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Programma elettorale del PCPE per le elezioni al Parlamento europeo del 25 Maggio 2014

CC del PCPE | unidadylucha.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

09/05/2014

1. CARATTERISTICHE GENERALE DELLA UE

1.1 Concentrazione e centralizzazione del capitale. Dittatura dei monopoli

L'UE è il prodotto naturale dello sviluppo del capitalismo europeo nella sua fase imperialista. Questa fase compie un salto di qualità alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando le potenze capitaliste europee devono competere con il rinforzato imperialismo yankee da un lato e con l'Unione Sovietica - vittoriosa nella sua lotta contro il nazi-fascismo - dall'altro che costruiva per la prima volta nella storia un sistema sociale sotto la direzione della classe operaia.

Il capitale, nel suo sviluppo storico, tende alla creazione di monopoli; sparisce la libera concorrenza capitalista e questo capitale, altamente concentrato, impone le sue leggi in modo più dittatoriale che mai. Questo capitale monopolista va adattando il sistema di dominazione alle sue esigenze specifiche e necessità: ampliare i mercati, rompere le barriere protezionistiche di produzioni locali, controllo totale del credito, ottenere materie prime in qualsiasi luogo del pianeta.

Così nasce il Mercato Comune, in risposta a queste necessità imperiose del capitale sviluppato. I grandi monopoli si disputano il mondo e sottomettono la classe operaia internazionale ad uno sfruttamento brutale per garantirsi il profitto. Nella società capitalista l'alto sviluppo delle forze produttive aumenta la sua capacità di trasformazione delle merci, mentre si riducono i salari e anche la sicurezza dell'impiego.

Una ferrea dittatura, imposta da una ristretta oligarchia monopolista, si maschera dietro la presunta modernità della UE.

1.2 - Privatizzazioni

La propaganda ideologica della borghesia mantiene una costante lotta contro la sfera del pubblico, per screditare la garanzia collettiva di servizi essenziali per l'individuo e per la comunità.

L'obiettivo di questa intensa campagna contro il pubblico non è altro che quello di aprire nuovi spazi per l'accumulazione del capitale. In questo caso la necessità ineludibile dell'uso di tali servizi mette a disposizione dei capitalisti una clientela vincolata (sanità, istruzione, servizi domiciliari, fornitura elettrica, vari servizi sociali, ecc.). Così i capitalisti hanno garantito il controllo assoluto di un mercato che paga in contanti e puntualmente, in altro modo, inesorabilmente, il servizio viene tagliato.

Sono i grandi monopoli che controllano tutti questi processi di privatizzazione, che li ricevono a prezzi di saldo per mezzo di governi al loro servizio.

Le imprese che controllano i settori privatizzati sono in una posizione privilegiata, con una clientela garantita, rendendo i nostri bisogni più elementari elemento subordinato all'accumulazione di capitale.

La pratica dimostra che questi servizi di base, sotto il controllo assoluto dei monopoli, incrementano il loro prezzo continuamente e non garantiscono la qualità, essendo subordinati al profitto capitalista e non alla soddisfazione delle necessità sociali.

Queste sono le conseguenze delle politiche di privatizzazione che impone l'UE, per garantire i profitti dei grandi monopoli.

1.3 - Controriforme lavorative

L' Unione Europea nasce per amministrare gli affari comuni dei monopoli europei, migliorare la propria posizione nella lotta inter-imperialista e organizzare la spoliazione della classe operaia elevando il tasso di sfruttamento, per mantenere il proprio tasso di profitto nelle condizioni di decomposizione e crisi generale del capitalismo.

I governi borghesi dell'Europa imperialista deregolamentano le relazioni lavorative ad un ritmo intenso sotto la direttrice della Commissione Europea. In concomitanza con l'inizio dell'attuale crisi, nella sua Comunicazione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni, del 27 giugno 2007, la Commissione ha formulato i cosiddetti "principi comuni della flessicurezza: maggiori e migliori (!) posti di lavoro mediante la flessibilità e la sicurezza"(!)".

L'attuazione di questi "principi comuni" è stata sviluppata nelle successive controriforme lavorative dei governi borghesi, sia della destra dura, che della socialdemocrazia sostenuta dal riformismo e le conseguenze che hanno avuto e continuano ad avere sulla quantità e qualità dell'occupazione, sono ben note. Rendono più economica la manodopera sia attraverso la contrattazione precaria e sia modificando le normative del lavoro mentre è in atto il contratto o favorendo il licenziamento mediante una moltitudine di norme che lo hanno reso sempre più facile e meno costoso per gli imprenditori. Si abbassano i costi di produzione riducendo il prezzo della forza-lavoro sotto il proprio valore di riproduzione (la classe operaia ha sempre ricevuto molto meno del valore di ciò che produce; la novità è che ora ottiene anche meno di quello che ha bisogno per vivere). L'aumento della competitività e della produttività delle imprese monopolistiche si raggiunge distruggendo massicciamente le forze produttive e gettando nella disoccupazione e miseria decine di milioni di persone in tutta Europa.

La normativa lavorativa europea ed in applicazione dei suoi "principi comuni", l'ultima controriforma lavorativa del governo spagnolo capitalista, "modernizza la legislazione lavorativa implementando un insieme di misure che promettono di aumentare i margini di decisione imprenditoriale nella gestione della manodopera contrattata". Le misure che presumibilmente modificano i diritti e gli obblighi dei datori di lavoro e dei lavoratori, in realtà distruggono solo i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e aprono la strada alla dittatura assoluta della classe padronale. L'unica legge che è sicura è quella del Massimo Profitto. La distruzione del diritto al lavoro è accompagnata dalla criminalizzazione della lotta operaia e dalla persecuzione padronale e dello stato contro le sue organizzazioni di classe e i suoi dirigenti di maggiore combattività.

1.4 - La dittatura del capitale. Stato di polizia

Le classi dominanti sono coscienti che questo crescente grado di sfruttamento e oppressione, sulla maggioranza sociale che è la classe operaia, produce un diffuso malcontento di settori sempre più ampi della classe operaia e di altri settori popolari. Che in queste condizioni, di incremento costante della violenza sistemica, si generano processi di presa di coscienza che si catalizzano nell'avanzamento del Partito della classe operaia e di pratiche sindacali di classe, si incrementa la lotta di massa con orientamento classista e il Partito Comunista progressivamente conquista capacità di guida nella lotta di classe.

