www.resistenze.org - pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 09-09-14 - n. 510

ICS 2014 - 23° Seminario Comunista Internazionale

Bruxelles, 27-29/06/2014 icseminar.org

1914-2014: L'imperialismo è guerra

Contributo dell'Unione dei Rivoluzionari Comunisti di Francia (URCF):

Contro la revisione della teoria leninista dell'imperialismo

URCF | urcf.fr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Il capitalismo è ancora il modo di produzione basato sullo sfruttamento della classe operaia da parte del Capitale, l'imperialismo è l'ultima fase del capitalismo dei monopoli con la dominazione dell'oligarchia finanziaria che è sempre più avida di profitti, espande e rafforza lo sfruttamento e la ripartizione del mondo con le guerre imperialiste.

La lotta di classe attuale si sviluppa sullo sfondo di una crisi di sovraccumulazione cronica le cui radici reali non stanno negli "eccessi", nell'"immoralità" o nelle derive finanziarie di un sistema che si potrebbe sanare, come sostengono i riformisti.

Queste radici della crisi si trovano nel modo di produzione capitalista stesso. Noi parliamo di crisi cronica in quanto puntiamo sul concetto leninista di capitalismo putrescente e parassitario proprio allo stadio imperialista. In effetti, i periodi di "remissione", di "rilancio" (che non invalidano le leggi generali del capitalismo) saranno più brevi e meno vigorosi. Possiamo parlare di senilità del capitalismo poiché le politiche d'austerità agiscono per aumentare la competitività dei "loro" monopoli, indebolire i concorrenti, distruggere il Capitale in eccesso, pauperizzare la maggioranza dei lavoratori, generare una resistenza popolare di volta in volta più forte ed in ultima istanza aggravare la crisi del capitalismo.

Per l'URCF, l'analisi leninista dell'imperialismo resta fondamentale per comprendere e trasformare il mondo. Noi viviamo nell'epoca dell'imperialismo e delle rivoluzioni proletarie. Pertanto, per prendere l'esempio della Francia, dopo decenni, l'opportunismo ha prima revisionato e poi liquidato gli insegnamenti di Lenin, rendendo incomprensibile e confusa alle masse popolari l'analisi del capitalismo contemporaneo.

Come comprendere senza il leninismo, i fenomeni d'internazionalizzazione crescente delle forze produttive, della diseguaglianza dello sviluppo tra i paesi capitalisti e le lotte concorrenziali e le guerre per la ripartizione del mondo sullo sfondo dell'interdipendenza tra tutti gli Stati capitalisti? A noi sembra importante difendere gli insegnamenti di Lenin sviluppando la lotta ideologica e politica contro l'opportunismo, prosecutore del tradimento del 1914.

Pertanto, per esempio in Francia, dopo decenni, l'opportunismo dominante nel PCF ha revisionato e poi abbandonato gli insegnamenti di Lenin.

Ci sembra importante porre una grande attenzione alla lotta contro l'opportunismo che porta i germi del tradimento del 1914. Opportunismo che si presenta come un risorgimento delle tesi di Kautsky. L'opportunismo presenta quindi gli Accordi internazionali dei paesi capitalisti come positivi e fautori di condizione di pace.

Il Front de Gauche e il PCF, membri del Partito della Sinistra Europea, considerano che l'Unione Europea è la casa naturale delle trasformazioni sociali e democratiche. Così quando scoppiano dei conflitti, gli opportunisti si appellano all'intervento dell'UE come se essa fosse portatrice di posizioni più "pacifiche" rispetto all'imperialismo americano. Non è un caso che Mélenchon, Presidente del Front de Gauche, abbia votato per l'intervento europeo in Libia al Parlamento europeo. Mancano qui, l'analisi di classe dell'UE, degli obiettivi di rapina dei monopoli europei.

L'imperialismo in queste concezioni non viene analizzato come capitalismo dei monopoli, ma come politica estera aggressiva; gli opportunisti inoltre si riconducono a intese imperialiste a cui aderiscono i loro paesi. In ultima analisi per gli opportunisti l'imperialismo americano è il solo che si identifica nella nozione d'imperialismo.

Le tesi di Negri e Hardt hanno una certa influenza che sostituisce alla teoria leninista dell'imperialismo un nuovo stadio: si chiama "l'Impero" che designa i soli Stati Uniti. L'analogia con il 1914 è evidente per opporsi all'Impero, i partiti opportunisti aprono la via al sostegno a questo o quel borghese considerato meno "aggressivo", sostenendo questo o quell'imperialismo come contrappeso a questa politica.   

