www.resistenze.org - pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 07-12-11 - n. 388

da PCPE - http://www.pcpe.es/estado/item/955-diario-la-cámara-entrevista-a-carmelo-suárez.html
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Intervista a Carmelo Suárez, Segretario generale del PCPE
 
02/12/2011
 
Diario La Cámara [media informativo spagnolo], per lo speciale "Interviste post-elettorali", incontra Carmelo Suárez (Segretario Generale del PCPE). Architetto, politico e sindacalista, originario delle Isole Canarie oltre che Segretario generale di questo partito è fondatore della Fondazione Operaia di Ricerca e Cultura. Il PCPE si è presentato alle elezioni politiche del 2011 con lo slogan: "Tutto per la classe operaia"
 
Come a tutti i nostri intervistati le poniamo la domanda obbligata in questo momento: come valuta l'attuale situazione del paese dopo le elezioni?
 
La situazione non è cambiata e si aggravano le manifestazioni della crisi strutturale del capitalismo nella nostra zona. Stiamo assistendo all'invio, da parte del centro europeo di Berlino, di chiari messaggi che tracciano la linea politica ed esigono, rispetto alle difficoltà crescenti, la sua più energica attuazione; mentre anche il capitale finanziario lancia messaggi diretti a Rajoy [presidente del PP e attuale premier], chiedendo un'azione politica assolutamente subordinata ai suoi interessi.
 
L'avvio del processo decisionale, in ambito autonomo, sull'immediata applicazione dei tagli segna una linea d'azione. Ora l'oligarchia si sente un po' più sollevata da un governo fresco e approfitterà della situazione per prendere l'iniziativa con forti misure di aggiustamento contro la classe operaia e i settori popolari. La credibilità di questo governo - l'oligarchia lo sa - è a breve termine, quindi la sua azione sarà molto autoritaria e inflessibile, adottando misure fortemente impopolari, che essi cercheranno di vendere come un atto di responsabilità dinanzi alla gravità della situazione.
 
Il cambio di governo le pare positivo?
 
Il cambio di governo non risolve nessuno dei problemi del paese o della crisi. La svolta elettorale aveva come unico scopo quello di sostituire un governo altamente deteriorato e messo fortemente in discussione, con un nuovo governo che ha un minimo margine di azione. Coloro che hanno dato il loro voto a quest'alternativa di governo che è stata venduta come un cambiamento, non impiegheranno molti mesi per essere delusi, giacché le misure sono dirette contro i soliti e, nonostante le promesse, la situazione del popolo non migliora. Dopo un periodo iniziale di attesa si daranno migliori condizioni per la mobilitazione sociale e politica, suggerendo una alternativa strutturale alla crisi del capitalismo. La strada verso la rivoluzione sociale apparirà più chiaramente e l'inizio di tale percorso può essere quello di generalizzare la proposta del ritiro dall'UE e dall'euro. Questo sarà compreso molto facilmente da importanti settori della maggioranza della società.
 
Quali sono le politiche che applicherebbe il suo partito nell'immediato?
 
Le potremmo riassumere nello slogan della nostra campagna elettorale "Tutto per la classe operaia" e si sostanzierebbero nella cancellazione immediata di tutte le controriforme del lavoro e nella nazionalizzazione del settore bancario e finanziario, delle telecomunicazioni, dell'energia e del trasporto aereo, marittimo e ferroviario. Allo stesso tempo, è essenziale avviare il processo di uscita dall'euro e dall'Unione europea, così come il ritiro immediato di tutte le truppe impegnate nei contesti internazionali e comunicare a NATO e USA il nostro abbandono dell'alleanza atlantica e la chiusura delle basi statunitensi in territorio spagnolo. Per quanto riguarda i diritti fondamentali, si adotterebbero misure di garanzie statali per l'occupazione, la casa, la salute, la cultura e l'istruzione. Infine, avvieremmo un processo costituente socialista che, lasciando il futuro della Spagna nelle mani della nuova classe al potere (la classe operaia), proclamerebbe immediatamente la Repubblica ed esproprierebbe tutte le proprietà dell'aristocrazia e oligarchia finanziaria, a partire dalla famiglia dei Borbone.
 
In che modo creereste posti di lavoro?
 
