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- pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 08-09-15 - n. 555
Intervista a Kostas Papadakis, membro del Comitato Centrale ed eurodeputato del KKE
Questa intervista, apparsa su Odiario.info il 31 giugno scorso, è stata integrata con alcune domande che la redazione di Resistenze.org ha posto al dirigente del KKE, successivamente ai risultati del referendum e prima delle dimissioni del governo.
Resistenze.org e Odiario.info
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
05/08/2015
Resistenze.org - Ancora una volta i fatti dimostrano che il KKE non si sbagliava. In che misura questa lungimiranza è risultato dello studio e di una capacità di analisi, o del radicamento del partito nella società greca?
Le posizioni, le previsioni e soprattutto la strategia del KKE trovano conferma nella realtà. Il partito ha chiarito qual è il percorso necessario alle necessità popolari. Quindi ha respinto la gestione capitalistica del sistema. Il cosiddetto "governo della sinistra" ha portato al popolo nuove sofferenze: un 3° memorandum, con insopportabili e spietate misure. I governi di Cipro, Italia, Francia, ecc., hanno raggiunto risultati simili a spese dei loro popoli.
A parte i princìpi che definiscono la nostra missione di guida della classe operaia, in quanto partito comunista che opera in vista del rovesciamento del capitalismo e non per una sua gestione, abbiamo maturato esperienze e tratto valide conclusioni che abbiamo integrato nella nostra strategia. Il nostro partito ha dimostrato che non vi è alcuna fase intermedia tra capitalismo e socialismo. Su tale base, i comunisti in Grecia non solo si oppongono strenuamente alla macelleria sociale in atto, ma mettono in guardia il popolo, lo preparano agli sviluppi successivi e si pongono in prima linea per organizzare la lotta.
Si tratta di una capacità che non emerge di punto in bianco. Il filo conduttore della nostra lotta considera qualsiasi governo, qualsiasi gestione borghese incapace di avvantaggiare o alleviare le sofferenze del popolo nel quadro dell'Unione europea e nell'ambito dello sviluppo capitalistico. Solo lo scontro con l'Unione europea, con i monopoli e il loro potere, il rovesciamento del potere borghese, la socializzazione dei mezzi di produzione, il disimpegno dall'Unione europea e la cancellazione unilaterale del debito possono portare la prosperità al popolo. E' questa la linea di lotta che, nelle attuali condizioni, permette a un partito comunista di effettuare e sviluppare un'analisi corretta e di consolidare i suoi legami con la classe operaia nel corso della lotta di classe.
Resistenze.org - Il termine "popolo" viene largamente utilizzato nelle analisi, incluse quelle di alcuni partiti comunisti. C'è modo di sapere come si sono espresse le diverse classi sociali nel referendum in Grecia?
Il referendum è stato utilizzato dal governo SYRIZA-ANEL come uno strumento per rendere le persone complici delle misure che si andavano preparando da mesi con l'Ue, la Bce e il Fmi. Il governo ha volutamente rifiutato la proposta del KKE di porre alcuni quesiti essenziali nel referendum, in modo che il popolo potesse giudicare sia la proposta Ue-Bce-Fmi, che quella antipopolare del governo. Inoltre ha rifiutato la proposta del nostro partito di porre la questione del disimpegno dall'Ue. Così, il referendum si è svolto intorno a un falso quesito, che non avrebbe vincolato nessuno.
Settori rilevanti della classe operaia e degli strati popolari hanno votato ΝΟ, ritenendo in questo modo di evitare le misure antipopolari e i memorandum. Come è accaduto con le elezioni di gennaio, il governo SYRIZA-ANEL ha fatto uso di slogan popolari e ne ha deviato le lotte. Così, i partiti del NO (SYRIZA-ANEL) insieme con i partiti della SI (ND-POTAMI-PASOK), dal giorno successivo al referendum, si sono allineati per far passare il nuovo memorandum, che pone nuovi oneri sulle spalle della classe operaia e degli strati popolari, quelli che il popolo greco aveva respinto con il suo voto nel referendum. Le forze che appaiono come dissidenti all'interno di SYRIZA, come quelle esterne, ad esempio le formazioni trotzkiste come ANTARSYA, hanno gravi responsabilità: nel recente passato hanno plaudito il governo e i suoi negoziati antipopolari, seminando illusioni e fornendo un alibi a SYRIZA per le misure antipopolari in preparazione. Solo il KKE, con la sua lotta e il suo voto nel referendum "contro entrambe le proposte antipopolari, per il disimpegno dall'UE e per il potere popolare", ha denunciato il falso carattere del referendum e rivelato che il suo esito sarebbe stato utilizzato contro il popolo.
