www.resistenze.org - pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 02-01-13 - n. 435

da es.kke.gr
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
L'unica via per i comunisti è la conquista di una strategia e una tattica rivoluzionaria
 
Discorso del Partito Comunista di Grecia in occasione del seminario del Partito Comunista della Federazione Russa: "Il Movimento Comunista Internazionale oggi e domani" di Mosca, 15-16 dicembre 2012.
 
Il 15 e 16 dicembre 2012, a Mosca, si è svolto un seminario organizzato dal Partito Comunista della Federazione Russa con il titolo: "Il movimento comunista internazionale oggi e domani". Al seminario hanno preso parte: il PC Vietnam, il PC del Brasile, il PC di Grecia, il PC dell'India (marxista), il PC della Cina, il PC di Cuba, il PC del Sud Africa, il PC di Ucraina, il PC portoghese, il PC della Federazione Russa, il PC di Boemia e Moravia.
Il KKE era rappresentato da Elisseos Vagenas, membro del CC e responsabile della Sezione Relazioni Internazionali del CC del KKE, il cui intervento ha evidenziato quanto segue:
 
Discorso del Partito Comunista di Grecia
al seminario del Partito Comunista della Federazione Russa:
"Il Movimento Comunista Internazionale, oggi e domani"
 
Mosca, 15-16 dicembre 2012
 
Cari compagni,
 
Ringraziamo il Partito Comunista della Federazione Russa per l'invito a questa riunione informale dei partiti comunisti sui problemi e le prospettive del movimento comunista internazionale.
 
L'incontro odierno si svolge in condizioni di profonda crisi del capitalismo mondiale che evidenzia i problemi irrisolvibili e i limiti del modo di produzione capitalista. Tuttavia il capitalismo non si autodistruggerà, non cadrà come un "frutto maturo", se il fattore soggettivo, soprattutto il Partito Comunista, il movimento comunista, non saprà sviluppare una strategia rivoluzionaria.
 
Purtroppo, il movimento comunista oggi sta vivendo una profonda crisi ideologica, politica e organizzativa.
 
Il KKE dal 1998 ha realizzato una serie di iniziative per far si che i comunisti potessero riunirsi, scambiare opinioni ed esperienze della loro attività, coordinarsi in merito alle questioni su cui vi è accordo. Quindi, nel 1998 sono iniziati gli Incontri Internazionali di Atene, partecipati da decine di partiti comunisti e oggi stabiliti come un importante evento annuale per il movimento comunista internazionale. Il nostro partito insiste sul fatto che questi incontri debbano continuare ad essere gli incontri dei partiti comunisti, perché sarebbero snaturati nella loro essenza e portati alla dissoluzione qualora venissero indeboliti dalla partecipazione di altre forze "di sinistra" o forze che affermano di essere antimperialiste.
 
Allo stesso tempo, come partito svolgiamo una serie di incontri comunisti regionali e tematici a livello europeo, nei Balcani, nel Mediterraneo Orientale. Partecipiamo attivamente alle iniziative e agli inviti di altri partiti comunisti. Tuttavia, cari compagni, sappiamo bene che il movimento comunista non sarà in grado di superare la crisi in cui si trova solo attraverso queste attività.
 
La questione cruciale è l'acquisizione di una strategia rivoluzionaria e di una tattica che la serva, per far si che si rafforzino le posizioni rivoluzionarie nel movimento comunista e si indeboliscano e scompaiano le posizioni riformiste e opportuniste nel duro conflitto che si sta ingaggiando.
 
La linea della "resistenza e rottura" con il sistema capitalista deve guadagnare terreno contro la linea di "adattamento e integrazione" ad esso.
 
Ovviamente non possiamo entrare nel dettaglio, a causa dei limiti di tempo, su tutte le questioni che hanno a che fare con la situazione del movimento comunista e le prospettive. Tuttavia, vorrei soffermarmi brevemente su alcune posizioni fondamentali per il KKE.
 
