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- pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 29-02-12 - n. 398
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13° IMCWP - Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai - Atene 9-11/12/2011
Contributo del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)
www.pcdob.org.br - mailto: internacional@pcdob.org.br
Per iniziare, a nome del Partito Comunista del Brasile (PCdoB), desideriamo salutare la lotta di resistenza che impegna attualmente il popolo greco contro il programma neoliberale di taglio neo-colonialista imposto dalle potenze centrali dell'Unione europea, con in testa l'imperialismo tedesco. In questa ardua lotta intrapresa dal popolo greco si evidenzia il ruolo d'avanguardia e la partecipazione del Partito Comunista di Grecia - KKE, e lo salutiamo con entusiasmo.
Estendiamo la nostra solidarietà agli altri popoli d'Europa, soprattutto del Mediterraneo, che soffrono le pesanti misure che cercano di liquidare le conquiste sociali dei lavoratori come anche la destrutturazione di nazioni indipendenti. Insieme alla lotta nazionale, per la sovranità e l'indipendenza, c'è stato un aumento significativo della lotta di classe e del protagonismo del proletariato.
La crisi del capitalismo e i cambiamenti nella geopolitica globale
La crisi attuale, una delle più gravi crisi del capitalismo, ha confermato l'esattezza della visione marxista-leninista sulla natura del capitalismo, così come la percezione che si tratta di una crisi di carattere strutturale e sistemico, ed inoltre espone con chiarezza i limiti e le tendenze regressive del capitalismo.
La crisi del capitalismo impatta con forti conseguenze sull'equilibrio di forze a livello internazionale. Da un lato, accelera la tendenza al declino relativo degli Stati Uniti e, dall'altro, provocando l'ascesa di altri paesi, soprattutto in Cina.
Questo fenomeno - con diversi effetti della crisi nel "centro" e nella "periferia" del sistema - deriva dall'importante concetto sullo sviluppo ineguale del capitalismo formulato da Lenin nella sua teoria dell'imperialismo.
In sostanza, il concetto dello sviluppo ineguale del capitalismo formulato da Lenin indica la tendenza del deprezzamento del tasso di profitto nel "centro" del sistema e, dall'altro, una maggiore dinamicità nella - finora - "periferia"del sistema, come nuove frontiere della realizzazione del capitale.
L'attuale realtà dimostra che si rinforza la tendenza strutturale della relativa perdita di potenza del "centro" egemonico del capitalismo e la crescente ascensione di nuovi poli con maggior dinamismo economico e, di conseguenza, nuovi poli politici.
Così, la crisi del capitalismo, avendo come cause la propria natura e dinamica del sistema, ha effetti che vanno oltre l'aspetto economico e finanziario, influenzando il gioco delle forze internazionali incidendo sulle posizioni nello scacchiere geopolitico mondiale.
Politicamente, i grandi paesi "in sviluppo", in misura maggiore o minore, diventano importanti voci di dissenso verso il centro egemone. Pertanto, gli effetti della crisi tendono ad accelerare la transizione di natura geopolitica nel sistema di potere internazionale, che tende alla multi-polarizzazione, che può generare, da un lato maggiore tensione e guerre nel prossimo periodo, e dall'altro, maggiori probabilità di alleanze e blocchi che permettono esperienze nazionali e regionali, con una relativa maggiore autonomia, come nel caso dell'alleanza BRICS, formata da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica
La situazione internazionale segnata da acute tensioni e contraddizioni nel prossimo periodo, siano esse di natura inter-imperialista per le rinnovate minacce neo-colonialiste, o che nascano dallo scontro tra l'imperialismo e i popoli, tra lavoratori e il capitale finanziario, avvia la strada in diversi paesi per l'accumulazione di forze rivoluzionarie e, per la conquista del potere politico e l'inizio della transizione al socialismo.
Noi intendiamo la situazione internazionale come una lotta costante tra il rafforzamento delle tendenze aggressive e neo-colonialiste dell'imperialismo, e l'emergere delle potenzialità della lotta dei popoli per la loro liberazione.
