www.resistenze.org - pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 21-10-13 - n. 471

ECM 2013 - Incontro Comunista Europeo

"Il ruolo dei partiti comunisti e operai d'Europa per rafforzare la lotta della classe operaia e degli strati popolari contro la UE e la strategia del capitale, per una via d'uscita popolare dalla crisi del capitalismo, per il rovesciamento del capitalismo, per il socialismo".

Bruxelles, 30 Sett/1 Ott 20133

Crisi del capitalismo e "Ripresa della classe operaia"

Partito del Lavoro del Belgio (PTB) |
kke.gr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Cinque anni dopo il crollo della banca Lehman Brothers, e dopo aver pompato 4.500 miliardi di dollari di denaro pubblico nel sistema bancario privato per salvarlo dal collasso totale, permangono i consueti affari e superprofitti capitalistici nel settore bancario. A livello mondiale, gli attori maggiori sono diventati ancora più grandi. JP Morgan Chase ora dispone di un bilancio totale di 2.400 miliardi di dollari. Nel primo semestre di quest'anno, le quattro principali banche del Belgio hanno raddoppiato i loro profitti attestandosi a 2,4 miliardi di euro.

In piena crisi economica e sociale, con i tassi di disoccupazione alle stelle, i tagli a salari e indennità sociali, la diminuzione quantitativa e qualitativa dei servizi pubblici e con sempre più persone che pur avendo un lavoro o una pensione sono spinti verso la povertà, lo scorso anno le 100 persone più ricche del mondo hanno visto la loro ricchezza aumentare del 14,5%, per una cifra pari a 183 miliardi di dollari. Il New York Times ha definito questo fenomeno come la "Ripresa dei ricchi".

Ma quest'aumento di ricchezza parassitaria non può nascondere il fatto che l'economia capitalista rimane bloccata in una crisi sistemica di sovrapproduzione e sovra-accumulazione. Parti importanti del mondo capitalista sono in recessione. Non esistono somme grandi abbastanza di denaro pubblico, piani di recupero, ricette neoliberiste o keynesiane che possano cambiare le leggi fondamentali del capitalismo. La spinta al massimo profitto conduce alla contraddizione insolubile tra la crescita delle capacità produttive e la diminuzione del potere d'acquisto delle masse. Mentre la proprietà privata dei mezzi di produzione è in contraddizione con il carattere sempre più sociale della produzione stessa.

Con a disposizione la scorciatoia della guerra, come avvenuto per la crisi degli anni Trenta, la classe capitalista cerca di salvare il suo sistema spostando l'onere della crisi sui lavoratori e la popolazione, nazionale e internazionale. Mentre i paesi del Terzo mondo sono stati dissanguati dai programmi di adeguamento strutturale imposti dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale negli anni Ottanta e Novanta, ora vediamo all'opera misure e meccanismi molto simili con i piani di austerità in corso di attuazione in molti paesi europei. Questo non sorprende affatto, in quanto in entrambi i casi si ha a che fare con la dittatura del capitale monopolistico. Questa volta, i "Patti di aggressione" sono escogitati e imposti dalla troika, Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione europea, in connivenza con i governi borghesi al potere - non importa che i partiti coinvolti siano conservatori, nazionalisti o apparentemente socialisti. Negli stati membri dell'UE, oltre l'80% della legislazione nazionale in campo sociale ed economico è una diretta applicazione delle direttive comunitarie. Questa è l'efficace regola a disposizione della borghesia europea per colpire con dure misure anti-operaie e anti-popolari, con l'obiettivo di ripristinare il tasso di profitto delle imprese capitaliste. In questo modo, la corsa verso l'alto degli utili aziendali va di pari passo con una corsa al ribasso delle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori e dei popoli.

Le profonde conseguenze dell'adozione di queste misure di austerità draconiane nei paesi dell'Europa meridionale sono sufficientemente note. Ma anche nei paesi centrali dell'Europa capitalista, l'impatto delle politiche anti-popolari si fa sentire. In Germania, la metà delle pensioni sono inferiori ai 700 euro, mentre 1,5 milioni di persone guadagnano meno di 5 euro l'ora. In Belgio, il potere d'acquisto è diminuito del 5% nel corso degli ultimi 3 anni. Le persone iniziano a risparmiare sul cibo: l'anno scorso, la vendita di prodotti alimentari è calata dell'1%.