Un avanzamento generalizzato di queste tendenze, che già si esprime visibilmente, costituisce una temuta minaccia per gli interessi della borghesia e della sua frazione superiore, l'oligarchia. Pertanto, l'attuale sistema della dittatura del capitale non solo promuove tutta una serie di nuove legislazioni antioperaie, ma va dotando di nuove forme i suoi strumenti d'esercizio della violenza e repressione diretta contro la classe operaia.

I distinti corpi di polizia sono dotati di avanzati sistemi per la raccolta di informazione sulle organizzazioni operaie, sulle loro strutture e sui dirigenti migliori. Queste informazioni vengono elaborate e archiviate con procedimenti della massima efficienza che, praticamente, permettono loro di conoscere in qualsiasi momento i piani e le capacità di queste organizzazioni politiche e sindacali. Il tutto con l'obiettivo di sopprimerle e/o annullarle in un determinato momento di incremento della lotta di massa.

L'UE ha sviluppato una frenetica attività in questo campo, legiferando sulle imprese di comunicazione, obbligandole a lasciare i loro data-base aperti ai servizi segreti della polizia e imponendogli l'obbligo di archiviare tutte le comunicazioni per almeno due anni. Senza avere alcuna garanzia sull'uso che si fa di questi file e che alla fine di tale periodo essi possano esser distrutti.

Pertanto, nell'Unione Europea non esiste alcuna privacy nelle comunicazioni, nessuna libertà nelle comunicazioni. I nostri personal computer sono controllati dai sistemi centrali di polizia e anche manipolati a loro piacimento per creare ogni tipo di trappole incriminanti. L'Europol Frontex, il CNI, ecc., sono organizzazioni del terrorismo di stato altamente qualificate nel loro obiettivo controrivoluzionario.

Queste forme di controllo e di spionaggio poliziesco, in continuo tempo reale, sono una necessità dell'imperialismo, nella sua costante paura di fronte al progredire delle posizioni rivoluzionarie che devono ucciderlo, procedendo verso la rivoluzione e la costruzione della società socialista. Futile tentativo di fermare la Storia, che - transitoriamente- porterà a maggiore repressione e sofferenza per la classe operaia, ma che non potrà fermare lo sviluppo storico, la morte e la distruzione del capitalismo.

La struttura organizzativa del Partito Comunista, basata sul centralismo democratico, è lo strumento più efficace per lottare contro questa strategia repressiva della borghesia e si costituisce nell'elemento determinante della lotta di classe.

1.5 - Conflitto interimperialista

L'Unione Europea è un'alleanza di Stati con un nitido carattere imperialista. Ciò significa che l'UE esiste, fondamentalmente, per difendere e promuovere gli interessi delle grandi imprese - i monopoli -, in tutto il mondo: aprire nuovi mercati, rafforzare la propria posizione nei mercati in cui sono già presenti, così come manovrare per avere governi affini in altri paesi. Il recente caso dell'Ucraina è un chiaro esempio della politica imperialista dell'Unione Europea, ma lo sono stati anche gli interventi militari in Africa (Mali, Repubblica Centrafricana, il Sahel) o le operazioni "di protezione " dei pescatori europei, che impoveriscono il mare in Somalia, per citare solo alcuni esempi.

Nella sua ricerca per ottenere le migliori condizioni per i monopoli con base nei suoi Stati membri, gli interessi che difende e promuove l'Unione Europea si scontrano con quelli delle altre potenze che cercano di promuovere e difendere gli interessi dei propri monopoli. Così, siamo testimoni di come l'UE e gli USA stanno lottando per ottenere una posizione migliore in Africa, in Medio Oriente o nei paesi dell'ex Unione Sovietica. Ma allo stesso tempo, l'UE deve affrontare potenze come Russia e Cina per il controllo delle risorse naturali essenziali, per mantenere il livello di sviluppo capitalista e le rotte di trasporto del commercio internazionale.

Questi scontri sono in alcune occasioni commerciali o diplomatici, ma altre volte sono di carattere militare e potrebbero innescare una nuova conflagrazione a livello mondiale, quando le contraddizioni tra le potenze imperialiste raggiungeranno un punto sufficiente di tensione.

1.6 - La guerra imperialista. NATO

L'imperialismo necessita della guerra per sostenersi. Sin dai primi anni del XX secolo, il ricorso a guerre altamente distruttive è andando aumentando, imponendo ai popoli sacrifici immensi e sottomettendo grandi masse alla crudeltà e ai crimini di una violenza che non fa altro che crescere. Le due guerre mondiali, le guerre per il mantenimento delle colonie e le guerre contro i popoli di Cina, Corea, Vietnam, Iraq, Jugoslavia, Afghanistan, Libia, Costa d'Avorio, Mali, Siria e Repubblica Centro Africana sono gli esempi più rilevanti dell'aggressione permanente dell'imperialismo contro i popoli, la loro sovranità e il loro diritto all'emancipazione.

L'Unione Europea, gli Stati Uniti e le altre potenze imperialiste necessitano della guerra per risolvere le controversie interimperialiste nella disputa delle materie prime, dell'energia, delle vie di comunicazione o dei mercati. L'antagonismo tra i grandi monopoli, proprietari degli Stati capitalisti e di tutte le sue istituzioni, conduce a interventi e guerre. La NATO è il principale strumento militare collettivo del capitale nell'Unione Europea e quindi, svolge un ruolo centrale nei conflitti e nelle guerre che l'imperialismo impone ai popoli.

1.7 - Il futuro della UE: dittatura, violenza, disuguaglianza e sfruttamento

Il futuro della UE - finché la classe operaia non invertirà queste tendenze con la sua lotta rivoluzionaria - sarà di incremento alle forme più evidenti della dittatura del capitale: proibizione dei partiti rivoluzionari, rafforzamento dello stato di polizia e del controllo assoluto dello spazio pubblico, repressione della mobilitazione sociale, spionaggio e controllo universale di tutta la popolazione, riduzione dei diritti lavorativi, distruzione della contrattazione collettiva, cultura alienante e idiotizzante dai mass media del sistema, crescente disuguaglianza con un impoverimento generalizzato della classe operaia e dei settori popolari di fronte a una ridotta oligarchia infinitamente arricchita, politiche migratorie sempre più criminali, assassini mirati di dirigenti della lotta di massa, imprigionamento e tortura per ogni dissenso sociale e politico, ecc.

