www.resistenze.org
- pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 28-06-12 - n. 416
da www.icsbrussels.org/ICS/2012/Contributions_to_the_Seminar/ICS2012_Spain_PCE_ES.pdf
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
21° Seminario Comunista Internazionale
Bruxelles, 18-20 maggio 2012
www.icsbrussels.org - ics@icsbrussels.org
Il rapporto tra i compiti immediati dei comunisti e la loro lotta per il socialismo
Contributo del Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE)
La coerenza della lotta rivoluzionaria e il rapporto tra tattica e strategia
L'irrinunciabile obiettivo finale della costruzione del socialismo marca, almeno sulla carta, un riferimento per la totalità dei Partiti Comunisti e Operai.
Ma la storia dimostra che il semplice fatto di individuare l'obiettivo non implica che si applichi una linea di lavoro corretta per il suo conseguimento. Inoltre, fin dai primi tempi nella quale si è potuto parlare di socialismo scientifico, sono molteplici gli esempi di organizzazioni e correnti organizzative e/o ideologiche che, o per la loro collaborazione di classe con la borghesia o per il loro settarismo di sinistra, non solo non hanno contribuito all'avanzamento del socialismo, ma hanno eretto degli ostacoli all'avanzamento verso una società libera dallo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
Tattica, strategia, programma, ideologia, organizzazione, crisi, masse, classi sociali, livello di coscienza, accumulazione di forze, esperienza… sono concetti ed elementi che un partito comunista deve tenere permanentemente in considerazione per definire in ogni momento la linea politica di maggior successo: quella che gli permette di attrarre sulle sue proposte e posizioni il maggior numero di lavoratori e lavoratrici e gli elementi più avanzati del popolo.
Per questo, il dibattito sulla tattica e la strategia - inquadrato nella vecchia ma sempre attuale, dicotomia riforma o rivoluzione -, sempre è stato presente nelle organizzazioni operaie, formando nel suo divenire storico l'attuale fotografia di frammentazione del movimento operaio.
Elogiamo l'organizzazione del SCI, poiché la scelta della tematica proposta ci permette di approfondire una questione fondamentale e molto attuale per l'avanzamento del Movimento Comunista Internazionale.
Crisi di sovrapproduzione, crisi strutturale e imperialismo:
Tutte queste questioni, sufficientemente trattate e analizzate nei vari SCI, costituiscono il quadro concreto, l'ambiente della lotta a tutti i livelli che ci ha permesso di recuperare con forza la posizione leninista dell'inesistenza di una fase democratica intermedia tra il capitalismo e il socialismo. Il recupero di questa premessa e l'approfondimento della stessa pone una serie di conseguenze pratiche nelle proposte e che, in molti casi, incide sulle concezioni tattiche sviluppate nei periodi precedenti.
Adeguare la nostra tattica e strategia a questo principio scientifico del marxismo-leninismo, articolando intorno all'avanguardia operaia il maggior numero di lavoratori e lavoratrici, costituisce la base imprescindibile che ci permette di convertire la crisi economica in crisi politica per il superamento e rovesciamento dell'imperialismo.
La forza di questo principio, e la rinuncia a qualsiasi tentativo di camuffarlo o occultarlo alle grandi masse, costituisce il quadro di base, insieme alla proposta politica e organizzativa di un'ampia alleanza di classi e strati sociali per il socialismo intorno alla classe operaia di tutti i settori oggettivamente colpiti dal capitalismo e condannati irrimediabilmente a proletarizzarsi, della proposta politica di superamento del capitalismo che dobbiamo avanzare noi PC alla classe operaia dei nostri paesi e a livello internazionale, spingendo nella direzione di un polo leninista dentro il MCI. Parafrasando Lenin, dobbiamo affermare che le nostre tesi sono un impegno che segue una linea certa dalla quale mai potremo allontanarci ingannando la classe operaia.
In questo momento storico di crisi strutturale capitalista, qualsiasi proposta che ipotizza l'esistenza di una tappa democratica intermedia tra il capitalismo e il socialismo, nega, con le parole di Stalin "alle masse… la possibilità di constatare, in base alla loro esperienza, l’ineluttabilità del rovesciamento del vecchio potere, impiegare mezzi di lotta e forme di organizzazione che permettano alle masse di constatare in base all’esperienza la giustezza delle parole d’ordine…", e assume una responsabilità storica di fronte alla classe operaia complicando il processo d'acquisizione di coscienza delle masse e il loro approccio progressivo, in base alla propria esperienza, alla parte più organizzata e teoricamente attrezzata del proletariato. E' qui, in questo campo che, con il pretesto di cercare uno sbocco sociale alla crisi, si finisce inevitabilmente nel campo della collaborazione con l'oligarchia, e dove i/le comunisti/e spagnoli/e denunciano il ruolo dei partiti come IU / PCE che, con la sua partecipazione a governi borghesi "progressisti" con il PSOE - come recentemente concordato in Andalusia - stanno applicando i tagli e i piani d'adeguamento negoziati dal blocco dominante oligarchico-borghese con l'UE e il FMI.
Questa tattica attira le masse operaie e popolari verso la proposta rivoluzionaria dei comunisti? Assolutamente no. Il compromesso istituzionale con lo Stato borghese e gli organismi sovranazionali imperialisti, per le molte alternative sociali che su carta propugnano, non aumenterà mai il numero di lavoratori coscienti che giungono alla giusta linea della rivoluzione socialista. Al contrario, il loro sviluppo ed egemonia nella classe operaia, deviandola dal suo compito principale e complicando la possibilità di costituirsi in classe per il potere, fa in modo che in questo momento di chiara manifestazione dei limiti storici del capitalismo si dia solo ossigeno all'oligarchia per sopravvivere, paralizzando completamente l'azione rivoluzionaria della classe operaia che si suppone essi rappresentano.