Anche in questo caso lo slogan della campagna servirebbe da guida alle nostre azioni. In Spagna abbondano gli sfruttatori piuttosto che i lavoratori e le lavoratrici, quindi la prima cosa sarebbe quella di decretare le 35 ore settimanali e la quinta settimana di ferie. Si dovrebbero socializzare tutte le aziende il cui padrone non consenta il controllo operaio della produzione e dell'amministrazione. La classe operaia, come una nuova classe al potere, sarà garante del lavoro per tutti i lavoratori che, indipendentemente dal loro luogo di nascita, vivono in Spagna. Lo sviluppo di un piano strategico per la sovranità alimentare ed energetica che implicherebbe una riforma agraria e un programma di autosufficienza energetica fungerà, insieme ai servizi sociali e sanitari, da nuova nicchia per la creazione di posti di lavoro in questa nuova nazione, che si conformerà al volere dei lavoratori e lavoratrici dei popoli e nazioni di Spagna deciso tramite l'esercizio del diritto di autodeterminazione di tutte le nazioni che attualmente compongono lo Stato spagnolo.
 
Quali crede siano i punti di forza e quelli di debolezza della Spagna?
 
Se intende punti di forza e debolezza che consentano di uscire dalla crisi capitalistica mantenendo il sistema capitalista, non sono io che devo rispondere. Capisco che questa è una domanda che si pongono le categorie economiche o sociali dominanti. Non ci interessano i punti deboli o di forza per un successo spagnolo nel superamento della crisi strutturale del capitalismo con il mantenimento o rafforzamento del sistema capitalista. Quello che posso dirle è che in questo momento la classe operaia e i settori popolari del nostro paese sono in una situazione molto grave a causa delle politiche di aggiustamento attuate dal governo PSOE, e che saranno proseguite e approfondite dal futuro governo PP. Lo sviluppo attuale della crisi sta facendo in modo che si levino voci dai settori padronali per una flessibilità totale dei rapporti di lavoro, la libertà di licenziare, un modello unico di contratto lavorativo, incluso il salario minimo d'importo più basso per i lavoratori più giovani. Questo è intollerabile e dimostra la volontà dei rappresentanti del capitale di provare a superare la crisi e la caduta del saggio di profitto attraverso il maggiore sfruttamento della classe operaia. In questo stato di cose non si può parlare di punti di forza e di debolezza "generali", dal momento che gli obiettivi dello sfruttatore e dello sfruttato non sono né possono essere gli stessi. Come possono avere gli stessi interessi il giovane neodiplomato o laureato precario e con un salario misero e il padrone che beneficia economicamente di questa situazione? Il punto debole più grande della Spagna oggi è che il potere sta in mano ai veri rappresentanti degli interessi dell'oligarchia. La più grande forza, una classe operaia che inizia a svegliarsi e a mobilitarsi contro i continui attacchi dell'oligarchia, e che inizia a capire che fino a quando durerà questo sistema non ci sarà alcuna possibilità per una vita dignitosa.
 
Crede che ci sia stato un certo periodo della storia spagnola, o meglio mondiale, verso cui dovremmo orientarci?
 
Anche se nella storia ci sono stati alcuni esempi di società in cui erano gli interessi della maggioranza a dominare, in cui i bisogni fondamentali erano soddisfatti e che non conoscevano disoccupazione né fame, penso per esempio all'Unione Sovietica, i comunisti e le comuniste del PCPE non lottano per far tornare indietro la storia. Ciò è estraneo alla nostra idea della realtà, ad una concezione materialista dello sviluppo della società. Abbiamo appreso tantissimo dai processi di edificazione socialista sviluppatisi in Europa centrale e orientale nel XX secolo, così come quelli che oggi sono in corso a Cuba o in Corea, e saremo in grado di applicare queste esperienze alla nostra lotta quotidiana nel presente. Allo stesso tempo, impariamo dalle esperienze del movimento comunista internazionale, dalle lotte e dalle sfide affrontate dai nostri compagni in altri paesi. Tutto questo ci è molto utile per i compiti che come comunisti spagnoli oggi abbiamo davanti, ovvero farla finita con un sistema economico-sociale, quello capitalista, che si sta dimostrando nella pratica un concreto pericolo per l'esistenza stessa dell'umanità.
 
In un momento di capitalismo selvaggio come quello in cui viviamo, e verso il quale comincia anche ad esserci una certa accettazione o rassegnazione, come cambiereste il sistema?
 
