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- pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 03-02-12 - n. 395
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
PC di Turchia: un grande incontro ad Ankara con migliaia di partecipanti
http://int.tkp.org.tr/, mailto: int@tkp.org.tr
"Il Socialismo vincerà!"
Si è svolto ad Ankara il 29 gennaio 2012, l'incontro "Il Socialismo vincerà!" organizzato dal Partito Comunista della Turchia (TKP) con la partecipazione di circa diecimila persone. Tra gli ospiti dell'evento che hanno portato la solidarietà comunista e i loro interventi: la Segretaria Generale del Partito Comunista di Grecia, Aleka Papariga, un membro del Comitato Centrale del Partito Comunista del Portogallo, Pedro Guerreiro, e un membro del Comitato Centrale del Partito Comunista della Siria, Abdullah Khalil.
Nel corso della manifestazione sono stati protagonisti poeti e musicisti, militanti e simpatizzanti del Partito. Sono intervenuti anche alcuni membri del Comitato Centrale del TKP.
Per primo ha pronunciato il suo discorso Metin Çulhaoglu, il quale tra l'altro ha affermato che mentre il XIX secolo fu un "secolo lungo", durato dalla Rivoluzione francese del 1789 alla Grande Rivoluzione d'Ottobre in Russia, il XX secolo è stato un secolo breve, la cui fine è segnata dalla caduta del sistema socialista. Ha aggiunto che il XXI secolo, in cui sono state dichiarate la fine della storia e la vittoria assoluta del capitalismo, ha condannato il sistema capitalistico alla crisi, ai conflitti interni e alle guerre, in tal modo al fallimento. Çulhaoglu ha invitato in particolare la popolazione giovane della Turchia a fare di questo un secolo breve.
Dopo ha preso la parola Aydemir Güler per commemorare Mustafa Suphi, il primo Segretario Generale del TKP, e gli altri 14 compagni uccisi al largo di Trabzon il 29 gennaio 1921, mentre cercavano di raggiungere l'Anatolia per sostenere la guerra di liberazione. Nel suo discorso, Güler ha ricordato che il movimento comunista in Turchia è stato antimperialista e patriottico fin dalla sua nascita e la strategia che ha illuminato il percorso del Partito è stata quella del movimento comunista e della nascente classe operaia turca, che nei primi anni '20 del novecento lottava contro le mire imperialiste sulla nazione. Inoltre, ha sottolineato che Suphi e i suoi compagni non perirono invano dal momento che il socialismo è stata la formula più decisa, coerente e intransigente per l'indipendenza dall'imperialismo, rafforzatasi dal 1920 grazie al sacrificio di molti compagni. Ha anche aggiunto che il numero dei partecipanti all'evento dimostra che quel massacro, un tentativo di strangolare il comunismo in Turchia alla sua nascita, ci dà forza a distanza di decenni.
Kemal Okuyan ha risposto alla domanda sul "Che fare?" del TKP, posta da varie organizzazioni e partiti politici. Okuyan ha iniziato il suo discorso sottolineando che il TKP vuole ottenere il potere socialista. Egli ha anche evidenziato l'importanza dell'obiettivo di ampliare il potere del Partito estendendo la base popolare di lotta per il socialismo in un periodo così reazionario attenendosi ai suoi principi fondamentali, vale a dire: l'antimperialismo, la nazionalizzazione dei mezzi di produzione, la presa di coscienza. Okuyan ha anche chiarito la posizione del TKP rispetto alcuni temi di attualità politica. Ha sottolineato che mai il TKP ha nutrito dubbi sul carattere reazionario e borghese del AKP, partito al governo in Turchia, anzi il TKP per primo ne ha rivelato la vera natura. Ha anche condannato il ruolo dell'imperialismo e della Turchia, suo agente, nella cosiddetta "primavera araba". Okuyan ha evidenziato infine che nel corso degli anni il Partito ha cercato di formare una direzione collettiva che non ha mai esitato ad ammettere i suoi errori, rigenerandosi così in vista della rivoluzione.
L'incontro "Il Socialismo vincerà!" si è concluso al canto corale dell'Internazionale.
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Il socialismo vincerà
Discorso di A. Papariga all'iniziativa di TKP
Ankara, 29/01/2012
Tra voi porto il cordiale saluto di solidarietà comunista da parte del CC del KKE, di tutto il partito, dei suoi amici e sostenitori che apprezzano lo sforzo e l'attività congiunta dei nostri partiti, solido terreno dell'amicizia tra i nostri due popoli. Salutiamo lo sforzo comune di ricostruire il movimento comunista internazionale e di diffondere il messaggio all'azione globale, come quello che promuoviamo oggi, sulla parola d'ordine: il socialismo vincerà.
