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ICS 2013 - 22° Seminario Comunista Internazionale

Bruxelles, 31/05 - 02/06/2013
www.icseminar.org - info@icseminar.org

Gli attacchi ai diritti democratici e alle libertà nella crisi capitalista mondiale. Strategie e azioni di risposta.

Contributo del Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE)

PCPE | pcpe.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

"Le vostre idee sono anch'esse un prodotto dei rapporti borghesi di produzione e di proprietà, così come il vostro diritto non è che la volontà della vostra classe innalzata a legge" C. Marx e F. Engels.

1. Lo sviluppo della crisi capitalista in Spagna.

L'economia spagnola è da sei anni immersa in una dura crisi capitalista. Dopo una breve ripresa, iniziata a metà del 2010, è iniziato un nuovo ciclo di recessione nel 2011, che continuerà per tutto questo anno, con un calo del PIL che supererà l'1,5%. Tutto indica che il nuovo ciclo di recessione continuerà per tutto il 2014.

L'attuale crisi del capitalismo, che ha la sua causa principale nella sovrapproduzione, determina le politiche che vengono applicate a favore dei monopoli dai diversi governi. Il governo del PSOE [Partito Socialista Operaio Spagnolo] ha cercato di affrontare la crisi promuovendo una serie di misure di orientamento socialdemocratico, approvando nel gennaio 2009 il cosiddetto Piano spagnolo per lo stimolo dell'economia e occupazione (Piano E), a cui è seguito alla fine dello stesso anno il Piano dell'economia sostenibile, che ha portato all'approvazione della Legge dell'economia sostenibile, del marzo 2011. La socialdemocrazia ha trasferito più di 50 miliardi di euro ai monopoli per cercare di compensare la caduta del saggio di profitto, con il pretesto dell'attuazione di un nuovo modello produttivo basato su investimenti pubblici e sulla cosiddetta economia sostenibile o green economy.

Fallite le misure socialdemocratiche e in presenza di un nuovo ciclo recessivo, il governo del PSOE ha optato direttamente per applicare una linea di gestione neoliberista, proseguita dal PP [Partito Popolare] dopo la sua vittoria alle elezioni generali del 20 novembre 2011.

La classe operaia e i settori popolari del nostro paese hanno visto scaricare sulle loro spalle le conseguenze della crisi capitalista. Nel periodo immediatamente precedente l'inizio della crisi, il tasso di disoccupazione in Spagna era pari a circa l'8%. Il duro processo di distruzione delle forze produttive iniziato nel 2007 ha condannato centinaia di migliaia di lavoratori alla disoccupazione: nel 2010 il tasso di disoccupazione ha superato il 20% e nel 2012 ha raggiunto per la prima volta il 25%, per toccare attualmente il 27,16%, con più di sei milioni di lavoratori disoccupati. Il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto uno storico 57,22%, il più alto di tutta l'Unione Europea, condannando la gioventù operaia a una reale mancanza d'aspettative di vita nel quadro del capitalismo.

Dal 2008,si calcola che mezzo milione di famiglie lavoratrici siano state cacciate dalle loro case tramite uno sfratto, non potendosi più permettere di pagare l'affitto o il mutuo. Oltre il 25% dei bambini spagnoli sotto i 16 anni soffre di malnutrizione, non dispone di abbigliamento adeguato e non gode di uno spazio idoneo per il gioco o lo studio. Oltre il 30% dei bambini le cui famiglie hanno un reddito mensile inferiore ai 640 euro non possono finire la scuola dell'obbligo e non raggiungono il titolo di studio. Il tasso di povertà in Spagna ha raggiunto il 21,8%, più del 30% delle famiglie dichiarano di non arrivare alla fine del mese e un 41% non è in grado di affrontare una spesa imprevista.

Anche nel caso di un superamento dell'attuale ciclo recessivo, tutte le previsioni indicano un periodo di stagnazione o di lieve crescita, che sarà sicuramente seguito da un nuovo ciclo di recessione. Sia la linea di gestione socialdemocratica, sia quella neoliberista hanno portato un peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Mentre si sviluppa la crisi del capitalismo, aumenta la povertà assoluta e relativa della classe operaia e la ricchezza si concentra sempre più nelle mani di una ristretta oligarchia. La società va sempre più dividendosi in due poli antagonisti, una minoranza parassitaria vive a spese della sofferenza e del lavoro di una immensa maggioranza della società. Secondo gli ultimi dati disponibili, nel periodo 2007-2010 la caduta del reddito delle famiglie lavoratrici si attesta al 9%. Nel frattempo, una piccola oligarchia composta da circa duecento famiglie ha un patrimonio superiore ai 135 miliardi di euro. Anche durante la crisi economica si evidenzia il dato che i primi dieci capitalisti hanno visto la loro fortuna incrementare dell'8% nel 2011.