Noi troviamo ancora una analogia con la politica proposta da Browder, dirigente del PC degli USA, che nel 1943 qualificava gli Stati Uniti come un imperialismo democratico e antifascista e chiamava alla collaborazione di classe nazionale e internazionale. Questa posizione, vivamente combattuta dalla maggioranza dei comunisti americani e dal MCI, ha portato i suoi sostenitori alla liquidazione dei partiti d'avanguardia e all'apologia del capitalismo. La natura aggressiva e bellicista dell'imperialismo (uno degli aspetti del capitalismo dei monopoli ma non l'unico e isolato) deriva dalla sua radice sociale capitalista e non è propria di un solo imperialismo.

Prendiamo il caso della Francia. L'imperialismo francese è senza dubbio bellicista in Europa (quello che ignorano tutti gli opportunisti). I dirigenti socialdemocratici Hollande e Fabius, come Sarkozy con la Libia, sono stati i promotori più feroci di un intervento in Siria.

Gli imperialisti francesi si sono serviti di intellettuali come Kouchner e Bernard Henri-Lévy, che hanno forgiato il concetto "d'intervento umanitario", per giustificare le guerre imperialiste, alimentando ovunque l'odio xenofobo. A quel diritto Lévy si appella sulla piazza Maidan in Ucraina: "la civiltà ucraina è più antica di quella russa" per attizzare i gruppi fascisti che preparavano il colpo di Stato.

In Africa, recentemente, l'imperialismo francese ha organizzato un colpo di Stato in Costa d'Avorio, è intervenuto militarmente in Mali e nella Repubblica Centroafricana. Il pretesto è la lotta contro il "terrorismo integralista", alibi nullo e reso tale dal fatto che l'imperialismo francese sostiene questi stessi fondamentalisti in Libia e in Siria. Gli opportunisti cominciano a raggrupparsi intorno agli interventi e alle ingerenze della Francia, ma si appellano all'inizio a un "intervento europeo" per poi, quando l'imperialismo francese si scontra con la resistenza dei popoli, mutarsi in "pacifisti" e appellarsi al "dialogo e alla pace".

Da parte sua l'URCF denuncia la guerra imperialista e avanza i reali motivi degli interventi imperialisti: rafforzare le posizioni dei monopoli francesi come TOTAL e AREVA. Mostriamo inoltre quanto la politica di guerra debba esser combattuta nel quotidiano, portandola forte e alta nelle rivendicazioni sociali: per il lavoro, salari, la lotta contro l'austerità e la precarietà, sotto la parola d'ordine "non un soldo per la guerra ma per le rivendicazioni".

L'URCF approva l'analisi proposta dal KKE (Partito Comunista di Grecia) della piramide per descrivere il sistema mondiale degli Stati imperialisti. L'incomprensione o il rigetto del concetto della piramide, vuol dire concepire che solo gli Stati Uniti o la Germania meritino di esser qualificati come "imperialisti", allineandosi alle tendenze opportuniste che consistono nello stare alla coda di questo o quell'imperialismo - che sia una presunta UE "democratica" o gli Usa nel conflitto del Kosovo o a sostenere la penetrazione dei monopoli cinesi in Africa o in Europa o stare alla coda di Putin e alla sua retorica nazionalista.

Queste posizioni eludono la necessità di combattere il capitalismo su scala nazionale e internazionale, portano i partiti comunisti ad essere semplicemente una forza supplementare di questa o quella borghesia. La concezione kautskista ha imperversato con forza in Francia quando il PCF è stato dominato dalla corrente revisionista, riducendo l'imperialismo agli Stati Uniti, per il mondo e alla Germania, per l'UE.

In modo autocritico dobbiamo riconoscere che all'inizio della lotta interna contro l'opportunismo nel PCF, noi eravamo prigionieri di queste teorie che sono oggi diffuse da Partiti come Syriza in Grecia. Ciò è da iscrivere nell'ignoranza delle caratteristiche del capitalismo imperialista contemporaneo sulla necessità per il Capitale di tutti i paesi di conquistare dei mercati adeguati nei loro continenti o nel mondo.

L'UE nel contesto della nuova divisione internazionale capitalista del lavoro, permette alla borghesia di ogni paese di ottenere il profitto massimo dei suoi monopoli nei loro spazi: la borghesia nazionale e internazionale è pertanto nostra nemica.

In Francia, nei ranghi di certe organizzazioni comuniste, sussiste l'idea che l'Europa sarebbe tedesca, che l'imperialismo francese sarebbe fallito, dominato e sottomesso agli Stati Uniti e alla Germania, che tutte le borghesie dell'UE (tranne quella tedesca) sarebbero compradore. Citiamo un dato del 2012, dove nei 500 più grandi monopoli mondiali, 36 sono francesi, 34 sono tedeschi.

