Nonostante i fuorvianti messaggi dei governi borghesi europei e dell'Unione europea, le cifre della disoccupazione rimangono a livelli molto elevati in molti paesi europei. Nei paesi dove i dati ufficiali sono bassi, i posti di lavoro creati sono instabili, temporanei e altamente precari, con bassi salari e scarsi diritti lavorativi.
All'enorme distruzione di forze produttive dopo lo scoppio della crisi capitalista fa ora seguito la creazione di posti di lavoro caratterizzati da cattive condizioni di lavoro, salari bassi e che non soddisfano le esigenze più elementari del popolo lavoratore.
La direzione seguita dall'Ue è quella della promozione della "mobilità", della "temporaneità" e della "flessibilità" dell'occupazione e dei rapporti lavorativi, esponendo così i lavoratori a una maggiore vulnerabilità, all'abbassamento dei loro diritti e ad una sottomissione alla volontà padronale. L'utilizzo di lavoratori interinali per abbassare il salario e le condizioni degli altri lavoratori aumenta il livello di sfruttamento, intensifica la corsa al ribasso dei salari e dimostra l'ipocrisia dell'Ue e dei suoi governi in materia di immigrazione. Gli studi dimostrano che i lavoratori con salari bassi o condizioni di lavoro precarie hanno maggiori probabilità di peggiorare la loro salute e di soffrire di disturbi legati all'ansia e allo stress a causa dell'incertezza economica e sociale.
I giovani lavoratori sono particolarmente vulnerabili al problema della disoccupazione. Le strutture dell'Unione europea approfittano della loro situazione per modificare l'intero sistema dei rapporti di lavoro attraverso i programmi di "garanzia per i giovani" e di "contratto dei giovani", che servono unicamente a "riciclare" la disoccupazione e a finanziare i padroni con la scusa di fornire formazione.
La Commissione europea ha recentemente offerto alcuni dati sulla creazione di posti di lavoro, mantenendo la previsione di un tasso di disoccupazione superiore al 20% in paesi come la Spagna e la Grecia, il che significa che milioni di lavoratori continueranno a vivere nella miseria.
La classe operaia e il popolo lavoratore dei paesi europei non devono farsi ingannare dai dati ufficiali, che contano come occupati coloro che lavorano poche settimane, giorni o addirittura qualche ora, mentre vengono al contempo esclusi dalle liste di disoccupazione quelli che frequentano i corsi di formazione.
Milioni di lavoratori e lavoratrici in Europa hanno perso ogni speranza di trovare un lavoro e sopravvivono grazie agli aiuti famigliari o ai miserabili programmi di assistenza sociale. La tutela dei disoccupati è sempre più scarsa e si approvano di continuo nuove misure che limitano i diritti dei lavoratori disoccupati.
Disoccupazione significa disperazione, isolamento sociale, povertà e miseria per milioni di lavoratori e per le loro famiglie. A questo si somma un brutale incremento dello sfruttamento. La paura di perdere il lavoro e la sempre presente minaccia della disoccupazione consentono al padronato di punire ferocemente tutta la classe operaia.
La forzata disoccupazione cronica di massa e le sue conseguenze, tra cui l'emigrazione, subite da vasti settori della classe operaia in tutti i paesi capitalistici senza eccezione, smascherano le menzogne della borghesia sulla attuabilità e il buon funzionamento del capitalismo, confutano l'idea che "l'economia" verrà salvata se tutti "uniremo le forze". I sacrifici della classe operaia, che pure ha accettato condizioni intollerabili, tagli salariali, diminuzione dei diritti e la crescita della diseguaglianza, non hanno impedito, né impediranno la chiusura delle fabbriche e dei luoghi di lavoro e la loro delocalizzazione in paesi dove le condizioni di semi-schiavitù fanno crescere i profitti dei padroni.
La disoccupazione non è un fenomeno naturale, ma una condizione necessaria allo sviluppo del capitalismo, che si dimostra incapace di fornire condizioni di vita dignitose ai lavoratori e ai popoli. Essendo la disoccupazione insita al sistema capitalista, essa può scomparire unicamente attraverso il rovesciamento del capitalismo, come dimostra l'esperienza dell'Unione Sovietica e dei paesi socialisti, nei quali la disoccupazione era sconosciuta.
Esortiamo la classe operaia e i settori popolari a lottare con fermezza per difendere i propri diritti lavorativi e sociali e per il più alto livello di tutela dei lavoratori disoccupati. In ogni paese, i nostri partiti sono in prima linea nella lotta per ottenere misure immediate per la tutela e l'alleggerimento della condizione dei disoccupati. Allo stesso tempo, asseriamo il fatto che sotto il capitalismo nessun diritto è garantito ed è per questo necessario collegare la lotta in difesa del diritto al lavoro con quella per la costruzione del potere operaio e popolare, che metterà definitivamente fine al flagello della disoccupazione.
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