www.resistenze.org - pensiero resistente - transizione - analisi e prospettive - 08-06-04

Estratto e traduzione dallo spagnolo di FR

A fronte dell’offensiva globale contro il marxismo
Resistere e lottare per il socialismo, questa è l’alternativa alla barbarie imperialista


Nel corso del III Incontro contro l’ALCA, svoltosi nel gennaio scorso all’Avana, abbiamo conversato per Unità Comunista con il compagno Miguel UrbanoRodriguez. Si tratta di un giornalista militante del Partito Comunista Portoghese, già deputato, autore di vari libri in materia di socialismo e lotta antimperialista. Egli è stato corrispondente dell’”Avanti” in Afghanistan e all’Avana, si è distinto per i suoi reportage dalle basi delle FARC – EPR in Colombia. Le sue opinioni possono essere seguite quotidianamente su www.resistir.info

Pavel Blanco Cabrera: Compagno Miguel Urbano, siamo di fronte e partecipi di una riscossa del movimento popolare e sociale, di un rilancio della lotta di classe, e notiamo che l’epoca della deideologizzazione (che ha svolto un ruolo egemonico per una decade) comincia ad essere contrastata, ma contemporaneamente dobbiamo riconoscere che vi è una nuova offensiva ideologica contro il marxismo, che nonostante provenga da fonti diverse abbia una certa unità.
Ci riferiamo alla tesi dell’Impero di Toni Negri e Michael Hardt, alla tesi di Holloway - assunta soprattutto dagli zapatisti - che muove dal presupposto che non si debba lottare per la presa del potere, proprio quando quest’obiettivo ha più attualità.
Qual è la sua opinione, crede che si tratti di un’azione in definitiva antimarxista, contro il leninismo e le forze rivoluzionarie, o si tratta di un dibattito isolato?

Miguel Urbano: E’ un argomento importante, e ciò cui ti riferisci è un fenomeno reale. Io direi che ciclicamente dalla fine del secolo XIX vi sono sempre momenti in cui le forze rivoluzionarie si articolano e assumono per la lotta come ideologia basilare il marxismo, ed altre offensive il cui obiettivo è proprio quello; abbiamo avuto la prima nella transizione dal secolo XIX al XX, quando arrivò come grande teorico del riformismo Bernestein, con la sua teoria per cui il movimento è tutto, e il resto quasi nulla, anche se, curiosamente, si diceva marxista - per poter influenzare il movimento operaio -, e poi ci fu la famosa polemica tra Lenin e Rosa Luxembourg. Qual era l’essenza del problema? In un’epoca in cui il Partito Socialdemocratico Tedesco era un partito che si diceva marxista, Bernestein rese il socialismo, un obiettivo subalterno. Non si parlava più di socialismo, perché mentre le lotte e la classe operaia nel suo insieme, raggiungeva certi obiettivi, perdeva spinta, perdeva forza rivoluzionaria, ed ogni volta si parlava meno di socialismo. Questa deriva farà molta strada, ma la lotta principale era per le otto ore, per le vacanze, per il salario. Lenin eRosa Luxembourg misero la questione molto in chiaro…

Pavel: .. e lo stesso Kautsky…

Miguel Urbano: Certyo, Kautsky, che per molto tempo era rimasto fra le due posizioni, finì su di una posizione riformista, revisionista. Lì si mosse Liebknecht, quasi unico fra i dirigenti storici, e ci fu la resistenza, l’ala sinistra della socialdemocrazia che ebbe un’enorme influenza.
Dopo l’implosione, dopo la scomparsa dell’Unione Sovietica, il revisionismo si è diffusa in modo torrenziale, ma aveva cominciato molto prima. Ora noi non andiamo a trattare di browderismo, né di ciò che succede in Italia e Francia, laddove il revisionismo fu il seme della distruzione dei due grandi partiti comunisti, il Partito Comunista italiano, che ha cambiato nome e rinunciato al marxismo, ed il Partito Comunista Francese, che si trova in un processo distruttivo che viene da lontano.

Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica fenomeni come quello di cui parli s’integrano in un’offensiva generalizzata. Inizialmente a livello europeo, ma dopo anche latinoamericano, come in Bolivia negli anni 80. Quasi non se ne parla, ma vale la pena di ricordare il tentativo di distruggere il Partito Comunista Boliviano. Iniziarono perfino a fare edizioni clandestine del suo quotidiano Unidad. Ma più tardi comincio il fenomeno dei cosiddetti rinnovatori e che in America latina trovò la miglior espressione in El Salvador.

