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- pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 13-10-12 - n. 425
Incontro Comunista europeo - Bruxelles 01-02 ottobre 2012
da PCPE - pcpe.es/internacional/item/1833-intervencuentro-de-partidos-comunistas-y-obreros-celebrado-en-brueselas-el-1-y-2-de-octubre.html
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Contributo del Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE)
Per prima cosa vogliamo riconoscere al KKE l'impegno e il successo nel convocare questo nuovo incontro di Partiti Comunisti e Operai. Grazie compagni.
Si dice nel Manifesto Comunista che "Le posizioni teoriche dei comunisti non poggiano affatto sopra idee, sopra principii che siano stati inventati o scoperti da questo o quel rinnovatore del mondo. Esse sono soltanto espressioni generali dei rapporti effettivi di una lotta di classe che già esiste, di un movimento storico che si svolge sotto i nostri occhi".
Per questo è molto importante per i comunisti e le comuniste, la corretta caratterizzazione della crisi. Non è assolutamente un capriccio teorico astratto, lontano dalla lotta di classe. E' ciò che determinerà il nostro intervento politico immediato e futuro.
Più di cinque anni di crisi capitalista ci permettono di definirla come strutturale e propria della fase attuale dello sviluppo capitalistico. Non è un problema di determinate politiche sviluppate negli anni precedenti lo scoppio, né della cattiva gestione di uno o dell'altro. Non è, quindi, una questione che si risolve solo con un cambio di poltrone all'interno del sistema.
Diversamente da quest'analisi, tutto ciò che nega il carattere strutturale e parla solo di crisi parziali negando inoltre la centralità della contraddizione esistente tra capitale e lavoro, nascondendo il ruolo centrale della classe operaia e/o negando o mettendo in discussione l'uscita socialista dalla crisi come l'unica via favorevole agli interessi della classe operaia e dei settori popolari, aiuta la confusione e ostacola il progresso rivoluzionario.
In Spagna il riformismo politico, sociale e sindacale che inganna le masse facendole lottare per una soluzione riformista alla crisi, con assurde proposte idealiste che rivendicano una marcia indietro verso scenari di crescita economica e diritti sociali, lavorativi e civili, sta impoverendo velocemente le capacità di lotta della classe operaia e del popolo, non praticando in nessun modo una strategia chiaramente volta alla superazione del sistema, svolgendo esclusivamente una diffusa lotta "cittadina" per la democrazia, di carattere interclassista, come centro della sua strategia.
Esempi di tutte ciò sono:
Il movimento degli indignados. Centrato sulla rigenerazione della democrazia spagnola, agonizza ad un anno e mezzo dalla sollevazione della Spanish Revolution. Con la sua agonia, languiscono le speranze dei milioni di lavoratori che in buona volontà riempirono le piazze alla piccola borghesia. Sono passati solo 17 mesi da quel 15 maggio 2011 e ciò che avrebbe dovuto cambiare la storia e le forme di organizzazione delle masse seppellendo gli "obsoleti" strumenti della classe operaia, non è stato in grado di strutturare la più piccola organizzazione. Nonostante quest'evidenza, ancora si aspetta la prima autocritica da parte di qualcuno degli opportunisti d'ogni genere che, all'unisono con il Financial Times, applaudirono questa nuova forma di lotta e si aggregarono a essa con entusiasmo.
I sindacati maggioritari hanno ceduto la leadership della lotta operaia ad un ampio "vertice sociale" interclassista, nel quale sta perfino il PSOE e la cui unica rivendicazione è la convocazione di un referendum sull'attuazione dei tagli da parte del PP. Con questo provvedimento, fuggono dalla responsabilità di convocare un nuovo e necessario sciopero generale che ponga nella produzione e nell'azione comune della classe operaia la nostra risposta, e proclamano ai quattro venti che il problema è la "destra" e le politiche neoliberiste. Più Europa e un tocco di sociale, questa è la conclusione della loro proposta politica. Notizie di oggi dicono che forse sarà convocato uno sciopero generale per novembre. Saremo attenti e, certamente, cercheremo di superare gli stretti limiti che verranno stabiliti dai convocanti.
Infine, il tentativo di far rivivere il movimento degli indignati con le manifestazioni che in questi giorni stanno accerchiando il parlamento, affermando che se ne devono andare tutti i politici perché tutti sono uguali, apre la porta ad un'acutizzazione della repressione e degli attacchi ai diritti fondamentali come le manifestazioni e lo sciopero. Quando i mezzi di comunicazione del sistema trasmettono in diretta e invitano alla partecipazione a queste manifestazioni, è evidente che questo nuovo movimento guidato politicamente da settori della piccola borghesia radicalizzata, sta coprendo determinate necessità politiche del sistema che si orientano contro il movimento operaio. Il nostro Partito, che subisce la repressione quotidianamente da parte dello Stato, sa perfettamente l'irresponsabilità di questa pratica.
Per Bernstein il movimento era tutto, per i marxisti-leninisti chiaramente no. Ciò che determina e attesta alla fine la validità di una politica e di una lotta è se essa è utile alla classe operaia e al popolo oppure no. O spingiamo nel senso della Storia, in questo periodo storico di transizione dal capitalismo al socialismo, o si fa parte di una delle tante varianti che il sistema sperimenta per continuare a mantenere in vita la barbarie capitalista.