15-M, contraddizioni principali e uscita classista
Il nostro partito ha ricevuto critiche ed elogi, quasi equamente, per la posizione ferma e di principio rispetto al movimento 15-M o degli "indignados", la quale si basava e si basa sull'esperienza storica accumulata e sull'analisi rigorosa dei processi di mobilitazione di massa. Quando la piccola borghesia dirige ed egemonizza una lotta in difesa dei suoi interessi, inevitabilmente abbraccia analisi e formule idealistiche che rivendicano una permanente inversione dello sviluppo del capitalismo e questi postulati suonano attraenti per ampi strati di lavoratori e popolari che, influenzati dall'ideologia dominante, non si sono ancora costituiti come una classe per sé. Se la classe operaia e i settori popolari giungono in "massa" alle proposte politiche della piccola borghesia, che negano la contraddizione principale tra capitale e lavoro, che sono estranee a qualsiasi analisi materialista e sono incapaci di sostenere un'uscita reale dalla crisi capitalistica, la loro lotta è destinata al fallimento e alla finale assimilazione e sottomissione alle posizioni dell'oligarchia.
Ma analizzando ciò non vuol dire che ci dimentichiamo del fatto che, senza dubbio, vi è una frazione della piccola borghesia che si caratterizza per il suo dinamismo e verso la quale i Partiti Comunisti devono avere una proposta concreta e politica organizzativa. A questo proposito, come evidenziato in precedenza, i/le comunisti/e del PCPE concepiscono che, a partire dalla nostra proposta strategica di articolare un ampio Fronte Operaio e Popolare per il Socialismo, egemonizzato dalla classe operaia, si debbano conquistare non solo i più ampi strati della nostra classe, ma il maggior numero possibile di professionisti e membri della piccola e media borghesia.
Questo processo, che è dialettico, si basa fondamentalmente, sull'irrinunciabile intervento diretto del Partito Comunista nella lotta di classe, tramite il quale far guadagnare l'egemonia all'interno del proletariato alle posizioni rivoluzionarie, anti-imperialiste e anti-monopoliste e siano sconfitte le espressioni riformiste, premessa senza la quale la vittoria diventa impossibile. Come ben evidenziava Lenin: "il bolscevismo è cresciuto, si è formato e temprato in una lotta di molti anni contro lo spirito rivoluzionario piccolo-borghese, che rassomiglia all’anarchismo o ha preso certi tratti da esso, e si allontana, in tutte le cose essenziali, dalle condizioni e dai bisogni di una ferma lotta di classe proletaria.".
Siamo consapevoli che, nella misura in cui avanzano le loro posizioni politiche e si impianta un metodo e una pratica bolscevica nella lotta organizzata, il proletariato conquista alle sue posizioni, attraverso l'intervento della sua direzione politica, il Partito Comunista, settori crescenti del popolo, sostenendo una politica per tutte le classi alleate, incorporando la lotta contro il capitalismo monopolistico nel fronte popolare a ampi settori e trasformando progressivamente la sua lotta in lotta rivoluzionaria per il potere. Questo processo, irto di difficoltà, è una necessità storica per facilitare la presa del potere da parte della classe operaia, e in questo processo riconosciamo la necessità di essere flessibili sulla tattica, di essere in grado di adattarci alle mutevoli condizioni della lotta, condizioni che sono talvolta favorevoli e talvolta no, ma intendendo sempre che la tattica deve corrispondere in ogni momento agli obiettivi strategici delineati, a prescindere dalle battute d'arresto o avanzamenti temporanei.
Per noi è fondamentale sottolineare che la ferma difesa di posizioni di principio non implica affatto la rinuncia ad adottare tutti i tipi di accordi con le organizzazioni disposte a condividere il metodo strategico del blocco popolare, disposti a spingere l'entrata in scena della maggioranza dei lavoratori e a difendere l'unità della classe operaia; oppure a raggiungere ogni tipo d'accordi unitari che consentano di far avanzare le rivendicazioni immediate, presenti in ogni lotta concreta condotta dai settori operai e popolari. Il PCPE analizza con molta attenzione, sulla base delle categorie del marxismo-leninismo, la formazione del Fronte Popolare in Spagna nel 1936, così come l'esemplare posizione del PCE d'allora, e trae insegnamenti chiari applicabili anche oggi: la tattica è flessibile e gli accordi non devono implicare l'assunzione di principi estranei alle concezioni del socialismo scientifico, né l'abbandono delle caratteristiche fondamentali di un Partito Comunista.
Constatiamo che la nostra posizione si differenzia qualitativamente dall'atteggiamento opportunistico che pone una chiara adesione a un movimento come il 15-M che, non solo "nega la necessità dell'organizzazione degli operai come partito politico indipendente", nelle parole di Engels, ma che propugna anche il superamento della crisi senza alterare l'essenza della formazione storico-sociale del capitalismo. In primo luogo, dobbiamo porci la seguente domanda: questo movimento aiuta il processo d'acquisizione di coscienza e di chiarimento delle grandi masse sfruttate nel capitalismo? Ovviamente no. Nella stessa maniera che con la partecipazione ai governi "progressisti" o di "sinistra", quest'attitudine di sottomissione, che ogni giorno si mostra più chiaramente, come una strategia di smobilitazione dello Stato. L'unica cosa che fa è ostacolare ciò che Engels caratterizzò come "mettere la classe operaia in marcia come classe" e impedire la loro esperienza d'acquisizione di coscienza attraverso la mobilitazione e la lotta.
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