In Europa era dentro i partiti che c’erano dirigenti, a volte membri della Commissione Politica, della Segreteria, che si decidevano a dire che il partito era arcaico. Sempre affermando d’essere marxisti, ma dicendo che si doveva eliminare la parola leninismo, il centralismo democratico. Allora cominciò una vasta campagna in vari partiti, compreso il Portogallo. Il partito spagnolo fece un’accordo con il PSOE, che è un partito borghese, neoliberale; si creò una coalizione e nell’Izquierda Unida scomparve il partito spagnolo. Nel caso del partito portoghese, forse perché con un corpo di militanti più numeroso (tra il partito e la gioventù dopo la Rivoluzione d’Aprile arrivarono ad avere 200.000 militanti) iniziò una campagna per distruggerlo, per denigrarlo sistematicamente.

Il rinnovamento non è altro che la rinuncia al leninismo. Pretendevano di convertirlo in un partito moderno, si dicevano tutti marxisti, tutti comunisti, ma allo stesso tempo avanzava la campagna e si vedeva sempre di più un revisionismo che negava l’essenza stessa  del marxismo. Certo che di danno ne hanno fatto! Nel caso portoghese questa gente ha finito col gettare la maschera perchè non riuscirono ad avere l’appoggio della base. Nei Congressi Nazionali rimasero completamente isolati, nonostante l’appoggio della stampa borghese che scopriva immediatamente che c’erano comunisti buoni e comunisti cattivi, facendo molta propaganda, ma quel discorso non riuscì a danneggiare davvero il partito.

Più recentemente sono ricomparse, ed è ciò di cui parlavi, per dare base ideologica a queste campagne rinnovatrici, tesi come quella di Negri e Hardt nel suo famoso libro “L’Impero”, lavori teorici loro e del professore scozzese Holloway, che vive a Puebla, in Messico.
Il suo libro Cambiare il mondo senza prendere il potere, è stato immediatamente reclamizzato in Argentina e l’autore è stato invitato ad indire conferenze con profusione di pubblicità, e la stampa borghese immediatamente ha detto: “finalmente un marxista lucido”. Ma se uno legge, studia - in Messico si è molto polemizzato con loro - in entrambi i casi la teorizzazione, lo sforzo teorico, sebbene diverso fra Holloway e Negri, mi fanno pensare a Bakunin e ad altri che polemizzarono con Marx nella seconda metà del secolo XIX..

Pavel: .. e che furono sconfitti nella polemica…

Miguel Urbano: … furono sconfitti. Ma il loro sforzo teorico genera confusione estrema e nel caso di Negri si comincia a formulare una teoria a partire da una verità, da un’affermazione iniziale che è esatta ma per finire con la deformazione, la perversione ideologica. Il marxismo non è statico, è dinamico. Per rispondere alle necessità del presente come dottrina creatrice, bisogna applicare i principi alla realtà, così come non possiamo parlare del mondo dell’inizio del XXI secolo analizzando, per esempio, la Russia zarista di prima della rivoluzione del 1905. Negri ci ricorda che il mondo contemporaneo non è il mondo antico e che l’imperialismo non è come quello che ha conosciuto Lenin prima della Rivoluzione, ed è vero, ma ecco che arriva ciò che è pericoloso nella tesi dell’Impero: che non esiste più il centro del potere imperiale, che l’impero è diffuso, e mischia ogni cosa con una foga destrutturante che fa venire ala mente i vecchi anarchici. E John Holloway, che ritengo meno disonesto di Negri, contribuisce anche lui con una gran confusione teorica perché inizia con capitoli sul feticismo, capitoli ermetici, che bisogna leggere tre, quattro volte per capire ciò che vuole dire, ma finisce col convincere della sua sincerità, anche se ti fa pensare ai teorici del 68, anch’essi neoanarchici, con un discorso che alla fine ti dice che la rivoluzione è impossibile e che bisogna vivere la vita e fare l’amore! Certo che la vita è bellissima ed è necessario fare l’amore, ma la rivoluzione non c’entra niente con questo tipo di discorsi.

Pavel: Posizioni esistenzialiste?

Miguel Urbano: Sì, posizioni esistenzialiste, ma la cosa grave è che costoro, Negri per esempio, termina uno dei suoi ultimi saggi con il rifiuto della violenza. In realtà, Pavel, è sempre vero che come diceva Marx, la violenza è la madre della storia. Rifiutare la violenza punto e basta, significa condannare la resistenza irachena alla dominazione nordamericana, e condannare la guerriglia colombiana; la nonviolenza riprende certe tesi di Gandhi in un contesto totalmente diverso da quello dell’India degli anni 20. Questo è davvero smobilitante….