Esaminiamo questa tesi neo-kautskiana, i cui sostenitori ritengono che la borghesia francese, ad esempio, sia divenuta compradora allineandosi con gli imperialismi più potenti, facendo così della Francia un paese "dominato". La contraddizione principale di fatto, secondo questo punto di vista, non è più tra Capitale e Lavoro, tra il carattere sempre più sociale della produzione e l'appropriazione privata capitalista dei frutti del lavoro, che chiama al rovesciamento del capitalismo per instaurare la proprietà sociale dei mezzi di produzione, ma la contraddizione tra la nazione capitalista dominata e l'imperialismo (o gli imperialismi) dominanti.

Le alleanze derivanti da questa analisi condurranno a delle gravi deviazioni: alleanza con dei settori borghesi "nazionali", tappe intermedie di un capitalismo "nazionale" che sarebbe un preambolo per porre la questione del socialismo in avvenire. Siamo qui di fronte ad una visione distorta del capitalismo e in particolare del suo carattere internazionale.

In Francia, il settore industriale rappresenta il 12% delle attività, ma l'imperialismo francese esporta le sue attività là dove il costo della forza lavoro è più bassa, più competitiva. Così assicura posizioni solide ai monopoli francesi per saccheggiare le risorse dei paesi capitalisti in ritardo di sviluppo. Pretendere che ci sia una tappa "nazionale" prima della Rivoluzione socialista, si iscrive nella continuità della strategia opportunista degli anni '60 di uno "Stato intermedio" alla dittatura del proletariato, una tappa di riforme sostenuta dai partiti di sinistra al governo nel quadro del capitalismo, che ha portato alla socialdemocratizzazione di molti partiti comunisti, in ragione soprattutto della loro partecipazione a governi borghesi.
Altro esempio: l'opportunismo contemporaneo tipo il Partito della Sinistra Europea (PSE), nega la tesi leninista dell'"imperialismo come totalmente reazionario". Così il PSE sostiene lo sviluppo dell'UE, preconizzando la trasformazione della Banca Centrale europea in "Banca per il rilancio e l'impiego". Il rigetto della teoria marxista dello Stato come espressione della dittatura della classe dominante sulle altre, conduce a tali aberrazioni. La teoria del PSE sul superamento del capitalismo senza intaccare la natura di classe dello Stato, né la proprietà capitalista, mira a rafforzare il ruolo di sostegno sociale del capitalismo svolto dai social-riformisti.

Gli opportunisti del PSE, dal filo diretto dell'eurocomunismo, presentano gli Stati borghesi come "democratici" senza contenuto di classe. Così in Ucraina, questi stessi Stati (Stati Uniti, Unione europea) per indebolire la Russia capitalista non hanno esitato ad usare ingerenza aperta negli affari interni di questo paese, organizzando un colpo di Stato, puntando su bande armate fasciste che la NATO aveva formato ed equipaggiato. Ed ecco che si chiarisce così, meglio di mille parole, cosa intendono i liberali e la socialdemocrazia quando equivocano la lotta per la democrazia, che è quella dei capitalisti e degli oligarchi.

Gli avvenimenti dell'Ucraina illustrano inoltre la forza e la necessità dell'internazionalismo proletario. Porgiamo il nostro sostegno e la nostra solidarietà al fianco dei comunisti ucraini nella loro giusta lotta contro la reazione e il fascismo. Quanto agli opportunisti e ai trotskisti, dopo aver sostenuto quella che chiamano "rivoluzione democratica di Maidan", dopo aver svolto la loro opera di minamento, si lamentano adesso dell'aumento della minaccia populista e fascista!

L'opportunismo del Front de Gauche e del PCF propone delle "riforme radicali" nel quadro del capitalismo, per una "società più umana", promuovendo una politica anti-neoliberista, servendo da conduttore degli interessi capitalisti nel movimento operaio e popolare. Le teorie sullo sviluppo sociale del sistema di sfruttamento costituiscono una trappola e un'utopia (per coloro che vi aderiscono) dannosa, in quanto indeboliscono la vigilanza popolare in rapporto alla classe capitalista, seminano illusioni sul livello di democrazia degli Stati capitalisti nelle masse e in ultima istanza, s'iscrivono nella difesa del sistema capitalista.

L'approfondimento della crisi generale del capitalismo monopolista, la sua incapacità cronica di soddisfare pienamente i bisogni anche elementari, obbligano i comunisti a rompere risolutamente con i servi dell'opportunismo. La lotta contro l'imperialismo non si riduce alla lotta contro le grandi potenze dominanti, è una lotta per rovesciare il capitalismo a livello nazionale ed internazionale. Per rompere con gli organismi imperialisti come l'UE, la NATO, gli altri blocchi, bisogna iniziare adesso la lotta per la rivoluzione socialista e il potere della classe operaia e dei suoi alleati, perché solo il socialismo permetterà di farla finita con l'imperialismo!


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