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- pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 25-11-25 - n. 948
Evento internazionalista per il 108° anniversario della Rivoluzione d'Ottobre
Partito Comunista di Grecia (KKE) | kke.gr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
24/11/2025
Evento internazionalista per commemorare il 108° anniversario della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre sul tema: "Puntuali messaggi della Rivoluzione d'Ottobre alla nostra contemporanea lotta per il socialismo in condizioni di guerra imperialista"
Contibuti dei partecipanti:
Algerian Party for Democracy and Socialism (PADS)
Argentinian Communist Party (Spanish)
Party of Labour of Austria (English)
Communist Party of Denmark
Communist Workers' Party - for Peace and Socialism (Finland) (English)
Communist Revolutionary Party of France (English)
Revolutionary Party - Communists (France) (English,French)
Communist Party (Germany) (English)
Workers Party of Ireland (English)
Communist Front (Italy) (English)
Socialist Movement of Kazakhstan (English, Russian)
Communist Party of Mexico (Spanish)
New Communist Party of the Netherlands (English
Communist Party of Pakistan (English)
Palestinian Communist Party (English)
Paraguayan Communist Party (Spanish)
Organisation of Communists (Russia) (English, Russian)
Communist Party of the Workers of Spain (English, Spanish)
Communist Party of Sweden (English)
Swiss Communist Party (English)
Syrian Communist Party (English)
Communist Party of Turkey (English, Spanish)
Union of Communists of Ukraine
Communist Workers' Platform USA (English)
Communist Party of Venezuela (Spanish)
* * *
Comunicato Stampa
Partito Comunista di Grecia (KKE) | kke.gr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
24/11/2025
Sabato 22 e domenica 23 novembre 2025, il KKE ha organizzato un evento internazionalista per commemorare il 108° anniversario della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre, dal titolo: "Puntuali messaggi della Rivoluzione d'Ottobre alla nostra contemporanea lotta per il socialismo in condizioni di guerra imperialista".
Dimitris Koutsoumbas, segretario generale del Comitato centrale del KKE, ha tenuto il discorso di apertura dell'evento.
All'evento hanno partecipato i seguenti ventisei partiti comunisti e operai:
Partito algerino per la democrazia e il socialismo, Partito comunista argentino, Partito del Lavoro d'Austria, Partito comunista danese, Partito comunista dei lavoratori - per la pace e il socialismo (Finlandia), Partito Comunista Rivoluzionario di Francia, Partito rivoluzionario - comunisti (Francia), Partito comunista (Germania), Partito comunista di Grecia, Partito dei Lavoratori d'Irlanda, Fronte comunista (Italia), Movimento Socialista del Kazakistan, Partito Comunista del Messico, Nuovo Partito Comunista dei Paesi Bassi, Partito Comunista del Pakistan, Partito Comunista Palestinese, Partito Comunista Paraguaiano, Organizzazione dei Comunisti (Russia), Partito Comunista dei Lavoratori di Spagna, Partito Comunista Svedese, Partito Comunista Svizzero, Partito Comunista Siriano, Partito Comunista Turco, Unione dei Comunisti dell'Ucraina, Piattaforma Comunista Operaia USA, Partito Comunista del Venezuela.
Durante l'evento, i partiti hanno deciso di rilasciare una dichiarazione congiunta, aperta alle firme di altri partiti comunisti e operai.
Dichiarazione congiunta in occasione del 108° anniversario della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre
Partito Comunista di Grecia (KKE) | kke.gr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
24/11/2025
Dichiarazione congiunta in occasione del 108° anniversario della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre
I Partiti Comunisti e Operai che firmano questa dichiarazione congiunta desiderano innanzitutto onorare la Rivoluzione d'Ottobre. La Rivoluzione d'Ottobre ha messo in luce la forza della lotta di classe rivoluzionaria: il potere degli sfruttati e degli oppressi quando si pongono come avanguardia facendo avanzare la ruota della storia verso l'emancipazione sociale. È stata una rivoluzione indissolubilmente legata al grande rivoluzionario e teorico del socialismo scientifico, Vladimir Ilyich Lenin.
Condanniamo il genocidio del popolo palestinese e la lunga occupazione dei territori palestinesi da parte dello Stato di Israele. Denunciamo la guerra imperialista in Ucraina, che infuria da oltre tre anni, massacrando i popoli dell'Ucraina e della Russia.