L'imperialismo aumenta l'aggressione contro i popoli
La crisi di egemonia e la tendenza al declino dell'imperialismo statunitense, tuttavia, non ha come causa il suo immediato crollo, ma la ricerca di meccanismi d'inversione di questa tendenza alla perdita relativa della posizione. Pertanto, l'imperialismo acuisce l'aggressività contro i popoli, in particolare al fine di controllare il flusso di beni e risorse essenziali per sostenere le economie dei paesi centrali, dando inizio a una nuova corsa imperialista.
Sono sintomi di questo fenomeno, la ricerca del controllo politico e militare delle province petrolifere più importanti del Medio Oriente e del Nord Africa, delle rotte commerciali dell'Asia centrale, il crescente accerchiamento strategico della Cina e l'aumento della militarizzazione in America Latina e Africa. Gli USA rilanciano la loro dottrina del contenimento, finalizzata al BRICS e più direttamente alla Cina. Questo è esattamente quello che abbiamo visto qualche giorno fa, durante il viaggio delle autorità statunitensi nella regione Asia-Pacifico.
Continua la forte resistenza antimperialista nel mondo. Gli Stati Uniti, indubbiamente la più grande potenza militare al mondo, nonostante i loro sforzi, vedono ora, dopo dieci anni, il fallimento della guerra in Afghanistan come in Iraq, dove hanno annunciato il loro ritiro. Tuttavia, rinnovano le minacce con iniziative volte a rovesciare i governi di Siria e Iran, paesi che seguono il proprio orientamento e la propria sovranità, per imporre in entrambi i paesi dei governi fantoccio.
Qui spendiamo una parola sulle rivolte arabe, un fatto evidenziato nel corso del 2011. L'inizio promettente, con contenuto popolare, democratico e potenzialmente persino rivoluzionario, parte di queste rivolte sono venute gradualmente a essere contenute, manipolate e perfino cooptate dall'imperialismo, che vede in esse l'opportunità per nuovi passi nel suo perenne piano di ristrutturazione, con l'obiettivo di un "nuovo Medio Oriente".
Avvertiamo che si aprono gravi precedenti con le guerre imperialiste del XXI secolo - contro i popoli di Afghanistan, Iraq e Libia. Nel caso della Libia, resuscita il concetto della responsabilità di proteggere - già utilizzato nell'aggressione della NATO nei Balcani - con la strumentalizzazione da parte delle potenze imperialiste dell'ONU e approfittando di un contesto di guerra civile in parte stimolato da queste stesse potenze.
20 anni dopo la fine dell'URSS il socialismo è presente e futuro
Di fronte a questo quadro internazionale, contraddittorio e inquietante, ci ritroviamo nel nostro incontro annuale per portare osservazioni e trarre lezioni sulla "situazione internazionale e l'esperienza dei comunisti 20 anni dopo la contro-rivoluzione in URSS."
In primo luogo, va rilevato che la grande rivoluzione socialista del 1917, in Russia, è tra i più importanti eventi della storia del mondo ed è il fatto più importante nell'evoluzione sociale e politica dell'umanità. In essa per la prima volta, il proletariato, alleato ai contadini e alle masse popolari, con l'avanguardia del Partito Comunista e guidato da Vladimir Lenin, è diventato classe dirigente iniziando a costruire una società superiore al capitalismo. Qualche decennio prima, nel 1848, quando compariva il Manifesto del Partito Comunista, scritto da Karl Marx e Friedrich Engels, il capitalismo nascente si rivelava incapace di mantenere la promessa di libertà, uguaglianza e fraternità.
La scomparsa del socialismo in URSS e nei paesi dell'Est europeo all'inizio del 1990 fu una contro-rivoluzione, le cui disastrose conseguenze si fanno ancora sentire in tutto il mondo. Il ciclo politico aperto negli ultimi dieci anni del XX secolo è conservatore e controrivoluzionario.
Sappiamo che le circostanze in cui si verificò la rivoluzione russa del 1917 sono unici, ma la sua ispirazione e i suoi ideali sono ancora validi oggi. La Rivoluzione Socialista Sovietica, con le sue conquiste e contributi dati al progresso umano, sono un monumento alla saggezza e all'eroismo del Partito Comunista e dei lavoratori.