Il tentativo disperato del capitale per cercare di invertire il declino del tasso di profitto porterà, disperatamente, ad accentuare tutti i meccanismi di violenza fino al limite.

La classe operaia non ha nessun futuro in questa alleanza imperialista. Solo la lotta rivoluzionaria di massa può dare un futuro alla classe operaia, alla gioventù e alla donna operaia doppiamente oppressa.

Pertanto, il futuro deve essere l'uscita dall'UE e la costruzione del potere operaio e il socialismo.

2. CONSEGUENZE PER LA CLASSE OPERAIA, EUROPEA E SPAGNOLA

2.1 - Attacco sistematico contro il diritto al lavoro

Le politiche dei vari governi della borghesia hanno avuto un obiettivo centrale comune: la riduzione del diritto del lavoro alla sua espressione minima, come passo necessario per la riduzione del prezzo della forza lavoro. Il risultato è evidente: c'è sempre meno classe operaia con contratti collettivi, le imprese utilizzano sistematicamente la discussione dei contratti e il prezzo della forza lavoro inizia - dal 2012 - una caduta inarrestabile, sia nel salario netto, sia come costo del lavoro totale (compreso la spesa per la Previdenza Sociale). A questo si aggiungono l'abbassamento delle pensioni e l'aumento esponenziale dei contratti spazzatura.

Alcuni dati: in due anni hanno distrutto in Spagna 1.354.644 posti di lavoro, segno che la fase di distruzione delle forze produttive non ha ancora raggiunto il suo limite minimo. Dall'altro lato, nel 2013 sono stati firmati in Spagna 14.792.614 contratti, di cui solo 1.134.949 erano a tempo indeterminato (7,67 %). In questo consiste quella che viene chiamata dagli "agenti internazionali" flexicurity: peggiori condizioni di lavoro per la classe operaia e facilità di licenziamento per i padroni. Utilizzando una figura matematica, la lotta di classe è un gioco a somma zero: ciò che guadagna il padrone, lo perde la classe operaia.

Le politiche governative hanno portato ad un ribasso salariale particolarmente evidente nelle sezioni dei salari più bassi, che giungono fino al 16 %. Secondo l'Agenzia delle Entrate, per esempio, il salario medio in Spagna è stato nel 2012 di € 18.601 lordi, il 2,62% in meno rispetto al 2011. Inoltre, nel 2013 il reddito da lavoro è passato dal 54% dei redditi totali al 50 %, alla pari con i redditi da capitale e la tendenza continua: in altre parole, l'oligarchia si appropria ogni giorno di maggiore percentuale della ricchezza generata dalla classe operaia.

Diceva Marx che il capitalismo necessitava della continua creazione e mantenimento di un esercito di riserva che agisce come un elemento "disciplinatore" della forza lavoro. E questo è esattamente ciò che hanno fornito le riforme del lavoro del PSOE e il PP. L'ultima EPA del 2013 ci parla di 5,8 milioni di disoccupati in Spagna (26.03 %).

1,8 milioni di famiglie hanno tutti i loro componenti disoccupati. Di questi quasi 6 milioni di disoccupati, 3,5 milioni hanno passato più di un anno in questa situazione e 2,3 milioni da più di due anni. Sembra un paradosso ma anche se ci sono più persone disoccupate, lo Stato spende ogni volta meno per la Previdenza Sociale, in quanto a un numero crescente di persone vengono tolte i servizi sociali.

Ci sono 686 mila famiglie a grave rischio di esclusione perché non hanno alcun reddito e il capitalismo non è in grado di assorbire questa forza lavoro a nessun costo. Un esempio, nel 2013 hanno visitato le Isole Canarie il 18% in più di turisti rispetto al 2012, ma questo maggiore afflusso non si è tradotto in una riduzione della disoccupazione nelle Isole, per quanto molto basso sia il prezzo della forza lavoro dedicata a questo settore nelle Isole.

2.2 - Riduzione del prezzo della forza lavoro. Aumento del tasso di sfruttamento

L'obiettivo del capitale è valorizzarsi, consentendo una maggiore accumulazione in ogni momento. Di conseguenza ottiene una maggiore concentrazione e centralizzazione, nonostante le periodiche e persistenti crisi che lo affliggono. L'accumulazione è un presupposto teorico e un fatto storico innegabile.

La bacchetta magica che permette una tale impresa è il peculiare sfruttamento a cui viene sottomessa la classe operaia mediante l'estrazione di plusvalore relativo. Ma allo stesso tempo è anche il punto debole dello sviluppo del capitale, poiché l'estrazione del plusvalore relativo si consegue attraverso l'aumento della produttività del lavoro, durante la giornata lavorativa riducendo la porzione del tempo di lavoro che remunera al lavoratore/lavoratrice (parte necessaria) e aumentando la porzione di tempo di lavoro di cui si appropria il capitale (parte eccedente). Questo metodo, sebbene ancora governi lo sviluppo del capitale e la sua capacità di ottenere dei profitti, si dimostra insufficiente, in quanto non crea abbastanza plusvalore dato il punto di sovraccumulazione, per una remunerazione adeguata del capitale impiegato. Per cui utilizza più meccanismi:

- Intensificazione del lavoro.

- Aumento della giornata lavorativa.

- Espropriazione di parte del lavoro necessario, cioè pagare salari al di sotto del loro valore.

Meccanismi che pongono la classe operaia nella miseria. Sono negate persino le condizioni necessarie per ricostituire la propria forza lavoro. Si provoca il suo esaurimento prematuro e si impedisce il consumo essenziale per il suo sostentamento.

La UE sviluppa le sue politiche migratorie sotto questa determinazione. Si utilizza la classe operaia migrante come forza lavoro pagata ad un prezzo inferiore e si ottiene un notevole plusvalore relativo. E' il caso del lavoro in agricoltura o nel settore dell'accoglienza.