Restiamo vigili! I popoli si oppongono alla natura aggressiva dell'imperialismo e all'inasprimento della competizione imperialista. Le guerre commerciali ed economiche si stanno intensificando, le economie capitalistiche si stanno militarizzando e i pericoli di una guerra generalizzata si moltiplicano. Una nuova crisi economica capitalistica è in agguato, il cui peso ricadrà ancora una volta sulle spalle dei lavoratori.
In queste condizioni, l'immenso significato della Rivoluzione socialista d'Ottobre diventa ancora più chiaro. La Rivoluzione socialista d'Ottobre ha dimostrato che il capitalismo non è invincibile e che è possibile costruire un'organizzazione superiore dell'economia e della società, libera dallo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e dalla barbarie delle guerre imperialiste.
La fiamma di Ottobre ha ispirato e accelerato la fondazione di una serie di Partiti Comunisti - partiti operai rivoluzionari di nuovo tipo - poiché nella pratica si è manifestato il loro ruolo insostituibile di avanguardia politica rivoluzionaria. Tale era il partito bolscevico, che era in prima linea nella lotta di classe del proletariato e degli altri strati popolari oppressi della Russia, rompendo decisamente con l'opportunismo e il tradimento dei vecchi partiti socialdemocratici.
Il Partito di Lenin, adattandosi alle condizioni, utilizzò tutte le forme di lotta; non cedette ai divieti o alle persecuzioni, né rinunciò alla sua indipendenza ideologica e politica. Così condusse la classe operaia russa alla vittoria, al rovesciamento delle classi sfruttatrici e all'instaurazione della dittatura del proletariato, il governo dei lavoratori e dei contadini, al servizio degli interessi dei molti: gli sfruttati e gli oppressi. Il corso storico che seguì confermò il ruolo guida del Partito Comunista non solo nella rivoluzione socialista, ma durante l'intera lotta per la formazione, il consolidamento e la vittoria finale della nuova società comunista.
Quanto sopra rimane di grande importanza oggi, mentre assistiamo al bando da parte di una serie di regimi borghesi dei partiti comunisti, che ne ostacolano le attività o addirittura creano falsi partiti "comunisti". Le loro azioni anticomuniste falliranno!
Oggi, mentre si intensifica il confronto bellico in Ucraina e si approfondisce la rivalità tra Stati Uniti e Cina per la supremazia nel sistema capitalista internazionale, non dimentichiamo che la situazione rivoluzionaria che portò alla Rivoluzione d'Ottobre nacque dalle difficoltà imposte agli strati popolari dalla guerra imperialista, dalla crisi che scosse il potere borghese e non permise più a "quelli che stavano in alto" di governare come prima, e dal lavoro politico e organizzativo dei bolscevichi tra la classe operaia e i soldati, prima e durante la guerra, contro la guerra imperialista e il sistema che la genera.
La posizione dei bolscevichi era in diretta opposizione alle forze dell'opportunismo, che hanno sempre identificato l'imperialismo semplicemente con una politica estera aggressiva o attinente a solo alcuni potenti Stati capitalisti, scegliendo così l'uno o l'altro schieramento nel massacro imperialista. Non è un caso che il primo decreto del potere sovietico sia stato il Decreto sulla pace, che proclamava l'uscita della Russia sovietica dalla guerra imperialista.
La Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre portò alla creazione del primo Stato socialista al mondo, che, per la prima volta, mise il potere nelle mani dei lavoratori attraverso nuove istituzioni rivoluzionarie, come i Soviet. Essa cercò di riorganizzare il funzionamento economico della società su nuove basi: soddisfare le esigenze contemporanee e garantire lo sviluppo completo e libero di tutte le persone, piuttosto che servire i profitti di pochi.
L'URSS, il primo Stato socialista al mondo, attraverso la socializzazione dei mezzi di produzione, la pianificazione centrale e il controllo operaio, portò alla ribalta risultati economici, sociali, politici e culturali senza precedenti per la classe operaia e gli strati più ampi dei lavoratori, esercitando una profonda influenza sugli sviluppi storici progressisti in tutto il mondo.
Sono stati l'URSS, l'Armata Rossa e il popolo sovietico, insieme ai movimenti partigiani guidati dai comunisti, a sconfiggere il fascismo, nato dal capitalismo. Quest'anno abbiamo commemorato l'80° anniversario di quella vittoria, respingendo i tentativi delle forze borghesi - quelle che hanno combattuto e continuano a combattere contro il socialismo - di appropriarsene per i propri scopi.