Per questo, compagni, sarebbe idealistico sostenere che ci possono essere tattiche e percorsi uniformi o universali tra i partiti comunisti nella lotta per il potere politico rivoluzionario. Esistono una serie di principi formulati da Marx e Lenin sviluppati da altri rivoluzionari. Uniamoci intorno a queste grandi linee, rispettando le varie tattiche e strategie appropriate alle diverse realtà nazionali di questa epoca. Su questa base di rispetto reciproco, manteniamo e sviluppiamo l'unità dei comunisti e dei loro alleati.
Esistono nuovi e complessi problemi da essere ripensati; sullo studio concreto della realtà contemporanea, comprensivo delle caratteristiche attuali del capitalismo e della costruzione del socialismo nell'attualità. La teoria marxista-leninista, da sviluppare incorporando nuovi contributi, in funzione della realtà attuale e delle esperienze accumulate.
Il dogmatismo che ci paralizza di fronte alla realtà, cercando di aggiustare la realtà ai manuali e ai percorsi pre-tracciati, così come l'opportunismo, sono malattie gravi ben note nel movimento comunista e, talvolta, imperversano.
L'esperienza storica ha dimostrato che non esiste un unico e astorico modello del processo rivoluzionario, né per la costruzione del socialismo. Il socialismo è universale nella teoria generale e nell'aspirazione di liberazione della classe operaia e dei popoli di tutto il mondo. Ma il socialismo acquisisce caratteristiche nazionali, nel senso che viene messo in pratica secondo le condizioni sociali e storiche di ogni popolo, che richiede delle forze rivoluzionarie, in particolare i comunisti di ogni paese, in grado di sviluppare i programmi originali e formulare strategie e tattiche appropriate per l'epoca nella quale vivono.
Le forze che lottano per il socialismo tengono conto delle nuove condizioni storiche, dove il socialismo non può essere costruito subito, senza la mediazione di tappe e fasi. Un attento esame della storia dimostra che la costruzione del socialismo e del progresso verso una società senza classi, il comunismo, sarà il lavoro di molte generazioni.
Per le forze antimperialiste, rivoluzionarie, progressiste e i partiti del socialismo, si tratta di riprendere la lotta per il socialismo nelle nuove condizioni, del XXI secolo. L'inizio degli anni '90 è stato caratterizzato da insuccessi diffusi della rivoluzione e del socialismo, dalla difficoltà nell'avanzata delle forze comuniste e di altre forze rivoluzionarie, in un clima di demoralizzazione, screditamento e fallimento. Questo clima non è stato pienamente superato, però, stiamo vivendo un nuovo inizio. E tutto questo solo 20 anni dopo una grande sconfitta, che non è molto in termini storici.
Nel riposizionamento della lotta per il socialismo, non si può essere fatalisti e catturare solo i segnali dell'offensiva dell'imperialismo. E' necessario riconoscere e valorizzare le esperienze socialiste che resistono e si sviluppano, e notare le nuove potenzialità rivoluzionarie che stanno emergendo, soprattutto in America Latina.
La permanenza e il rinnovamento delle esperienze di costruzione del socialismo iniziate con le rivoluzioni del XX secolo, come la Cina, il Vietnam, Cuba, Corea e Laos Popolare hanno un significato politico e ideologico. I successi e le realizzazioni di queste esperienze hanno dimostrato la superiorità del socialismo rispetto al capitalismo, oggi in crisi sistemica e strutturale.
Un fattore da evidenziare sulla scena internazionale, è il rafforzamento della Cina, che, dallo sviluppo di un "socialismo con caratteristiche cinesi", costruisce un paese avanzato e un futuro sempre più prospero per la sua gente. Il Vietnam, con grande dinamismo, sviluppa la sua economia e la società socialista. Cuba resiste vittoriosa all'accerchiamento imperialista e al blocco realizzando l'"attualizzazione del modello economico socialista."
Il socialismo rimane all'ordine del giorno, perché corrisponde ad una necessità oggettiva per lo sviluppo della società. Tuttavia, il rovesciamento del capitalismo non si produce in modo spontaneo. Tocca alle forze rivoluzionarie adottare prospettive programmatiche e linee strategiche, procedure tattiche e metodi d'azione, in linea con la necessità di affrontare, in condizioni nuove, la lotta per il socialismo in tutto il mondo.