Le frontiere si aprono o si chiudono all'ordine delle esigenze del capitalismo europeo, il Frontex e la Guardia Civil agiscono agli ordini di banchieri e monopoli. In una forma più cruda si dimostra il carattere di merce che ha la forza lavoro nel capitalismo. Decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici hanno perso la vita nei deserti e nei mari che conducono alle vecchie metropoli europee, senza che i governi europei democratico-borghesi abbiano avuto la minima pietà per questo genocidio che sta avvenendo sulle sponde e sul filo spinato delle loro frontiere.

2.3 - Salute, Istruzione, Servizi Sociali nelle mani private

Come conseguenza della necessità della borghesia di migliorare il proprio tasso di profitto e ampliare la raccolta di plusvalore per mantenere il ciclo di accumulazione del capitale, i servizi pubblici di base per il popolo vengono privatizzati. Con questo, viene consegnato nelle mani del capitale un enorme patrimonio sociale per essere sfruttato con il criterio dominante del business.

Nel settore sanitario le privatizzazioni stanno escludendo milioni di membri della classe operaia e dei settori popolari dalla necessaria attenzione in molti servizi - sempre più costosi e che, per la loro universalizzazione, richiedono l'intervento esclusivo dello Stato - cosa che sta provocando l'aumento del numero di morti perfettamente evitabili.

L'estensione dell'istruzione privata, stimolata con il trasferimento di miliardi di euro dal bilancio dello Stato, allarga sempre di più la breccia della disuguaglianza sociale - lasciando le scuole pubbliche per i settori più poveri ed emarginati della classe operaia - e fa guadagnare quasi un miliardo di euro all'anno agli imprenditori del settore, sopra tutti la Chiesa Cattolica. A livello universitario, gli ostacoli aggiunti con le ultime normative espellono dalle aule i figli e le figlie del popolo.

I piani pensionistici privati ​​mettono nelle mani delle grandi banche ingenti quantità (di denaro ndt), con cui speculano e fanno investimenti sotto l'esclusivo criterio di aumentare i profitti. La privatizzazione di molti servizi di protezione sociale degrada la qualità dell'occupazione, diminuisce i salari e porta nelle tasche private un'altra fetta di fondi pubblici.

2.4 - Pensioni e età pensionabile

Tutte le componenti del salario indiretto vengono attaccate dalle classi dominanti per cercare di rimontare la loro crisi sistemica.

Tra queste vi sono, anche, le pensioni. L'allungamento del periodo di calcolo e del numero di anni necessari per il pieno ottenimento della pensione, l'aumento dell'età pensionabile e le riforme nei meccanismi di revisione annuali delle pensioni, sono trucchi del capitalismo per rapinare alla classe operaia questi salari differiti che ha accumulato durante la propria vita lavorativa attiva. La classe operaia sta perdendo decine di miliardi di euro a seguito delle successive riforme approvate negli ultimi anni, sia all'interno dell'UE che in Spagna.

Inoltre, si apre un grande mercato per gli assicuratori privati​​, che si introducono in questo settore per ottenere nuovi meccanismi di accumulazione del capitale. Una vera fregatura, come è stato dimostrato più volte, dove il fallimento di determinati fondi pensione ha lasciato nella povertà assoluta coloro che vi hanno ricorso per garantirsi una vecchiaia più sicura.

La pretesa di spingere l'età pensionabile a 70 anni non è una chimera. Le necessità del capitalismo in crisi spingeranno ad attuare questo traguardo. Inoltre si insiste ancora un'altra volta su misure volte a penalizzare le persone con maggiore aspettativa di vita, che si trasformano in un disturbo per la riproduzione allargata del capitale.

Quando il progresso sociale crea le condizioni migliori per un ciclo di vita più lungo, condizioni gratificanti, il capitalismo è obbligato a cercare di ridurre queste condizioni migliori per lo sviluppo della vita umana, perché ciò va contro i suoi interessi antisociali.

2.5 - Agricoltura e zootecnica

Le politiche dell'Unione Europea per il mare e la campagna hanno un obiettivo molto ben definito: l'obiettivo di mettere fine alla piccola produzione e beneficiare le grandi aziende. Allo stesso tempo, nel quadro degli accordi internazionali sul commercio con le altre potenze capitaliste, la UE promuove la scomparsa di determinate colture e allevamenti, orientando la produzione tradizionale verso altri percorsi, in alleanza con i monopoli del settore.

Nelle distribuzioni di quote e di aiuti finanziari prevalgono le grandi aziende agricole e zootecniche, così come le grandi flotte di pescherecci che pescano nelle acque di altri continenti, decimando le risorse naturali.

La nuova Politica Agricola Comune (PAC) non ha modificato sostanzialmente questa situazione, ma la rende più profonda, promuovendo la scomparsa di alcune colture e aiutando la maggiore concentrazione della terra in sempre meno mani.

E' necessario svincolare la politica agraria, l'allevamento e la pesca dagli interessi dei gruppi monopolisti e centrarli nel soddisfacimento delle necessità popolari, garantendo al contempo livelli di vita decenti per tutti i lavoratori e lavoratrici di questi settori essenziali.

2.6 - La militarizzazione del sistema economico

E' insito nello sviluppo del capitalismo la crescente militarizzazione dell'economia. Questa funzione si rafforza con ogni crisi, che da impulso alla spesa per gli armamenti sia con il rafforzamento degli eserciti, sia con i contratti dello Stato con l'industria militare per la produzione di merci il cui valore d'uso è consumato nelle guerre. Questi contratti assicurano alle imprese monopoliste una sfera d'investimenti permanenti, dalla quale ottengono enormi profitti estratti dai bilanci degli Stati. Nell'ultima fase, le spese della NATO sono triplicate. La spesa militare esprime chiaramente il carattere parassitario del capitalismo nella sua fase imperialista.

L'incremento della spesa militare ha una relazione diretta sul piano economico - sociale, con l'aumento delle imposte, la riduzione del salario reale, la diminuzione della spesa sociale e il collegamento di gran parte della ricerca e dello sviluppo tecnologico alle applicazioni militari e sul piano ideologico, con l'estensione del pensiero reazionario e le politiche più aggressive contro la classe operaia. Nell'inevitabilmente diseguale commercio internazionale, è un importante meccanismo di saccheggio delle economie dei paesi dipendenti.

2.7 - I monopoli della comunicazione. L'alienazione delle masse

Anche nei mezzi di comunicazione assistiamo alla tendenza generale del capitalismo alla concentrazione e centralizzazione dei mezzi di produzione.