L'URSS è stata un pilastro per i popoli nella loro lotta per il socialismo e la pace, dimostrando che questi due elementi sono inseparabili. Nessun cosiddetto "mondo multipolare" o nuova "architettura globale" può garantire la pace e la sicurezza dei popoli, nonostante i proclami delle forze borghesi riprese dagli opportunisti. La soluzione sta nel rafforzare la lotta di classe per disimpegnarsi dalle alleanze imperialiste come la NATO e l'UE, per opporsi alla guerra imperialista e sfidare il sistema che la genera: il capitalismo.
La controrivoluzione e la restaurazione capitalista non possono cancellare le conquiste del socialismo. La distruzione e l'ingiustizia a cui assistiamo oggi, insieme ai gravi problemi e alle sofferenze della classe operaia, dei lavoratori autonomi nelle città, dei contadini e dei popoli, sottolineano la necessità e l'attualità del socialismo oggi, in tutto il mondo.
I Partiti Comunisti e Operai denunciano, davanti ai lavoratori, ai giovani e ai popoli, l'ondata di silenzio e la distorsione reazionaria e anticomunista contro la Rivoluzione d'Ottobre, l'URSS e V.I. Lenin, scatenata in tutto il mondo dalle forze politiche al servizio degli interessi del capitale. In particolare, condanniamo i tentativi delle classi borghesi dell'Ucraina, della Russia e di altri paesi emersi dalla dissoluzione dell'URSS di demonizzare la Rivoluzione d'Ottobre e Lenin.
Lottiamo per continuare il lavoro iniziato nell'Ottobre 1917. Ci impegniamo a difendere e diffondere la sua eredità, a imparare sia dai suoi successi che dalle carenze e dalle deviazioni emerse nel corso della storia e invitiamo la classe operaia e tutti i popoli a lasciarsi ispirare dall'impulso rivoluzionario di Ottobre, a studiarlo e a trarne insegnamento.
Adottato nell'ambito dell'Evento Internazionalista per la Rivoluzione d'Ottobre, organizzato dal Partito Comunista di Grecia (KKE) ad Atene il 22-23 novembre 2025 e aperto all'approvazione da parte di altri partiti comunisti e operai
Partiti Comunisti e Operai che hanno firmato la dichiarazione congiunta:
Algerian Party for Democracy and Socialism (PADS)
Argentinian Communist Party
Party of Labour of Austria
Democratic Progressive Tribune-Bahrain
Communist Party of Bangladesh
Socialist Workers' Party of Croatia
Communist Party of Denmark
Communist Workers' Party - for Peace and Socialism (Finland)
Communist Revolutionary Party of France
Revolutionary Party - Communists (France)
Communist Party (Germany)
Communist Party of Greece
Workers Party of Ireland
Communist Front (Italy)
Socialist Movement of Kazakhstan
Communist Party of Mexico
New Communist Party of the Netherlands
Communist Party of Pakistan
Palestinian Communist Party
Paraguayan Communist Party
Organisation of Communists (Russia)
Communist Party of the Workers of Spain
Communist Party of Sweden
Swiss Communist Party
Syrian Communist Party
Communist Party of Turkey
Union of Communists of Ukraine
Communist Workers' Platform USA
Communist Party of Venezuela
Discorso di apertura di D. Koutsoumbas, Segretario Generale del Comitato Centrale del KKE
Cari amici e compagni,
Oggi commemoriamo il 108° anniversario della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre, animati da ottimismo militante e da incrollabile fiducia nella forza inesauribile della classe operaia e dei popoli del mondo.
Celebriamo questo evento dall'importanza storica mondiale, che ha modificato il percorso dell'umanità, segnando in modo indelebile il Novecento e inaugurando l'inizio della fine della barbarie capitalista e dei suoi sistemi di sfruttamento, oltre che l'alba di una nuova società, quella del socialismo-comunismo.
Nell'incrollabile fiducia che prima o poi il mondo diverrà rosso da un capo all'altro, diamo il benvenuto ai nostri compagni delle delegazioni dei partiti comunisti e operai di Algeria, Argentina, Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Kazakistan, Messico, Paesi Bassi, Pakistan, Palestina, Paraguay, Russia, Spagna, Svezia, Turchia, Ucraina, Stati Uniti e Venezuela, che sono con noi questa sera.
