www.resistenze.org - pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 08-11-12 - n. 429

Incontro Comunista europeo - Bruxelles 01-02 ottobre 2012
 
da http://inter.kke.gr/IntAct/int-meet/ecm2012/ecm2012turkey
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Contributo del Partito Comunista di Turchia (TKP)
 
Cari compagni,
 
vorrei soffermarmi sul seguente punto indicato dalla compagna Papariga nel suo discorso introduttivo a quest'incontro. La compagna Papariga dichiara che "tutte le peculiarità nella manifestazione, l'intensità o la durata della crisi da un paese all'altro non determinano il carattere della crisi, né dovrebbero influenzare la strategia e la tattica del partito comunista".
 
Questo punto va messo in risalto, come chiaramente affermato dalla compagna Papariga, per l'intero movimento comunista. Tuttavia, deve essere specificato che nel particolare caso della Turchia, le peculiarità del manifestarsi della crisi sono molto diverse rispetto a quelle in Europa. Nondimeno, la strategia e la tattica del movimento comunista in paesi come la Turchia non devono discostarsi nella loro essenza.
 
Quali sono queste manifestazioni?
 
Per quanto riguarda la situazione economica della Turchia, se prendiamo le statistiche su base nominale, non si può parlare di una crisi economica in atto. I rappresentanti del governo borghese si vantano costantemente dei risultati dell'economia turca, che è cresciuta intorno all'8,5% lo scorso anno e il 3,5% su base annua nel primo semestre di quest'anno. Il tasso ufficiale di disoccupazione è sceso all'8,9% da giugno 2012 e il grave deficit delle partite correnti sembra essere in discesa a causa del rallentamento della crescita economica.
 
Eppure, si tratta di dati molto approssimativi che indicano in maniera superficiale il relativo buon andamento dell'economia turca. Se però si entra nel dettaglio di ogni singolo indicatore economico, si vede la profonda vulnerabilità di un paese che cammina sul filo del rasoio.
 
Per esempio, la forte diminuzione del tasso di crescita fa pensare ad un atterraggio duro. Si può sostenere che il 3,5% di crescita sia ancora buono, considerando la situazione dell'economia mondiale. Tuttavia, guardando un po' oltre, si vede che la sostenibilità di questi tassi di crescita è strettamente dipendente dall'afflusso di capitali dall'estero. Il flusso di capitale netto verso l'economia turca è diminuito di circa il 31% rispetto al primo semestre dello scorso anno, il tasso di crescita si è ridotto di quasi il 60%. In altre parole, la performance di crescita dell'economia turca si basa ampiamente sulle decisioni prese dalla Banca Centrale Europea e dalla Federal Reserve. Sì, ci sono tentativi di attirare più capitali dagli sceiccati del Golfo, ma l'economia turca è sufficientemente grande da non permetterle di mantenere intatto il suo equilibrio macroeconomico solamente con l'aiuto del denaro convogliato attraverso le istituzioni finanziarie islamiche.
 
Il disavanzo delle partite correnti, che nell'ultima depressione nel 2009 era di oltre il 10% del PIL, sembra essere recuperato. Tuttavia, il calo del volume delle importazioni non è altro che una manifestazione del calo della domanda interna e della crescita. D'altra parte, circa il 20% della crescita dei volumi d'esportazione consiste di esportazioni d'oro "fittizie" verso l'Iran, che hanno raggiunto 1,7 miliardi nel primo semestre di quest'anno. Se si sottrae questa cifra fittizia dal volume delle esportazioni, si ottiene che il tasso reale di crescita è ulteriormente sceso al 2,6%, quindi il perdurare del problema del grande deficit delle partite correnti anche con il rallentamento dell'economia.
 