Il KKE considera cruciale la posizione rispetto al socialismo realizzato così come le valutazioni sulle cause del suo rovesciamento. Il nostro partito ha difeso il socialismo, anche nelle condizioni più difficili, di fronte al frenetico attacco anticomunista. Ha difeso il contributo dell'URSS nella lotta dei popoli. Ma non si é limitato a questo. Dall'inizio degli anni '90 ha dato la priorità alla ricerca scientifica sulle cause della vittoria della controrivoluzione in URSS e in altri paesi socialisti. Dopo 18 anni di studio siamo giunti alla risoluzione del 18° Congresso, sulle cause del rovesciamento del socialismo, sugli errori commessi in campo economico e politico, nella strategia del movimento comunista internazionale che condussero alla vittoria della controrivoluzione. Il nostro approccio, in estrema sintesi, evidenzia l'abbandono dei principi della costruzione del socialismo con le riforme dei decenni 1950 e 1960 in campo economico, dove si rafforzarono le relazioni mercantili e di conseguenza si crearono le forze sociali interessate a rovesciare il socialismo. Nel campo della politica riteniamo erronee le idee circa lo "Stato di tutto il popolo", e sul piano delle relazioni internazionali riteniamo errata l'idea della "competizione pacifica" tra i due sistemi socio-politici. Il socialismo è stato rovesciato dall'interno e dall'alto, a causa dell'erosione opportunista graduale dei partiti comunisti.
 
Il KKE in questa e in altre elaborazioni continua a basarsi sulla visione globale del marxismo-leninismo, che ritiene del tutto operante, ponendo come prioritario il conflitto con le teorie borghesi e opportuniste e le loro organizzazioni, come fu ad esempio in passato con la corrente chiamata "eurocomunismo" e oggi con il cosiddetto "Partito della Sinistra Europea".
 
Il nostro partito difende il carattere del Partito Comunista, come partito della classe operaia che non lotta solamente per far si che la forza lavoro sia venduta a miglior prezzo, ma anche per il rovesciamento del sistema capitalistico di sfruttamento, lotta quotidianamente per il socialismo che costituisce oggi l'unica soluzione alternativa per i lavoratori.
 
Riteniamo che la necessità e la validità del socialismo non siano indebolite a causa dei cambiamenti controrivoluzionari in URSS e in Europa nel suo complesso, in quanto la necessità non deriva dalla correlazione dei rapporti di forza, che ci è avversa, ma dall'esistenza di condizioni oggettive per la costruzione del socialismo, dalle difficoltà del capitalismo, come l'attuale crisi capitalista mondiale. Una crisi che non si deve semplicemente a una forma di gestione, ad esempio al neoliberismo, come sostengono vari apologeti del sistema capitalistico, ma alla contraddizione fondamentale tra capitale e lavoro.
 
In base al nostro obiettivo strategico, che è il socialismo-comunismo, trattiamo anche la nostra politica di alleanze. Abbiamo respinto come pericolose e dannose le coalizioni di "sinistra" e dei "fronti antifascisti", la cooperazione con la socialdemocrazia, che consideriamo un errore separarla in "sinistra" e "destra". Piuttosto, abbiamo intenzione di raccogliere e concentrare le forze sociali, la classe operaia e gli strati popolari piccolo-borghesi urbani e rurali in una direzione antimonopolista, anticapitalista, lottando su tutti i problemi popolari, in conflitto e rottura con le unioni imperialiste. Questa alleanza popolare nella situazione rivoluzionaria si convertirà in un fronte operaio rivoluzionario, dando alla luce i nuovi organi popolari di potere.
 
Continuiamo a pensare che è attuale la frase del Manifesto del Partito Comunista che: "E' ovvio che il proletariato di ciascun paese deve farla finita, innanzitutto, con la propria borghesia." (1), cioè consideriamo che la lotta a livello nazionale resta il fronte principale. Tuttavia, questa lotta deve essere coordinata a livello regionale e internazionale, perché è una lotta internazionale nella quale vige la parola d'ordine "Proletari di tutti i paesi unitevi!". Il nostro partito rimane fedele all'internazionalismo proletario.
 