A trentacinque anni dai rovesci controrivoluzionari verificatisi nell'Unione Sovietica e nei Paesi dell'Europa orientale, a dispetto dei festeggiamenti degli effimeri vincitori di allora e dei loro arroganti proclami sulla «fine della storia», la realtà ha pronunciato il suo verdetto: le idee dell'Ottobre - le idee che scossero il mondo - rimangono immortali e, malgrado i rapporti di forza estremamente sfavorevoli, continuano a oggi conquistare milioni di persone in tutto il mondo, e ancor di più ne conquisteranno in futuro.
Saremo noi ad assicurarci che questo avvenga, proseguendo e intensificando lo sforzo organizzato lanciato dalla KNE (Gioventù Comunista di Grecia) per la «Settimana della Diffusione del Comunismo». Questa iniziativa ha avuto inizio lunedì, con la marcia di massa anti-imperialista nella ricorrenza dell'insurrezione del Politecnico e della fondazione del nostro partito, e culmina con l'evento di oggi.
I nostri avversari schiumano di rabbia. Hanno versato litri d'inchiostro, approvato leggi reazionarie, confezionato programmi di studio e finanziato produzioni culturali - il tutto nel tentativo di screditare gli ideali comunisti, di promuovere l'ignorante equiparazione tra socialismo e fascismo, di etichettare la Rivoluzione d'Ottobre come un «colpo di Stato» o come un evento del tutto obsoleto.
Questa offensiva si concentra ovviamente negli USA, nell'UE e nei Paesi NATO, ma si sta sviluppando anche nella Russia capitalista, dove quest'anno sono state vietate manifestazioni e vi sono stati arresti di comunisti che volevano celebrare l'anniversario.
Perché questi ideali sono oggi più attuali che mai, e vengono riaffermati ogni giorno con più forza.
Perché ogni giorno si allarga il baratro che separa le potenzialità della nostra epoca di soddisfare pienamente i bisogni del popolo e la misura in cui tali bisogni vengono effettivamente soddisfatti.
Perché ogni giorno i vicoli ciechi e le contraddizioni di un sistema basato sulla ricerca del profitto - che produce soltanto sfruttamento, crisi, guerre e profughi - diventano più evidenti.
Perché, infine, questi ideali incarnano la verità e la giustizia.
Per il KKE, la Rivoluzione d'Ottobre non è qualcosa da relegare alle teche di un museo. È viva, insieme alla successiva esperienza della costruzione del socialismo, ci insegna che cosa è giusto e che cosa è sbagliato, presentandoci i suoi mirabili successi ma anche le deviazioni che permisero alla controrivoluzione di prendere piede.
Ci insegna che la classe operaia è la sola vera classe rivoluzionaria in questo sistema: la classe che, attraverso il suo lavoro, produce tutta la ricchezza espropriata dai capitalisti, e di conseguenza la sola classe che, prendendo in mano il potere, può adeguare i rapporti di produzione all'attuale livello di sviluppo delle forze produttive, in virtù della vasta socializzazione del lavoro che ha avuto luogo.
Dobbiamo quindi aprire un fronte ideologico contro percezioni erronee che, pur proclamandosi nuove, sono in realtà estremamente vecchie - quelle che parlano della «fine della classe operaia» e della sua sostituzione da parte della tecnologia e dell'intelligenza artificiale.
Questi notevoli progressi tecnologici derivano dal lavoro umano; potrebbero permetterci di vivere meglio, con orari di lavoro più brevi - se il profitto venisse tolto dai termini dell'equazione. Ma nelle mani del capitale, questi stessi progressi si trasformano in strumenti di sfruttamento ancor più profondo, di repressione ancor più aspra, e di sottomissione ancor più rigida del lavoro al capitale.
Dopotutto i capitalisti, checché ne dicano i loro portavoce, sanno meglio di chiunque che i loro profitti derivano esclusivamente dallo sfruttamento della forza-lavoro. È per questo che spingono i loro governi ad approvare leggi come il recente provvedimento sulla giornata lavorativa di 13 ore, adottata nel nostro Paese dal governo di Nea Dimokratia in linea con le direttive anti-lavoratori dell'UE.
La Rivoluzione d'Ottobre ci insegna che è necessaria un'avanguardia rivoluzionaria, il partito comunista, per porre fine una volta per tutte a questa barbarie.
Soltanto un partito comunista veramente degno del suo nome e della sua missione può guidare le forze popolari nella lotta decisiva contro il capitalismo.
