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- pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 12-01-12 - n. 392
da www.pcpe.es/internacional/item/977-intervenci%C3%B3n-del-pcpe-en-el-13-encuentro-internacional-de-partidos-comunistas-y-obreros.html
13° IMCWP - Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai - Atene 9-11/12/2011
Contributo del Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE)
Intervento di Carmelo Suárez
Cari compagni:
Il PCPE ha sempre considerato il progresso del coordinamento internazionale del movimento rivoluzionario come un elemento essenziale del proprio progetto politico. Quindi per noi è molto importante la partecipazione a questo 13° Incontro internazionale. Consideriamo azzeccato il titolo scelto per quest'occasione, perché sicuramente il socialismo è il futuro, l'unico futuro che possa garantire la dignità di tutta la classe operaia e dei settori popolari nel mondo.
Riteniamo che sia fondamentale conseguire accordi e progressi concreti in questo 13° Incontro internazionale, in quanto la situazione che abbiamo di fronte è veramente grave.
Sono passati 20 anni dal trionfo della controrivoluzione in Unione Sovietica e nell'insieme del blocco socialista europeo e oggi assistiamo al fatto che il sistema capitalista, il quale si credeva invincibile, attraversa una crisi brutale che è il risultato delle dinamiche interne e delle proprie leggi di sviluppo. La crisi generale del capitalismo non è scomparsa con la scomparsa del campo socialista, ma si è aggravata e minaccia seriamente la sopravvivenza stessa dell'umanità.
I partiti che provengono dai paesi membri dell'Unione europea, si trovano ad affrontare una sfida di grande importanza: l'illusione generata negli anni fra i lavoratori dei nostri paesi, basata su di un capitalismo dal volto umano, ipocritamente chiamato "welfare state" e che si sta sgretolando sotto la pressione esercitata dai capitalisti che cercano di difendere il saggio di profitto. Questo "welfare state", che si è basato sulle organizzazioni socialdemocratiche per convincere la classe operaia di non avere bisogno di prendere il potere, che è servito da freno alle aspirazioni rivoluzionarie dopo la vittoria contro il nazi-fascismo, che non ha mai concepito una negazione del modello capitalista e mai abbandonato i criteri di sviluppo e accumulazione capitalistica, non ha rappresentato altro che una forma raffinata di dittatura del capitale. Oggi, che la crisi spinge i capitalisti e li rende consapevoli del fatto che l'auto-limitazione concordata con i socialdemocratici non è utile per riprendere il ciclo della riproduzione allargata del capitale, avanzano rapidamente verso un modello più grintoso e più violento, mettendo in dubbio anche molti meccanismi della democrazia formale borghese.
La domanda che poniamo è: qual è il compito dei comunisti in questa situazione? Dobbiamo condurre la lotta per recuperare un modello obsoleto, come lo stato sociale, senza mettere in discussione le fondamenta stesse del capitalismo e raccontare alla classe operaia ed ai settori popolari che quello che noi proponiamo è una migliore gestione del capitalismo? Oppure, abbiamo intenzione di condurre la lotta per il rovesciamento del capitalismo morente, dicendo alla classe operaia ed ai settori popolari che non possono avere una vita dignitosa sotto il capitalismo, poiché è il capitalismo come sistema ad aver causato la crisi e l'impoverimento di grandi masse di lavoratori e che lo continuerà a fare? In altre parole, la domanda che ci poniamo è: gestiamo la dittatura del capitale o vogliamo esercitare la dittatura del proletariato?
Dalla risposta che diamo a questa domanda dipende la nostra credibilità come organizzazioni rivoluzionarie con le masse, non solo nel nostro paese ma in tutto il mondo. Non è quindi un argomento che deve essere discusso in un ambito regionale di lotta piuttosto che in un altro, ma è un dibattito che interessa l'intero Movimento comunista internazionale nel suo insieme, perché la strategia dei Partiti comunisti e operai deve essere coordinata, consensuale, ma diretta in senso rivoluzionario e non può perdere di vista il compito storico della classe operaia, ovvero la costruzione del socialismo-comunismo. Quelli che come noi caratterizzano l'attuale epoca come la transizione dal capitalismo al socialismo, non hanno alcun dubbio su quale sia il nostro compito.
