www.resistenze.org - pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 21-11-13 - n. 476

15° IMCWP - 15° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai

"L'aggravamento della crisi del capitalismo, il ruolo della classe operaia e i compiti dei comunisti nella lotta per i diritti dei lavoratori e dei popoli. L'offensiva dell'imperialismo, il riallineamento delle forze sul piano internazionale, la questione nazionale, l'emancipazione di classe e la lotta per il socialismo".

Lisbona, 8-10 novembre 2013

Contributo del Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE)

Carmelo Suárez, Segretario PCPE | solidnet.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Il capitalismo in crisi colpisce brutalmente la classe operaia e gli strati popolari

Cari compagni, prima di tutto vorrei ringraziare il PC Portoghese per l'organizzazione di questo 15° Incontro Internazionale. Allo stesso tempo, saluto fraternamente tutti i partiti presenti e invio un caloroso abbraccio internazionalista e proletario a tutti coloro che non sono potuti essere qui in questa edizione dell'Incontro Internazionale.

Vorrei iniziare il mio intervento segnalando due elementi sui quali credo che ognuno dei partiti presenti concorda: il capitalismo è in una crisi molto profonda, che non ha modo di superarsi, mentre i capitalisti cercano di recuperare il loro tasso di profitto aumentando i livelli di sfruttamento della classe operaia.

Si parla sempre di tagli ai diritti sociali e lavorativi, di come i servizi pubblici siano minacciati dal capitale monopolistico che pretende di ottenere nuovi spazi per la sua riproduzione ma, che cosa significa questo in concreto? Qual è la situazione della classe operaia nei nostri paesi e come si riflette nella politica dei nostri partiti?

In Spagna le condizioni di vita e di lavoro della classe operaia sono gravemente peggiorate dopo lo scoppio della crisi, come conseguenza dell'attuazione sistematica e accelerata delle politiche di aggiustamento applicate dai diversi governi a beneficio, fondamentalmente, del grande capitale monopolista. Queste politiche, che non sono altro che l'espressione più brutale e diretta di quelle che, fino al 2008, già venivano annunciate e applicate dai vari organismi di gestione capitalista europei e spagnoli, hanno un effetto molto diretto e pratico nella vita della nostra classe e degli strati popolari.

Come conseguenza della distruzione delle forze produttive, la disoccupazione è cresciuta in modo esponenziale, raggiungendo i sei milioni secondo i dati ufficiali. Ciò si ripercuote non solo nell'innalzamento del tasso di povertà, ma anche nell'aumento del numero di sfratti, nella costante crescita del numero di famiglie che sono praticamente senza alcun reddito o nell'incremento dei tassi di malnutrizione tra i bambini, solo per citare alcuni esempi. La disperazione per l'impossibilità di nutrire i bambini ha già portato diverse persone al suicidio. L'offensiva del capitale si traduce chiaramente in fame, povertà, gente senza casa e morte.

Inoltre, i lavoratori e le lavoratrici che hanno ancora il loro posto di lavoro, sono sottoposti a livelli senza precedenti di terrorismo padronale: la paura reale di perdere l'unica fonte di sostentamento su cui, in molti casi, l'intera famiglia dipende, comporta l'accettazione delle condizioni di lavoro sempre più schiavizzanti stabilite dalle riforme del lavoro approvate dai governi del Partito Socialista e del Partito Popolare. La generalizzazione del licenziamento collettivo lascia in pratica senza diritti ampi settori della classe operaia, nel mentre che i diritti sindacali sono in forte regresso,  tutto questo per l'incapacità delle dirigenze sindacali di sollevare una lotta orientata direttamente al recupero di tali diritti. I datori di lavoro hanno la possibilità nella pratica di violare le leggi sul lavoro, in quanto è più conveniente che mai licenziare i lavoratori e non ci sono conseguenze legali di sorta quando succede. L'offensiva del capitale si traduce chiaramente nel fatto che i nostri diritti sono niente nelle mani dei capitalisti.