Lo sforzo atto a elaborare una strategia rivoluzionaria, messo in atto da ogni partito comunista nel suo Paese oltre che dal movimento comunista internazionale, è una condizione essenziale per un'iniziativa autenticamente vittoriosa.
Ciò è indispensabile per contrastare le idee spacciate in primo luogo dai corrotti socialdemocratici, a detta dei quali l'era delle rivoluzioni sarebbe finita e l'unico modo per migliorare la vita della classe operaia sarebbero le riforme - ripristinare il cosiddetto «regime legale», costruire uno «Stato sociale» o perseguire un «capitalismo democratico», come abbiamo sentito affermare di recente da ex-sostenitori del cosiddetto «socialismo democratico».
Per contro, l'esperienza dei popoli non lascia spazio a dubbi: il capitalismo, quali che siano le eleganti etichette appiccicategli addosso dai suoi fautori, rimane un sistema fatto di sfruttamento, diseguaglianza e ingiustizia. Rimane la dittatura di una minoranza della società, i capitalisti, che domina sulla maggioranza.
Questa esperienza dimostra che lo Stato borghese ostile attua riforme soltanto per peggiorare le cose, senza mai alterare o attenuare il suo carattere classista.
Per questa ragione, l'unica soluzione consiste nel rovesciarlo, nel farlo a pezzi, come scrive Lenin, sostituendolo con uno Stato radicalmente diverso, con un diverso potere: il potere dei lavoratori.
Cari amici e compagni,
La Rivoluzione d'Ottobre è stato davvero un evento che ha scosso il mondo come nessun altro.
Ha dimostrato che la teoria può essere trasformata in pratica, che la classe operaia può dare l'«assalto al cielo» e trionfare.
È stato davvero un evento di importanza mondiale, che tra l'altro ha condotto alla formazione di partiti comunisti in molti Paesi del mondo - tra cui il nostro partito, che celebra quest'anno i suoi 107 anni - e alla fondazione dell'Internazionale Comunista.
Il nostro partito ha valutato collettivamente le conseguenze negative del prevalere, all'interno del movimento comunista internazionale, di approcci strategici che si discostano dalla vittoriosa strategia dei bolscevichi - conseguenze che naturalmente hanno contribuito all'auto-scioglimento dell'Internazionale Comunista.
Nel contesto attuale, il KKE considera la ricomposizione del movimento comunista internazionale come un compito urgente, che tuttavia deve fondarsi su alcune basi essenziali:
- La teoria che ci guida è il marxismo-leninismo e l'internazionalismo proletario, che sviluppiamo e adattiamo costantemente a fronte di nuove informazioni.
- La necessità e l'attualità del socialismo, della rivoluzione e del suo carattere socialista non dipendono dai rapporti di forza.
- Non vi è spazio alcuno per collaborazioni o alleanze con la borghesia o con settori di essa, né nel nome della difesa della democrazia borghese, né nel nome della lotta contro forze «guerrafondaie» o fasciste, come ha dimostrato l'esperienza dell'Ottobre.
Oggi vediamo come la borghesia e il suo potere, in ogni Paese e nell'insieme, indeboliscano e sopprimano i diritti e le conquiste dei lavoratori e del popolo, mentre ordiscono guerre camuffate da «trattati di pace».
Questo vale per i governi di tutto lo spettro politico, da quello «di estrema destra» di Trump negli USA a quello «centrista» di Macron in Francia, fino ai governi «laburisti» britannici e, naturalmente, alla coalizione tra socialdemocratici e cristiano-democratici in Germania.
Una questione cruciale consiste nel comprendere le leggi scientifiche della costruzione del socialismo, che devono essere applicate dall'avanguardia rivoluzionaria.
Da questo punto di vista, dobbiamo osservare che la teoria e la pratica del «socialismo di mercato», che riproduce e rafforza con precisione matematica le forze della controrivoluzione, si sono dimostrate disastrose.
In tal modo, invece che al trionfo del comunismo, abbiamo assistito a un ritorno al capitalismo, come evidenziano la dissoluzione dell'URSS e del PCUS nel 1991 e in seguito il caso della Cina, dove peraltro la denominazione «Repubblica Popolare Cinese» e il Partito Comunista Cinese sono stati mantenuti.
Cari amici e compagni,
Il 2026 segnerà il 70° anniversario del 20° Congresso del PCUS - un punto di svolta in questo percorso controrivoluzionario che sarebbe culminato nella definitiva dissoluzione dell'URSS e del PCUS stesso, e nell'ascesa al potere di nuove forze capitaliste.