Trattiamo l'imperialismo in base alle caratteristiche evidenziate da Lenin. Non identifichiamo l'imperialismo con gli Stati Uniti, perché vi sono anche altre potenze e unioni imperialiste forti, come lo è l'Unione Europea. Riteniamo che ogni paese in cui predominano i rapporti di produzione capitalistici e i monopoli, occupa una posizione nel sistema imperialista come forza economica, politica e militare. Le posizioni che trattano erroneamente l'imperialismo come una politica della classe dominante, come la politica estera e non come una fase di sviluppo del capitalismo legata al dominio del monopolio nella produzione capitalista, alla fusione del capitale industriale e bancario, alle esportazioni di capitali e al carattere economico delle guerre imperialiste (distribuzione e redistribuzione dei mercati) provocano molti danni. Sarebbe un errore grave se il movimento popolare basasse le sue speranze sulle cosiddette potenze emergenti o addirittura le scegliesse come "campo". Per questo, V. Lenin avvertiva che ciò ci porterebbe a una valutazione errata: "si avrebbe che i monopoli nella vita economica sarebbero compatibili con una politica non monopolistica, senza violenza, non annessionista" (2). Il cosiddetto "mondo multipolare", della cosidetta "nuova architettura delle relazioni internazionali" non è il mondo della pace e della sicurezza per i popoli, ma il mondo delle contraddizioni interimperialiste intensificate.
 
Come partito escludiamo la possibilità di partecipare a governi borghesi, anche se si chiamano "di sinistra" o "patriottici", perché dopo aver studiato la storia del nostro partito e del movimento comunista internazionale abbiamo concluso che non vi è alcuna fase intermedia tra capitalismo e socialismo. Nessun potere di transizione. Il potere o sarà nelle mani della classe operaia o nelle mani del capitale. La partecipazione di un partito comunista in un governo di "sinistra" nel quadro del capitalismo sarà dannoso per il movimento popolare. In sostanza, attraverso delle "parole d'ordine di sinistra" si perpetua lo sfruttamento della classe operaia, a sostegno della redditività del capitale.
 
Ci concentriamo sull'organizzazione della lotta della classe operaia nei sindacati, nel movimento operaio e sindacale, che riconoscerà la lotta di classe, entrerà in conflitto con la cosiddetta "pace sociale" e il "dialogo sociale", anelati dal potere borghese e sostenuti dagli opportunisti.
Non cerchiamo nuovi soggetti rivoluzionari, perché consideriamo che non è cambiato il ruolo storico della classe operaia che è il becchino del capitalismo.
Sosteniamo le leggi della rivoluzione e della costruzione socialista e rigettiamo la logica dei "modelli nazionali", che in sostanza rifiutano queste leggi.
 
Cari compagni,
 
Come partito non ci limitiamo solo a sottolineare che esistono valutazioni diametralmente opposte tra i nostri partiti, anche tra coloro che sono qui oggi, sulle questioni dirimenti di cui sopra. Intendiamo elaborare congiuntamente sulle questioni teoriche attuali, in particolare con i partiti comunisti con i quali vi è una convergenza significativa di opinioni. Ma siamo anche pronti a sviluppare un'azione comune con altri partiti comunisti su questioni inerenti l'attività antimperialista, ove è possibile essere d'accordo a livello bilaterale, regionale e multilaterale. Consideriamo necessario il fronte ideologico contro le teorie borghesi e opportuniste, contro l'anticomunismo e l'antisovietismo. Inoltre, riteniamo che sia importante lo sviluppo di azioni contro le potenze imperialiste, come deciso recentemente nel 14° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai a Beirut. E soprattutto oggi contro l'intervento imperialista in Siria e la guerra imperialista contro l'Iran. Noi, come partito, siamo pronti a contribuire in questa direzione.
 
Note:
1) Manifesto del partito comunista, K.Marx-F.Engels, ed. Sinchroni Epochi, p. 34.
2) L'imperialismo, fase suprema del capitalismo, VI Lenin, Opere Complete, T.27, pag. 390.
 

dal giornale del PC di Grecia "Rizospastis" del 22/23 Dicembre 2012
Traduzione dal greco a cura di Giorgio Apostolou
 
Movimento Comunista Internazionale
 
La conquista della strategia e della tattica rivoluzionaria è una strada a senso unico
 
Eliseos Vaghenas *
 
Il 15-16 Dicembre si sono tenuti a Mosca i lavori del Seminario Internazionale sul tema: "Il movimento comunista internazionale oggi e domani". Al seminario hanno partecipato rappresentanti del Partito Comunista del Vietnam, Partito Comunista del Brasile, Partito Comunista di Grecia(KKE), Partito Comunista dell'India, Partito Comunista dell'India (marxista), Partito Comunista Cinese, Partito Comunista di Cuba, Partito Comunista Libanese, Partito Comunista di Ucraina, Partito Comunista Portoghese, Partito Comunista della Federazione Russa, Partito Comunista Ceco-Moravo.
 