Le condizioni di sicurezza del lavoro peggiorano, nonostante i discorsi ufficiali. Molto recentemente, sei minatori sono morti nel nord della Spagna, nel peggiore infortunio sul lavoro degli ultimi vent'anni in questo settore. E' stato un incidente che si sarebbe potuto evitare, in quanto c'erano segnali che rilevavano il pericolo di fughe di gas nei giorni precedenti l'incidente, cosa che alla fine ha causato la morte di questi compagni. Ci sarà qualcuno che paga per questo? Noi ne dubitiamo. Ma ci sono persone che pagano con la loro vita perchè il padrone continui a ottenere profitti, non solo in questo settore, ma in tutti gli altri settori della produzione, dove ogni volta lamentiamo incidenti più gravi. L'offensiva del capitale si traduce chiaramente nel fatto che le nostre vite valgono poco rispetto al conseguimento di maggiori profitti.

Si parla molto dei servizi pubblici, ma i tagli e le privatizzazioni implicano, per esempio, che le persone muoiano davanti alla porta degli ospedali o che i trattamenti che fino a poco tempo fa erano gratuiti o poco costosi per i pazienti, siano sempre più difficili da ottenere da parte delle famiglie lavoratrici, o ancora che chiudano interi reparti ospedalieri mentre si incrementano le liste d'attesa, costringendo coloro che possono permetterselo di andare nel settore privato. Queste non sono solo parole, sono fatti concreti che dimostrano che l'offensiva del capitale si traduce con chiarezza nel fatto che i servizi pubblici sono distrutti fino a diventare subalterni ai sistemi sanitari privati ​​dominati dal grande capitale.

La società spagnola è sempre più polarizzata. E lo stesso possiamo vederlo nel mondo. E' sempre più evidente il divario che separa ricchi e poveri, borghesi e proletari e c'è sempre meno spazio per i piccoli proprietari che sono rapidamente proletarizzati mentre l'offensiva ideologica, almeno in Spagna, si concentra nel tentativo di promuovere l'imprenditorialità tra i nostri giovani.

In questo clima, alcuni ci dicono che i gravi problemi che soffocano la classe operaia e gli strati popolari si risolveranno con più democrazia. Solo con più democrazia. A fronte della brutale intensificazione delle contraddizioni in tutti i campi, essi ci dicono: "lottiamo per ottenere più democrazia". Chiaro che i comunisti devono lottare per mantenere i diritti democratici, è una parte essenziale della nostra lotta globale contro il capitalismo, ma parlare di democrazia in astratto, senza vincolarla alla questione della proprietà dei mezzi di produzione e della classe al potere conduce la classe operaia a essere intrappolata nelle regole e alleanze della democrazia borghese, in cui i diritti sono inutili per il capitale quando è in gioco il loro tasso di profitti.

Altri ci dicono che dobbiamo combattere per mantenere lo Stato Sociale. Cioè, dobbiamo lottare per un capitalismo più umano, per un capitalismo meno aggressivo. E' possibile che la partecipazione al gioco parlamentare possa danneggiare così gravemente che alcuni partiti comunisti siano arrivati a dimenticare l'orizzonte del Socialismo? Non è tempo di riconoscere che il nostro movimento è stato paralizzato per troppi anni dall'eccessiva enfasi data alla lotta parlamentare a scapito della lotta di massa?

Altri ci dicono che dovremmo raggiungere accordi con la borghesia nazionale. Quale borghesia nazionale ha oggi un ruolo progressista da svolgere nel capitalismo imperialista? Quale borghesia nazionale ha oggi un carattere chiaramente antimonopolista e quale borghesia nazionale non sta operando oggi per essere monopolista?

Compagni, le lotte parziali, le lotte di resistenza, non sono il nostro fine, sono un mezzo e dovremmo unicamente intenderle come tali. Sono un mezzo per lo sviluppo della capacità di lotta, ma non dobbiamo cadere nell'errore di assolutizzarle e perdere l'orizzonte della lotta per il rovesciamento del potere borghese e la costruzione del Socialismo, che è l'obiettivo dichiarato dei comunisti. In queste lotte, inquadrate nella lotta generale per il Socialismo, dobbiamo sapere bene chi sono i nostri alleati, che non possono essere tutti. I nostri alleati sono gli strati che sono oggettivamente minacciati dal predominio del capitale monopolistico: la classe operaia, insieme ai piccoli proprietari e ai contadini poveri, deve forgiare l'alleanza che porterà al rovesciamento del potere borghese.

Molte grazie.


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