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- pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 13-10-25 - n. 943
Azione Comunista Europea: La macchina da guerra dell'euro-atlantismo - Contributo del KKE
Partito Comunista di Grecia (KKE) | eurcomact.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
03/10/2025
Azione Comunista Europea (ECA) - Incontro su: La macchina da guerra dell'euro-atlantismo, della NATO e dell'UE contro i popoli - La proposta dei comunisti per una via d'uscita in un contesto di intensificazione della competizione imperialista - Contributo del KKE (Kommounistikó Kómma Elládas)
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Introduzione
A nome del KKE, vorremmo ringraziare il TKP per aver organizzato l'odierna teleconferenza dell'Azione Comunista Europea.
Oggi la competizione inter-imperialista attraversa un'escalation. I conflitti commerciali ed economici si vanno intensificando, con l'introduzione di dazi, misure e contromisure da parte di tutti i centri imperialisti, e gli oltre cinquanta focolai di conflitti e scontri militari attualmente attivi in tutto il mondo. In queste circostanze, gli strumenti diplomatici diventano sempre meno importanti per gli Stati borghesi, e la priorità viene sempre più assegnata ai preparativi militari.
In questo contesto, nel dicembre 2024, il Comitato Centrale del KKE ha approvato una risoluzione intitolata «L'escalation della guerra imperialista, l'intensificazione della competizione imperialiste e la preparazione del Partito». Questa risoluzione rientra nei preparativi di tutto il Partito in vista del 22° Congresso, che si terrà alla fine del gennaio 2026 e verterà sul tema «Il KKE: forte, saldo di fronte a ogni sfida, pronto a rispondere alla chiamata della storia per il socialismo».
Le cause della competizione imperialista
È molto importante comprendere che l'intensificazione della competizione imperialista non è dovuta a qualche «regime guerrafondaio», «autoritario» o «revisionista», come finge di credere la propaganda euro-atlantica. Al contrario, essa deriva dalla natura stessa del sistema capitalista, dal suo sviluppo ineguale. La rivalità tra USA, Cina, Russia e UE, tra gli altri, è una conseguenza inevitabile della lotta per la spartizione dei mercati, delle fonti energetiche e minerarie essenziali e, più in generale, delle sfere di influenza. È questa la ragione principale che sospinge gli Stati borghesi e le loro alleanze transnazionali a ricorrere perfino alla guerra.
La guerra imperialista in Ucraina è un conflitto tra gli USA, l'UE e la NATO da una parte e la Russia capitalista dall'altra per l'influenza geopolitica, il controllo delle rotte di trasporto e le risorse energetiche. L'occupazione israeliana con il genocidio del popolo palestinese, pianificato con il sostegno degli USA, della NATO e dell'UE, costituisce un focolaio cruciale nel Medio Oriente. Anche qui gli interessi degli USA, di Israele e dell'UE si scontrano con i piani dei loro avversari, che stanno promuovendo progetti come la «Nuova Via della Seta» cinese e il Corridoio India-Medio Oriente, con l'obiettivo di garantire i profitti dei gruppi che li sostengono.
Il coinvolgimento diretto della NATO, dell'UE e dei governi
Al vertice NATO nei Paesi Bassi, contro il quale i partiti dell'Azione Comunista Europea hanno protestato, l'euro-atlantismo ha elaborato piani di guerra contro la Russia, la Cina e il campo «euro-asiatico» emergente.
Il Segretario Generale della NATO ha illustrato i suoi obiettivi aggressivi dichiarando: «Il vantaggio militare della NATO è oggetto di una sfida aggressiva da parte del rapido riarmo della Russia, della tecnologia cinese e degli armamenti iraniani e nord-coreani... Dobbiamo vincere questa battaglia». E in che modo? «Tagliando pensioni, istruzione e sanità», replica provocatoriamente il signor Rutte.
La NATO, l'UE e i loro governi sono quindi profondamente coinvolti nelle guerre imperialiste che si vanno scatenando, perché questi sono gli interessi delle loro classi capitaliste.
In Ucraina il loro coinvolgimento è cruciale - sostengono attivamente il regime di Zelensky con armamenti, aiuti militari e finanziamenti, con l'obiettivo di spartirsi poi le «spoglie di guerra» - la ricostruzione dell'Ucraina e le sue ricchezze, a spese della sua popolazione, che dovrà nuovamente dissanguarsi per ripagare gli enormi debiti di guerra. La borghesia greca sta svolgendo un ruolo di primo piano in questo coinvolgimento, con la partecipazione attiva del governo di Nea Dimokratia e l'appoggio di tutti i partiti borghesi.