Infine, i tassi di disoccupazione... Su questo punto, si hanno i ben noti trucchi per nascondere il reale livello di disoccupazione e miseria. Ma approfondendo i dati, si vede che la Turchia ha il più alto livello di disoccupazione urbana e uno dei più alti tassi di disoccupazione giovanile in Europa. Inoltre, se la Turchia avesse un "tasso di partecipazione al lavoro" pari a quello della Spagna, avrebbe un tasso ufficiale di disoccupazione del 24,2%, solo di poco sotto al 25,1% di quello spagnolo.
 
Quanto basta per le prospettive dell'economia turca...
 
In breve, anche se la situazione attuale in Turchia non si manifesta come crisi economica, ciascun dato dimostra che l'economia turca è sul filo del rasoio e le sue prospettive dipendono molto da ciò che accadrà nei centri imperialisti. Ma la situazione economica in Turchia, l'approfondirsi dell'immiserimento e dello sfruttamento delle masse lavoratrici non sono avvertite come le principali manifestazioni della crisi. Piuttosto, la crisi si percepisce molto profondamente nella sfera politica, in forma di resistenza sociale e risentimento nei confronti delle politiche del partito di governo e del nuovo regime da esso stabilito.
 
Compagni,
 
il Partito Comunista di Turchia ha rilevato che vi è stato un processo di cambiamento di regime in Turchia, iniziato nel 2002 e completato in parte con le elezioni generali del giugno 2011. I pilastri principali della Prima Repubblica fondata nel 1923 sono stati distrutti per costruire la Seconda Repubblica, basata su posizioni pro-mercato, filo-imperialiste, espansioniste e su fondamenti islamici.
 
Questo non vuol dire che la Prima Repubblica escludesse del tutto queste caratteristiche, ma il nuovo regime ha rafforzato gli elementi anti-popolari della repubblica borghese, mentre ha eliminato qualsiasi elemento progressista al suo interno. Il cambiamento di regime in Turchia, simile e precedente a quelli avvenuti in Medio Oriente e Nord Africa, ha permesso al capitalismo turco di assumere un ruolo più attivo per il bene degli interessi imperialisti nella regione, e, a tal fine, questo nuovo tipo di articolazione con l'imperialismo è stato pienamente supportato dagli Stati Uniti.
 
Eppure, come il nostro partito ha da molto tempo fatto notare, il cambiamento di regime in Turchia non rende e non può rendere questo paese stabile politicamente. In effetti, il ruolo stesso sostenuto dalla Seconda Repubblica di Turchia nella regione ha dimostrato di essere fonte di tremenda instabilità.
 
Il ruolo aggressivo perseguito dal Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) nella "guerra per procura" imperialista in Siria, per esempio, ha portato a gravi disordini soprattutto tra gli arabi e gli alawiti in Turchia. Poiché la città di confine di Hatay, ampiamente popolata da arabi alawiti, resiste all'installazione dei gruppi islamisti siriani e di ogni sorta di servizi segreti stranieri che operano nella regione, la ricerca di legittimazione del governo AKP per le sue azioni contro la Siria ha subito un duro colpo. Tale resistenza e repulsione non sono rimaste locali, ma si sono diffuse particolarmente tra la popolazione alawita.
 
Questa ricerca di legittimazione del nuovo regime turco nella regione ha anche fatto aggravare la questione curda. Nonostante tutti i discorsi del governo AKP su una cosiddetta nuova "apertura curda", a centinaia ogni mese muoiono nella guerra curda. D'altra parte, il pretesto del governo di un deterioramento della situazione a causa di una presunta alleanza Siria-Iran-PKK non regge in quanto è stato lo stesso governo AKP ad aver aperto le frontiere ai mercenari. Mentre la guerra curda si è inasprita, i colloqui sulla cosiddetta "apertura curda" hanno perso di credibilità non solo tra il popolo curdo, ma anche per il popolo turco.
 