Avanza in America Latina la lotta antimperialista e le forze progressiste ottengono vittorie politiche
Con le dittature militari e poi con i governi neoliberali, che hanno avuto il loro periodo di massimo splendore negli anni '90, i popoli dell'America Latina, con l'onorevole eccezione di Cuba, hanno vissuto sotto i dettami del Congresso di Washington, approfondendo ed aggravando, in particolare, lo stallo nazionale, economico e sociale. Sono aumentate le disuguaglianze, l'esclusione sociale, la dipendenza economica, la sottomissione politica, prostrando più profondamente la disperazione della gente di questa regione. Tutto questo ha condizionato un effetto cumulativo profondamente regressivo in questo vasto continente.
Questa è stata la causa, più profonda, dell'ascesa del movimento di resistenza popolare che ha portato alla nascita di un ciclo progressista senza precedenti e peculiare, di carattere patriottico, anti-imperialista e democratico in America Latina e nei Caraibi. Cuba socialista ha vinto eroicamente l'eccezionale periodo vissuto dopo la fine dell'URSS. La nuova situazione politica in Sud America emerge con la vittoria di Hugo Chavez alle elezioni presidenziali del Venezuela nel 1998.
Da allora, questo nuovo ciclo ora riguarda la maggior parte del Sud America, ed è presente in America Centrale e nei Caraibi, e prosegue come dimostra la recente vittoria del presidente Ollanta Humala in Perù. Quest'anno, le forze progressiste sono state vittoriose anche nelle elezioni presidenziali e parlamentari in Argentina e Nicaragua.
I paesi latinoamericani comprendono differenti formazioni sociali ed economiche, le forze a capo di ogni governo hanno differenti origini, orientamenti e obiettivi strategici, e la loro ascesa ai governi nazionali è il risultato di diversi livelli di accumulo di forze da parte dei settori popolari.
Ecco perché ci sono una varietà di processi politici in corso. Ma in generale, l'attuale tendenza che si sviluppa in America Latina e nei Caraibi ha un significato generale comune, che mira a una maggiore sovranità delle nazioni, che cerca di approfondire la democrazia e la partecipazione popolare, maggiori diritti per le masse lavoratrici e il popolo, con particolare attenzione all'integrazione continentale di "Nostra America".
La sconfitta del progetto dell'Area di libero Scambio delle Americhe (ALCA), strategia globale degli Stati Uniti d'integrazione delle Americhe sotto il loro pieno controllo, ha mostrato un cambiamento del corso politico in questo vasto continente.
La cosa più importante è che la tendenza attuale che si sta sviluppando in America Latina e nei Caraibi possiede un comune carattere anti-neoliberale e anti-imperialista. Le attuali esperienze progressiste dell'America Latina in questo periodo storico e tenendo conto dei rapporti di forza nella regione e nel mondo, si collocano sempre di più in contraddizione con gli obiettivi delle politiche neoliberiste e l'imperialismo.
Molti partiti comunisti e operai latinoamericani, anche se con sfumature e critiche, valorizzano ed appoggiano lo svolgimento delle esperienze in corso, dei governi progressisti in America Latina, e in alcuni casi, vi partecipano. Alcuni partiti che, in pratica, si oppongono a queste nuove esperienze in America Latina in generale hanno un orientamento dogmatico e di "ultra-sinistra", settario e distaccato dalle masse lavoratrici.
Una delle ragioni fondamentali per il successo di queste forze popolari, patriottiche e progressiste in tutta la nostra storia continentale è stata l'unità politica. Dalla diversità ideologica e politica delle forze di sinistra e progressiste in America Latina e delle diverse realtà nazionali, abbiamo raggiunto un'unità senza precedenti nel processo politico latinoamericano, di cui il Forum di San Paolo, con 21 anni di esistenza risulta essere una espressione importante.
Molti Partiti Comunisti in America Latina e nei Caraibi partecipano a fronti politici anti-imperialisti, democratici e progressisti che governano questi paesi e ciò permette a questi Partiti Comunista di avanzare nell'accumulazione di forze rivoluzionarie. Tali fronti politici e sociali fanno parte di un processo tattico di accumulazione di forze, nel quadro del capitalismo, in cui i comunisti e i rivoluzionari hanno come obiettivo strategico la conquista del potere politico, per iniziare poi la transizione al socialismo in ciascun paese.
