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- pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 22-01-12 - n. 393
13° IMCWP - Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai - Atene 9-11/12/2011
Contributo del Partito Comunista del Messico (PCM)
Il socialismo è il futuro.
Per la rottura e il rovesciamento del capitalismo, senza fasi intermedie, tutto il potere alla classe lavoratrice e al socialismo-comunismo.
Presentato dal compagno Pavel Blanco Cabrera
Compagni!
Esprimiamo la nostra gratitudine, in nome del Comitato Centrale del Partito Comunista del Messico, al Comitato Centrale del Partito Comunista di Grecia, per l'impegno nel creare le condizioni per il 13° Incontro Internazionale, per l'iniziativa di convocare questi incontri, per l'importante lotta operaia e popolare che si combatte qui in Grecia negli ultimi tempi, di cui è il cervello e l'avanguardia, e, soprattutto, per contribuire alla riorganizzazione del movimento comunista internazionale, la forza che può generare l'alternativa di cui ha bisogno l'umanità.
Nel ventesimo anniversario della vittoria temporanea della controrivoluzione in URSS e nel campo socialista, è possibile e necessario un bilancio.
Dal punto di vista storico, nessun modo di produzione è stato imposto sul precedente linearmente e senza battute d'arresto temporanee, la concezione materialistica della storia illustra lo zig-zag, le vicissitudini, la lotta tra chi agonizza e ciò che emerge, la dialettica della rivoluzione e controrivoluzione. Lo stesso regime borghese ha fallito nei suoi tentativi contro la reazione feudale e ha incontrato numerose sconfitte che hanno portato a diversi secoli prima del suo consolidamento.
L'ondata rivoluzionaria del 1848, la Comune di Parigi nel 1871, il ciclo d'assalti rivoluzionari iniziato con la presa del potere da parte del proletariato in Russia nel mese d'ottobre 1917, fanno parte della transizione dal capitalismo al socialismo-comunismo. Il trionfo temporaneo della controrivoluzione in quest'ultimo caso non ha annullato il carattere di questo periodo.
Nessuna classe dominante ha volontariamente lasciato il potere, e finché vi sono le condizioni per la sua esistenza e la riproduzione, la possibilità della riconquista è latente. La lotta tra sfruttatori e sfruttati, a prescindere dalla natura di classe dello Stato, si svilupperà fino a che saranno definitivamente estinte le basi economiche dell'appropriazione privata.
Nella frenesia della controrivoluzione, il capitale si è ideologicamente impegnato nel cercare di presentare la temporanea sconfitta del socialismo, come permanente, come l'impraticabilità dell'emancipazione, l'impossibilità di risolvere lo sfruttamento del lavoro salariato. Con la sua tesi "della fine della storia e delle ideologie" ha puntato a mettere una camicia di forza sulla lotta di classe, dichiarando la morte del marxismo-leninismo, alla ricerca di una protezione contro la necessità della rivoluzione sociale. Non esiste precedente, di una così feroce campagna ideologica come quella fatta negli anni '90 contro la filosofia, la concezione del mondo, la politica, l'organizzazione, e in generale contro tutte le posizioni della classe operaia.
Dalle piccole cose si promuoveva la fallacità degli uomini, così non era il carattere di classe della società il problema da risolvere, ma che ogni sistema poteva esser buono o cattivo, dipendeva strettamente dalla capacità o incapacità dei governanti; "né il capitalismo né il socialismo sono negativi di per sé", si diceva, ma è la corruttibilità degli uomini che li porta al fallimento. Allo stesso modo si è sostenuto che l'assenza di libertà di mercato ha soffocato l'uomo che finalmente è emerso dall'autoritarismo. La contro-rivoluzione ha presentato come manifestazioni spontanee quelle che sono state promosse e appoggiate dall'alleanza reazionaria dell'imperialismo con le forze religiose e fasciste. Comunque il nucleo centrale dell'attacco si è concentrato contro la teoria di Marx, Engels e Lenin, contro i partiti comunisti e contro la storia e il movimento operaio comunista. La prova principale consisteva sia nel cosiddetto fallimento del socialismo, che nel potenziale del capitalismo.
