www.resistenze.org - pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 09-02-12 - n. 396

da www.solidnet.org/brazil-brazilian-communist-party/2294-13-imcwp-contribution-of-brazilian-cppcb-en-sp-pt
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura di Salvatore Vicario
 
13° IMCWP - Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai - Atene 9-11/12/2011
 
Contributo del Partito Comunista Brasiliano (PCB)
 
Comitato Centrale
 
Il Comitato Centrale del Partito Comunista Brasiliano (PCB) saluta i partiti comunisti presenti, ed omaggia il partito ospitante, il Partito comunista greco, riferimento di tutti i rivoluzionari e i lavoratori del mondo, con il suo esempio di lotta senza tregua contro il capitale.
 
L'aggravarsi della crisi sistemica del capitalismo pone al movimento comunista internazionale una serie di sfide complesse.
 
Siamo di fronte ad uno stato di guerra permanente contro i lavoratori, una "guerra mondiale", in cui il grande capitale cerca di uscire dalla crisi, imponendone l'onere ai lavoratori. Questa è una guerra differente da quelle precedenti, che avevano al centro dispute inter-imperialistiche.
 
Nonostante persistano nella situazione attuale, le contraddizioni inter-borghesi ed inter-imperialiste, le grandi potenze (in particolare gli Stati Uniti e i paesi egemoni dell'Unione europea) promuovono una guerra di rapina contro tutti i paesi periferici, in particolare quelli che possiedono risorse naturali non rinnovabili e contro tutti i lavoratori del mondo.
 
La guerra è il principale mezzo del capitalismo per uscire dalla crisi: attiva l'industria bellica e i settori connessi, permette il saccheggio della ricchezza nazionale e di bruciare capitali; inoltre, i capitalisti guadagnano anche con la ricostruzione dei paesi dilaniati.
 
In mezzo alla simultanea occupazione e distruzione di vari paesi, in corso negli ultimi anni (Iraq, Afghanistan, Libia), già cominciano a preparare il prossimo attacco: la Siria e l'Iran si trovano sulla stessa linea. Tutti i paesi vittime, sono scelti con cura secondo gli obiettivi strategici d’egemonia.
 
I metodi sono sempre gli stessi: demonizzazione, manipolazione, istigazione del settarismo e della divisioni etniche, captazione, creazione o sopravvalutazione mediatica delle manifestazioni e delle ribellioni, attentati sotto falsa bandiera.
 
Entro breve tempo, potremo trovarci di fronte a un'invasione di un paese che, oggi, sembra improbabile.
 
La guerra permanente, almeno in questa fase, ha risparmiato i cosiddetti paesi emergenti, soci di minoranza dell'imperialismo, che legittimano la politica delle grandi potenze, componendo, come attori secondari, il cosiddetto Gruppo dei 20. I loro dirigenti compaiono nelle fotografie che simboleggiano accordi tra pari, ma le decisioni importanti, vengono prese in incontri riservati, dei quali nessuno ha notizie.
 
Questi paesi emergenti (i cosiddetti BRICS) hanno beneficiato della crisi, nella misura in cui aiutano a superarla; di conseguenza, potrebbero essere le prossime vittime sia della crisi che dell'aggressione militare. Svolgono una linea complementare all'imperialismo, come nella vergognosa omissione in merito all'invasione della Libia. Alzano la voce solo quando qualche interesse nazionale viene minacciato. In caso contrario, se ne lavano le mani.
 
Nel nostro paese, i banchieri, le imprese, l'agrobusiness e i monopoli non hanno mai guadagnato così tanto. La politica economica ed estera dello stato brasiliano è al servizio del progetto di rendere il Brasile una grande potenza internazionale capitalista, nel quadro dell'imperialismo. Le imprese multinazionali originarie del Brasile, sfruttando il finanziamento pubblico, già dominano alcuni mercati di altri paesi, principalmente in America Latina.
 
Ora la guerra contro i lavoratori non dipende dal grado di sviluppo del paese. Viene esercitata nelle grandi potenze, nei paesi emergenti e nelle periferie.
 
In mezzo a questa crisi, senza ancora il consolidamento di un importante polo di resistenza proletaria, il capitale realizza una violenta offensiva per togliere ai lavoratori i pochi diritti che gli restano. Per far questo, imprime una sempre maggiore fascistizzazione della società, criminalizzando i movimenti politici e sociali antagonisti all'ordine costituito. I rapporti di forza sono ancora sfavorevoli a noi. Subiamo ancora le conseguenze della controrivoluzione in Unione Sovietica e la degenerazione di molti partiti cosidetti di sinistra e di settori del movimento sindacale.
 
Analizzando questo quadro, il PCB ha fatto alcune riflessioni.
 
- A nostro avviso, non vi è più spazio per le illusioni riformiste. Di fatto, i riformisti, più che mai, sono grandi nemici della rivoluzione socialista, illudono i lavoratori e li indeboliscono, facilitando il lavoro del capitale. In ogni paese, le classi dominanti danno vita al bipartitismo - in realtà un monopartitismo a due teste - in cui le divergenze, sempre più piccole, si verificano nel campo della gestione del capitale. Poiché non si riesce a gestire la crisi, quelli che giocano il turno nel ruolo d'opposizione, immancabilmente vincono le elezioni successive. E' quella che chiamano "alternanza del potere".
 