Ovviamente il sostegno e la partecipazione anche dei partiti comunisti in questi fronti di governi non rappresenta la conquista rivoluzionaria del potere politico. Sostenendo e partecipando a questi governi progressisti, le forze comuniste e rivoluzionarie mirano a rafforzare il potenziale programmatico di questi governi per avanzare verso la sovranità nazionale, approfondendo la democrazia, la promozione dello sviluppo economico e sociale in conformità con gli interessi dei lavoratori, e intensificando l'integrazione regionale.
Dobbiamo difendere i nostri principi e al tempo stesso, essere dialettici e contemporanei. Non è possibile trapiantare la realtà di qualsiasi altro continente all'America Latina, e viceversa, né tantomeno pretendere di ripetere in copia, cammini rivoluzionari percorsi da altri popoli in altre epoche storiche.
Come ha già detto il leader comunista peruviano José Carlos Mariàtegui, il socialismo, nei nostri paesi dell'America Latina, non può esser tracciato o una copia, deve essere una creazione eroica dei nostri popoli, o non ci sarà. Questa è stata la Rivoluzione cubana e così è l'attualizzazione economica e il perfezionamento del socialismo cubano. Così sta accadendo nel processo di accumulazione di forze rivoluzionarie in Venezuela, Bolivia ed Ecuador, dove questi esperimenti sono più avanzati.
La creazione del CELAC è un nuovo passo nella lotta per la solidarietà e l'integrazione in America Latina e nei Caraibi
La Comunità degli Stati Latino-Americani e dei Caraibi (CELAC) è stata creata per auto-convocazione, con la partecipazione di Cuba, e senza la partecipazione degli Stati Uniti e del Canada, il quale è stato un grande passo verso la rottura con la politica del " pan-americanismo " e dell'egemonia statunitense.
La creazione del CELAC, evento storico di enorme grandezza, è avvenuta recentemente a Caracas, Venezuela. L'integrazione solidale dell'America Latina e dei Caraibi progredisce con la crescente convergenza tra i processi dell'ALBA, MERCOSUR, UNASUR, tra gli altri. Sul significato della creazione del CELAC, il Comandante Raúl Castro, nella sua relazione al 6° Congresso del Partito Comunista di Cuba, ha dichiarato che si tratta della più importante realtà istituzionale degli ultimi cento anni nel nostro continente.
Il progetto d'integrazione solidale deve garantire la sovranità nazionale coniugata alla sovranità continentale e all'anti-imperialismo. Un'integrazione solidale che deve caratterizzarsi per la lotta alle asimmetrie e alle disuguaglianze fra Paesi, per la promozione della solidarietà, della cooperazione e della complementarità all'interno della regione.
La strategia socialista deve essere presente, come guida orientatrice, nei progetti nazionali e popolari in corso in America Latina e nei Caraibi. Il nostro progetto d'integrazione solidale continentale sarà pienamente raggiunto solo se si inserisce come una parte fondamentale della lotta per il socialismo in ogni paese e a livello continentale.
Di conseguenza, come paesi e popoli dell'America Latina, con particolari formazioni economiche e sociali, sviluppiamo percorsi originali e nazionali per raggiungere la transizione al socialismo.
Attualmente in Brasile, come in tutta l'America Latina e i Caraibi, lottiamo per il successo di questi governi nazionali che rappresentano un raggio di potere e iniziano la sfida per costruire non solo un potere più democratico, ma un nuovo potere popolare. Per questo, è necessario un processo diverso e lungo di accumulazione di forze, in cui uno dei compiti principali è la necessità di aggiornare e rinnovare la teoria rivoluzionaria, con principi, ma senza dogmatismo, e sulla base della realtà concreta e specifica, nazionale e continentale.
Il PCdoB sostiene e partecipa al governo del presidente Dilma Rousseff
In Brasile, il PCdoB, dal 1989, forma un'alleanza di sinistra con il Partito dei Lavoratori (PT), il Partito Socialista Brasiliano (PSB) e il Partito Democratico Laburista (PDT), questa alleanza integra una coalizione molto ampia, di carattere democratico e progressista, che governa il paese dal 2003.