Certamente non è la prima volta che rappresentanti dei PC di diversi paesi si riuniscono per parlare di tali questioni. Infatti, recentemente si è svolto a Beirut il 14° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti ed Operai con la partecipazione di 60 PC.
 
Dunque, quello che interessa è di mettere in evidenza, anche con l'occasione dell'incontro di Mosca, alcuni elementi fondamentali della contrapposizione ideologica - politica che si svolge nelle file del movimento comunista ed operaio internazionale.
 
La questione della "svolta di sinistra" mondiale e della diversa "miscela di gestione"
 
Citiamo "alcuni elementi" perché è difficile fornire attraverso le pagine del giornale l' insieme della contrapposizione. Una delle questioni sorte è stata posta dal Partito che ha organizzato l'incontro. Il presidente del PC della Federazione Russa, Gennady Ziuganov ha ritenuto che "la svolta mondiale a sinistra è quasi inevitabile", e dopo aver elogiato la Cina e il Vietnam per i positivi ritmi di crescita, in seguito ha evidenziato le emergenti "economie" dei BRICS, considerando che si tratta di paesi in cui vi è una forte regolamentazione statale dell'economia, aggiungendo che anche da altre parti "stanno cercando di trovare una soluzione attraverso soluzioni di sinistra, come mostrato dall'aspirazione di Obama di ridurre i privilegi delle banche, di promuovere la previdenza sociale e il finanziamento per l'istruzione. Inoltre anche l'Unione Europea sta cercando di mettere la museruola al capitalismo, ai mercati, al liberalismo, alle banche e sta adottando misure di carattere socialista".
 
Sulla stessa rotta anche altri partiti partecipanti a questo incontro, hanno valutato nel merito che il problema è "nel sistema del capitalismo neoliberista" (ad esempio, Partito Comunista di Cuba), lasciando così la possibilità di esistenza di un altra gestione nell'ambito del capitalismo, in grado di eliminare i problemi che vivono i lavoratori. Come esempio, sono stati riportati i governi "progressisti" dei paesi del America Latina.
 
Il KKE con i suoi interventi all'incontro di Mosca ha documentato le sue posizioni, osservando:
 
"L'attacco del capitale è forte e unificato. Il suo scopo è di ridurre ulteriormente il prezzo della forza-lavoro, per aumentare i profitti dei monopoli, per trasferire il peso della crisi sui popoli. Il regime dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo fa nascere e acuisce i problemi sociali. I bisogni sociali non possono essere soddisfatti sul terreno del capitalismo!
 
Le forze che gestiscono il capitalismo e la sua crisi sono costantemente al servizio di questo obiettivo. E questo a prescindere dalla forma di gestione, come avviene nei paesi dell'Unione europea vale a dire la politica restrittiva, che approfondisce la recessione dell'economia capitalista, o la politica espansiva che gonfia i deficit e il debito, come accade negli Stati Uniti.
In entrambi i casi sono i popoli che pagano per le conseguenze attraverso la riduzione dei salari e delle pensioni, alti tassi di disoccupazione, l'abolizione dei diritti di sicurezza sociale e del lavoro, la commercializzazione dei servizi sociali, le privatizzazioni, le misure fiscali dure.
 
Spesso sentiamo dire che il deterioramento della situazione della classe operaia, dei contadini, dei ceti medi urbani, l'indebolimento del futuro dei giovani sono dovuti al capitalismo "sfrenato", al neo-liberismo, al capitalismo da casinò.
Ciò richiede attenzione. Si tratta di un metodico e pianificato tentativo per ingannare i popoli. Queste caratterizzazioni cercano di nascondere la sostanza vale a dire che il responsabile per la disoccupazione, la povertà, i problemi della gente, in generale, le crisi e le guerre imperialiste è il modo di produzione capitalistico e non soltanto una forma della sua gestione. Vale a dire che è il sistema che vive e respira dallo sfruttamento della classe operaia, dalla estrazione di plusvalore, la ricerca del profitto, il concorso per l'espansione in nuovi mercati.
 