Naturalmente, nel «campo euro-atlantico» non sono tutte rose e fiori - soprattutto oggi, con la strategia a più livelli messa in campo dall'amministrazione Trump e il suo mercanteggiare con la Russia, una strategia che prevede il controllo dell'Artico e la dislocazione di forze militari adeguate al «conflitto che potrebbe determinare il futuro del mondo» nella regione indo-pacifica. Contemporaneamente, imponendo all'UE dazi e il costosissimo gas naturale liquido LNG estratto negli Stati Uniti, gli USA mirano ad assicurare il primato della loro industria militare, sia nel nuovo contesto creato dalla transizione alle tecnologie dell'intelligenza artificiale, sia conservando e perfino allargando la loro «clientela» nei Paesi UE impegnati a riarmarsi.
L'Unione Europea tenta di sviluppare una propria autonomia strategica indipendente: una via d'accesso globale alla penetrazione in altri continenti, con il rafforzamento della Politica di Difesa Comune - strumento per interventi militari dissimulati attraverso strumenti quali la «European Peace Facility» («Strumento europeo per la pace») dalla denominazione ingannevole. Nonostante ben 23 dei suoi 27 Stati membri siano anche membri della NATO, l'UE si sta preparando ad attuare interventi propri per garantire gli interessi specifici dei monopoli con sede nel suo territorio. I piani per la creazione di un «esercito europeo» sono tornati alla ribalta, nell'ambito dei progetti che vorrebbero un ruolo diretto per l'UE e gli Stati membri nelle «garanzie per l'Ucraina» qualora venisse raggiunto un accordo di pace. Esiste già un «prototipo»: la Cooperazione Strutturata Permanente (PESCO).
Questa realtà smentisce le forze della socialdemocrazia e dell'opportunismo che parlano di un'Unione Europea «debole», tentando così di nasconderne il carattere imperialista e gli obiettivi aggressivi della borghesia degli Stati membri.
L'economia di guerra dell'UE e il suo impatto
Nell'ambito dell'iniziativa «Rearm Europe», la Commissione ha avviato programmi come «European Union Armament Initiative» e «Strategic Autonomy and Flexibility in Europe», che finanziano lo sviluppo e la produzione di armamenti. Inoltre, il programma «European Defense Industry Reinforcement through common Procurement Act» (EDIRPA) mira a facilitare agli Stati membri l'acquisto congiunto di equipaggiamenti militari. Parallelamente, nell'ambito della strategia complessiva «EU Preparedness in 2030», vari settori possono essere classificati come «critici» e agganciati all'economia di guerra: terre rare e materie prime essenziali, produzione di elettricità e mobilità elettrica, infrastrutture e via dicendo.
In questo contesto, tra i lavoratori viene promossa una mentalità improntata al «non avanzare rivendicazioni». Già ora, risorse che potrebbero essere impiegate per la sanità, la scuola, le pensioni e il risparmio delle classi popolari vengono utilizzate per alimentare il fuoco della guerra. Allo stesso tempo, l'economia di guerra implica un drastico peggioramento delle condizioni di lavoro, come evidenziano per esempio la diffusione generalizzata in tutta l'Unione Europea di orari lavorativi più lunghi e flessibili (giornate lavorative di 12 o 13 ore, o settimane con quattro giornate da 10 ore) e la diminuzione dei salari dei lavoratori. Contemporaneamente si vanno intensificando la repressione, l'anticomunismo e i giri di vite contro l'attività sindacale.
La lotta dell'Azione Comunista Europea
In questo contesto segnato dall'assalto diretto del capitale, la lotta dell'Azione Comunista Europea e dei partiti che ne fanno parte assume un'importanza cruciale. I nostri partiti, infatti, sviluppano la loro azione comune rifiutando ogni forma di gestione del sistema capitalista sfruttatore, che produce inevitabilmente con precisione matematica crisi, miseria, guerre imperialiste e flussi di profughi. I nostri partiti ribadiscono che la via d'uscita passa per il conflitto con i monopoli, i loro governi, il capitale e il suo potere, per un'economia e un potere diversi, frutto del rovesciamento rivoluzionario del capitalismo. I nostri partiti riconoscono la necessità di rafforzare il movimento sindacale e di riorganizzarlo su linee di classe, facendone uno strumento per difendere i diritti popolari e ampliarli qui e ora, accumulando e preparando le forze per il contrattacco, per il rovesciamento della barbarie capitalista.