Hanno promesso un mondo di pace e di progresso, un nuovo ordine mondiale. Ora la classe operaia e i popoli conoscono cosa significa. Le guerre, da Panama all'Iraq, dalla Somalia alla Jugoslavia, un'onda inarrestabile d'interventi militari in favore degli interessi dei monopoli, una divisione semplice e sfrontata delle sfere d'influenza, dei mercati. La momentanea battuta d'arresto nella costruzione del socialismo non è stata un'esclusiva sconfitta del movimento comunista e operaio, ma di tutti i popoli, una tragedia per l'umanità.
L'equilibrio internazionale, a favore dei popoli, nell'ambito della decolonizzazione dell'Asia e dell'Africa, il diritto internazionale ottenuto con i rapporti di forza dell'URSS e del campo socialista nella seconda guerra mondiale, ha lasciato il posto all'Onu che sostiene gli interessi dei monopoli contro i diritti dei popoi. La contro-rivoluzione ha piegato il diritto internazionale, modificato i rapporti di forza a favore degli interessi del capitale.
L'imperialismo e le guerre che sono conseguenti mettono la pace in una condizione di instabilità permanente, si commettono crimini contro l'umanità, con i bombardamenti della NATO e degli USA, nell'ambito dell'escalation di aggressione contro i popoli del Medio Oriente, America Latina e Africa. L'uso del terrorismo come pretesto per un intervento contro le nazioni che non si sottomettono. Hanno promesso la pace, ma c'è solo barbarie.
La controrivoluzione ha avuto anche l'obiettivo di attaccare i diritti sindacali, del lavoro e sociali conquistati sotto l'avanzata del socialismo, quando il capitale è stato costretto a adottare lo "stato sociale" per contenere le possibilità rivoluzionarie. E' una realtà che la controrivoluzione si valuti non solo per gli effetti negativi sull'edificazione del socialismo e sui partiti comunisti, ma anche per l'influsso sull'intero movimento operaio internazionale e su tutti i popoli del mondo.
Il capitale ha utilizzato l'impulso dato dalla controrivoluzione per avanzare le sue posizioni il più possibile. Nuovi mercati sono stati aperti e i popoli esposti al saccheggio selvaggio, mentre la classe operaia, disarmata del suo partito nella maggior parte del mondo, ha subito un grado di sfruttamento che cresce a ritmi vertiginosi. Non è difficile immaginare come ciò abbia significato ingenti flussi di capitali, con l'accumulazione che è andata direttamente a rafforzare la tendenza alla concentrazione e alla centralizzazione dei gruppi monopolistici. Il capitale imperialista, già pieno di contraddizioni, ha ben presto esaurito lo slancio in questi nuovi mercati e ha dovuto individuare misure barbare per conservarsi in mezzo alla crisi. Ed ecco che qui il suo trionfo ha portato avanti il più velocemente possibile le condizioni per il suo rovesciamento. Come una persona che sta annegando nel mare, nella disperazione apre la bocca solo per ingerire ancora più acqua.
La natura temporanea della controrivoluzione è determinata dalle leggi oggettive del capitalismo, la contraddizione tra produzione sociale e l'appropriazione privata, dallo stesso ciclo del capitale, con la crisi che ha un carattere insormontabile, ma anche dalla resistenza della classe popolare, per l'azione delle forze rivoluzionarie e l'attività del movimento comunista.
La crisi di sovrapproduzione e sovra-accumulazione degli ultimi anni, ha avuto un profondo impatto sul capitale. Per salvare le banche e le industrie in fallimento sono state utilizzate risorse pubbliche, scaricando in modo aggressivo i costi sui lavoratori: disoccupazione, riduzione dei salari, aumento dell'età pensionabile, aumento delle ore di lavoro e altre misure contro il lavoro a favore dei monopoli.
La crisi mostra la contraddizione capitale/lavoro come l'antagonismo sopra il quale si concentra la possibilità di un'alternativa. Il conflitto socio-classista ha il suo centro nella produzione capitalistica, nei luoghi di lavoro, dove le classi si scontrano e dove la strategia dei comunisti deve essere chiarita.