Di sicuro non credo che ci sia un'accettazione popolare generalizzata delle misure barbare che i diversi governi dell'oligarchia impongono alla classe operaia e ai settori popolari, sotto dettatura dei monopoli e delle compagnie transnazionali. Penso piuttosto che quanto sta accadendo sia una situazione che in psicologia si chiama "sindrome da impotenza appresa o disperazione indotta". Questa è una condizione psicologica in cui un soggetto impara a credere di essere impotente, di non avere alcun controllo della situazione in cui si trova e nell'inutilità di tutto ciò che fa. Per questo motivo l'elemento di lotta ideologica con gli obiettivi dell'alienazione e disattivazione delle potenzialità di lotta del popolo lavoratore sta al primo punto nell'ordine del giorno del nostro nemico di classe, tramite l'utilizzo dei mass media e dello stesso sistema educativo. Nell'attuale crisi strutturale del capitalismo, mentre si sviluppa un processo di distruzione delle forze produttive, esso, nel disperato tentativo di recuperare il saggio di profitto, non ha altra scelta che dare una nuova stretta allo sfruttamento della forza lavoro. Questo avviene insieme allo sviluppo di un processo di rapina e di controllo delle materie prime attraverso operazioni militari in tutto il mondo che si manifesta ogni giorno di più nel ricorso alla guerra per risolvere le controversie intorno alle aree d'influenza delle diverse potenze. Come si può vedere, in questa terza fase della crisi generale del sistema capitalista si hanno le stesse condizioni che nelle prime due, e come elemento comune la barbarie in cui l'umanità è stata condotta. Ma ci sono due differenti condizioni che fanno presagire come molto più delicata la situazione che abbiamo di fronte: da un lato non c'è più un blocco socialista di paesi con grande potenziale militare deterrente e dall'altro non esistono più mercati vergini in cui possa continuare a prosperare un sempre più insaziabile sistema capitalistico di produzione. Non esagero dicendo che oggi corriamo il rischio di estinzione come specie se non saremo in grado di gettare il capitalismo nella pattumiera della storia. Detto questo, l'unica alternativa può soltanto essere il socialismo come fase che precede una società comunista, cosa che ovviamente non cadrà dal cielo. Noi marxisti-leninisti, sappiamo che la rivoluzione è l'unica forma di cambiamento reale del sistema e che senza una situazione rivoluzionaria è impossibile la rivoluzione, ma siamo anche consapevoli che non tutte le situazioni rivoluzionarie portano necessariamente ad una rivoluzione.
 
Analizzando la situazione attuale possiamo dire che esiste o non è lontano dal concretizzarsi, l'insieme dei cambiamenti oggettivi che Lenin chiamava situazione rivoluzionaria: l'incapacità delle classi dominanti di mantenere immutabilmente il loro dominio, un peggioramento fuori del comune della miseria e delle sofferenze delle classi oppresse e una notevole intensificazione dell'attività delle masse. Ma affinché questi cambiamenti oggettivi possano effettivamente portare ad una rivoluzione, è necessario aggiungere un cambiamento soggettivo, ovvero la capacità della classe rivoluzionaria di sviluppare azioni rivoluzionarie di massa abbastanza forti da rovesciare il governo. Ed è qui che risulta indispensabile un Partito comunista, come avanguardia della classe operaia e sua effettiva direzione.
 
Vede attualmente un modello da seguire in altri paesi?
 
Il momento storico attuale è quello della transizione dal capitalismo al socialismo-comunismo e questo è possibile solo attraverso lo sviluppo di rivoluzioni socialiste nei contesti statuali di lotta di classe e sotto le loro condizioni. Tutto questo tenendo presente che quello che definisce il socialismo è la forma di produzione e il controllo del potere da parte della classe operaia in alleanza con il resto delle classi lavoratrici. Dopo la vittoria della controrivoluzione nei paesi dell'Europa orientale che stavano costruendo il socialismo, sono stati pochissimi nel mondo i paesi che hanno resistito alla pressione e mantenuto in misura maggiore o minore sistemi che possiamo ampiamente chiamare socialisti. Alcuni di loro con progetti di economie miste, questione che sarebbe troppo estesa da discutere qui. Il modello non è, quindi, un paese o un determinato numero di paesi. Il modello è l'attuazione mediante il potere operaio delle misure che conducono alla completa eliminazione delle forme di produzione dello sfruttamento capitalista. Generando tutto un sistema di pianificazione della produzione fondata su criteri di soddisfazione dei bisogni materiali e spirituali della popolazione, e non sulla creazione di merci destinate a realizzare nel mercato il plusvalore generato nella produzione.
 
Scenderebbe a patti con qualche partito del panorama politico attuale per ottenere insieme degli obiettivi? Con chi invece non lo farebbe mai?
 
Un patto contro-natura per la ripartizione di briciole o poltrone con chi rappresenta il nemico della classe operaia è completamente estraneo ai nostri progetti.
 
Per quanto riguarda la cosiddetta sinistra, capiamo che è giunto il momento di indicare chiaramente la separazione tra coloro che credono nella possibilità di riformare l'Unione europea e il sistema capitalista e prospettano un impossibile ritorno allo Stato del benessere (che, incidentalmente anche nei suoi momenti migliori, è stato di malessere e miseria per la stragrande maggioranza dell'umanità), e quelli che sostengono che qualsiasi riforma del sistema capitalista e della sua gestione politica porterà ad un futuro peggiore, significherà maggiore perdita di diritti per la nostra classe, più miseria, più persecuzione delle organizzazioni operaie e più guerre imperialiste. L'UE non è riformabile perché non è un'alleanza di popoli ma di oligarchie, per sfruttare i popoli e affogare nel sangue quelli che resistono. Il capitalismo non è riformabile perché si basa sulla ricerca del massimo profitto privato di pochi e non sul soddisfacimento dei bisogni sociali, ma anche perché, a causa delle sue stesse contraddizioni, si dirige a grande velocità verso il suo declino storico definitivo. Viviamo in un'epoca di transizione dal capitalismo al socialismo.
 