Il capitalismo nella sua fase imperialista, fa si che oggi siano 6 i grandi monopoli della comunicazione nel mondo che controllano il 90 % delle piattaforme. E dietro un discorso di pluralità dei media, l'80% delle notizie che circolano nel mondo provengono da quattro agenzie di stampa internazionali: Associated Press, United Press International, Reuters e Agence France Press.

Molti media sono semplici dipartimenti d'immagine dei media imprenditoriali. In essi troviamo azionisti che sono banchieri, assicuratori, imprese di telecomunicazioni o anche produttori d'armi. Questi monopoli, sono grandi strutture imprenditoriali e finanziarie, in cui la comunicazione non è l'attività principale.

Sotto il discorso della libertà di stampa e di espressione, la pluralità dei media... si trova la concentrazione e centralizzazione della proprietà privata, in poche mani. E quello che è ancora più importante, si nasconde che sono tutti nelle mani della stessa classe sociale, la borghesia.

L'ideologia dominante è quella della classe dominante, poiché ha tutta la sovrastruttura nelle sue mani per esercitare il proprio dominio contro la classe operaia. Uno dei principali meccanismi di alienazione è esercitato attraverso i mezzi di comunicazione borghesi. I monopoli della comunicazione diventano così uno dei pilastri per trasmettere l'ideologia del nemico di classe, elemento fondamentale per continuare a sfruttare ulteriormente la classe operaia.

365 giorni all'anno bombardano con i loro discorsi. Nello stesso modo, una parte delle informazioni sono nascoste, altre ingrandite e altre distorte. Giornalmente vediamo come silenziano le lotte popolari o i conflitti operai e quando non possono contenerli, passano alla loro criminalizzazione. O direttamente si pianificano grandi campagne basate sulla menzogna ​​e la manipolazione, come quella che regolarmente viene lanciata contro le esperienze di costruzione del socialismo nel mondo.

2.8 - Nuova divisione internazionale del lavoro. Società di servizi e manodopera a basso costo

L'Unione Europea impone una nuova divisione internazionale del lavoro, basata sulla concentrazione quasi esclusiva del settore industriale nelle potenze centrali (Germania, Francia) o all'estero (ad esempio, cantieri navali); mentre paesi come la Spagna sono costretti a una pronunciata terziarizzazione della propria economia, soprattutto verso i settori dell'accoglienza e del turismo.

Tra il 1970 e il 2010, l'industria ha perso più della metà del suo peso nel PIL del paese, mentre i servizi hanno guadagnato una percentuale simile. Il turismo produce attualmente quasi il 12% dell'occupazione e rappresenta il 11% del PIL spagnolo, mentre l'accoglienza genera, rispettivamente, l'8% e il 7%.

Lo smantellamento del settore industriale spagnolo, promosso dall'Unione Europea e accettato dai vari governi, implica nella pratica un generale peggioramento delle condizioni di lavoro dei lavoratori e lavoratrici, poiché i settori che aumentano di peso sono caratterizzati da condizioni di lavoro inferiori, salari bassi, maggiore precarietà e alta stagionalità.

2.9 - Aggressività ambientale

L'energia è uno dei principali monopoli capitalisti, con enormi profitti. La politica dell'UE, per continuare ad installare capacità produttive di elettricità, si basa su una cinica politica che apparentemente difende l'uso delle energie rinnovabili.

Il Trattato di Amsterdam ha segnato l'obiettivo che entro il 2020 il 22% del consumo elettrico verrà da fonti rinnovabili, non come alternativa alla produzione termica o nucleare, ma come complemento. In undici anni, ciò ha moltiplicato la produzione eolica in Spagna di 23 volte e in soli cinque anni, quella solare di 20 volte. Nel frattempo, le politiche di espansione e liberalizzazione hanno aumentato il costo della luce al doppio dal 2007.

La soluzione al problema ambientale può basarsi solo sulla nazionalizzazione e la pianificazione centralizzata da parte della classe operaia al potere. Solo in questo modo può avvenire in accordo con una politica di risparmio rispettosa dell'ambiente in funzione alle esigenze di consumo reali e non delle necessità di vendita dei monopoli privati​​.

Il PCPE sostiene un modello che si basa sulla nazionalizzazione e l'uso strategico delle fonti di materie prime, il risparmio pianificato, il primato dell'energia basato su fonti rinnovabili e trasporto collettivo, l'installazione di barriere e misure di protezione ambientale e il recupero degli ambienti naturali con un forte impatto sulle attività umane.

Esigiamo e lottiamo per la garanzia degli approvvigionamenti per la popolazione disoccupata, per un sistema tariffario libero dal controllo monopolista, per sistemi autonomi sovvenzionati di produzione e fornitura di energia, per il blocco del fracking (fratturazione idraulica ndt) e delle prospezioni in mare.

Difesa della continuità della miniera del carbone come fonte di generazione elettrica autoctona e con chiaro carattere strategico, sostituendo lo sfruttamento minerario a cielo aperto con unità produttive all'interno, mantenendo l'occupazione, garantendo la stabilità del settore e assicurando la rigorosa applicazione di tutte le misure di controllo ambientale.

2.10 - Taglio delle libertà

Il deterioramento e la progressiva scomparsa delle poche libertà strappate all'oligarchia attraverso l'organizzazione e la lotta, è sempre più palpabile. Il capitalismo spagnolo, prigioniero di una crisi senza precedenti che ha scatenato un'ampia e crescente dinamica di mobilitazione operaia e popolare in tutto il paese, oggi ha una sola via d'uscita: avanzare nelle sue forme dittatoriali e limitare palesemente le stesse libertà e diritti già esauriti che prima dicevano di difendere.

Questa brutale offensiva è diretta contro molti aspetti della vita e del lavoro delle ampie maggioranze operaie e popolari del nostro paese: dalla libertà sindacale nei luoghi di lavoro, fino ai diritti di manifestare e di riunirsi, oggi sono costantemente minacciati dal crescente autoritarismo del governo dei padroni. E allo stesso modo che negli altri stati appartenenti all'Unione Europea, i meccanismi giuridici e di polizia costruiti a tal fine sono oggetto di una crescente sofisticazione per eseguire in modo più efficace la repressione contro qualunque cenno di mobilitazione di classe ed evitare così un aumento del livello di organizzazione dei settori operai e popolari del nostro paese. In questo senso e non in un altro, si avviano le prossime riforme del Codice Penale e il nuovo progetto di Legge sulla Sicurezza Cittadina.