Pavel: .. E questo rafforza le posizioni della borghesia; in Messico si sfrutta molto il fatto delle “due guerriglie”, la buona postmoderna e la cattiva, fondamentalista, violenta. La Zapatista che è capace di dialogare, che ha interlocutori, e l’EPR ed altri nuclei insorgenti che resistono in regioni in cui non ci sono altre forme di lotta, che sono invece definiti barbari e retro. Questo è servito per colpire i compagni delle FARC-EP.

Miguel Urbano: Proprio così, ma con in più un aspetto molto negativo, che è l’appoggio di tipo internazionale. Il caso di Marcos, dello Zapatismo, che è un fenomeno mediatico, ha ottenuto - tra gli altri - l’appoggio di Ramonet, il direttore di Le monde Diplomatique. La sua famosa intervista, come le altre fatte da chi arrivava in Chiapas, con una diffusione impressionante, finirono col trasformare una guerriglia senz’armi, una guerriglia da fiction nella guerriglia “buona”, quella inoffensiva. Ed in seguito la teoria - una teoria disfattista rilasciata nella famosa intervista con Julio Scherer che ha avuto molta influenza - che si è bevuta settori della gioventù, veri rivoluzionari da caffè di Parigi, che non richiede sforzi, una teoria che ti dice: sono ribelle però non un rivoluzionario, spiegando anche dove sta la distinzione. Si tratta di una teoria forte dell’appoggio di tantissimi intellettuali, che mira a smobilitare. Saramago, Premio Nobel della letteratura, Montalban, una sfilata di scrittori, tutte le televisioni e i giornali aperti. La realtà è che la guerriglia Zapatista è una fiction, Marcos un brillante scrittore, talentuoso, gradevolissimo da leggere, ma evidentemente il suo contributo alla teoria rivoluzionaria è nullo. Oltretutto lui stesso riconosce di non essere un rivoluzionario.

Questo tipo di gente, Negri, Holloway, è dannosissima, perché gioca un ruolo culturale conservatore, in un’epoca come l’odierna tragicamente “aperta” - in cui non sappiamo ancora come e quando arriverà la morte del capitalismo, ma sappiamo che la sua crisi è ormai strutturale. Una crisi economica – finanziaria  del protagonista dell’impero, gli USA.

… Un impero diverso da quello teorizzato da Negri. Il complesso militare industriale, ad esempio è una realtà tutta e solo statunitense.
Io sono ottimista perché ritengo che il movimento di contestazione globale al sistema nei prossimi anni si rafforzerà, aumenterà di molto la capacità di resistenza dei popoli. Sono i popoli i soggetti della storia, e sono loro che la cambiano. Una grande lezione di umanità è quella di questa eroica gente irachena, trattata dai media come fossero banditi, costoro che incarnano il più genuino sentimento di indipendenza e di identità nazionale, esattamente come la resistenza colombiana.

Pavel: ..ritiene che siano loro all’avanguardia?

Miguel Urbano: io credo che nella lotta che è mondiale, il punto più importante della lotta è quello dove il nemico si sente colpito, dove si sente in pericolo. Alla fine di maggio in Iraq ci saranno 110.000 soldati USA che andranno a rilevarne altrettanti. Ma quegli ultimi sono un esercito fantasma, senza capacità, cui mandano psichiatri come il pane, perché quando tornano a casa ammazzano donne e bambini. Capita lo stesso in Afghanistan, dove i nordamericani non escono dalle loro basi, e lo stesso fa la Nato a Kabul. In questo conteso sta la speranza. Ogni giorno che passa le prospettive si fanno migliori, e ciò che bisogna fare è sommare le forze a livello mondiale!

E qui subentra un problema che è pratico e teorico, il CHE FARE? C’è da fare tantissimo e su tanti fronti.. Siamo di fronte all’alternativa socialismo o barbarie. Noi non siamo in grado di produrre un sistema teorico sul tipo di mondo che desideriamo, né sul volto che avrà il socialismo del futuro. Dalla fine del sistema non ne uscirà immediatamente un altro, probabilmente sarà un futuro inizialmente caotico, probabilmente ci saranno vari socialismi diversi fra loro, in coesistenza. Tentare, oggi, di definire il socialismo, mi sembra negativo perché confusivo.