- Perdono di senso i progetti di sviluppo nazionale, dal momento che è impossibile slegare le economie locali capitalistiche dalla sfera dell'imperialismo così come sono ridotte le contraddizioni fra l'imperialismo e il nucleo egemonico della cosiddetta borghesia nazionale.
 
- E' inoltre sempre più insensata la "scelta" degli alleati nel campo imperialista, compresi gli emergenti, come se ci fosse un imperialismo "buono" e uno "cattivo". La differenza sta solo nella forma, non nel contenuto. Questo non significa sottovalutare le contraddizioni che si verificano tra di essi.
 
- Non si può conciliare con le illusioni della transizione al socialismo per via fondamentalmente istituzionale, attraverso le maggioranze parlamentari e l'uso di spazi governativi e statali. Il gioco della democrazia borghese è una truffa. La lotta delle masse, in tutte le sue forme, adattate alle diverse realtà locali, è, e rimarrà, l'unica arma a disposizione del proletariato.
 
- Per quanto ben intenzionati essi siano, i processi di cambiamento progressista basati su leader popolari carismatici corrono il rischio di esaurirsi, se questi processi non avanzano nella costruzione del contropotere, la progressiva distruzione dello stato borghese e l’auto-difesa popolare e delle masse.
 
Abbiamo anche valutato che gli attuali modelli d'incontro tra i partiti comunisti ed operai, hanno un importante ruolo nella resistenza, ma devono adattarsi alle complesse esigenze della situazione globale attuale, con buie prospettive nel breve periodo e la possibilità dell'intensificazione della lotta di classe, con l'emergere delle lotte operaie.
 
E' necessario rompere con la tendenza che, concluso l'incontro, i nostri partiti decidano la sede dell'incontro successivo e si dicano addio fino all'anno prossimo, compresi quelli di paesi della stessa regione.
 
Per potenziare il ruolo dei partiti comunisti e il proletariato a livello globale, è necessaria ed urgente la costituzione di un coordinamento politico che, funzioni come una nuova Internazionale, con il compito di organizzare campagne di solidarietà globali e regionali, contribuire al dibattito ideologico, condividere le informazioni sulle lotte dei popoli.
 
Ma, al di là della necessaria articolazione dei comunisti, è importante la formazione di un ampio fronte globale, di carattere anti-imperialista, che comprenda le forze politiche ed individuali progressiste che si identificano con le lotte in difesa dell'auto-determinazione dei popoli, la pace tra di essi, la salvaguardia dell'ambiente, della ricchezza nazionale, dei diritti del lavoro, sociali e politici, contro le guerre imperialiste e la fascistizzazione della società. In sintesi, nelle lotte in difesa dell'umanità.
 
Abbiamo messo in chiaro che il nostro partito valorizza ogni forma di lotta. Non possiamo cadere nell'opportunismo di giudicare diversamente il diritto dei popoli alla ribellione e alla resistenza armata. In molti casi questo è l'unico modo per affrontare la violenza del capitale e di superarlo. I popoli possono contare solo sulle proprie forze.
 
In questo contesto, concludiamo la nostra dichiarazione salutando i popoli che ora affrontano le battaglie più dure. Salutiamo i lavoratori greci e portoghesi nei loro scioperi nazionali e grandi giornate e gli altri lavoratori europei, che devono affrontare i terribili piani del capitale per cercare di superare la crisi, ora molto accentuata nel continente europeo e che può peggiorare e diffondersi ad altri paesi e regioni.
 
Salutiamo il popolo palestinese nella sua lunga e dolorosa lotta contro il sionismo che lo soffoca e reprime, occupa il suo territorio, distrugge le sue case, arresta i suoi figli migliori e nega il suo diritto ad uno stato sovrano.
 
Allo stesso modo, salutiamo i sofferenti popoli dell'Iraq, dell'Afghanistan, della Libia. Salutiamo il popolo d'Egitto, dello Yemen e dei vari paesi arabi, nella loro lotta contro la tirannia e l'oppressione.
 
Salutiamo i siriani e gli iraniani, contro i quali battono i tamburi di guerra dell'imperialismo. La loro resistenza può impedire i piani dell'odioso consorzio USA/NATO/Israele nel Medio Oriente, in Africa, in Asia e nel mondo in generale.
 
Venendo alla nostra America Latina, salutiamo la nostra amata Cuba Socialista nella sua lotta contro il crudele blocco Yankee. Salutiamo i nostri Cinque Eroi. Salutiamo con favore i processo di cambiamenti concreti in Sud America (Venezuela, Bolivia ed Ecuador), in questo momento cruciale, crocevia tra l'avanzata dei processi o la loro sconfitta.
 
Salutiamo il popolo colombiano, che nelle città e nelle montagne, resiste, attraverso varie forme di lotta contro lo stato terrorista del suo paese, la grande base militare degli Stati Uniti in America Latina, uno dei più sanguinosi regimi del mondo.
 
Concludiamo associandoci alla proposta di tenere il prossimo incontro annuale in Libano, nel Medio Oriente, palcoscenico principale delle guerre imperialiste in questo periodo.
 
Naturalmente, ribadiamo la nostra proposta della creazione di un coordinamento delle politiche internazionali e regionali dei partiti comunisti, avendo l'internazionalismo proletario come principio fondamentale.
 
 

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