Resistenze.org - Alcuni partiti comunisti pensano che sia possibile uscire dalla crisi abbandonando l'Eurozona e lavorando con la borghesia in una sorta di protezionismo monetario nazionale o multinazionale (nel sud Europa). Con o senza protezionismo, sono sempre i lavoratori a pagare in tempi di crisi. C'è il rischio che il disagio si manifesti come reazione conservatrice o contro-rivoluzionaria?
Il fatto che per la prima volta sia stata posta con tanta forza e così direttamente la questione dell'uscita dalla zona euro è dovuto all'acuirsi delle contraddizioni interne e alle disparità tra le economie dell'Eurozona, alla competizione tra vecchi e nuovi centri imperialistici. L'opzione dell'uscita dall'euro e dell'adozione di una moneta nazionale, all'interno di un percorso di sviluppo capitalistico, è una scelta antipopolare, sostenuta da importanti settori della classe borghese in Germania, sulla base del "piano Schäuble", come in altri paesi della zona euro, e da altre forze reazionarie. Oggi, alcune sezioni del capitale nel nostro paese caldeggiano questa opzione, sperando in immediati e maggiori profitti.
Chi sostiene che l'uscita della Grecia dalla zona euro, con una moneta deprezzata, dia impulso alla competitività e alla crescita con conseguenze positive per le persone, mente sapendo di mentire. Qualunque crescita capitalistica si verifichi nel futuro, non sarà accompagnata da un recupero negli stipendi, nelle pensioni, nei diritti e per questo non andrà a beneficio del popolo. Essa porterà a nuovi sacrifici sull'altare della competitività dei monopoli.
Una Grecia capitalista, con una moneta nazionale, non costituisce una rottura in favore del popolo. Le forze politiche che promuovono tale obiettivo come soluzione o come obiettivo intermedio per cambiamenti radicali (la Piattaforma di sinistra di SYRIZA, ANTARSYA, ecc.) fanno oggettivamente il gioco di certe sezioni del capitale, ad esempio l'industria farmaceutica e alcuni armatori.
Questa scelta non riporterà agli standard di vita relativamente migliori degli anni 1980 e 1990, come sostengono queste forze. Le leggi dello sfruttamento capitalistico, l'inesorabile concorrenza monopolista, continueranno a "regnare". Continueranno a operare gli impegni verso l'Ue e la Nato. Imperverseranno leggi barbare su tutti i mercati monetari, le banche di investimento e i fondi delle attuali alleanze imperialiste e di quelle emergenti (come i BRICS). Ad ogni modo, le politiche antipopolari vengono attuate sia nei paesi dell'euro, che nei paesi capitalisti con monete nazionali, sia in quelli più forti come Cina, Gran Bretagna e Russia, che in quelli più deboli, come Bulgaria e Romania.
La riforma del panorama politico borghese si concentra ora su un nuovo falso dilemma, pur sempre mirato a intrappolare la classe operaia e il popolo: la sostituzione della contrapposizione, ormai superata, tra forze "pro-memorandum" e "anti-memorandum", con quella tra "euro" e "moneta nazionale". Questi falsi problemi vanno superati con la lotta popolare e il rafforzamento del KKE.
Resistenze.org - Sappiamo che chi dice la verità, chi è coerente e non offre false speranze, spesso non è ricompensato nell'immediato. C'è la speranza che quei comunisti che aspirano alle briciole della "fase intermedia", inizino a lavorare per il socialismo.