2. La classe dominante ha scatenato una vera e propria guerra contro la classe operaia e il popolo.

Per i comunisti non è un segreto che i cambiamenti nella base economica della società determinano, prima o poi, tutta una serie di cambiamenti nella sovrastruttura giuridica, politica e ideologica. Dall'inizio della crisi capitalista, sta concretizzandosi tutta una serie di modifiche sovrastrutturali che cercano di rispondere alle difficoltà che il blocco oligarchico borghese trova nel processo di accumulazione del capitale e nel perseguire i due obiettivi principali: abbassare il prezzo della forza lavoro e facilitare la repressione dello Stato contro il movimento operaio e popolare.

a) Cambiamenti legali nel luogo di lavoro.

In risposta alla crisi del capitalismo iniziata nel 1973, l'oligarchia spagnola ha avviato un processo diretto a abbassare il prezzo della forza lavoro. Questo processo inizia con l'approvazione della legge 16/1976 sui Rapporti di lavoro, che attraverserà fasi successive tra cui si evidenzia per importanza la legge 8/1980 dello Statuto dei lavoratori, le riforme imposte dai governi di Felipe González (PSOE) negli anni '80 e nel 1994, le riforme dei governi Aznar (PP) nel 1996 e nel 2001 e, infine, la riforma approvata dal governo Zapatero (PSOE) nel 2006.

Con l'inizio della crisi capitalista, nel 2007, questa costante tendenza all'abbassamento del costo della forza lavoro e alla perdita dei diritti lavorativi in favore dei monopoli si è aggravata. Nel 2010, l'ultimo governo del PSOE ha scaricato sulle spalle della classe operaia le conseguenze della crisi approvando una drastica riforma del mercato del lavoro, alla quale il movimento operaio e sindacale ha risposto con lo sciopero generale del 29 settembre dello stesso anno. Dopo la vittoria elettorale del Partito Popolare, nel novembre 2011, il governo di Mariano Rajoy ha insistito sulla stessa linea approvando una dura riforma del lavoro a febbraio e luglio 2012, seguita da alcune riforme parziali.

L'obiettivo iniziale di ridurre il prezzo della forza lavoro, si unisce ora all'individualizzazione dei rapporti di lavoro in nome della dottrina della "flessicurezza", coniata dall'Unione Europea. Nel mirino del governo del blocco oligarchico-borghese ci sono gli accordi collettivi e la contrattazione collettiva, con i quali si tenta di distruggere il movimento sindacale e di disarmare in modo assoluto la classe operaia.

Al momento precedente la crisi erano stati firmati 6.016 accordi collettivi e il 67,3% dei lavoratori contava su clausole di revisione salariale nel quadro della contrattazione collettiva. L'anno scorso, gli accordi firmati si sono ridotti scandalosamente a 2.847 e solo il 41,6% della classe operaia conta adesso su qualche tipo di clausola salariale frutto della contrattazione collettiva.

I diritti sindacali della classe operaia e anche il diritto di sciopero soffrono un continuo attacco e sono posti come il nuovo obiettivo delle classi dominanti. Così, in condizioni di crisi del capitalismo, si costituisce la base per l'attuazione di un autentico terrore padronale nei luoghi di lavoro, cercando di impedire una risposta organizzata dalla classe operaia.

Nonostante le misure elencate, il movimento operaio e popolare ha risposto a ciascuna delle offensive orchestrate dai padroni e dai governi capitalisti di un tipo o dell'altro. Dal settembre 2010 si sono realizzati tre scioperi generali, accompagnati da centinaia di scioperi di settore e di impresa. Durante l'anno passato le giornate di sciopero sono aumentate del 138% nei primi nove mesi del 2012. In parallelo, vanno prendendo corpo importanti movimenti di massa contro la privatizzazione dell'istruzione e della salute e per esigere un alloggio decente.

In questo scenario di intensificazione della lotta di classe, i capitalisti e il loro governo non limitano le misure reazionarie all'ambito dei rapporti di lavoro. Hanno lanciato una raffica di attacchi ai diritti democratici e alle libertà, impedendo mediante il ricorso alla repressione la risposta operaia e popolare. La lotta sociale e politica viene criminalizzata.

b) Riduzione dei diritti democratici e delle libertà.