Tutte queste esperienze "movimentiste" con una forte posizione ideologica anticomunista, sono un chiaro segno del disorientamento che vive in Spagna la classe operaia, subalterna all'ideologia della socialdemocrazia e del riformismo.
E di fronte a questo, che fare? Qual è il nostro dovere?
Promuovere un deciso e urgente intervento diretto del nostro Partito nella nostra classe. Rivolgersi a loro direttamente come comunisti e parlargli con chiarezza di qual è l'analisi che fanno i comunisti e di come noi riteniamo possibile superare questa realtà d'oppressione che li getta rapidamente nella povertà e nella miseria. Nostra responsabilità è di intervenire e guidare la lotta operaia e popolare. In definitiva è la lotta di massa ciò che dovrebbe determinare l'efficacia del nostro lavoro e l'attività di Partito. L'avanzamento della nostra militanza in questo terreno dipenderà dalla sua capacità di essere riconosciuti come comunisti e come dirigenti popolari. Non è per nulla un momento di discussioni interne e di un'organizzazione assente dalla lotta delle masse. Un comunista che non è riconosciuto come tale dai suoi compagni di lavoro o vicini di casa non è all'altezza delle circostanze storiche della lotta di classe.
E questo intervento, che reclamiamo come urgente, deve attenersi a una tattica coerente con la strategia e che sia capace di elevare il livello di coscienza di coloro che lottano e del popolo in generale. Non possiamo confonderli, non possiamo partecipare in nessun modo all'inganno che siano possibili soluzioni sociali alla crisi nel capitalismo mediante l'applicazione di politiche diverse basate su misure fiscali progressive. L'esempio del governo di coalizione tra PSOE e IU in Andalusia, applicando i tagli sociali con "dolore" e per "imperativo giuridico" è la prova più evidente che non esistono vie sociali di superamento della crisi. Tutti i governi definiti progressisti, da quello di Zapatero, a quello attuale di Hollande o di tutti quelli nei quali governa da sola o in coalizione Izquierda Unida o qualsiasi partito della Sinistra Europea, stanno a dimostrare la nostra affermazione.
Nel nostro ultimo Congresso definiamo che la cosa principale è avere una politica attiva nel movimento operaio per l'articolazione del sindacalismo di classe. Una pratica sindacale di classe che si fa del rifiuto del patto sociale e della convocazione dello sciopero generale il marchio identificativo. Al di là della tessera sindacale di ognuno dei lavoratori e delle lavoratrici che condividono quest'obiettivo, è necessario sviluppare una politica che favorisca l'incontro degli elementi più coscienti e combattivi della classe operaia. Dopo il loro primo incontro nazionale, possiamo già affermare che i Comitati per l'Unità Operaia sono un embrione, ma molto dinamici nelle realtà all'interno del movimento operaio e sindacale in Spagna.
Questo movimento operaio di classe sarà il nucleo di una grande alleanza sociale che combattendo nel concreto gli assalti che subiamo ogni giorno, pone l'orizzonte del socialismo come via definitiva del superamento della realtà che ci sfrutta e opprime quotidianamente. Noi lo abbiamo chiamato Fronte Operaio e Popolare per il Socialismo e per il suo sviluppo volgiamo tutte le nostre capacità organizzative e militanti.
E per far sì che tutto questo si converta in una realtà, stiamo sviluppando una forte campagna contro l'Euro, l'UE e la NATO. Una campagna mirata, come abbiamo detto in precedenza, all'intervento diretto del Partito e della Gioventù Comunista nella nostra classe, e il suo sviluppo ci permette di affermare che quando si parla nei luoghi di lavoro, nelle strade con quelli che manifestano contro i tagli o nei quartieri a coloro che vivono con la crescente difficoltà di riempire il carrello della spesa e far quadrare i conti del mese, è facile spiegare che non ci si può aspettare nulla da parte delle istituzioni e dai massimi rappresentanti di questo sistema che ci nega tutti i diritti e ci sprofonda nella miseria.
Compagni, facciamo un appello formale e solenne affinché si uniscano tutte le nostre capacità militanti in una campagna unitaria contro l'Euro, l'UE e la NATO. La nostra posizione di rifiuto frontale della moneta unica, dell'UE e della NATO contrassegna il lato della barricata nel quale ciascuno si posiziona. Alcuni, come la CES [Confederazione Europea dei Sindacati] o il PSE, da molti anni hanno attraversato questo Rubicone, altri ancora si dibattono tra l'uno e l'altro lato della barricata. Senza dubbio un'azione decisa e unitaria dei comunisti europei in questo senso li aiuterà a posizionarsi correttamente.
Infine, una riflessione che noi consideriamo essenziale.
Tutto ciò di cui si sta parlando in questa sala, tutte le buone analisi che si stanno realizzando e le interessantissime proposte che si stanno facendo, se avanzeranno o no, se frutteranno o resteranno meri propositi, dipenderà essenzialmente da un elemento: l'esistenza o meno di un forte Partito Comunista, coeso dal punto di vista ideologico, politico e organizzativo che svolga il ruolo di avanguardia politica e sia riconosciuto come tale dalla classe operaia.
Questo deve essere il nostro massimo impegno, lavorare duro e senza sosta per fare dei nostri partiti gli elementi centrali della lotta di classe in ciascuno dei nostri paesi.
Molte grazie compagni
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