La crisi del capitalismo che si sta sviluppando con crescente profondità e intensità, dentro e fuori l'Europa, pone davanti ogni partito comunista un duplice compito: assumere ancor maggiori responsabilità e iniziative affinché i popoli di ogni paese, indipendentemente dal livello alto, medio o basso della piramide imperialista in cui si trovano, resistano alle molteplici pressioni ideologiche che ricevono, da parte padronale e attraverso la repressione di Stato, e comprendano la causa della crisi, sviluppando una coscienza anti-capitalista e anti-monopolista. Al tempo stesso con la maggiore unità possibile della classe operaia, con la più ampia alleanza possibile con gli strati popolari poveri dei lavoratori autonomi delle città e delle campagne, spingere avanti la questione della rottura e il rovesciamento del potere.
Sappiamo bene che la lotta non si rafforza solo con gli slogan e la propaganda. Certo sono necessari, ma è altrettanto necessario il lavoro pratico, con una inedita profondità e estensione perché la lotta da difensiva diventi offensiva, con il fine di incrinare i rapporti di forza, di indebolire sensibilmente il sistema politico borghese e non permettergli di usare qualsiasi mezzo, nei vari paesi, per prendere tempo a scapito dei lavoratori. E' fondamentale che al centro della lotta sia posto il rovesciamento del potere dei monopoli, insieme all'acquisizione del potere da parte della classe operaia la quale è in grado di esprimere anche gli interessi dei suoi alleati, così come determinati in ciascun paese in base all'evoluzione della struttura di classe.
La causa della crisi in Grecia, nazione relativamente piccola e debole nel quadro dell'UE e per questo più esposta alle conseguenze della crescente competizione, è la stessa della crisi in Italia, in Portogallo e in Irlanda, la stessa che minaccia la Francia. La stessa causa anche all'origine delle crisi in Argentina, in Russia, in Tailandia e nelle tigri del Sud Est asiatico.
Naturalmente vi sono peculiarità in Grecia, ma non sono esse ad aver generato la crisi.
La fonte della crisi si trova nella produzione: emergono contraddizioni e paradossi nella sfera della circolazione monetaria, disfunzioni nel modo di produzione capitalistico.
Abbiamo rifiutato sin dall'inizio l'appello alla mobilitazione nazionale per salvare tutti insieme, si suppone, la Grecia dalla crisi.
In Grecia sono state sviluppate lotte importanti negli ultimi tre anni, con il più grande numero di scioperi generali ad oggi in Europa, ed innumerevoli scioperi di settore, di fabbrica a livello aziendale sia nel settore pubblico che privato.
Si sono moltiplicate altre forme di lotta: occupazioni di uffici e servizi pubblici a fronte dei quali vengono imposte nuove ingenti tasse da pagare con le bollette dell'energia elettrica, anche sui disoccupati; occupazioni di ministeri; dimostrazioni con nuove rivendicazioni radicali. Ogni passo che il movimento operaio compie in Grecia confligge con i padroni più duri e i meccanismi repressivi di Stato. E' estremamente importante che nei centri urbani del paese e nei quartieri delle grandi città di Atene e Salonicco, vengano formati comitati popolari di alleanza sociale dai sindacati aderenti al PAME con le forze dei ceti medio-bassi, le associazioni degli agricoltori, le organizzazioni delle donne e studentesche, per l'organizzazione di mobilitazioni militanti, il sostegno in solidarietà degli scioperi, dei disoccupati, impedendo il taglio dell'energia elettrica alle famiglie che non possono pagare le pesanti imposte addizionali caricate sulla bolletta elettrica.
Non c'è lotta, piccola o grande, in cui i comunisti non siano in prima linea; nella maggior parte dei casi sono loro che hanno preso l'iniziativa, e noi naturalmente siamo interessati all'adesione alla lotta da parte di nuove forze finora intrappolate nella linea politica dominante dei partiti borghesi.
Questo movimento ha obbligato la classe borghese del paese e gli organi dell'Unione europea a favorire la formazione di un nuovo governo. In Grecia le maschere sono cadute: abbiamo un governo di coalizione formato dai due maggiori partiti borghesi e la partecipazione di un partito più piccolo, nazionalista, razzista e anti-comunista, strumentale al sistema. Il Primo Ministro è un banchiere, che fino a poco tempo fa è stato vice-presidente della BCE.