Lo sviluppo della crisi capitalista conferma oggi la massima leninista che l'imperialismo, fase superiore e ultima del capitalismo, tende in tutti i campi alla reazione. In Spagna, questa tendenza si esprime nelle seguenti misure dirette a favorire la dittatura capitalista:

- In materia elettorale nel gennaio 2011 viene modificata la Legge organica di regime elettorale generale, obbligando le formazioni senza rappresentanza parlamentare a raccogliere lo 0,1% delle firme degli elettori per circoscrizione. Con questo tentativo cercano di evitare la concorrenza elettorale delle forze rivoluzionarie e di conoscere in dettaglio coloro che sostengono il Partito Comunista. Il PCPE ha dovuto ricorrere a vari tribunali al fine di potersi presentare alle ultime elezioni, giungendo anche alla Corte costituzionale, che alla fine ha approvato alcune delle nostre candidature.

- Limitazione delle funzioni di partiti e sindacati. Si sta studiando una riforma della Legge organica del potere giudiziario, per impedire che partiti politici e sindacati pratichino l'azione popolare.

- Limitazione del diritto a manifestare. Sono sempre più comuni le dichiarazioni di vari esponenti del governo PP che affermano che il diritto di manifestazione deve essere limitato [1].

- Aumenta l'impunità con la quale agiscono le forze repressive. Il governo sta prendendo in considerazione una riforma della Legge sulla sicurezza pubblica, che proibirà la raccolta, il trattamento o la trasmissione via internet delle immagini di agenti nell'esercizio delle loro funzioni.

- La limitazione delle possibilità di difesa giudiziaria. Si avanza nella privatizzazione della giustizia con l'approvazione della legge 10/2012, del 20 novembre; le spese processuali, che limitano economicamente l'accesso dei lavoratori ai tribunali per gli abusi padronali e le possibilità di difesa contro le crescenti sanzioni amministrative per la partecipazione a manifestazioni, picchetti o semplicemente per attacchinaggi di manifesti.

- In materia penale si induriscono le pene e si orientano contro i partiti politici e i sindacati. Si introduce la carcerazione permanente rivedibile (reclusione perpetua in aperta frode costituzionale) e si regola la responsabilità penale dei partiti politici e dei sindacati (legge 7/2012, del 27 dicembre), inasprendo le pene previste contro manifestanti e scioperanti: aggressione, resistenza alle autorità e turbativa dell'ordine pubblico.

- Infine, si punta a una limitazione del diritto di sciopero. Esperanza Aguirre, uno dei principali dirigenti del Partito Popolare, ha dichiarato prima dello sciopero generale del 14 novembre 2012 che "gli scioperi generali dovrebbero essere vietati" [2]. Prima dello sciopero generale del 29 marzo 2012, Esperanza Aguirre denunciò i picchetti attraverso fotografie e video [3]. Inoltre, denunciò l'illegalità degli scioperi della metropolitana di Madrid [4].

Tutte queste misure confermano che il blocco oligarchico-borghese dominante si prepara in Spagna a una lotta di classe di straordinaria forza. Diritti e libertà sono progressivamente soppressi e si intensifica la violenza con cui viene esercitata la dittatura capitalista, mentre comincia a deteriorarsi la legittimità del bipartitismo (PP-PSOE) e della monarchia parlamentare.

In questo contesto sorgono movimenti che, da posizioni chiaramente piccolo-borghesi, lanciano slogan funzionali a una riforma su larga scala dell'edificio capitalista: che se ne vadano tutti, né partiti né sindacati! Le istanze di questi gruppi sono ampiamente diffuse dai monopoli della comunicazione e contribuiscono notevolmente a generare in importanti settori popolari la finzione che sia possibile un altro capitalismo, un capitalismo democratico e partecipativo nel quale si possa sviluppare il cosiddetto Stato sociale. Così, la crescente indignazione popolare viene posta in chiave democratico-borghese, praticando e diffondendo un vero culto dello spontaneismo che si contrappone all'organizzazione sindacale e politica dei lavoratori e lavoratrici, con l'attiva complicità delle forze opportuniste che cercano di pescare nel torbido e avanzare elettoralmente al fine di sostituire il PSOE e di convertirsi nell'ala sinistra del sistema.