Il problema grave è che determinati partiti comunisti hanno taciuto le posizioni del KKE e ripreso quelle di SYRIZA, che è stata presentata come forza di resistenza contro l'Unione europea, nascondendo le sue posizioni incontestabilmente a favore di Ue e Nato, le sue posizioni circa la gestione della barbarie capitalista, oggi attuate con un memorandum espressamente rivolto contro i lavoratori. Queste forze hanno nascosto che dietro il "NO" del referendum c'era il SI di SYRIZA a un nuovo protocollo, a nuove misure che dissanguano il nostro popolo. Hanno ripetuto che la posizione del governo SYRIZA-ANEL era in difesa della "sovranità popolare", nascondendo il fatto che sino a quando il popolo greco vivrà in povertà, flagellato dalla disoccupazione e dallo sfruttamento capitalistico, fintanto che resterà privo della proprietà dei mezzi di produzione, non sarà sovrano. Questi partiti hanno usato la falsa accusa di "settarismo" per criticare la lotta rivoluzionaria, per nascondere la propria rinuncia ai princìpi del marxismo-leninismo e la loro scelta di aderire alla gestione del sistema borghese. E' indispensabile avviare una discussione sostanziale nel movimento comunista internazionale e trarne le conclusioni.
Questi partiti portano gravi responsabilità per queste posizioni, che denunciamo. La posizione di questi partiti si è concretizzata nell'osteggiare la lotta del KKE e gli interessi della classe operaia, degli strati popolari. Il sostegno alla socialdemocrazia favorisce conclusioni errate e confusione. Il governo di SYRIZA-ANEL ha invocato le manifestazioni all'estero per mascherare le sue politiche contro i lavoratori.
Il nostro partito, come è ben noto, ha costantemente espresso la sua solidarietà internazionalista, anche verso quei partiti comunisti che oggi si allineano con i nostri avversari politici. Il KKE segue una posizione di principio e continuerà a farlo. In questa occasione, sentiamo il dovere di ringraziare i partiti comunisti che hanno sostenuto il KKE e la sua lotta a favore degli interessi del popolo, nelle condizioni odierne.
[...]
Odiario.info - Come interpreta il relativo allentamento della risposta popolare negli ultimi mesi? Quali sono le prospettive della lotta di massa nel prossimo futuro?
A parte la repressione e le provocazioni esercitate dai governi ND e PASOK negli anni della crisi, un fattore determinante utilizzato per indebolire il movimento operaio e impedirne la ricomposizione secondo un orientamento di classe, è stata l'idea promossa dalla classe borghese e dal suo personale politico che un altro governo di gestione borghese si incaricasse di risolvere i problemi che affliggono i ceti operai e popolari. La scelta di presentare tale governo, con SYRIZA al centro, come salvatore del popolo ha rappresentato un grosso freno per il movimento operaio. Ha favorito la passività e le false illusioni. La conseguenza è stata un arretramento delle lotte operaie e popolari. Sin dai primi giorni dopo le elezioni, il nuovo governo ha tentato di trasformare il popolo in sostenitore attivo degli obiettivi della borghesia nei negoziati antipopolari. Oggi, pochi mesi dopo, sempre più persone condividono gli allarmi lanciati dal KKE sul carattere e la missione di questo governo. Le mobilitazioni dei lavoratori senza stipendio, in sciopero e contro il caporalato delle agenzie per il lavoro sono un fenomeno quotidiano. Lo sciopero dei lavoratori della sanità del 20 maggio scorso [vedi qui] è stato un passo importante perché la situazione degli ospedali statali è esplosiva, privi addirittura dei dispositivi più elementari come le garze e con i pazienti che devono non solo pagare tutto e caramente, ma devono anche portarsi da casa i medicinali, il materiale, ecc. Le mobilitazioni che il PAME [Fronte Militante di Tutti i Lavoratori] sta organizzando per l'11 giugno [vedi qui e qui] contro l'applicazione del nuovo accordo antipopolare, possono significare una svolta per la ricomposizione e la combattività del movimento operaio, possono segnare un nuovo punto di partenza per fronteggiare l'offensiva antipopolare del governo, dell'Ue e del capitale, per recuperare le perdite subite, per organizzare il contrattacco, per la creazione di una forte alleanza popolare contro i monopoli e il capitalismo.