E tuttavia le lotte non si sono fermate, anzi si stanno moltiplicando. Questo governo è una prova generale per un accordo post-elettorale del futuro governo di coalizione di centro-destra, che si dice favorito, o, alla bisogna, di centrosinistra con il supporto degli opportunisti che garantiscono una tenuta nel caso una soluzione borghese stabile e chiara non sia formata immediatamente o nei prossimi anni.
Si tratta di un'opportunità perché vengano compresi i limiti storici del sistema capitalistico e l'anarchia del suo sistema di produzione. Un'opportunità perché la prospettiva del potere popolare della classe lavoratrice sia presa più ampiamente in considerazione e divenga più attraente. Il potere della classe lavoratrice-popolare, che è la proposta di alleanza del KKE, è rivolto soprattutto alle forze sociali e a coloro che vogliono un cambiamento reale e non fittizio, indipendentemente dal fatto che siano d'accordo con noi su tutto ciò che riguarda il socialismo.
Il fatto che la rivoluzione socialista non sia all'ordine del giorno oggi non vuol dire che oggettivamente la necessità del socialismo non si ponga come la risposta all'obsoleto percorso di sviluppo capitalistico.
La crisi si approfondirà, le tendenze centrifughe all'interno della UE si intensificheranno. I molti sacrifici che i popoli faranno, indipendentemente dal grado di consenso e sottomissione che mostrano, non determineranno l'esito della bancarotta, né garantiranno alti tassi di sviluppo, tanto meno restituiranno le conquiste strappate loro.
Nelle condizioni di crisi è un fatto che anche se il radicalismo si rafforza in maggior o minor misura, si puòverificare un ripiegamento di fronte ai problemi economici immediati e pressanti: la disoccupazione, la ricerca di lavoro. Stiamo cercando di spiegare nel modo più completo alle persone i pericoli che li minacciano, in modo che possano acquisire la prontezza e la capacità di prevederli in tempo utile. Un pericolo riguarda il problema delle capacità di sviluppo del paese.
Che vi sia o meno una crisi, nelle condizioni di potere dei monopoli ed integrazione europea, è stata persa e si sta perdendo la capacità di sviluppo del paese, sia la capacità produttiva che di consumo popolare. Sono state perse opportunità di accrescimento del tenore di vita e del livello educativo e culturale, sulla base dei bisogni contemporanei. Gli operai hanno perso l'opportunità di lavorare per meno ore e godere maggiormente di beni materiali, intellettuali, culturali. Ciò significa che non si tratta solo della perdita di salario o dei diritti che esistevano, ma che si chiude la strada a nuove conquiste in futuro.
La gestione borghese non è accompagnata solo da instabilità politica a livello nazionale, porta con sé conflitti militari locali e interventi dietro i quali si esprime l'antagonismo tra le potenze del sistema imperialista internazionale. Le fonti e le vie di trasporto del petrolio e del gas naturale sono coperte di sangue.
Gli imperialisti e la loro propaganda parlano di "primavera araba". Riteniamo che all'interno dei movimenti trovi espressione il desiderio dei popoli per una vita migliore, la reazione all'acuirsi dei problemi, ma abbiamo visto al contempo il tentativo di ostacolare i popoli dal lasciare un'impronta sugli sviluppi, di prevenire le rivolte genuinamente popolari e soprattutto il risveglio della classe operaia, di cambiare i governi e di imporre governi più amichevoli all'una o all'altra potenza imperialista.
La lotta contro l'occupazione straniera non deve perdere le sue caratteristiche di classe, come la classe borghese, che vinca o perda, non perde mai di vista il suo obiettivo principale di rompere e sconfiggere il movimento operaio e il movimento popolare più in generale.
La linea politica di rottura e di disimpegno dall'Unione europea è una precondizione per un esito della lotta a favore della classe operaia, per la prospettiva del socialismo, per un'Europa socialista unita. Questa prospettiva non può arrivare automaticamente e nello stesso momento in tutta Europa. Arriverà a seguito di successivi e, in ogni fase, coordinati attacchi a livello nazionale.
Pensiamo in questo modo, lottiamo in questo modo, studiando ovviamente la vostra esperienza, così come quella dei partiti e dei movimenti in Europa e in tutto il mondo.
Viva l'amicizia dei nostri due popoli, l'attività congiunta dei nostri due partiti. Il socialismo vincerà, e sarà migliore e più bello del socialismo che conoscevamo, perché oggi c'è la ricca esperienza della costruzione del socialismo, i suoi successi e anche i suoi errori e le sue deviazioni.
Il socialismo vincerà.
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