www.resistenze.org - pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 23-07-13 - n. 463

ICS 2013 - 22° Seminario Comunista Internazionale

Bruxelles, 31/05 - 02/06/2013
www.icseminar.org - info@icseminar.org

Gli attacchi ai diritti democratici e alle libertà nella crisi capitalista mondiale. Strategie e azioni di risposta.

Contributo del Partito Comunista di Turchia (TKP)

Partito Comunista di Turchia (TKP) | icseminar.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Lotta per la democrazia o per il socialismo? Il caso della "democrazia" in Turchia.

Cari compagni,

Per iniziare, vorrei offrirvi alcuni esempi sull'evoluzione antidemocratica dell'attuale governo turco.

In Turchia oggi sono 62 i giornalisti in carcere. A marzo del 2011, erano detenuti in 104, appartenenti a 35 testate diverse. Sono questi, forse, i numeri più alti al mondo. Il partito di governo, AKP [Partito per la Giustizia e lo Sviluppo], li accusa di tentare un colpo di stato o di essere coinvolti in atti terroristici, ma senza addurre prove attendibili.

In Turchia oggi sono centinaia gli studenti incarcerati. Nel giugno dello scorso anno erano 771. Gli studenti sono accusati di "cantare e ballare nelle manifestazioni, di vestire specifici colori (come il giallo, il rosso, il verde, i colori della bandiera dell'indipendenza curda), di leggere i classici del marxismo, ecc. In Turchia oggi sono centinaia i politici curdi in carcere, inclusi molti governatori locali eletti con i voti del popolo. Molti sono i processi per motivi politici che si trascinano da anni, con centinaia di imputati in carcere senza che contro di loro esista alcuna prova concreta.

Il governo nazionale o quelli locali vietano le bevande alcoliche, non consentite dalla religione islamica, nei luoghi pubblici, mentre i reati commessi per motivi religiosi o tradizionali sono tollerati. Le persone di religione diversa dalla versione sunnita dell'islam, come gli aleviti o i cristiani e i non-credenti sono minacciati. Ogni critica alla religione è fortemente sanzionata con pene detentive, come ad esempio nel caso del famoso pianista e compositore Fazl Say, ritenuto colpevole dalla corte di aver condiviso su twitter una poesia di Omer Khayyam risalente a centinaia di anni fa e critica nei confronti della religione.

Infine, le manifestazioni degli oppositori, dei comunisti e operai sono violentemente attaccate dalla polizia, come nella manifestazione del 1° Maggio nel centro della città di Istanbul, dove almeno quattro persone sono state ferite mortalmente dalla polizia.

Date tali circostanze, possiamo forse dedurre che il compito principale ed urgente dei comunisti in Turchia sia di lottare per la democrazia nel paese, contro le azioni antidemocratiche del governo, e di stringere alleanze con i liberali o i socialdemocratici, anche loro critici rispetto a questa situazione?

Per rispondere a questa domanda dovremmo parlare un po' di più della politica in Turchia degli ultimi dieci anni. L'AKP giunse al potere con le elezioni del 2002, dopo una crisi economica e politica che aveva distrutto la credibilità dei governi precedenti e dei partiti dell'arena politica borghese. Così, come nuova possibile soluzione alla crisi, questo partito poté contare sull'appoggio di una parte considerevole della popolazione. Essendo un'emanazione del movimento islamico in Turchia e per questa ragione tenuto lontano dal centro della politica sin dalla fondazione della Repubblica nel 1923, questo partito aveva la possibilità di presentarsi in veste di "vittima" dei governi del periodo repubblicano.

Nella seconda metà degli anni 1990, l'AKP ha lanciato una campagna politica contro la proibizione del velo nelle università e negli uffici pubblici, a quel tempo in vigore in Turchia, sostenendo che le donne che lo indossavano erano state oggetto di discriminazioni e che la loro libertà era limitata da tale divieto. Grazie a queste campagne retoriche e al ruolo di "vittima", si sono assicurati l'appoggio dei liberali di destra e di sinistra, guadagnando quindi una maggiore legittimazione nell'opinione pubblica. La loro posizione era che la storia della Repubblica turca fosse traboccante di azioni antidemocratiche e di repressioni contro i "credenti nell'islam".

Il partito islamico ha quindi iniziato a governare il paese nel 2002, dopo un periodo di grave crisi economica. Lo ha fatto con il sostegno dei liberali, alleati nella lotta contro le pratiche antidemocratiche fin lì messe in atto dal potere repubblicano (descritte dall'AKP come repressione degli islamisti e dei credenti nel corso della secolarizzazione del paese, attraverso le leggi oppressive emanate nel periodo del colpo di stato del 1980 e indicate come persecutorie nei confronti degli islamici, ecc.). I liberali turchi vedevano nell'esercito e nei kemalisti i principali ostacoli alla democratizzazione del paese, mentre negli islamismi, "vittime" per decenni di questo potere secolare, il soggetto ora in grado di "democratizzare" il paese.