Odiario.info - In questo momento, le divergenze nel movimento comunista internazionale sono evidenti. A cosa si possono attribuire e qual è la posizione del KKE?
Sì, effettivamente ci sono disaccordi e divergenze sulle questioni chiave e di importanza strategica. Ma è importante definire qual è la base concreta e i criteri con cui vanno esaminati. Le fondamenta poggiano sulla visione del mondo marxista-leninista, sui princìpi della lotta di classe e sulla strategia rivoluzionaria. Solo su queste basi è possibile fortificare il vero carattere comunista dei partiti comunisti, conquistare l'unità della classe operaia e la loro alleanza con gli altri strati popolari poveri, raggiungere la ricomposizione delle forze operaie e popolari e la loro preparazione in vista dell'abbattimento della barbarie capitalista, per il socialismo-comunismo. In caso contrario, i partiti comunisti rimangono esposti all'effetto corrosivo delle forze borghesi e opportuniste, al parlamentarismo, all'assimilazione nella gestione borghese, alle alleanze senza princìpi, alla partecipazione a governi di gestione borghese sotto il nome di "sinistra" e "progressisti", alla partecipazione e allineamento alle unioni imperialiste, alla convergenza con forze e formazioni opportuniste come il cosiddetto Partito della Sinistra Europea o alla sua espressione politica, GUE-NGL. Alla base di tutto ciò vi è la logica perniciosa che prevede la presenza di tappe tra il capitalismo e il socialismo. Questa concezione, che non trova alcuna conferma storica, finisce con l'abbellire il capitalismo, creando l'illusione che si lo possa umanizzare tramite una gestione borghese, con la partecipazione dei partiti comunisti. Questa strada ha portato al mutamento e alla dissoluzione dei partiti comunisti, come avvenuto ad esempio in Francia, Italia, Spagna, ecc. Questa visione a "tappe", che si basa su vecchie elaborazioni del movimento comunista internazionale, posticipa l'abbattimento del potere capitalista e l'avvento del socialismo stesso a una "secondo momento" e mina la preparazione della classe operaia e dei suoi alleati a questo grandioso compito. Di fronte alla domanda decisiva "rivoluzione o trasformazione", il sistema a tappe opta per la trasformazione. Il KKE difende la pratica di un dibattito aperto e di sostanza tra i partiti comunisti, senza etichette e senza aforismi sugli argomenti chiave e di importanza strategica, per elaborare una strategia rivoluzionaria adatta ai tempi. Ogni partito è responsabile di motivare e rispondere della propria opinione e posizione.
Odiario.info - Come affronta il KKE l'attuale offensiva dell'imperialismo su molteplici fronti: Ucraina, Medio Oriente, America Latina, Cina, Russia?
Gli Stati Uniti, come l'Unione europea, la Nato e i loro governi, stanno portando a termine piani pericolosi contro i popoli. Il rafforzamento del collegamento Ue-Nato, così come gli interventi imperialistici autonomi dell'Ue, con la formazione di un esercito europeo regolare e il rafforzamento delle forze militari, per compiere guerre e missioni di natura imperialistica secondo gli interessi dei monopoli, confermano l'acuirsi degli antagonismi per il controllo dei mercati, delle fonti e delle rotte energetiche. La corsa agli armamenti secondo gli standard Nato, gli avanzati programmi di armamento dei cosiddetti paesi emergenti come Cina e Russia e di quelli del Medio Oriente, sono rivelatori e costituiscono un preludio pericoloso dei modi e dei metodi con cui il sistema capitalista tenta di riprendersi della sua crisi profonda. Pura ipocrisia sono le alleanze delle potenze "disposte" a entrare in azione contro gli jihadisti, che sono stati sostenuti da Nato, Stati Uniti ed Ue, oppure contro i trafficanti di esseri umani nei paesi dove l'Ue e i suoi alleati hanno appiccato l'incendio degli interventi imperialistici, causando così enormi ondate migratorie.
