www.resistenze.org - pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 01-12-14 - n. 522

16° IMCWP - 16° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai

"Il ruolo dei Partiti comunisti e operai nella lotta contro l'imperialismo e lo sfruttamento capitalistico - che causa le crisi e le guerre e fomenta le forze fasciste e reazionarie. Per i diritti dei lavoratori e dei popoli e per l'emancipazione nazionale e sociale; per il socialismo!".

Guayaquil, Ecuador, 13-15 novembre 2014

Contributo del Partito Comunista Brasiliano (PCB)

Partito Comunista Brasiliano (PCB) | solidnet.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Il Comitato Centrale del Partito Comunista Brasiliano (PCB) saluta tutti i Partiti comunisti e operai presenti a questo Incontro, specialmente il partito ospitante, il nostro caro Partito Comunista dell'Ecuador.

Il sistema capitalista mondiale vive una delle più gravi crisi della sua storia, sotto i suoi colpi da più di sei anni senza che i gestori del capitale trovino una soluzione per riprendere la crescita economica e il superamento della crisi. Al contrario, le misure adottate dai governi centrali per mantenere i privilegi del capitale, come il taglio della spesa pubblica e la riduzione di salari e pensioni, approfondiscono ancora di più la crisi, aumentando la disoccupazione, riducendo il redditto della popolazione e portando alla recessione.

Questa crisi sistemica che avvolge l'economia globale - crisi di sovraccumulazione che si combina con manifestazioni di sovrapproduzione e anarchia delle finanze - condensa lo stesso fenomeno analizzato da Marx secondo cui più cresce il capitale, più si produce la crisi, la quale è inerente alla sua natura. Come sempre, gli effetti drammatici della crisi sono scaricate sui lavoratori, giacché il capitalismo si riproduce promuovendo nuove forme di sfruttamento della forza lavoro e rinnovando i meccanismi di dominio.

Si riafferma la contraddizione categorica tra capitale e lavoro a livello globale come la contraddizione fondamentale che richiede l'organizzazione della classe operaia nella lotta contro il sistema dominante. La crisi aggrava le contraddizioni inter-imperialiste, l'intensificazione della corsa agli armamenti e l'aggressività nella disputa per il controllo delle risorse minerali e dei mercati.

In Ucraina, il conflitto ha origine a causa di un intervento golpista degli Usa e della Ue, che ha portato al sorgere di un governo reazionario, nel quadro della competizione con la Russia capitalista. Il Medio Oriente si è trasformato in una polveriera, a causa dell'offensiva degli Usa e della Nato per il controllo dell'Iraq, della Siria, del territorio curdo, avvalendosi di mercenari al servizio delle potenze occidentali, della Turchia, dell'Arabia Saudita e dei suoi satelliti.

Questa offensiva ha come obiettivo la conquista delle fonti d'energia della regione e l'occupazione di posizioni strategiche rispetto a Iran, Russia e Cina. La crescente aggressione sionista alla Palestina è parte di questa guerra di posizione imperialista, in una regione in cui Israele è la principale testa di ponte dell'impero nordamericano.

In America Latina, il Paraguay si sta trasformando in una piattaforma strategica d'azione imperialista nel Cono sud. In Venezuela continua l'offensiva della destra. E' necessario rafforzare la nostra ferma solidarietà al governo e alle forze politiche che appoggiano questo processo, in particolare al Partito Comunista del Venezuela e al proletariato venezuelano.

Continua il blocco contro Cuba socialista, nonostante il travolgente rifiuto, ancora una volta, dell'Assemblea generale dell'Onu. Il successo del Tavolo di dialogo a L'Avana non è solo una questione dei colombiani, ma di tutti i popoli dell'America Latina. Gli interessi del popolo colombiano e dell'insurrezione sono quelli di una soluzione politica con giustizia sociale ed economica, consolidata attraverso una Assemblea costituente sovrana.

La vergognosa occupazione di Haiti raggiunge i 10 anni. Governi latino-americani, sotto il comando del Brasile, si sono sottomessi alla volontà degli Stati Uniti e del Consiglio di sicurezza dell'Onu per occupare militarmente Haiti e supportare il golpe eseguito dall'imperialismo nel 2004.

Studiando il capitalismo brasiliano, il PCB è giunto alla conclusione che l'economia del paese è pienamente sviluppata, con alto grado di industrializzazione e istituzioni borghesi in pieno funzionamento. Con questa analisi, giungiamo alla comprensione logica che la contraddizione fondamentale della società brasiliana è tra il capitale e il lavoro, che ci porta a concludere che il carattere della rivoluzione brasiliana è socialista.

Questo non significa che nel nostro paese il socialismo sia all'ordine del giorno, poiché se ci sono le condizioni oggettive, mancano ancora le condizioni soggettive, oggi profondamente ostacolate, tra gli altri fattori, dall'egemonia riformista e opportunista nel campo che si definisce genericamente come "sinistra".

Nella visione del PCB, non esistono contraddizioni significative tra la borghesia brasiliana e l'imperialismo. Questo, nel caso del Brasile, non è un nemico esterno che deve esser combattuto dalla nazione, né questo è il momento della conciliazione di classe tra il proletariato e la borghesia "nazionale". Al contrario, il Brasile è parte del sistema imperialista mondiale, nonostante le sue contraddizioni secondarie con l'imperialismo.