2.11 - Il futuro dell'UE sarà una ferrea dittatura dei monopoli

La profondità della crisi capitalista che ha afflitto particolarmente alcuni paesi membri dell'UE ha dimostrato che l'Unione Europea è un gigante dai piedi d'argilla. In questi ultimi anni abbiamo sentito molti commenti sul futuro di questo progetto e dei problemi generati nelle relazioni interne tra gli Stati che lo compongono, che cercano di posizionare al meglio gli interessi dei monopoli nel quadro generale dell'UE.

L'Unione Europea non è un blocco omogeneo sul piano politico, in modo che, al suo interno, si svolgono importati lotte per prendere le redini dell'orientamento che questa alleanza imperialista seguirà nel futuro. Mentre alcuni settori stanno lottando per muoversi verso una UE di carattere federale, con maggiori attribuzioni alle strutture comunitarie, altri sostengono che le istituzioni dell'UE debbano essere mantenute fintanto che servono ai profitti dei monopoli residenti nei propri paesi. E' il caso della Germania, come principale potenza europea, che attualmente utilizza le strutture comunitarie per posizionarsi in modo migliore rispetto al resto degli Stati membri.

Mentre l'Unione Europea continua ad esser utile agli interessi dei monopoli, queste lotte interne saranno limitate. Il grande capitale si beneficia del mercato unico e le politiche che l'UE ha nel proprio DNA. L'uscita unilaterale e successiva dei vari paesi che compongono l'Unione Europea, sulla strada della costruzione del socialismo, sarà l'unico modo per assestare un colpo mortale a questi interessi monopolistici, sia a livello statale che europeo.

2.12 - Le posizioni opportuniste (le promesse dell'Europa Sociale e dell'Europa dei Popoli)

Partendo dalla doppia analisi che pone l'opportunismo come espressione dell'influenza della politica e dell'ideologia borghese nel movimento operaio e che, di conseguenza, la sua missione principale è quella di generare confusione e dispersione di obiettivi in essa, è facile capire perché in ogni questione relativa alla costruzione europea, le forze politiche dell'opportunismo usino un linguaggio - quasi un meta-linguaggio potremmo dire - che gioca con la permanente ambiguità per cementare una stretta alleanza di interessi con l'oligarchia europea.

La loro posizione sull'UE si combina perfettamente con l'analisi che realizzano della crisi generale e strutturale del capitalismo e - allo stesso modo che intendono questa come conseguenza di una erronea gestione delle risorse finanziarie - propongono un ritorno a quelli che chiamano segni d'identità dell'UE come mezzo per superare la crisi. Correggere il percorso delle politiche neoliberiste che ci porterà a servizi pubblici efficienti, gratuiti e universali per tornare allo stato sociale che tanto bene rappresenta il modello europeo rispetto agli imperialisti nordamericani. Questo è in sintesi il discorso degli opportunisti. Una proposta che, denunciando la crescente esclusione sociale, lo sfruttamento e la povertà alla quale ci conducono le politiche della Commissione Europea, allo stesso tempo, assumono la bandiera dell'Unione Europea e dell'euro per proporci un pacchetto di misure keynesiane per rilanciare l'economia nei paesi più poveri dell'UE. Idealisticamente cercano di portare indietro la Storia e ignorano che le leggi dello sviluppo economico del capitalismo non permettono ai monopoli, che decidono il futuro dell'UE, di fare un'altra politica differente a quella che corrisponde ad una potenza imperialista che gioca forte e decisamente per sviluppare le sue sfere di potere economico e politico nel mondo. Lo sfruttamento, la violenza e la guerra sono l'unico futuro che offre l'UE.

Nel suo XIX Congresso, tenutosi nel novembre 2013, il PCE ha risolto la questione con la magistrale frase "rompere con l'Europa dell'euro senza rompere l'Europa dell'euro" che è allo stesso livello di idealismo e/o complicità dell'appello del PSE a "realizzare la ricerca di uno sviluppo economico sociale, ecologico e solidale all'interno dell'UE e senza rompere con l'euro, perché ciò non porta automaticamente a politiche più progressiste". Vuote parole del gioco delle tre carte, delle quali fanno eco i ciarlatani mediatici di Podemos rivendicando dentro l'UE "una Europa giusta, dei diritti e della democrazia". Lamentabili frasi alle quali senza alcuna difficoltà possiamo aggiungere quelle espresse dal CE della CES lo scorso ottobre che propone "una nuova direzione per l'Europa per mostrare che l'Europa difende il progresso sociale e non è uno strumento che attacca i diritti sociali" e perchè ciò si converta in una realtà, rispolverano nuovamente Keynes e propongono "un piano di rilancio europeo".

2.13 - La disoccupazione giovanile, sistema di istruzione

Nel 1998 fu approvato il Piano Bologna che ha portato, all'elitizzazione, privatizzazione e la mercantilizzazione dell'Università Pubblica. Elitizzazione per la quale si contano decine di migliaia di studenti espulsi dalle università come conseguenza delle tasse più elevate e dell'impossibilità di conciliare la vita accademica e lavorativa. La privatizzazione e mercantilizzazione ha regalato alle imprese private la gestione delle Università Pubbliche attraverso l'istituzione del Consiglio Sociale; vero organo di potere delle Università presieduto da alti esecutivi delle principali multinazionali.

La LOMCE, nota anche come ''Legge Wert'', non è altro che l'adeguamento del Piano Bologna all'insegnamento medio e la continuazione di questo piano proveniente dall'Unione Europea. Questa riforma dell'istruzione mira a separare dalla più tenera età coloro che in futuro saranno sfruttatori o sfruttati. Il maggior peso dato alla scuola privata dimostra, ancora una volta, lo scopo della privatizzazione.

Nell'UE la gioventù d'estrazione operaia e popolare, è vittima diretta delle politiche anti-operaie dell'Unione Europea, che si specificano nel quadro educativo con le questioni sopra elencate e inoltre si vede sottomessa a una moltitudine di controriforme del lavoro o iniziative come la Garanzia Giovanile, che preparano un mercato lavorativo sempre più impossibile per la gioventù.