La responsabilità è del sistema che si basa sul potere dei monopoli e la proprietà capitalistica dei mezzi di produzione.
 
La vita dimostra che è impossibile seguire una linea politica a favore dei lavoratori finché il potere, gli strumenti economici e la ricchezza sono nelle mani del capitale. Si tratta di un trappola ben architettata e noi abbiamo il dovere di smascherarla, combattere e spiegare la verità ai popoli in modo aperto e deciso.
 
E 'vero che oggi la crisi non si è manifestata in alcuni paesi capitalisti, mentre ci sono alti tassi di sviluppo. Questo è il risultato della legge dello sviluppo ineguale del capitalismo. Prima della crisi la Grecia ha avuto tassi relativamente alti di sviluppo capitalistico, per un periodo di venti anni! In quel periodo si era manifestata la crisi delle "tigri asiatiche", la crisi in Russia e in Turchia, e in alcuni altri paesi. Oggi c'è crisi in Grecia, mentre la statistica borghese indica che in Russia e in Turchia vi è una crescita. Però, anche lì dove il meccanismo capitalista si sta avviando, la crescita sarà segnata dallo sfruttamento più selvaggio, che si svolgerà su un campo di rovine dei diritti lavorativi e popolari.
 
La questione delle "particolarità nazionali"
 
Un altro punto che è emerso dalla discussione è stato quello delle cosiddette "particolarità nazionali". Il rappresentante del Partito Comunista Cinese ha focalizzato esattamente alle "particolarità cinesi del socialismo" come è "l'apertura dell'economia" con la quale si intende la sempre maggior integrazione della Cina all'economia mondiale capitalista e la "liberazione delle forze produttive" con la quale si intende lo sviluppo e il rafforzamento dei rapporti di produzione capitalistici.
 
In realtà e secondo le valutazioni del nostro Partito nelle Tesi per il 19° Congresso, "nella Cina odierna, il PCC dirige la via capitalistica di sviluppo, incrementa i rapporti con l' Internazionale socialista. Il percorso, e più in generale le posizioni per "l'economia mista" che tempo fa sosteneva la socialdemocrazia , la posizione del "socialismo di mercato", esercitano una influenza negativa al Movimento Comunista Internazionale e vengono sfruttate in modo molteplice contro se stesso."
 
Il rappresentante del PCC si è soffermato sugli sforzi che compie il suo partito per la "cinesizzazione del marxismo" ,come ha detto, per far sì che la teoria del marxismo corrisponda alla realtà cinese.
 
Come ha riportato il KKE nel suo intervento iniziale, "il nostro Partito difende le leggi generali della rivoluzione e dell'edificazione socialista e respinge la logica dei 'modelli nazionali' che nella sostanza ritrattano le leggi generali."
 
Questa posizione del nostro Partito ha provocato una discussione, soprattutto da parte di altri partiti, che presentano la Cina come un "modello di sviluppo socialista." Così, ad esempio, il Partito Comunista dell'India si è incentrato sul tema delle cosiddette "particolarità nazionali", che dovranno essere presi in considerazione dai Partiti Comunisti, sostenendo nella sostanza le posizioni del Partito Comunista Cinese.
 
E' stato dovuto, da parte del KKE, chiarire le seguenti cose: "Certo, nella nostra lotta è necessario tenere conto delle specificità nazionali, per esempio, il livello di sviluppo delle forze produttive, la posizione geografica, le tradizioni culturali ecc. Tuttavia questo non vuol dire che possiamo evocare le specificità nazionali per dimetterci dalle leggi generali della rivoluzione socialista. Si tratta di una vecchia discussione che ha avuto inizio dopo la Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre, quando certi partiti nel nome delle particolarità nazionali della Russia, sollevarono la questione di dimissione dalla esperienza di questa grande rivoluzione. Ciò in seguito ha condotto in Europa Occidentale una seria di PC, sotto il richiamo delle particolarità nazionali, all'affermazione della corrente dell' "eurocomunismo" che sostanzialmente si è dimesso dalle leggi generali della rivoluzione socialista, dalla dittatura del proletariato e più in generale dalla lotta rivoluzionaria. Tali partiti ritenevano che attraverso le "riforme strutturali" e la "democrazia politica" il sistema capitalista può trasformarsi in socialista. Consideriamo che la vita ha smentito questi approcci ".
 