I capitalisti, non solo sono in guerra contro i lavoratori, ma anche tra loro. Essi competono a livello mondiale per la manodopera a basso costo, per i mercati, per le materie prime e le loro vie di trasporto. Con il pretesto di salvaguardare la competitività e la redditività delle imprese e l'occupazione che generano, la classe borghese e i suoi partiti riescono, in una certa misura, a riunire i lavoratori e le persone dietro i loro progetti, e a mettere lavoratori contro lavoratori e popoli contro popoli, alimentando così il gretto nazionalismo, il razzismo, il fascismo e la guerra.

E' un fatto che la maggioranza delle persone in Europa oggi riconosca l'attuale ordine sociale come l'unico possibile. I comunisti europei dovrebbero adattare le loro tattiche di conseguenza. Un processo rivoluzionario richiede flessibilità tattica, adattamento alla realtà politica, una valutazione accurata dello scopo di ogni battaglia, la conoscenza esatta delle contraddizioni di classe, dei relativi rapporti di potere, e delle grandi alleanze. In Belgio, abbiamo la particolare situazione che alla sinistra della classica socialdemocrazia non vi è alcun progetto politico diverso dal nostro partito, in grado di catturare i lavoratori e gli elettori che hanno voltato le spalle alla socialdemocrazia, disgustati dalle sue politiche pro-capitalistiche e dal carattere borghese. A differenza di molti altri paesi europei, in Belgio non ci troviamo di fronte a un altro soggetto, rinnovato e più a sinistra della coalizione del partito socialdemocratico, che competa nella lotta di classe e nelle battaglie elettorali. Questo ci dà l'opportunità e la responsabilità di tentare di colmare l'intero spazio a sinistra della classica socialdemocrazia, e di adattare la nostra tattica di conseguenza. Come partito rivoluzionario, dobbiamo prendere in considerazione l'effettivo livello di coscienza, fare nostri i problemi e le preoccupazioni della gente comune, parlare un linguaggio comprensibile e cercare l'unità nella lotta con il gruppo più ampio possibile di loro.

Negli ultimi anni, abbiamo avuto un certo successo con questo approccio nelle lotte di classe locali e nazionali, alle elezioni locali e nelle battaglie politiche, con un'adesione allargata al partito e una sempre più ampia partecipazione alla festa annuale di solidarietà ManiFiesta, che la scorsa settimana ha raccolto quasi 10.000 persone, con una forte partecipazione dei sindacati e dei movimenti sociali. Dopo anni di campagne su questioni molto concrete - medicine più economiche, riduzione dell'IVA sui prezzi dell'energia, tassa sui milionari - ora stiamo lavorando ad un più ampio piano alternativo di rinnovamento sociale e democratico tanto necessario, per una "Ripresa della classe operaia" in contrapposizione alla "Ripresa dei ricchi".

Ma un partito rivoluzionario ha bisogno anche di consolidare le sue fila e garantire che esso non diluisca o rinunci ai suoi principi fondamentali. Abbiamo quindi iniziato a porre maggiormente l'accento sulla formazione marxista in tutti i ranghi del partito, su un maggiore impegno ideologico dei suoi quadri e militanti. Oltre ad assistere, orientare e guidare i lavoratori nella loro lotta per le riforme, è anche nostro dovere introdurre in queste battaglie quotidiane la prospettiva a lungo termine del socialismo. Noi cerchiamo di portare nel dibattito politico tali idee fondamentali come "sono i lavoratori che creano la ricchezza" o "i giovani sono il futuro, non il problema", al fine di conquistare l'avanguardia alle idee socialiste e rompere il consenso borghese sull'impossibilità di alternative. Cerchiamo di avanzare la prospettiva di una società in cui non vi sia sfruttamento alcuno dell'uomo da parte dell'uomo, senza la proprietà privata dei mezzi di produzione, in cui i lavoratori siano veramente liberi, e con uno stato che protegga la libertà della stragrande maggioranza contro l'oppressione della minoranza. Perché solo il socialismo può portare ad una vera democrazia, al progresso sociale, allo sviluppo sostenibile e ad una pace duratura.


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