Ci sono esempi di lotte di contrattacco, come l'ondata di scioperi generali e settoriali in Grecia guidati dal PAME, attraverso l'intervento di altre forze con orientamento di classe. L'opinione del Partito Comunista del Messico è che questo dovrebbe essere il percorso comune del movimento comunista contro l'attuale crisi e che, ancora una volta, il nostro impegno comune per coordinare le azioni si mostra in ritardo. La chiamata dall'Acropoli alla rivolta dei popoli dovrebbe avere una risposta favorevole. Siamo noi, i partiti comunisti, l'avanguardia, i responsabili nel dare eco alla chiamata dell'Acropoli e organizzare la risposta. E' possibile e accade, che la classe operaia e i suoi alleati si levino spontaneamente contro gli aspetti del dominio borghese e contro le sue misure. Ma non è possibile, poiché supera i limiti del movimento spontaneo, rovesciare la borghesia e realizzare la transizione al socialismo-comunismo. Su questo dobbiamo essere chiari, senza una posizione comune a riguardo, non è possibile parlare né in questo momento né in un altro di una strategia comunista mondiale contro i nostri oppressori.
I partiti comunisti e operai hanno tra le caratteristiche il carattere di classe. Questa è la nostra ragion d'essere. Nei periodi di crisi, le nostre responsabilità crescono perché sono la cornice di cambiamenti rivoluzionari se una serie di prerequisiti vengono soddisfatti. L'organizzazione di un forte movimento operaio e sindacale di chiara definizione classista è un dovere elementare fondamentale, un compito da affrontare insieme, conquistando ogni luogo di lavoro. Siamo convinti che dobbiamo sostenere le iniziative emerse nell'ultimo Congresso della FSM. Ma riteniamo anche che i nostri partiti debbano affrontare, in maniera più specifica, tale questione a livello regionale e internazionale.
Con la crisi del capitalismo sta crescendo tra i lavoratori e la classe media la discussione sull'uscita, sul percorso. La verità è che nella classe media prevalgono le posizioni piccolo-borghesi, che cercano solo riforme d'abbellimento ai meccanismi di gestione, ma che non portano alla soppressione del capitalismo e sono la piattaforma per attaccare le posizioni di classe che cercano un cambiamento radicale. Questo è il caso del cosiddetto movimento "occupazione delle piazze" (indignados). In questo confronto noi siamo con coloro che sostengono la rottura radicale, per il rovesciamento del potere monopolistico attraverso l'alleanza anti-capitalista, anti-monopolista e antimperialista.
Per i comunisti, questo è il problema oggi, è fondamentale collegare l'attuale lotta contro il capitale con la lotta per il socialismo-comunismo ed è per questo che è essenziale trarre come conclusione la costruzione del socialismo e il potere dei lavoratori.
Per noi oggi è chiaro che dobbiamo difendere l'esperienza della costruzione del socialismo in URSS come una dimostrazione tangibile della superiorità del socialismo sul capitalismo, giacché le ricerche hanno stabilito che la classe operaia e le nazioni in precedenza oppresse avevano raggiunto un migliore tenore di vita, dal punto di vista economico, nella cultura, nel diritto alla casa, alla salute, all'istruzione, nei diritti politici per le donne, le minoranze etniche, i bambini e i giovani.
Le lezioni della costruzione socialista ci mostrano l'importanza del potere operaio, della dittatura del proletariato, l'espropriazione di tutti i monopoli e dei mezzi di produzione concentrati, così come la socializzazione, la pianificazione economica centrale. Quando uno di questi elementi manca, è impossibile parlare della nuova società.
Chiaramente, non siamo d'accordo con quelle posizioni che trovano compatibile il socialismo e il mercato, già conosciute come "socialismo di mercato" o "socialismo con mercato". La costruzione del socialismo-comunismo, dal primo momento, deve combattere i rapporti mercantili senza che essi scompaiano dal primo momento. L'esistenza di relazioni di mercato genera la borghesia e il capitale, quindi le potenzialità per la controrivoluzione di fermare le conquiste della classe operaia al potere. E' nostra opinione che sia su questa base che la momentanea battuta d'arresto dell'URSS abbia avuto luogo.
Non condividiamo l'idea che anche senza la distruzione della macchina statale borghese si possa costruire il socialismo. Solo col rovesciamento del vecchio Stato è possibile costruire il potere operaio e popolare, il nuovo Stato.