Il governo greco, che tutto questo ha sottoscritto, ha annunciato la creazione di una nuova base Nato nell'Egeo, per le necessità UE e Nato e dei loro piani imperialisti, e l'intenzione di mettere le forze armate e le basi al servizio della Nato. Ha sottoscritto tutti i comunicati militari dei vertici Ue e quelli dei ministri degli Esteri e della Difesa dell'Unione, rafforzando contemporaneamente le relazioni politiche, economiche e militari con Israele, che attacca il popolo palestinese. Questo è il governo "di sinistra" di SYRIZA-ANEL e vogliamo sottolineare che quelle forze che si sono affrettate a celebrarlo ne rimarranno inevitabilmente scottate.
I popoli devono intensificare la loro lotta per frustrare i piani degli imperialisti, che esigono una vigilanza militante. Il KKE, che gioca un ruolo importante nella lotta contro il coinvolgimento della Grecia nei piani imperialistici, esige il ritorno delle forze militari greche dalle missioni euro-atlantiche all'estero e la chiusura delle basi Usa e Nato. Il KKE lotta per liberarsi dalle catene della Nato e dell'Ue, con il popolo padrone del proprio destino.
Odiario.info - Come giudica la nuova strategia di Barack Obama in merito ai rapporti degli Stati Uniti con Cuba?
E' particolarmente importante che la lunga lotta del popolo cubano in condizioni molto difficili e la mobilitazione mondiale di solidarietà contro l'inaccettabile blocco degli Stati Uniti abbiano esercitato pressioni sul governo Usa per discutere la fine dell'embargo. Lo stesso vale per l'Ue, con la cosiddetta Posizione comune e le sanzioni che da anni impone contro Cuba. Questa pressione e lo sviluppo del movimento mondiale di solidarietà hanno imposto la liberazione dei Cinque patrioti cubani.
Ciononostante, non c'è posto per il compiacimento o le illusioni, dato che l'imperialismo non smette di usare sia la carota che il bastone per sottomettere e legare i popoli alla sua strategia. Per questo è necessario che la solidarietà internazionale sveli le correzioni tattiche dell'avversario, in modo che i piani dell'imperialismo internazionale in preparazione non vengano applicati, che siano sanzioni, ricatti, minacce o negoziati.
Odiario.info - Cosa pensa il KKE del cosiddetto "socialismo del XXI secolo" e della posizione degli intellettuali di sinistra in America Latina, che prendono a modello i cosiddetti governi progressisti e di sinistra latinoamericani?
Attualmente si considerano modelli i cosiddetti governi progressisti e di sinistra dell'America Latina, che costituiscono il cosiddetto "socialismo del XXI secolo". Tale concezione ideologica si oppone alla stessa esperienza popolare di quei paesi, che sperimentano politiche antipopolari, povertà e sfruttamento, mentre i monopoli si arricchiscono. La costruzione ideologica del "socialismo del XXI secolo" unisce le differenti correnti socialdemocratiche e opportunistiche. Ci sono accademici latinoamericani che sostengono di parlare in nome del marxismo, ma lo distorcono, perché il "socialismo del XXI secolo", nel suo insieme, si caratterizza per l'aggressività contro il marxismo-leninismo e il movimento comunista internazionale, e promuovono come soluzione le riforme borghesi, che non incidono sul potere del capitale. Questa concezione esprime la posizione di certi settori della borghesia, in special modo in America Latina, che aspirano a un miglioramento del finanziamento statale per la creazione di infrastrutture e della mano d'opera specializzata necessaria ai monopoli - che loro stessi non sono disposti a finanziare – al fine di incrementare il loro profitto. Un orientamento simile esisteva anche nei decenni passati nei paesi dell'Europa occidentale. Esso si spiega con la necessità delle classi borghesi di questi paesi di rafforzare la loro posizione nel quadro dell'antagonismo internazionale. Il "socialismo del XXI secolo" è un'alterazione del concetto di socialismo scientifico, poiché non incide sul potere borghese. Non è che un'altra formula di gestione del sistema capitalistico a spese della classe operaia e degli altri strati popolari in ciascun paese.
Odiario.info - Per quali ragioni, in contraddizione con la posizione di Marx sull'estinzione graduale dello Stato nel passaggio dal socialismo al comunismo, lo Stato, invece di indebolirsi, è andato rafforzandosi e ingigantendosi di continuo (Urss, Cuba, Cina)?