Tutto questo risponde al carattere di classe della UE, il cui scopo non è altro che quello di posizionare meglio la borghesia; conseguire che la classe padronale si arricchisca ulteriormente, mentre la classe operaia è sempre più povera.

Le misure emanate dall'Unione Europea stanno avendo conseguenze particolarmente devastanti per la classe operaia e per la gioventù di alcuni paesi (tra cui la Spagna), ma non possiamo ignorare che per le grandi imprese spagnole, i monopoli e oligopoli, queste politiche sono state redditizie. Pertanto, le politiche dell'Unione Europea non sono le politiche della Germania o della Francia come Stati, ma le politiche della borghesia europea in generale.

3. LA PROPOSTA COMUNISTA. POTERE OPERAIO E SOCIALISMO

3.1 - L'uso del Parlamento Europeo come tribuna della denuncia del progetto imperialista

Nella lotta rivoluzionaria per la costruzione socialista la classe operaia e il suo partito d'avanguardia, dà battaglia alla borghesia in tutti i luoghi dove si perpetua e riproduce il sistema dominante di oggi.

Sia nei luoghi di lavoro come nelle istituzioni borghesi il Partito Comunista cerca di guadagnare influenza e molestare le classi dominanti e le loro politiche antisociali. Non esistono spazi vuoti dove la classe operaia non dia battaglia alla borghesia.

L'utilizzo ecumenico delle istituzioni da parte delle organizzazioni riformiste, che collaborano al rafforzamento di quelle istituzioni che vogliamo distruggere, porta alla confusione la classe operaia sottomettendola alla logica del capitale.

Ci sono solo due situazioni nella quali il Partito Comunista non partecipa alle elezioni: quando lo stato borghese conduce a una situazione di clandestinità e quando il Partito è in condizioni di prendere il potere con altri mezzi.

Nella situazione attuale la presenza comunista al Parlamento Europeo dota la classe operaia di un altro strumento di lotta per il socialismo - comunismo.

3.2 - Uscita dall'euro, l'UE e la NATO

Il PCPE ha sempre mantenuto una posizione coerente sull'Unione Europea e altre alleanze imperialiste come la NATO. Dalla nostra fondazione, quando ci siamo opposti all'entrata della Spagna nella CEE per la sua natura contraria agli interessi della classe operaia e dei settori popolari, passando per il nostro forte no al Trattato di Maastricht e agli altri Trattati successivi (Amsterdam, Lisbona), così come il tentativo fallito di Trattato per una Costituzione Europea nel 2004, fino ad oggi, abbiamo sempre detto NO al processo di costruzione dell'Europa del grande capitale. La realtà ha dimostrato che le nostre analisi erano e sono corrette, poiché l'adesione della Spagna all'UE ha significato lo smantellamento dell'industria (siderurgia, miniere, cantieri navali), la costante perdita di diritti sociali e lavorativi e un abbassamento del livello di vita della maggioranza operaia e popolare, che è stata accelerata dall'adozione dell'Euro. Mentre i salari scendono, i prezzi sono stati in costante aumento dal 2002, impoverendo la maggioranza sociale nel nostro paese.

Allo stesso modo, la presenza del nostro Paese nella NATO ha supposto la partecipazione a numerosi interventi militari all'estero, nei quali le truppe mercenarie spagnole hanno difeso gli interessi del grande capitale.

Il PCPE lotta per il disimpegno unilaterale della Spagna da tutte quelle strutture imperialiste nel percorso di costruzione di un modello economico, sociale e di relazioni internazionali radicalmente opposto all'attuale. La costruzione del socialismo - comunismo sarà l'unica garanzia per garantire i diritti sociali e lavorativi, il livello di vita della maggioranza lavoratrice e la costruzione di relazioni tra paesi basate sulla cooperazione e il rispetto della sovranità dei popoli e sui profitti del grande capitale. E' una proposta radicalmente distinta e opposta a quelle che pongono le forze estremiste di destra o dalle posizioni "euro-scettiche", che unicamente considerano che l'uscita dall'UE può garantire migliori meccanismi per lo sfruttamento della classe operaia e dei settori popolari.

3.3 - Impossibilità di avanzare verso il socialismo all'interno del progetto imperialista

Le posizioni opportuniste che considerano la possibilità di una UE più sociale e un capitalismo più umano sono ostili agli interessi della classe operaia e estranei alle leggi oggettive dello sviluppo storico.

Il capitalismo non può essere umanizzato. L'Unione Europea del capitale e della guerra non è riformabile.

Nata per soddisfare le necessità dei monopoli di ampliare ed espandere i loro mercati in linea con le leggi oggettive della concentrazione e centralizzazione del capitale, l'Unione Europea non è una unione di popoli ma una unione di stati imperialisti disegnata per servire i monopoli e organizzare la spoliazione della classe operaia garantendo la riproduzione allargata del capitale e il mantenimento del tasso di profitto nelle condizioni di crisi generale del modo di produzione capitalista.

La linea che separa oggi nettamente le posizioni rivoluzionarie dalle posizioni riformiste è la caratterizzazione della UE, la denuncia della sua natura di classe e il suo carattere reazionario e imperialista come strumento al servizio dei monopoli.

La campagna scatenata all'interno dell'UE contro le organizzazioni comuniste e operaie, falsificando la storia, equiparando il comunismo al nazifascismo, criminalizzando l'uso dei simboli del movimento comunista e operaio, perseguendo i suoi militanti e dirigenti, esprime la natura e il carattere della UE come nemica della classe operaia e dei popoli e strumento dei monopoli. Rompere con l'UE è un processo necessario e inseparabile della lotta della classe operaia per la conquista del proprio Potere.

3.4 - Processo di accumulazione di forze. L'Iniziativa e il necessario programma condiviso

Il PCPE non è l'unico partito che pone chiaramente la necessità di disimpegnarsi dalla UE, l'euro e la NATO e iniziare un altro percorso di sviluppo e relazioni tra i popoli. Altri 28 partiti comunisti e operai d'Europa partecipano col PCPE alla "Iniziativa Comunista Europea", che nasce nel 2013 con l'obiettivo di coordinare a livello europeo le lotte operaie e popolari contro le conseguenze della partecipazione dei nostri paesi a questa alleanza imperialista.