3. Strategia e tattica del movimento comunista nelle presenti condizioni.

La possibilità di un capitalismo dal volto umano, democratico, pacifico e senza lotta di classe, che i centri ideologici imperialisti cercarono di propagandare dopo la vittoria della controrivoluzione in URSS e nelle democrazie popolari dell'Europa orientale, è stata smentita dagli eventi. I limiti storici della formazione sociale capitalistica si evidenziano oggi agli occhi di milioni di lavoratori e lavoratrici dei nostri paesi, a conferma che l'imperialismo è la fase superiore ed ultima del capitalismo, della tendenza alla reazione in tutti i campi e dell'aumento del pericolo di una guerra imperialista su grande scala. Viviamo in un'epoca di transizione dal capitalismo al socialismo-comunismo, nell'epoca delle rivoluzioni proletarie.

I fattori sopra descritti determinano la strategia dei Partiti comunisti e operai, che per il PCPE deve puntare al rovesciamento del capitalismo monopolista, al trionfo del potere operaio e alla costruzione del socialismo-comunismo. I Partiti comunisti e operai devono intervenire nella lotta di classe delimitando il campo delle posizioni opportuniste, solo così è possibile cambiare i rapporti di forza all'interno del movimento operaio. Dobbiamo definire una politica di alleanze di classe che riesca a riunire i settori popolari che soffrono la durezza della crisi capitalista, forgiando un'alleanza che miri alla costruzione di un fronte operaio e popolare che, sotto la direzione operaia, avanzi verso la crisi rivoluzionaria con l'obiettivo della presa del potere.

Gli attacchi contro i diritti democratici e le libertà non possono essere analizzati al di fuori della tendenza reazionaria dell'imperialismo e del carattere dell'epoca. La lotta democratica è significativa solo nel quadro della lotta generale per il socialismo-comunismo, poiché nessun compito democratico dipende oggi dalle classi dominanti. La borghesia è una classe reazionaria e il suo potere deve essere rovesciato. L'unica classe sociale che ha come interesse oggettivo la nascita di un progetto democratico è il proletariato. Un progetto democratico per i lavoratori e le lavoratrici ed i settori popolari alleati, che allo stesso tempo sarà dittatura per le classi reazionarie: la dittatura rivoluzionaria del proletariato nelle forme che in ogni caso adotta il potere operaio e popolare.

La reazione scatenata dalle classi dominanti in nessun caso può servire da pretesto per giustificare una tattica indipendente dagli obiettivi del potere operaio e della costruzione socialista. La lotta democratica non può essere separata dalla lotta di classe. La tattica è l'elemento flessibile nell'azione del Partiti comunisti e operai, ma tale flessibilità si giustifica soltanto nella misura in cui si rivolge alle mutevoli condizioni della lotta di classe e serve nel modo più efficace all'obiettivo strategico; mentre diventa opportunismo quando, con un pretesto o un altro, si separa dall'obiettivo strategico e muta fino a diventare un alibi per la blindatura di una dittatura capitalista che si vuole abbellire.

La tattica della Partiti comunisti e operai passa per l'impegno attivo nella lotta contro gli attacchi ai diritti democratici e alle libertà, rivelando alle masse che queste misure reazionarie sono intrinsecamente legate all'imperialismo, che ogni taglio dei diritti nasconde il proposito di mantenere la classe operaia indifesa e disarmata di fronte ai monopoli. Ogni colpo repressivo del nemico di classe deve essere utilizzato per distruggere la legittimità della dittatura capitalista e per estendere il fronte della lotta per il socialismo-comunismo. La tattica dei nostri partiti deve prendere in considerazione la necessità di scontrarsi con le posizioni opportuniste che difendono l'utopia reazionaria di un capitalismo democratico, partecipativo, con giustizia sociale, così come fanno le forze ascritte al Partito della Sinistra Europea. La sconfitta di queste posizioni all'interno del movimento operaio e sindacale è una condizione senza la quale il cambiamento dei rapporti di forze per avanzare in senso rivoluzionario diventa impossibile.