Durante i due governi di Lula, dal 2003 al 2010, e in questo primo anno del governo della compagna Dilma Rousseff, 2011, il Brasile ha contribuito allo sviluppo dell'integrazione solidale e anti-imperialista dell'America del Sud e America Latina, il paese ha rafforzato la sovranità nazionale e ha raggiunto una maggiore democrazia e maggiore sviluppo economico e sociale, con la valorizzazione del lavoro.
Dal primo governo di Lula, il PCdoB svolge un ruolo importante nel governo brasiliano, in particolare con l'impegno nel Ministero dello Sport.
Il PCdoB vive una fase di forte crescita e affronta una violenta campagna anti-comunista da parte dei mezzi di comunicazione di massa
In questo processo, e specialmente negli ultimi anni, il Partito Comunista del Brasile ha vissuto e sta vivendo una forte crescita della sua influenza politica, così come il rafforzamento organizzativo in tutte le aree, sia nel movimento operaio e popolare, sia nella presenza in parlamento e nel governo a livello nazionale e locale, che nella battaglia delle idee.
Facciamo due esempi: per le prossime elezioni comunali del 2012, i candidati a sindaco del PCdoB, primeggiano nei sondaggi nella città di Porto Alegre e in altre grandi città, e un altro esempio è che negli ultimi sei mesi, il partito è passato da 270.000 iscritti a più di 340.000 mila iscritti.
Questa avanzata dei comunisti e delle forze popolari affronta una destra, e i suoi principali strumenti d'azione politica - i mezzi di comunicazione monopolizzati - disperata e disposta a tutto pur di contenere l'avanzata delle forze comuniste e anti-imperialiste. Per tre settimane, tutti i monopoli della comunicazione hanno promosso una campagna di menzogne, codarda, e di dimensioni enormi contro il Partito Comunista del Brasile e la sua leadership nel Ministero dello Sport, che guida la preparazione per la Coppa del Mondo e le Olimpiadi.
Questa campagna è simile agli attacchi criminali dei quali furono vittime i comunisti nelle epoche autoritarie della nostra storia. Hanno instaurato a carico del Ministro dello Sport, Orlando Silva, e contro il partito, un "tribunale speciale" che sommariamente e senza prove, "denuncia", processa e condanna. Dopo due mesi, le accuse contro il Ministro dello Sport non sono state provate, perché sono false. Questo espediente è un attacco alle libertà democratiche duramente conquistate in Brasile.
Indignati affermiamo che non accetteremo che venga macchiata la nostra storia. L'unica macchia che abbiamo nella nostra bandiera rossa, è il sangue dei nostri militanti feriti, torturati e uccisi. E sempre li onoreremo.
Perché questa campagna sporca e anti-comunista? Il rafforzamento e la visibilità di un partito rivoluzionario come il PCdoB irrita i filo-imperialisti, il capitale finanziario e i suoi strumenti di comunicazione di massa. Questa trappola fa parte di un obiettivo più ampio dei reazionari per evitare il rafforzamento delle forze democratiche e progressiste in Brasile, in particolare i comunisti.
I 90 anni del Partito Comunista del Brasile
Il Partito Comunista del Brasile, fondato il 25 marzo 1922, compirà il 90° compleanno nel 2012. L'attuale espansione della sua forza è data dalla coltivazione della sua direzione storica e della sua identità comunista, la cui caratteristica distintiva è la sua missione storica della lotta per il socialismo e la nuova società comunista.
Per realizzare il nostro progetto rivoluzionario, il PCdoB diffonde il suo Programma Socialista per il popolo, collegando i principi ideologici e linee guida per le battaglie del presente e indicando il modo per realizzarle. Concentra gli sforzi per approfondire le sue radici nelle lotte dei lavoratori e del popolo cosciente delle sue responsabilità storiche. Svolge una forte attività internazionale, di sostegno e di solidarietà con i popoli che lottano per la pace, per l'autodeterminazione e il diritto alla sovranità dei loro paesi.
Il socialismo è il futuro!
Il cammino della lotta per il socialismo non sarà facile né diritto. Il XXI secolo, questo secolo appena iniziato, ancor più che il secolo passato può essere il secolo della vittoria e della costruzione del socialismo in tutto il mondo, perché ciò non è mai stato così necessario per i lavoratori e per l'umanità. Il socialismo è il futuro!
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