Oggi, nell'undicesimo anno del suo potere, il governo dell'AKP sta fondando una nuova Repubblica, con una nuova Costituzione, ma questa volta sulla base dei principi religiosi dell'islam. E la situazione "democratica" della Turchia è quella descritta sopra: giornalisti, studenti, politici, tutti coloro che si oppongono a questo governo sono in carcere o vivono sotto la minaccia di essere arrestati da un momento all'altro, i non credenti sono condannati per aver insultato il " credo religioso", le bevande alcoliche e tutte quelle non accettate dalle regole islamiche sono vietate, la polizia accresce il suo potere sui cittadini ogni giorno di più.

Come si può intuire, ad un certo punto i liberali hanno cominciato a lamentarsi della prassi "democratica" del governo AKP. Per ritrovare la loro legittimità come "protettori della società civile", questa volta hanno iniziato a criticare il governo in nome della democrazia. E' quindi giunto il momento di collaborare con loro contro le pratiche antidemocratiche del governo?

Per rispondere a questa domanda occorre parlare brevemente della nuova Costituzione in corso di preparazione. Per legittimare il tentativo di imporre questa nuova Costituzione, l'AKP ha fatto appello a tutti i partiti del paese affinché facciano le loro proposte. Quindi, tutti i partiti politici, compresa la sinistra socialista, hanno presentato al governo la propria proposta costituzionale o i principi che ritengono la futura Costituzione debba includere, con l'eccezione del Partito Comunista di Turchia (TKP).

L'attuale Costituzione, sebbene abbia subito molte revisioni critiche durante i successivi governi civili, è stata scritta sotto il governo fascista del colpo di stato militare del 1980. La maggior parte delle persone in Turchia crede che l'attuale Costituzione vada cambiata e l'argomento principale a sostegno del nuovo progetto costituzionale del governo è che qualsiasi Costituzione sarebbe migliore e più democratica di quella emanata dall'esercito. Perché allora noi rifiutiamo di fare una nostra proposta e di esercitare pressione sul governo per rendere più democratico questo nuovo progetto di Costituzione?

Prima di tutto, noi crediamo che lo stesso governo AKP non sia legittimato a realizzare una nuova Costituzione del paese e che avanzare delle proposte al fine di renderla "più democratica" non servirebbe a nulla, tranne che a legittimare il nuovo regime islamico di libero mercato e neoliberale nel paese. In secondo luogo, è certo che questa nuova Costituzione sarà svincolata dal sistema di garanzie sociali, dei diritti conquistati dai lavoratori e dalla laicità nella legislazione, ma sarà rivolta invece alla tutela legale del sistema neoliberale e dei principi religiosi per gli islamisti.

Abbiamo invece dato avvio ad una campagna contro il progetto costituzionale dell'AKP e chiamato il popolo, gli intellettuali, i giornalisti, gli studenti, ecc., a raccogliersi dietro questo rifiuto. In Turchia ci sono alcuni importanti gruppi sociali che si oppongono al governo che lasciano presagire delle potenziali lotte di massa per il socialismo. La base di esse poggia in primo luogo sulla classe operaia, che affronta un nuovo e quotidiano attacco ai suoi diritti, con le fabbriche che chiudono ed i lavoratori di queste fabbriche cacciati via, mentre la polizia attacca quelli che contro di questo protestano. I lavoratori non sono autorizzati a scioperare e se lo fanno vengono licenziati. In secondo luogo troviamo le donne, che vengono espulse della vita professionale ed a cui viene chiesto di generare più figli per la forza-lavoro per i capitalisti. Quindi ci sono gli studenti, che sono condannati all'istruzione privata e non qualificata e a farsi arrestare quando protestano. Poi gli aleviti, minacciati ogni giorno dal governo che vuole mettere in atto la versione sunnita dell'islam. Infine, naturalmente, chi si oppone alla privatizzazione del sistema educativo e sanitario e quelli contro l'islamizzazione della sfera pubblica, dell'istruzione, contro l'atteggiamento provocatorio del governo in Siria e il suo coinvolgimento nei piani imperialisti nella regione.

Per riassumere, la lotta contro gli attacchi alla democrazia è, per i comunisti, una questione che sta sul filo del rasoio. Prima di tutto dobbiamo tenere a mente che la lotta per la sola democrazia è provvisoria. A meno che non si tratti di un regime compiutamente fascista, lo stesso potere politico borghese può essere più o meno democratico in base alle condizioni e ai compiti che dovrà sostenere per il bene del sistema capitalista. In secondo luogo, la sola lotta per la democrazia presuppone l'alleanza con i soggetti politici liberali, che sono temporaneamente contro il governo ma che possono sostenerlo su campi diversi da quello della democrazia o quando lo ritengono "più democratico".

Infine, riteniamo che la lotta contro le pratiche antidemocratiche sia importante, ma solo se si tratta di una parte della lotta generale per il socialismo. Preservare i diritti sociali e della classe operaia è un compito importante dei comunisti, in particolare in Europa, dove le misure di austerità sono imposte dai governi come unica soluzione alla crisi in corso. Dobbiamo però sempre cercare di condurre questa lotta per la salvaguardia dei diritti e della democrazia verso una lotta politica per il potere socialista. In caso contrario, vi è sempre il rischio, che lo si voglia oppure no, di rafforzare la convinzione che un "capitalismo più umano e migliore" sia anche possibile.


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