Inoltre, abbiamo dovuto soffermarci brevemente sulle conclusioni del KKE formulate nella Risoluzione del 18° Congresso riguardanti l'edificazione socialista nell' URSS.
 
La questione della partecipazione dei comunisti ai governi borghesi e degli stadi intermedi verso il socialismo
 
Nel nostro intervento iniziale abbiamo sottolineato che "come Partito escludiamo l'eventualità della nostra partecipazione ai governi borghesi anche se questi vengono chiamati "di sinistra" o "patriottici" perché dopo aver studiato la storia del nostro Partito e del movimento comunista internazionale, dopo studio approfondito della situazione oggettiva, siamo giunti alla conclusione che non vi siano fasi intermedie tra il capitalismo e il socialismo. Non esiste potere transitorio. Il potere sarà o nelle mani della classe operaia o nelle mani del capitale. La partecipazione del PC ad un governo di "sinistra" nell' ambito del capitalismo si rivela dannosa per il movimento popolare. Concretamente, con "parole d'ordine di sinistra" si perpetua lo sfruttamento della classe operaia, si sorregge la redditività del capitale.
 
Questa posizione ha suscitato interesse, dal momento che, per esempio, il PC della Federazione Russa ha stabilito nel suo programma non uno, ma tre stadi verso il socialismo e inoltre esalta il governo di "centro-sinistra" dei Primakov - Maschiukov che per un semestre ha gestito la crisi in Russia (1998 - 1999). Posizioni analoghe per gli stadi intermedi e partecipazione nei governi di "sinistra", hanno sia i PC indiani sia il PC Portoghese e il PC Ceco-Moravo, mentre il PC di Brasile, oggi sta materializzando questa linea politica. In particolare il Partito Comunista Portoghese ha fatto riferimento alla via "per uno sbocco di sinistra, patriottico, affinché il Portogallo possa crescere come paese indipendente, sovrano", cosa che ora non è possibile fare all' interno dell' U.E. Un obbiettivo che questo partito ha delimitato nello stadio distinto della cosiddetta "democrazia avanzata".
 
Da parte del KKE si è dovuto mettere in evidenza quanto segue: "La competizione intercapitalista si intensificherà, il sistema diventerà più aggressivo, le sue possibilità di concessioni saranno successivamente ridotte ulteriormente (...)
 
La lotta dei comunisti acquista grande e fondamentale importanza in quanto hanno il compito storico di rafforzare la lotta per il rovesciamento del sistema marcio, in modo che la classe operaia e il popolo prenda il potere nelle proprie mani e costruisca la nuova società socialista che è più attuale e necessaria di prima. Questo potere operaio, popolare esprime gli interessi dei molti.(della stragrande maggioranza)
 
Ciò significa che i mezzi di produzione, la ricchezza diventerà proprietà di chi la produce, di chi la crea, e l'economia sarà organizzata in base alla soddisfazione dei bisogni popolari, si svilupperà in modo pianificato e sarà in grado di garantire il diritto al lavoro per tutti, nonché servizi sociali gratuiti. Questo percorso di sviluppo, annullerà le cause delle crisi capitaliste. Il potere operaio, popolare procederà allo svincolamento dalle unioni imperialiste, la NATO e l'UE.
 
All' interno della unione interstatale, più in generale all'interno del sistema imperialista si realizzano fra gli stati capitalisti relazioni ineguali a causa delle differenze esistenti nei loro punti di partenza storici, nel loro potenziale sviluppo, nei loro vantaggi geografici, nella loro forza economica e politico-militare.
 
La concessione dei diritti di sovranità da parte della classe borghese all'interno di un'organizzazione imperialista come l'UE o la NATO avviene in modo cosciente sulla base del criterio dell' interesse di classe unificato contro i popoli, per la perpetuazione del sistema capitalistico, per il più efficace funzionamento delle unioni imperialiste.
 