Nello scenario attuale si pone nuovamente il dibattito sulla opportunità di partecipare a fronti popolari di carattere interclassista, soprattutto nelle attuali condizioni in cui in una serie di paesi stanno guadagnando forza organizzazioni con posizioni apertamente fasciste. Come le lotte democratiche non possono essere disgiunta dalla lotta per il socialismo-comunismo, il fenomeno fascista non può essere analizzato al di fuori della formazione sociale imperialista che gli dà vita. Oggi non si tratta di contrapporre fascismo e democrazia, in senso astratto e al di fuori del suo contenuto di classe. Il fenomeno del fascismo non è isolato delle esigenze delle classi dominanti di incrementare lo sfruttamento e affrontare le difficoltà nel processo di accumulazione del capitale, cercando di riprendere la riproduzione allargata. I Partiti comunisti devono pertanto insistere su di una continuità tra le due forme di esercizio della dittatura capitalista; dobbiamo insistere sul carattere strumentale che il fascismo ha per il potere monopolista. Dobbiamo aggiungere alla lotta ampi settori sociali contro la reazione, ma non possiamo permettere che la lotta di classe operaia e popolare avvenga sotto una bandiera altrui, seguendo il richiamo della difesa della democrazia borghese, quindi sostenendo la dittatura capitalista. Combattere contro il fascismo e la reazione è combattere contro il capitalismo e solo con la presa del potere e la costruzione socialista il trionfo sarà garantito.

Dobbiamo denunciare la relazione esistente tra la riduzione dei diritti democratici e delle libertà e l'entrata in scena delle forze fasciste, dirette principalmente a diffondere il terrore nelle file del movimento operaio e popolare e a colpire le forze comuniste. I nostri partiti devono studiare le misure da adottare per la difesa contro la crescente repressione, che per mano dell'anticomunismo diventa sempre più presente e si intensificherà nei prossimi anni, partendo dal principio che la miglior difesa è nella nostra capacità di mobilitazione di massa, nel costruire forti legami con la classe operaia e i settori popolari. Ancora di più nelle attuali condizioni in cui lo sviluppo scientifico e tecnico ha posto nelle mani del capitalismo poderosi mezzi per controllare l'azione delle organizzazioni rivoluzionarie. Il nostro partito ha sofferto negli ultimi anni tutti i tipi di situazioni nelle quali il potere cerca di ostacolare la nostra azione: la cancellazione delle liste elettorali, sanzioni pecuniarie, false accuse con richiesta di reclusione per i militanti, detenzione sotto la falsa accusa di terrorismo e la messa a disposizione della Audiencia Nacional [Tribunale speciale, ndr], ecc.

Nelle condizioni attuali, ha inoltre importanza decisiva la definizione delle attuali alleanze imperialiste contro il noto discorso del multipolarismo. Stiamo assistendo ad un riallineamento del ruolo svolto da ciascuna potenza nella piramide imperialista, le contraddizioni tra le diverse potenze e alleanze imperialiste stanno incrementando e con esse il pericolo di una guerra di rapina su larga scala. La tattica dei Partiti comunisti e operai deve prendere in considerazione queste contraddizioni, ma ciò non giustifica l'abbandono dei principi dell'internazionalismo proletario, con la scelta di una o dell'altra alleanza o potenza imperialista. Non vi è un imperialismo buono da sostenere contro un imperialismo maligno. Pertanto è essenziale definire correttamente ogni alleanza imperialista e analizzare non solo le contraddizioni con altre alleanze, ma le contraddizioni che si producono al proprio interno come risultato della legge dello sviluppo ineguale. Nel caso dei Partiti comunisti e operai dei paesi membri dell'Unione Europea è un dovere lottare contro questa alleanza interstatale imperialista nel quadro della lotta per il rovesciamento del capitalismo e per il potere operaio, per il socialismo e il comunismo. Nella stessa logica, dobbiamo lottare risolutamente contro la NATO e le altre alleanze militari, contro la stessa militarizzazione dell'economia, per il ritiro delle truppe che ciascuno dei nostri paesi invia alla guerra imperialista.

Tutto indica che dobbiamo prepararci a superiori livelli di scontro, in cui la solidarietà internazionale, espressione dei nostri principi internazionalisti proletari, deve svolgere un ruolo essenziale. Il XXI secolo sarà il secolo delle rivoluzioni socialiste vittoriose, il secolo del trionfo della classe operaia contro ogni forma di barbarie.

Proletari di tutti i paesi, unitevi!

Comitato Esecutivo del Partito Comunista dei Popoli di Spagna.
Madrid, maggio 2013.

Note

1) www.expansion.com/2012/10/02/economia/politica/1349175471.htm
2) www.publico.es/espana/445204/esperanza-aguirre-las-huelgas-generales-deberian-estar-prohibidas
3) www.que.es/ultimas-noticias/espana/201203281308-huelga-general-marzo-esperanza-aguirre-cont.html
4) www.libertaddigital.com/espana/politica/2013-01-09/aguirre-apunta-que-las-huelgas-de-metro-podrian-ser-ilegales-1276478811/


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