Questa è la tribuna da cui si dovrebbero evidenziare e ricordare queste importanti questioni. I partiti e le organizzazioni che sono qui sono comunisti, non qualcos'altro. Come partiti comunisti rappresentiamo ed organizziamo un settore specifico e maggioritario della società, la classe operaia. Dobbiamo cercare alleanze con altri settori sociali, ma non abbiamo mai perdere di vista la nostra natura, né la natura di classe della società e dello Stato. Non dobbiamo mai perdere di vista questa realtà o tentare di camuffarla ricorrendo a vecchie posizioni ideologiche che tanto danno hanno arrecato al nostro movimento e alla classe operaia internazionale.
Compagni, la nostra lotta è una lotta politica, ma anche ideologica. Le situazioni di relativa debolezza che patiamo di fronte agli attacchi del capitalismo in tutte le sfere non possono farci dubitare degli elementi essenziali che compongono il partito della rivoluzione, né dei nostri obiettivi da perseguire come comunisti.
L'America Latina, che per molti anni ha subito saccheggi e ruberie da parte delle potenze imperialiste dell'Unione europea e degli Stati Uniti sono ora in una situazione molto diversa dall'Europa: i processi popolari avanzano e i partiti comunisti si rafforzano, ma c'è una forte confusione ideologica indotta da gruppi che non vogliono che la classe operaia prenda il potere, che il processo avanzi sino a porre fine alla contraddizione principale, che resta quella tra capitale e lavoro. Con umiltà e sostegno ai processi di liberazione in America, chiediamo ai partiti fratelli presenti e assenti di non allentare la battaglia ideologica affinché non siano catturati da visioni ideologiche aliene, di mantenere in questi processi il loro profilo autonomo in modo che, all'esplodere delle contraddizioni, la classe operaia e il suo partito comunista possano compiere il passo finale verso la conquista del potere.
Il sistema imperialista è il nemico di tutti i popoli. Il sistema imperialista non è solo rappresentato dagli Stati Uniti, ma anche da altre strutture come l'UE, la NATO, la Banca mondiale o il Fondo monetario internazionale. La nostra lotta non è contro l'imperialismo in astratto, ma contro i suoi meccanismi e strumenti. Il caso della Libia o gli eventi in corso in Siria, stanno mostrando che alcune organizzazioni comuniste, sistematicamente, non analizzano la natura e il modus operandi delle potenze imperialiste. Ci sono momenti in cui non si può prendere una posizione intermedia, poiché questa posizione intermedia non dimostra l'autonomia del partito della classe operaia, ma, al contrario, mostra la paura di contraddire apertamente la posizione ideologica dominante, vale a dire quella della classe dominate. La guerra è parte integrante della strategia di dominazione dell'imperialismo mondiale. La lotta contro la guerra imperialista richiede l'azione coordinata delle masse di tutto il Movimento comunista internazionale.
Compagni, abbiamo davanti a noi un'opportunità storica di sfruttare la crisi strutturale del capitalismo per mostrare alla classe operaia e ampi settori della società i limiti storici del capitalismo. Si tratta di un compito di grande responsabilità e importanza, che c'impone di essere quanto più coordinati è possibile, ma anche più ideologicamente uniti, sulla base del marxismo-leninismo. Il PCPE è disposto a prendere le misure necessarie per muoversi verso tale unità.
Sviluppare azioni coordinate a livello mondiale e/o regionale per il Movimento comunista internazionale è una priorità, e ci muoviamo in quella direzione. Azioni coordinate contro la guerra imperialista, per l'uscita dall'Unione europea, contro gli attacchi alla classe operaia da parte dei governi borghesi che approvano una riforma del lavoro dopo l'altra. Tutte queste azioni devono essere risolte sotto la direzione dei comunisti e verso la rivoluzione socialista.
Iniziamo a creare strutture organizzative per permettano questo intervento nella realtà immediata dello sviluppo della lotta di classe internazionale.
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