apartheid? Che tipo di conciliazione e di buona volontà bisogna aspettarsi tra lo stato sionista incline al genocidio e il popolo palestinese?
Quando il presidente Mitterrand inviò altre truppe nello Zaire, causando migliaia di vittime, i ministri del PCF non fecero nulla per rovinare la luna di miele. Più tardi, sotto la pressione dell'opinione pubblica, fu insediata una commissione parlamentare le cui conclusioni, senza sorprese, lavavano l'imperialismo francese, senza alcuna opposizione da parte del rappresentante del PCF.
Anni dopo, R Hue, l'allora presidente del PCF dichiarò che le forze di pronto intervento europee erano accettabili, a patto che le loro missioni rimanessero nei confini della pace.
Un nuovo passo vergognoso è stata compiuto di recente dal direttore della rivista del PCF sulla Libia: la protezione delle popolazioni vittime da attacchi è un dovere e il Consiglio delle Nazioni Unite è nel giusto ... ma ( ) i bombardamenti non distruggono solo aerei, hanno anche distrutto abitazioni civili e questa è una strategia diversa ... e ora ( ), che alcuni paesi intendono passare la mano alla NATO, il mondo viene truffato: si tratta di derive inaccettabili.
Dichiarare l'imperialismo non colpevole, pregandolo di rendere le sue guerre umanitarie un tantino più pulite. Che cosa è questo? Questo è un tradimento dell'eredità del PCF; questo è un palese tradimento degli ideali comunisti.
Quando ci inveiscono contro feroci pitbull, stiamo in guardia, ma l'abbassiamo al lamento di un barboncino: questo è un pericolo, perché nel pacchetto imperialista c'è insieme il pitbull e il barboncino. Quindi, un primo compito per noi è: non cedere alcuno spazio al compromesso con la visione opportunista, non un solo centimetro.
C'è ancora un altro aspetto.
Sappiamo che la storia non è fatta dalle sole avanguardie, per quanto determinate siano. La storia è fatta dalle grandi masse, nelle loro diversità senza confini sociali e ideologici. Le ribellioni dei contadini tedeschi del 15° secolo, non furono combattute sotto la bandiera dell'emancipazione sociale o del progresso storico, furono combattute attorno alcune controversie, ora incomprensibili, sul ruolo del papa, la funzione del paradiso e della redenzione. Tuttavia, come magistralmente analizzato da Karl Marx, esse esprimevano in una loro forma ideologica, la necessità di un passo in avanti nella storia, in questo caso nel senso della fine del feudalesimo. Nel 1917, le masse dei contadini russi in un primo momento si raccolsero attorno alla guida bolscevica della classe operaia, sulle questioni del pane, della pace e della terra; hanno scoperto attraverso la propria esperienza, che la dittatura del proletariato, il socialismo sono state una chiave di volta. Forse, le recenti mobilitazioni nel mondo arabo, estremamente variegato in termini ideologici, esprimono lo stesso bisogno di un progresso nella storia.
Potrebbe essere lo stesso per il nostro continente: la resistenza attuale all'offensiva capitalista esprime sicuramente la necessità di un passo in avanti nella storia, ossia una rivoluzione socialista; le attuali lotte sono destinate indubbiamente ad aumentare, e al tempo stesso, possono senza dubbio assumere numerose caratteristiche ideologiche, secondo le questioni, i paesi e lo stadio delle lotte.
Quindi un secondo compito per noi è: imparare dalle masse; non cedere alcuno spazio al compromesso con quello che Lenin descrisse come autocompiacimento comunista, non un solo centimetro.
Marxismo leninismo
Sappiamo tutti che il M-L genuino non è un dogma, ma una guida all'azione. Esso implica restar fedeli ai fondamenti leninisti, confermati nel corso della storia; implica il cercare di arricchire il leninismo con le numerose nuove questioni che si profilano; soprattutto, implica che si debba applicare il leninismo nella prassi, prima di tutto nella prassi della lotta di classe.
Una corrente nasce dalla profondità del mondo, una corrente nasce da quelli che si affaticano senza sosta sotto la sferza della produttività; giorno dopo giorno, si mettono agli ordini: lavorare di più, sempre più, fino a soffocare, a volte, come è accaduto recentemente in Francia, fino a quando non si suicidano.
Una corrente nasce da quelli che si alzano al mattino, le loro mani sono abili, i loro cervelli sono intelligenti, ma gli viene detto: non abbiamo bisogno di te, non servi! Nella sola Unione europea, le persone prive di un posto di lavoro sono 25 milioni. Giorno dopo giorno, dall'alba al tramonto, cercano soluzioni per se stessi e le loro famiglie, qualcuno pensa: come posso uscire da questa situazione? Altri pensano: questo è ingiusto? Altri chiedono: perché? Perché il mondo va a testa in giù? Alcuni addirittura ci chiedono: come possiamo mettere il mondo di nuovo in piedi?
Una corrente nasce da coloro che, nel corso della loro vita, hanno creato lo splendore dei nostri tempi, hanno costruito fabbriche, hanno eretto ponti sul mare, hanno lanciato uccelli di metallo attraverso i continenti e anche verso altri pianeti. Dopo una vita dedita, gli viene detto: non siete più redditizi, siete un peso per la società.
Una corrente nasce dalla nuova generazione. Coloro che scoprono la vita nel sordido manto di uno spietato disordine, il cui moto non ha futuro e questa gioventù urla in molte lingue: vogliamo un altro mondo.
In effetti, molte correnti scaturiscono dal profondo della terra, da ogni essere che cerca di vivere in un mondo più giusto, in modo più razionale, più efficiente, in modo più umano.
Un'altra corrente nasce anche dalla profondità della storia. Proviene dalla Comune francese del 1871, che, in 72 soli giorni, ha gettato semi che germinano ancora. Proviene da quei giorni che sconvolsero il mondo nel mese di ottobre 1917. Proviene dall'Armata Rossa che frantumò la barbarie hitleriana, dall'eroica lotta dei partigiani dell'Armata di Liberazione Nazionale della Grecia, dalla lunga marcia cinese, dalla guerriglia cubana, dalla lotta continentale del Che Guevara, dalla vittoria del Vietnam attraverso tre imperialismi successivi. Proviene da ogni luogo vi siano popoli che respingono l'oppressione, lo sfruttamento e la miseria.
Sopra tutte queste correnti svetta alta una bandiera, la nostra bandiera comune, rossa, con un'incrollabile falce e martello.
Queste correnti stanno trovando la loro strada.
Abbiamo subito una grave sconfitta nella controrivoluzione dell'Europa dell'Est, ora, stiamo riorganizzando le nostre fila. Non siamo alla fine di questo processo: le differenze rimangono tra noi su diverse questioni, nuovi problemi possono sorgere, e, soprattutto, il nemico di classe è determinato, sa che il suo sistema è al palo; noi sappiamo che lotteremo fino alla fine.
Una cosa è certa: nel corso degli anni, abbiamo rafforzato i legami tra noi e abbiamo rafforzato i nostri legami con le masse. Una corrente della classe operaia internazionale, dei popoli di tutti i paesi e tutti i continenti; una corrente tra organizzazioni genuinamente comuniste, di vigoroso leninismo.
Facciamo che questi potenti flussi si uniscano e allora nessuna forza per quanto potente potrà fermare la gloriosa marcia dell'umanità verso il suo futuro.
Lavoriamo per questo, compagni!
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