Ciò che bisogna fare è unire le forze su obiettivi immediati in modo organizzato, con movimenti sociali, partiti e organizzazioni politiche rivoluzionarie partitiche. Abbiamo visto la vulnerabilità del nemico. Il 15 febbraio del 2003 milioni di persone sono scese in strada per manifestare contro la guerra, e la contestazione è stata alta fino ad aprile.
In seguito è molto calata perché i movimenti sociali che erano la leva determinante della mobilitazione, hanno pagato la debolezza dello spontaneismo. Ci sono limiti nello spontaneismo, lo abbiamo visto.

Dobbiamo lavorare perché la mobilitazione sia in grado di mantenere una capacità di tenuta sul lungo periodo, e di utilizzarla per intervenire per are strategiche. Per esempio in America Latina l’obiettivo immediato è impedire l’attuazione dell’ALCA , né dura né morbida, perché come ha detto all’Avana Osvaldo Martinez, l’ALCA morbida - caldeggiata da Brasile e Argentina - potrebbe essere ancora peggiore di quella voluta dagli USA.
Dipende dalla capacità popolare brasiliana di impedirlo, nemmeno da Lula, che è prigioniero di un sistema, basta pensare che la Banca Centrale è in mano a Henrique Meirelles, un banchiere nordamericano con passaporto brasiliano.

Pavel: Non c’è somiglianza fra il movimento antiliberale che ha portato al potere Lula e quello di Lucio Gutierrez?

Miguel Urbano: .. l’Ecuador è in una situazione diversa rispetto a quella brasiliana.

Pavel: Ma non c’è somiglianza nel fenomeno, voglio dire la speranza, la mobilitazione popolare, la base elettorale?

Miguel Urbano: In Brasile il fenomeno è preoccupante perché c’è un governo in cui partecipano forze progressiste, incluso il Partito Comunista del Brasile (PcdoB) di tradizione rivoluzionaria, con una storia molto eroica. Pur col rispetto che quel partito merita, credo che una cosa è aiutare Lula, altra è assumersi responsabilità per un governo la cui azione è la continuità della politica di Cardoso. L’importante, comunque, è impedire l’ALCA nel 2005 come preventivato. Il timore giustificato è che gli USA riescano ad imporlo, tramite accordi bilaterali - come quello già firmato col Cile - per portare dalla loro Perù, Colombia e Bolivia. Dai governi di sinistra che non vedano la questione nella sua globalità mondiale, e che non tengano in conto la debolezza dell’imperialismo, non può venire granché di buono, perché manca la lucidità del fatto che in gioco è il destino dell’umanità.

Pavel: Per noi il tema dell’Impero è scottante. Il Messico è stato derubato dagli USA del 55% del suo territorio nella guerra del 1847-1848; per noi pensare di lottare contro le multinazionali è qualcosa di molto astratto dato che abbiamo un nemico concreto. Noi riteniamo che il centro della lotta sia contro l’imperialismo yankee, pur senza perdere di vista le rivalità interimperialiste e la pericolosità del capitale europeo.
Sul piano teorico è molto più concreto il concetto di R. Luxembiurg contenuto nel “La crisi della socialdemocrazia”, in cui partendo da un’idea di Marx e di Engels si sostiene che quando nella lotta di classe non vi è la vittoria dell’una sull’altra sopraggiunge inevitabilmente la rovina di entrambe, e indica come unica opposizione autentica il socialismo, rispetto alla vacuità dell’altromondismo del movimento. Pensiamo che bisogna dire: “solo nel socialismo un altro mondo è possibile”.
Cosa pensa delle tesi che cercano di prevedere le possibili forme di realizzazione dell’altromondismo?

Miguel Urbano: Concordo con la tua citazione di R. Luxembourg, eppure c’è da fare un distinguo; oggi la barbarie non è più quella della decadenza della II Internazionale, si profila una barbarie totale che sarebbe l’ecatombe atomica, la distruzione dell’umanità
Quanto alla questione di Negri e di quest’offensiva ideologica, prima di tutto non è un caso che in America latina autori come Holloway abbiano risonanza, mentre sia sconosciuto in Europa. Proprio in Europa c’è una contraddizione interessante. Da un lato la mobilitazione pacifista è più efficace che in America del Sud, la lotta contro le conquiste storiche in Francia e Germania è forte, ma dall’altro non c’è coscienza antimperialista Oltre a ciò esiste la rivalità fra borghesia europea e statunitense (si veda la volontà di costituire l’esercito europeo..), che può diventare esplosiva e si aggiungerebbe così al potenziale di contestazione delle masse. In Europa anche il neoanarchismo non ha un gran seguito, invece è purtroppo egemone nella gioventù studentesca latinoamericana.