Il Partito Comunista del Messico ha adottato nel suo IV Congresso, svoltosi quasi un anno fa, la Risoluzione sul socialismo del XVIII Congresso del KKE, le cui valutazioni e conclusioni sull'esperienza della costruzione del socialismo nel XX secolo consideriamo come nostre.
Sono molte le lezioni da imparar. Sono necessarie per la strategia dei comunisti per il rovesciamento del capitalismo e la rivoluzione socialista. Contribuiscono a determinare una politica di alleanze con criteri di classe.
In America Latina, per esempio, esiste un dibattito odierno su questi temi. Noi ci chiediamo: la difesa dell'autonomia del partito comunista, la lotta per l'indipendenza di classe e l'organizzazione con la prospettiva di classe del movimento operaio e sindacale può esser considerato un atteggiamento settario? Il rifiuto di cooperare agli sforzi della borghesia nella gestione capitalista, al "ministerialismo" a tutti i costi può essere considerato un atteggiamento settario? E' per caso un dovere dei comunisti garantire la stabilità di un governo della cosiddetta "borghesia nazionale"? Fino a che punto possiamo sostenere come progressisti i governi che collaborano alla persecuzione e alla repressione del partito comunista, come quella scatenata contro FARC-EP? Siamo per la riforma o la rivoluzione? Possiamo considerare come positivi quei processi d'integrazione, dove oggettivamente le componenti economiche si basano sul capitalismo? Non è un grande attacco alla soggettività e alla capacità di mobilitazione della classe operaia e delle masse, la chiamata a difendere una gestione capitalistica di "sinistra"?
Sulla base della teoria marxista-leninista e dell'esperienza di 92 anni, da quando è iniziata nel 1919 l'attività della sezione messicana dell'Internazionale Comunista, il Partito Comunista del Messico lavora per rompere con il capitalismo e in modo che senza tappe intermedie la classe operaia possa assumere il potere per costruire il futuro, il socialismo.
Manteniamo il criterio di solidarietà contro le aggressioni egemoniche dell'imperialismo, ma non ci limitiamo all'anti-nordamericanismo, ma combattiamo ogni monopolio indipendentemente dal fatto che sia negli Stati Uniti, nell'Unione europea o anche in Messico.
La questione della rivoluzione socialista in America Latina e nel mondo non è determinata dalle peculiarità o particolarità nazionali, ma da leggi generali. Che la classe operaia conquisti l'indipendenza di classe, ideologica e politica, dalla cosiddetta "borghesia nazionale", oggi dietro l'eufemismo dei "governi progressisti" e dalla classe media, è una necessità vitale.
Compagni!
Esprimiamo la nostra solidarietà di fronte all'anti-comunismo, in tutte le sue manifestazioni, che limita o vieta l'attività dei vari partiti comunisti in Europa. L'anti-comunismo in America Latina si nasconde dietro la veste dell'"anti-terrorismo" per criminalizzare le FARC-EP, cui esprimiamo ugualmente la nostra solidarietà.
Convergiamo sul fatto che la questione dell'anticomunismo sia un tema della nostra politica come membri del Movimento comunista internazionale e che non deve limitarsi al campo della solidarietà. Coordinare una risposta globale contro qualsiasi persecuzione anti-comunista realizzata in tutto il mondo, indica al popolo il vero avversario del capitalismo. Vale a dire, non solo con una connotazione difensiva, ma legata alla nostra politica. Con risposte militanti, le campagne del nemico si trasformano in nostre campagne.
Il nostro partito saluta la lotta dei popoli arabi e del Nord Africa contro i regimi oppressivi. Attenendoci ai principi di classe, allo stesso tempo consideriamo che appartenga ai popoli il diritto di liberarsi, senza l'intervento dell'imperialismo, per questo condanniamo le aggressioni della NATO e degli Stati Uniti in Libia, così come quella che si stanno preparando contro la Siria e l'Iran.
La nostra solidarietà completa e incondizionata al PAME, il MAS, PASEVE, PASY e OGI, alle lotte della classe operaia in Grecia e naturalmente al nostro fratello Partito Comunista di Grecia.
Proletari di tutti i paesi, unitevi!
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