Naturalmente non stiamo agendo da soli. Dobbiamo fare fronte alle interferenze sovversive messe in atto da forze - comprese alcune che fanno parte del movimento comunista internazionale - che adottano la posizione secondo cui la Russia, la Cina e altri Paesi (Iran, Venezuela) costituirebbero una sorta di «contrappeso anti-imperialista» agli USA e all'euro-atlantismo. Costoro sostengono, sulla base di analisi del tutto slegate dalla realtà, che in Cina sarebbe in corso la costruzione del socialismo - mentre è dimostrato che in Cina hanno finito per prevalere rapporti di produzione capitalisti. Ci riferiamo per esempio alle forze che compongono la cosiddetta «Piattaforma Mondiale Anti-imperialista». Di fatto, queste forze ignorano il carattere capitalista di questi Stati e ne sostengono le classi borghesi. L'imperialismo non è semplicemente una «politica estera aggressiva» come sostengono loro, ma lo stadio finale e supremo del capitalismo, in cui i monopoli dominano ogni settore. L'imperialismo, in altre parole, è un sistema a cui gli Stati capitalisti partecipano in funzione del loro potere politico, economico e militare. L'ascesa della Cina, sul punto di superare gli Stati Uniti, e il rafforzamento della Russia non segnalano affatto l'emergere di un polo «anti-imperialista», bensì il formarsi di una situazione in cui la competizione è destinata a divenire ancor più intensa e pericolosa.
In ultima analisi, i partiti comunisti e operai che adottano queste posizioni scelgono un l'uno o l'altro «campo» imperialista, e finiscono per adottare i pretesti di questo o quell'asse imperialista e per «insabbiarne» i crimini perpetrati al servizio dei suoi specifici interessi.
In un contesto di guerra imperialista, attuata dalla borghesia e dai suoi governi, è compito dei popoli, con i comunisti in prima linea, organizzare una propria lotta indipendente per i propri interessi, contro le classi borghesi e contro qualsiasi alleanza imperialista. Nel programma del KKE affermiamo: «Nel caso di un coinvolgimento imperialista della Grecia in una guerra sia difensiva sia offensiva, il Partito deve guidare l'organizzazione indipendente della lotta dei lavoratori e del popolo in tutte le sue forme, allo scopo di conseguire la totale disfatta della borghesia, sia quella interna sia quella straniera d'invasione, collegando in modo pratico questa lotta alla conquista del potere. Con l'iniziativa e la guida del partito, si deve costituire un fronte operaio e popolare in grado di svolgere ogni genere di azione, sotto lo slogan "Il popolo porterà la libertà e la via d'uscita dal sistema capitalista, che fino a quando dominerà porterà la guerra e la «pace» sotto la minaccia delle armi"».
I compiti nella situazione attuale
In questa situazione complessa e pericolosa, il KKE, consapevole delle sue responsabilità, cerca di contribuire a fare sì che il popolo greco e i popoli della nostra regione siano in grado di sollevarsi, collegando la lotta contro la guerra alla lotta contro tutte le classi borghesi e le alleanze imperialiste.
Lottiamo contro la guerra, contro i problemi economici, sociali e politici, con l'obiettivo di rivendicare i diritti, in vista di un contrattacco e del rovesciamento del capitalismo. Lottiamo per una nuova società libera dallo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo - la società socialista-comunista. Per la solidarietà internazionalista con i popoli del mondo.
Stiamo intensificando i nostri sforzi per informare il popolo greco sulla natura reale e sulle vere cause della guerra. Stiamo lottando contro il coinvolgimento del nostro Paese nei piani imperialisti; stiamo evidenziando il rischio rappresentato dalle decine di basi NATO-USA in territorio greco e stiamo chiedendo che se ne vadano dal nostro Paese; stiamo chiedendo che nessun nostro soldato sia impiegato fuori dai nostri confini. Stiamo preparando tutte le condizioni perché il Partito sia pronto per agire in ogni circostanza senza eccezioni, attingendo a tale scopo dalla nostra esperienza storica.
Stiamo assumendo l'iniziativa nell'organizzare la solidarietà con i popoli in lotta, esprimendo la nostra solidarietà e il nostro sostegno ai Partiti comunisti che operano in condizioni di guerra, interventi militari, anticomunismo, persecuzione e divieto, e che non si arrendono.
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