A definire la controrivoluzione, tuttavia, sono la restaurazione e il consolidamento dei rapporti di produzione capitalisti, e non le forme specifiche in cui tale restaurazione viene attuata.
In alcuni casi la controrivoluzione può avere luogo in modo graduale, con il mantenimento del potere del partito comunista, ed essere presentata - o anche ritenuta sinceramente da alcuni - come una soluzione tattica temporanea.
Capire questo punto è estremamente importante, non soltanto sul piano teorico in vista del futuro, ma anche in relazione al presente, specie quando alcuni tentano di tracciare parallelismi storici privi di senso.
Se li definiamo privi di senso è perché l'attuale conflitto tra gli USA e la Cina per la supremazia all'interno del sistema imperialista internazionale viene presentato da costoro come un conflitto tra capitalismo e socialismo.
Di conseguenza, essi esortano la classe operaia a scegliere con quale imperialista allinearsi, il che può condurre soltanto alla disfatta, a ulteriori delusioni e allo spreco di potenziali opportunità.
Cari amici e compagni,
Viviamo nel XXI secolo, in cui il capitalismo, nella sua fase imperialista, domina il mondo.
Ogni giorno porta con sé nuovi sviluppi che evidenziano la crescente intensificazione della competizione tra gli imperialisti.
Questo è rispecchiato dall'escalation dei principali conflitti per la spartizione dei mercati e per il controllo delle risorse naturali ed energetiche e delle rotte di trasporto delle merci, nonché dalla lotta per il controllo geopolitico e per il rafforzamento dell'influenza esercitata da ciascun Paese a livello sia regionale sia globale.
Vediamo accadere questo anche nel nostro Paese, che il governo e gli altri partiti euro-atlantici stanno trasformando in un canale di accesso per il gas naturale liquefatto statunitense e in una strettoia cruciale per impedire l'afflusso del gas russo rivale.
Dichiariamo con chiarezza che non sarà il popolo a trarre vantaggio da questi accordi, bensì i monopoli dei trasporti e dell'energia, che metteranno le mani sulla ricchezza energetica del Paese. Parallelamente, trasformare il Paese in uno snodo energetico, dei trasporti e militare non soltanto non serve a proteggerlo, ma anzi lo colloca nell'«occhio del ciclone» della competizione commerciale, geopolitica e militare e delle guerre tra i blocchi euro-atlantico ed euro-asiatico che si vanno intensificando a livello internazionale.
Basta ricordare che in passato l'Ucraina, la Siria, la Libia e altri Paesi sono stati snodi di questo tipo, e sappiamo bene che cosa i loro popoli stanno subendo oggi.
Tutti questi sviluppi, con la creazione di nuove alleanze e blocchi di forze che si trasformano in assi e contro-assi, accrescono i rischi di conflitti militari, a livello non soltanto locale ma anche regionale, e la possibilità di una guerra imperialista generalizzata.
Al tempo stesso va aumentando la possibilità di una crisi capitalista globale provocata dall'enorme sovra-accumulazione di capitali.
Questa eventualità conferma la valutazione secondo cui la guerra imperialista è destinata a subire ulteriori escalation e nei prossimi anni potrebbero aprirsi nuovi fronti nell'Artico, nel continente americano, nel Mar Cinese Meridionale eccetera.
Cogliamo inoltre l'occasione per denunciare la nuova escalation di aggressione imperialista attuata dal governo USA contro il Venezuela, con il pretesto della lotta contro i cartelli del narcotraffico.
Il KKE condanna categoricamente qualunque piano di intervento armato in Venezuela ed esprime la sua solidarietà alla classe operaia e al popolo del Venezuela, ai quali soltanto spetta la responsabilità di decidere gli sviluppi nel loro Paese.
Il KKE esprime la sua solidarietà al Partito Comunista del Venezuela, che in una difficile situazione segnata dalla persecuzione lotta per difendere gli interessi della classe operaia e del popolo.
L'interrogativo, oggi, è quindi come il movimento comunista internazionale debba rispondere a questi sviluppi e a quelli che potrebbero verificarsi domani.
Lenin considerava la guerra una prosecuzione delle politiche degli Stati capitalisti con mezzi violenti - una prosecuzione dello sfruttamento dominante anche nei precedenti periodi di relativa «pace».