In effetti, nel quadro del sistema di sfruttamento si sviluppano relazioni di dipendenza, o, più precisamente, relazioni ineguali di interdipendenza. Tuttavia, questo problema, che è collegato alla assimilazione del paese nella piramide imperialista , può essere eliminato solo attraverso l'abolizione delle cause che danno luogo ad esso, vale a dire attraverso il rovesciamento della organizzazione capitalistica dell'economia e della società, con la soluzione dei problemi di potere e la proprietà dei mezzi di produzione. In caso contrario, la lotta per l'indipendenza e la sovranità, secondo un'espressione di V.I. Lenin sarà effettuata "sotto falsa bandiera".
 
La questione della "democratizzazione" dei rapporti internazionali
 
Un'altra questione fondamentale è stata quella del cosiddetto "mondo multipolare" che da parte di alcuni Partiti Comunisti, più intensamente da parte del PC Ceco-Moravo e del PC di Brasile, è stata presentata come la risposta dei popoli all'aggressività imperialista.
 
E' stato necessario da parte del KKE presentare la nostra valutazione: "il cosiddetto "mondo multipolare" della cosiddetta "nuova architettura dei rapporti internazionali" non è il mondo della pace e della sicurezza per i popoli ma è il mondo dell'acutizzazione delle contraddizioni interimperialiste" . E ancora: "vorremo sottolineare che non si può fare riferimento alla democratizzazione del diritto internazionale e delle organizzazione internazionale come chiedono l' "Internazionale Socialista" e il "Partito della Sinistra Europea" favorendo le illusioni che le guerre imperialiste possono essere fermate, senza toccare il capitalismo e il potere del capitale. Noi condanniamo le ingiuste, guerre imperialiste e lottiamo per lo sganciamento del paese da queste! Tuttavia, sappiamo che le guerre che costituiscono la continuazione della politica con altri mezzi violenti, sono inevitabili finché la società sarà divisa in classi, finché esisterà lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, finché domina l'imperialismo . La sostituzione della guerra con la pace a beneficio dei popoli non può essere raggiunto senza la sostituzione del capitalismo con il socialismo. Questa verità rende la nostra lotta oggi ancora più attuale, ancora più necessaria".
 
Necessità di conquista della strategia rivoluzionaria
 
Durante la discussione sono venuti a galla anche altre questioni di contrapposizione come ad esempio le questioni delle alleanze, ed altro ancora.
 
Nella discussione si son formulate differenti, fino a diametralmente opposte, opinioni, fatto che per l'ennesima volta sottolinea l'attualità della posizione del KKE: "la conquista della strategia rivoluzionaria e della tattica che corrisponde ad essa è un impresa difficile ma obbligatoria. E' lo strumento insostituibile che consente di creare un terreno stabile per la lotta ideologico-politica e di massa, contribuendo alla concentrazione e alla preparazione di forze operaie e popolari nel conflitto con il capitale, coi suoi partiti e con le unioni imperialiste per il rovesciamento della barbarie capitalista. E' un affare di quei Partiti Comunisti che si oppongono all'erosione opportunista, difendono la lotta di classe fino alla fine e lottano per la prospettiva socialista".
 
Il KKE, già otto anni fa, dal suo 17° Congresso, parlò apertamente della la necessità del polo comunista tra Partiti Comunisti che convergono nei loro approcci ideologici e politici, che difendono il marxismo-leninismo e il contributo del socialismo che abbiamo conosciuto.
 
Su questo percorso è stata fondata la Rivista Comunista Internazionale (RCI) che esprime la necessità di collaborazione tra riviste teoriche e politiche di Partiti Comunisti che hanno posizioni comuni per una serie di questioni teoriche e ideologiche fondamentali .
 
Alla Rivista Comunista Internazionale partecipano, oltre il KKE, il Partito del Lavoro del Belgio, il Partito Comunista del Venezuela, il Partito Comunista dei Popoli di Spagna, il Partito Socialista della Lettonia, il Partito Comunista del Lussemburgo, il Partito Comunista del Messico, il Partito Comunista Operaio Ungherese, l' Unione dei Comunisti dell'Ucraina, il Partito Comunista Operaio della Russia, il Partito Comunista Turco.
 
Inoltre interesse di partecipazione hanno espresso anche altri Partiti Comunisti che accolgono la necessità di realizzazione della strategia rivoluzionaria nel movimento comunista internazionale.
 
* E. Vaghenas è membro del CC del KKE e responsabile del Dipartimento Rapporti Internazionali
 

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