Lo studio dell'esperienza di edificazione del socialismo è una questione di cui il nostro partito si è molto occupato negli ultimi 20 anni. Abbiamo tratto delle conclusioni sui princìpi di costruzione del socialismo attraverso uno studio approfondito e un dibattito collettivo, specialmente sull'esperienza dell'Urss, con al centro la questione delle decisioni assunte in ambito economico. Oggi questo dibattito è necessario per ogni partito comunista. Ad esempio, è un problema, oltre che espressione della difficile situazione del movimento comunista internazionale, il fatto che oggi esistano partiti comunisti che negano i princìpi, le leggi scientifiche dell'edificazione socialista, il potere operaio, la socializzazione dei mezzi di produzione, la pianificazione centrale e il controllo operaio e popolare.
Il KKE difende la necessità della rivoluzione socialista e i principi della costruzione di una nuova società e, con questa posizione, partecipa al dibattito in corso nel movimento comunista. E' da questa prospettiva che esaminiamo, ad esempio, quando è accaduto in Cina, dove, secondo i dati, sono prevalsi i rapporti capitalistici di produzione.
Per arrivare a parlare dell'estinzione dello Stato è necessaria una precondizione: il rafforzamento dei rapporti di produzione comunisti, non il loro indebolimento. L'esperienza storica della controrivoluzione, che ancora non è ultimata, mostra che il compito di sviluppare rapporti comunisti di produzione e di distribuzione richiede al partito comunista lo sviluppo teorico del comunismo scientifico, attraverso lo studio delle leggi dell'edificazione socialista. L'esperienza ha dimostrato che i partiti al potere, in Urss come negli altri stati socialisti, non soltanto non hanno avuto successo in questo compito, ma sono anche stati erosi dall'opportunismo, convertendosi in veicoli della controrivoluzione e della restaurazione del capitalismo.
Odiario.info - L'essere umano è giunto a conquiste importanti in ambito scientifico e tecnico ma è molto poco cambiato da quello dell'epoca di Grecia e Roma, come dimostrano le guerre, ogni volta più crudeli, e l'ascesa dei crimini dell'imperialismo. La velocità con cui "l'uomo vecchio" è riapparso a milioni in Russia e Cina, e che sta sorgendo a Cuba, sembra dimostrare che la transizione dal socialismo al comunismo sarà molto più lenta di quanto fu previsto da Marx ed Engels. La storia ha smentito il mito dell'uomo nuovo? Cosa pensa al riguardo?
Non condividiamo questa idea. Quanto previsto da Marx ed Engels, come da Lenin, ha trovato una rotonda conferma, particolarmente ai giorni nostri. La risposta alla domanda sta nello specifico carattere dell'epoca inaugurata dalla Grande rivoluzione socialista, che è l'epoca della transizione dal capitalismo al socialismo. Il capitalismo è nella sua ultima fase imperialista. Le condizioni materiali per la costruzione del socialismo sono già mature. Il partito comunista deve quindi essere in grado di rispondere con la sua strategia e la sua tattica e contribuire in modo decisivo allo sviluppo della lotta di classe, aiutare la classe operaia a prendere coscienza della sua missione storica, prepararla al duro confronto con il vero nemico, cioè l'Unione europea, i monopoli e il loro potere. L'elaborazione della strategia rivoluzionaria è un compito dei partiti comunisti, indipendentemente dalla correlazione di forze.
L'obiettivo da raggiungere è che i partiti comunisti che si riconoscono nella lotta di classe e nei suoi princìpi, nella necessità storica dell'abbattimento del potere borghese e della costruzione del socialismo-comunismo, elaborino una strategia che faccia propria la ragione stessa dell'esistenza di un partito comunista: riunire forze per il conflitto contro il potere dei monopoli e non per la gestione e la perpetuazione della barbarie capitalista. Il capitalismo è un sistema marcio e obsoleto e nessuna modalità di gestione potrà dargli una parvenza umana. La lotta per il socialismo, pertanto, non è una questione da affrontarsi in un futuro lontano, bensì un tema centrale che determina tutti gli altri. La questione decisiva è il modo in cui un partito comunista lavora, giorno dopo giorno, per raggiungere questo obiettivo.
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