Ogni partito politico che non includa nel suo progetto il superamento di questo sistema vecchio e decrepito in crisi strutturale, che nella sua agonia aggredisce selvaggiamente la nostra classe e i nostri popoli, ha poco in comune con la nostra proposta. Né nei nostri principi, né nella nostra strategia, né nel momento storico, c'è la minima possibilità di un patto politico o sociale con il nemico di classe. Non abbiamo obiettivi comuni con i partiti della borghesia.
 
Il patto che proponiamo è la più ampia alleanza della classe operaia con il resto dei settori popolari per costruire il Fronte Operaio e Popolare, che raccogliendo tutte le giuste rivendicazioni e lotte delle masse, della classe operaia, delle donne, della gioventù, dei piccoli contadini e dei lavoratori autonomi, le faccia confluire nella lotta generale per il rovesciamento del sistema capitalista e per il socialismo.
 
Può dirci come ritiene debbano essere gestiti tre settori importanti come istruzione, sanità e cultura?
 
La cancellazione delle tessere sanitarie in Galizia ai disoccupati di lunga durata e la privatizzazione a tappe forzate del sistema di sanità pubblica, l'attacco all'istruzione pubblica dei governi borghesi della destra e della socialdemocrazia liberale, sono buoni esempi di come non devono essere gestiti i servizi sociali di prima necessità che la borghesia, nella sua affannata corsa al recupero del saggio di profitto e per uscire dalla crisi a spese dei lavoratori, converte in merci e in aree di accumulazione di ricchezza per i capitalisti.
 
Istruzione e sanità pubblica, gratuita, universale e di qualità sono diritti storici conquistati in dure lotte operaie e popolari e sono anche diritti pagati con i salari dei lavoratori.
 
Storicamente i primi a realizzare quest'aspirazione universale ad un'assistenza sanitaria, istruzione e sviluppo culturale e tecnico-scientifico ampiamente e durevolmente estesi e completamente al servizio dei popoli e dei loro bisogni, furono gli Stati socialisti nel XX secolo. In risposta a questa sfida, il campo capitalista è stato costretto a ridistribuire una parte del plusvalore sottratto alla classe operaia, tra le altre cose anche sotto forma di assistenza sanitaria e istruzione. Mentre ciò è stato possibile durante le fasi espansive del capitalismo, oggi che sono finite le vacche grasse, il sistema per sopravvivere alla sua crisi strutturale si vede costretto mettere mano ai nostri servizi pubblici, così come ai nostri salari e pensioni.
 
È antistorico e illusorio un ritorno alla situazione precedente. La speranza di conquistare servizi pubblici di qualità e soddisfare le nostre necessità più immediate è oggi indissolubilmente legata alla prospettiva di superamento rivoluzionario del capitalismo.
 
Solo un Potere operaio e popolare potrà ristabilire i nostri diritti e far fiorire una cultura degna di questo nome, al servizio del popolo e liberata dalla schiavitù dei lenoni della scienza, della tecnica e dell'arte.
 
Infine, quale strada seguirà ora il PCPE?
 
Il PCPE ha davanti un periodo di intensificazione della lotta di massa, di duro lavoro per l'unità del movimento operaio e per la mobilitazione sociale sostenuta contro le politiche che cercheranno di attuare il nuovo governo dell'oligarchia. In uno scenario in cui la previsione di cinque milioni e mezzo di disoccupati entro la fine del 2012 è abbastanza probabile, e dove coloro che da tempo non lavorano sono in una situazione ogni giorno più disperata, la politica e il programma del Partito metteranno radici e con queste otterranno la mobilitazione delle masse. Poiché non avanziamo alcuna proposta all'interno di questo sistema, vogliamo invece portare avanti la messa in questione generalizzata di questo sistema. Insieme con altri Partiti comunisti in Europa, continueremo a coordinare le azioni per costruire un ampio movimento sociale che metta in discussione il dominio politico dell'UE, e del blocco di potere oligarchico che lo supporta. La prossima fase sarà di importanti avanzamenti del movimento operaio e del progetto di emancipazione dei Partiti comunisti in azione coordinata.
 
Tratto da http://diariolacamara.blogspot.com/2011/12/entrevistas-postelectorales-la-camara.html
 
 

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