L'Iniziativa Comunista Europea presenta una dichiarazione congiunta in vista di queste Elezioni Europee ed è un passo avanti rispetto ad altre convocazioni. L'accumulazione di forze nei diversi paesi europei è un passo necessario per rafforzare le varie lotte che ogni sezione della classe operaia sviluppa in ogni paese. La lotta contro il potere borghese nei nostri rispettivi paesi è la lotta essenziale, il quadro della lotta di classe principale continua ad essere quello statale, ma le lotte si rafforzano con l'esperienza acquisita dal movimento operaio e popolare negli altri paesi.

La dichiarazione congiunta rispecchia le linee essenziali di lotta e le proposte di base dei e delle comunisti/e in queste elezioni per cambiare i rapporti di forza attuali, segnando una serie di punti programmatici fondamentali intorno ai quali articolare la lotta della maggioranza operaia e popolare per il superamento del sistema capitalistico che li nega, quindi attaccando l'essenza stessa dell'Europa capitalista: la piena occupazione, salari dignitosi, servizi pubblici universali e gratuiti, pieni diritti lavorativi, diritti e dignità degli immigrati, difesa dell'ambiente e opposizione a tutti gli interventi imperialisti.

3.5 - Politica di alleanze nel FOPS. La lotta di massa per obiettivi concreti e la sua direzione strategica

La proposta strategica dei comunisti, per la costruzione del socialismo in Spagna, passa per l'articolazione del Fronte Operaio e Popolare per il Socialismo. Questa è la politica d'alleanze della classe operaia per la presa del potere.

Il FOPS è l'alleanza di settori sociali, dove la classe operaia, la gioventù di estrazione popolare e la donna lavoratrice, insieme con i contadini, i piccoli produttori, settori professionisti e piccola borghesia in fase di proletarizzazione, si organizzano in difesa dei loro interessi oggettivi per porre fine al capitalismo.

Il FOPS è un fronte antimonopolista e repubblicano. Per lo scontro con il blocco dominante oligarchico-borghese. Per la lotta contro l'attuale capitalismo nella sua fase imperialista, cioè contro la dittatura dei monopoli e la brutale violenza che questi esercitano. E' repubblicano in quanto la repubblica socialista in Spagna è la sua proposta per il futuro.

Solo attraverso l'esperienza della lotta, della mobilitazione sostenuta, avanzeremo nel processo di accumulazione di forze necessario per la costruzione del socialismo in Spagna.

Ecco perché gli elementi fondamentali che compongono il FOPS sono il movimento operaio e sindacale, il movimento giovanile e studentesco, la lotta della donna lavoratrice, la lotta dei contadini poveri e dei piccoli proprietari, il movimento anti-imperialista e la lotta in difesa dell'ambiente.

Nel movimento operaio e sindacale attuale, è fondamentale strutturare l'unità operaia, per questo e per superare l'attuale divisione e frazionamento politico della classe, puntiamo sui Comitati per l'Unità Operaia (CUO). Così come anche i Comitati Popolari, organizzazioni che articolate nei quartieri operai, lottano contro le attuali condizioni di vita della classe e dei settori popolare (disoccupazione, povertà, esclusione, sfratti, fame...).

Solo l'alleanza di questi settori sociali e l'unità di tutte queste lotte, dirette dalla classe operaia e alla sua testa il Partito Comunista, potrà rendere possibile la costruzione del potere operaio e il socialismo in Spagna.

3.6 - Periodo di transizione dal capitalismo al socialismo

Come conclusione questo Programma Elettorale del PCPE afferma che l'Unione Europea esprime il profondo grado di esaurimento che ha la formazione capitalista, oggi nella sua fase imperialista.

Da un punto di vista storico, fu la rivoluzione socialista dell'ottobre del 1917 l'episodio che ha aperto la fase di transizione dal capitalismo al socialismo. Come ogni processo umano si sviluppa in situazioni di progresso e regresso. Le forze più avanzate che hanno iniziato questo cammino, a partire dal Partito Bolscevico, hanno avuto l'audacia di alzarsi in piedi verso un cammino nuovo, tuttavia non ancora attraversato dalla classe operaia.

In questa fase sono maturate le condizioni oggettive per la rivoluzione, come conseguenza di un esaurimento molto elevato della formazione capitalista, in cui il grado di contraddizione tra l'altissimo sviluppo delle forze produttive e i rapporti di produzione ha acquisito una dimensione mai conosciuta prima nella storia.

Come conseguenza di questo altissimo sviluppo oggi la classe operaia è in grado di affrontare l'arduo compito di portare l'umanità ad uno stadio superiore del suo sviluppo storico, in cui il grado di soddisfazione delle necessità e lo sviluppo umano raggiungono livelli prima impossibili, visto che è solo la formazione capitalista che impedisce alla classe operaia di affrontare questo compito urgente.

3.7 - Lotta per il Potere Operaio e il Socialismo-comunismo

Ogni lotta del Partito Comunista è una lotta per la rivoluzione socialista; per il potere operaio e il socialismo - comunismo.

Il PCPE presenta il suo programma per le elezioni del Parlamento Europeo affinché la classe operaia - e anche i settori popolari - abbia un'alternativa di fronte alle varianti di cui dispone la borghesia per cercare di evitare che in questo Parlamento entrino le forze politiche che vogliono sconfiggere il suo progetto imperialista.

In questa situazione di crisi, in modo particolare, le classi dominanti cercano di ingannare la classe operaia promuovendo le forze opportuniste che, dicendo di parlare a nome dei lavoratori, andranno in questo Parlamento continuando a sostenere il dominio della borghesia, mettendo coloro che ripongono fiducia in essi ai piedi della dominazione capitalista.

Non vi è nessuna possibile conciliazione con le forze capitalistiche e pro-capitaliste, il futuro sarà tra la dittatura del capitale o il potere operaio.

Lavoratore, lavoratrice, il Partito Comunista ti chiama a sostenere la candidatura del Partito della classe operaia, ti chiama a difendere i tuoi interessi con le tue armi, quelle dell'organizzazione e la lotta rivoluzionaria. Alla donna lavoratrice doppiamente oppressa, alla gioventù senza futuro, a coloro che hanno una pensione di miseria o sono in stato di continua disoccupazione, il Partito comunista chiama a sollevarsi, alzarsi e iniziare la costruzione del futuro senza capitalismo.

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