Non possono esservi esitazioni oggi riguardo ai pretesti utilizzati dalle classi borghesi e dagli imperialisti - «difesa della patria», «libertà», «giustizia» - con cui essi tentano di occultare il carattere imperialista della guerra.
La loro unica preoccupazione è il profitto.
E l'unica «libertà» che conta per loro è la libertà di derubare il popolo.
Una guerra «giusta» può esistere soltanto nella prospettiva della classe operaia, che si organizza e lotta contro l'oppressione fino a liberarsi dalla schiavitù capitalista.
Di conseguenza, il movimento comunista internazionale deve elaborare una propria linea di lotta per ogni Paese e continente e a livello internazionale, allo scopo di abbattere la barbarie imperialista che scatena la guerra o impone la pace sotto la minaccia delle armi.
Il punto cruciale è che la classe operaia deve avere un'organizzazione e un'azione distinta e indipendente, che non si pieghi agli appelli della mobilitazione nazionale per la guerra o del nazionalismo.
In nessun caso la classe operaia e il popolo devono accettare quanto dichiarato recentemente dal ministro della Difesa greco, e cioè che i lavoratori dovrebbero prepararsi a vedere bare con la bandiera greca o dell'UE ritornare dai fronti del conflitti imperialisti, e perfino esserne felici e fieri!!!
Il nostro popolo non deve lasciarsi irretire dai vari appelli pacifisti in favore di una «pace» da ottenere mediante una «nuova architettura di sicurezza», un «mondo multipolare» e via discorrendo.
La vera pace per il popolo consiste nell'affiancare l'uscita dalla guerra alla lotta per l'uscita dalla barbarie del sistema capitalista.
E naturalmente, dev'essere chiaro che i comunisti non abbandoneranno mai il popolo, nemmeno in tempo di guerra, a prescindere da quali siano gli sviluppi della situazione o l'andamento della guerra.
I bolscevichi non dichiararono uno sciopero contro la guerra; furono nelle trincee della prima guerra mondiale a fianco degli operai e dei contadini russi, combatterono insieme a loro, li guidarono e insieme a loro riuscirono ad abbattere la causa che alimenta le guerre.
Cari amici e compagni,
Siamo convinti che ciò che stiamo vivendo oggi, oltre a incertezze e rischi per il popolo, offra anche condizioni più propizie per mettere in discussione la politica dominante nel suo insieme, che ha ripercussioni sulla stessa «credibilità» e «stabilità» del sistema politico borghese.
Oggettivamente, tutto ciò può creare condizioni per grandi movimenti di massa, e perfino la possibilità di insurrezioni o di situazioni rivoluzionarie in alcuni Paesi o gruppi di Paesi.
La capacità del partito comunista di svolgere un ruolo decisivo in simili situazioni critiche dipende in gran parte dalla sua preparazione di oggi, dalle battaglie che combattiamo oggi.
Dobbiamo cioè agire in una situazione non rivoluzionaria, preparandoci oggi per il domani.
Questo investe sia la relativa preparazione strategico-programmatica, sia la linea e l'azione attuali nelle circostanze di oggi.
Una questione cruciale consiste nel combinare il programma rivoluzionario del partito con l'azione rivoluzionaria quotidiana in tutti gli ambiti di attività e in ogni fase del lavoro di guida politica.
Questa è la questione che poniamo al centro della discussione in vista del 22° Congresso del KKE, che si terrà dal 29 al 31 gennaio 2026, con lo slogan «Un KKE forte, saldo di fronte a ogni prova, pronto a rispondere alla chiamata storica per il socialismo».
Perché sappiamo che il momento che sogniamo verrà!
E vogliamo essere in grado di rispondere, di dimostrarci degni dei compagni che hanno lottato prima di noi!
Per giungere alla realizzazione dei nostri grandi obiettivi.
Perché la nostra era è l'era della transizione dal capitalismo al socialismo.
L'era dell'abbattimento del capitalismo ha avuto inizio nell'ottobre del 1917. È stato allora che si è rotto il ghiaccio, che si è aperta la strada e che è cominciata l'era delle rivoluzioni socialiste.
Per questo non verremo meno alle nostre parole e non ci piegheremo fino a quando non avremo portato a termine questo compito!
VIVA L'INTERNAZIONALISMO PROLETARIO!
VIVA LA GRANDE RIVOLUZIONE SOCIALISTA D'OTTOBRE!
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