Poiché il nuovo regime della Turchia è entrato in un vicolo cieco, con le sue fantasie neo-ottomane, si è spinta ulteriormente in avanti l'islamizzazione e l'oppressione all'interno del paese. Il nuovo sistema educativo imposto dal governo prevede che i bambini all'età di 9 anni siano iscritti nelle scuole religiose. Molte scuole pubbliche sono state trasformate in scuole professionali religiose, e le ore dei nuovi corsi di religione sono state imposte nei programmi di tutte le scuole primarie e secondarie. Quest'agenda è difesa in modo militante dallo stesso Primo ministro, come condizione preliminare per un "aumento della sensibilità religiosa nelle nuove generazioni".
 
L'indottrinamento sunnita nelle scuole pubbliche va di pari passo con la crescente pressione esercitata sulle condotte e comportamenti sociali laici, con l'apertura di enormi complessi religiosi nelle aree metropolitane, ecc. Vi è anche una resistenza, soprattutto tra la popolazione urbana, contro tali politiche reazionarie e oppressive.
 
Inoltre, poiché il nuovo regime impone una maggiore islamizzazione e autoritarismo, e ostenta nuove aggressioni contro i paesi vicini della regione, molte persone sono state deluse dai processi politici, che in realtà sono istituiti per eliminare i quadri dirigenti del vecchio regime. Per una parte enorme della popolazione, questi processi non sono altro che la prova che si svolgono nell'interesse del nuovo regime islamista. D'altra parte, in molti iniziano a rendersi conto che gli elementi purgati del vecchio blocco di potere sono sconfitti, impotenti e incompetenti nei confronti degli attacchi della Seconda Repubblica.
 
Cari compagni,
 
In poche parole, questo è il modo in cui la crisi si manifesta in Turchia. C'è stato un cambiamento di regime, che non rende e non può rendere il capitalismo turco stabile e sicuro. Un settore enorme della popolazione, gli operai, i giovani, i contadini poveri, il popolo curdo, gli alawiti poveri, ecc., non sopportano la Seconda Repubblica e resistono alla trasformazione islamista che essa impone.
 
La socialdemocrazia, gli opportunisti e i settori liberali della "sinistra", assolvono diverse funzioni decisive per legittimare gli atti del nuovo regime borghese. Prima di tutto, servono per isolare l'uno dall'altro gli elementi sociali resistenti. Isolano gli alawiti poveri dal popolo curdo, i lavoratori dalle famiglie che resistono all'indottrinamento islamico nelle scuole pubbliche, ecc. I liberali che si presentano come "sinistra", cercano comunque di legittimare le azioni del governo AKP e del suo nuovo regime sotto la bandiera della "democratizzazione" e sostengono l'equivalenza di "islamizzazione" e "populismo".
 
Cosa devono fare i comunisti in queste circostanze e come devono intervenire?
 
Il punto cruciale è indicare il carattere di classe dell'opposizione alla nuova repubblica borghese, sottolineare che la sua posizione è complessivamente anti-popolare e solo complessivamente può essere sconfitta. Dobbiamo rendere chiari gli interessi di classe comuni a tutti gli elementi che resistono in Turchia, abbiamo bisogno di unificare questi elementi sotto un programma di costruzione di una Terza Repubblica, la Repubblica Socialista di Turchia.
 
Abbiamo bisogno di politicizzare la resistenza sociale contro le politiche espansionistiche e reazionarie, e rendere chiaro ai lavoratori che l'approfondirsi dello sfruttamento capitalistico e dell'impoverimento della classe operaia ne costituiscono il fondamento oggettivo. Dobbiamo sfatare i miti creati dagli opportunisti, dai liberali, i quali sostengono che la Turchia islamista è più democratica. Dobbiamo sfidare la socialdemocrazia che divide e isola gli elementi che resistono alla logica del nuovo regime.
 
In breve, i comunisti devono unificare i vari elementi di resistenza, consolidati dall'approfondirsi della crisi, sotto la bandiera del socialismo, mostrando gli interessi della classe operaia. Questo è il modo in cui il movimento comunista raggiungerà un carattere di massa. Questo è il modo in cui le lotte conseguiranno un solido orientamento politico.
 

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