Lo sviluppo dei monopoli e oligopoli, delle funzioni, della concentrazione e centralizzazione dei principali mezzi di produzione nelle mani di grandi corporazioni monopoliste, nei settori industriale, bancario e commerciale, rende impossibile separare il capitale per origine brasiliana o straniera, così come il cosiddetto capitale produttivo da quello speculativo, visto che, in questa fase, il capitale finanziario combina i suoi investimenti sia nella produzione diretta che nel cosiddetto capitale portatore di interessi e fluttua da un campo all'altro d'accordo con le necessità e gli interessi dell'accumulazione privata, avversando qualsiasi tipo di pianificazione e controllo. Per questo, la lotta anti-capitalista in Brasile è oggi, necessariamente, una lotta anti-imperialista.

Dal punto di vista politico, è necessario mettere fine all'illusione che il governo brasiliano sia di sinistra e anti-imperialista. Il Partito dei Lavoratori (PT) è oggi un partito dell'ordine capitalista. Nel corso dei suoi ultimi 12 anni di governo, ha smobilitato i lavoratori, depoliticizzato la società, generando una passività politica che è stata profondamente nociva allo sviluppo della lotta di classe. Questo quadro si fa ancora più difficile giacché il PT ha lasciato intatta l'egemonia della media borghesia, che funziona come potente potere politico diretto dai settori più reazionari del capitale.

La politica economica ed estera dello Stato brasiliano è al servizio del progetto di fare del Brasile una grande potenza capitalista mondiale, nel quadro dell'imperialismo.

Oggi, il governo brasiliano è l'organizzatore del trasferimento di gran parte del reddito e della ricchezza prodotta dal paese alla borghesia. Gran parte dei bilanci viene destinata al pagamento degli interessi e all'ammortizzazione del debito (estero ed interno), per la soddisfazione dei banchieri internazionali e nazionali, così come per i rentier brasiliani (che non raggiungono l'1% della popolazione). Il consumo aumenta grazie al credito e non per l'aumento salariale. Il risultato è che le famiglie brasiliane sono sempre più indebitate.

Le alleanze con il centro e il centrodestra per garantire la governabilità istituzionale hanno fatto sì che questo governo, in dodici anni, governasse per il capitale e destinasse alla popolazione più povera solo politiche compensatorie, che non rappresentano nemmeno il 10% del pagamento degli interessi del debito. Non si può chiamare il governo brasiliano nemmeno riformista: si tratta di un governo social-liberale che gestisce il capitalismo adottando misure palliative per alleviare la povertà estrema.

Il risultato sono il ritorno delle privatizzazioni su grande scala, sotto forma di concessioni al settore privato, la consegna delle riserve di petrolio, con il Campo de Libra, l'azione dei grandi monopoli, l'esonero delle imposte per il capitale, la precarizzazione del lavoro (con più e peggiori posti di lavoro), la politica di avanzo primario, con la miseria del servizio pubblico, la banalizzazione della corruzione, la mancanza di prospettive per la gioventù, e il discredito della politica e dei partiti politici.

Precisamente all'apice della crisi del capitalismo, in cui le aggressioni del sistema ai diritti lavorativi, sociali e politici dei popoli aprono le possibilità di mobilitazioni e organizzazione dei lavoratori, continuiamo ad esser mancanti di un movimento comunista internazionale di orientamento rivoluzionario.

Le strategie riformiste implicano le alleanze con la borghesia, il privilegiare la lotta nel campo istituzionale. Trasmettono ai lavoratori l'illusione che sia possibile umanizzare il capitalismo e marciare fino al socialismo con la democrazia borghese, a tappe, per mezzo di avanzamenti sicuri e graduali e attraverso forme di lotta esclusivamente pacifiche.

I partiti riformisti che partecipano ai governi socialdemocratici o social-liberali non contribuiscono alle conquiste dei lavoratori e molto meno alla costruzione del socialismo. Al contrario, partecipano alla gestione del sistema e smobilitano i lavoratori, ingannandoli facendo pensare che le loro conquiste dipendano dallo sviluppo del capitalismo.

L'opportunismo si riflette nella crisi politica, ideologica e organizzativa del movimento comunista internazionale, che non può esser ricostruito solo nella diplomazia, nella ricerca di consensi, in dichiarazioni vuote, senza contenuto di classe. Non possiamo mettere da parte il dibattito delle divergenze, per mantenere una unità artificiale. L'unità di cui necessitiamo deve basarsi sui principi del marxismo-leninismo e dell'internazionalismo proletario.

In America Latina, necessitiamo di una articolazione di partiti e forze rivoluzionarie, anti-capitaliste e anti-imperialiste, per far fronte all'egemonia del Forum di San Paolo, che ogni anno approfondisce il suo processo di istituzionalizzazione come strumento per la governabilità istituzionale dei cosiddetti governi progressisti e l'integrazione capitalista dell'America Latina, sotto l'egemonia brasiliana.

Si percepisce una articolazione del Forum di San Paolo con la versione europea del riformismo (il Partito della Sinistra Europea), con l'obiettivo di costituire una alternativa internazionale socialdemocratica, inclusiva di partiti cosiddetti comunisti, in contrapposizione al movimento comunista internazionale.

Il PCB continuerà ad agire per il rafforzamento del gruppo di partiti comunisti che si identificano con la lotta anti-capitalista e anti-imperialista, cercando di contribuire allo sviluppo di una lotta senza tregua contro il riformismo, che ancora impera nelle varie organizzazioni sedicenti di sinistra o comuniste, e di costruire un poderoso polo comunista internazionale che rafforzi ideologicamente le posizioni marxiste-leniniste e sia capace di condurre, in ogni paese, il movimento dei lavoratori alla sua completa emancipazione.

Viva il marxismo-leninismo!
Viva l'internazionalismo proletario!
 


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