Pavel: Noi comunisti siamo costretti al dibatto ideologico, al riposizionamento delle tesi rivoluzionarie, di quella dell’imperialismo di Lenin e soprattutto della tesi della lotta per il potere, questione centrale per le trasformazioni sociali radicali.
Compagno Miguel, che ne pensi del Partito Europeo delle Sinistre, cui partecipano vari partiti comunisti ma non quello portoghese, tedesco, greco, spagnolo e neppure quello dei Comunisti Italiani?

Miguel Urbano: La riunione di Berlino si è chiusa senza la firma del Partito Comunista Portoghese, né del Partito Comunista Greco. Questo Partito della Sinistra Europeo è espressione del revisionismo. Izquierda Unida è lo stesso fenomeno sotto un’alta forma, un maniera di diluire e subordinare l’azione dei partiti comunisti, dei partiti rivoluzionari, ad una struttura pretenziosamente più ampia, ma con un progetto che accetta la concezione dell’Unione Europea.

I comunisti portoghesi non l’accettano, stiamo nella UE ma lottiamo contro di essa, per noi non è definitiva, non è intoccabile. Pensiamo che non esiste un capitalismo buono, ma che serva il sistema di potere egemonizzato dagli USA e a scapito dell’umanità. Un filosofo marxista, comunista francese, George Gastaud, ritiene necessaria meta finale per una rottura rivoluzionaria, l’uscita dalla UE della Francia. Oggi i defunti partiti comunisti francese (che dai 150 deputati si è ridotto ad una caricatura di partito integrato al sistema) e quello italiano, avrebbero un ruolo determinante. Ecco l’importanza dei partiti rivoluzionari, come quello del Messico (che ora si è fuso nel Partito dei Comunisti, che ideologicamente si mantiene fedele all’essenza del marxismo – leninismo) e del Cile (che dopo Pinochet e 30 anni d’assenza elettorale è ancora esemplare nella teoria e nell’azione).

Pavel: Il processo della sinistra europea ci mostra l’abbandono della questione nazionale, mentre da noi in Messico è una questione vitale per esistere all’imperialismo e trovare unità con i popoli dell’America Latina nel progetto bolivarista.

Miguel Urbano: Una caratteristica dell’offensiva ideologica attuale è la completa perversione de linguaggio politico. Ti ricordi quanto è successo negli USA quando si diffuse l’idea di Earl Browder secondo cui l’alleanza URSS – USA era una prova che essere nazionalisti significa essere fascisti? E quanto danno provocò ai partiti comunisti nel continente americano? In Europa succede qualcosa di simile.
In Portogallo la penetrazione capitalista è enorme, perciò ogni volta che si pone il problema la borghesia portoghese sostiene che si tratta di una tesi reazionaria, perché difendono la fusione capitalistica iberica, negando l’identità nazionale (in questo quadro hanno cercato anche di cancellare le festività nazionali relative alle lotte portoghesi contro la corona di Spagna). La Castiglia anche se ha sottomesso la Spagna, dopo così tanti secoli non ha ancora eliminato l’identità basca, catalana, galiziana. Una cosa è il nazionalismo fascista, espansionista, un’altra è il sentimento nazionale di identità di un popolo, qualcosa di profondamente progressista.

Pavel: Questo è davvero importante, la lotta per il socialismo in Messico è strettamente vincolata alla lotta per la nostra indipendenza nazionale ed il popolo messicano conserva questa tradizione, questa identità forgiata nella lotta contro l’imperialismo.

Miguel Urbano: … E’ qualcosa che viene da lontano, la lotta di Cuauthémoc contro Cortèez è l’inizio, in questo senso, della “messicanità”. Santander in Colombia, Flores in Ecuador, Paez in Venezuela, tutti caudillo che cacciarono gli spagnoli per sostituirli. La borghesia creola al posto di quella iberica. S. Bolivar è un’eccezione, fu davvero un genio politico oltre che militare. Il suo pensiero politico di liberazione nazionale in funzione popolare latino-americana, è un vero messaggio d’attualità, la sua dittatura rivoluzionaria unita alle sue misure di riscatto sociale del popolo, un precursore della dittatura del proletariato, è oggi l’arma ideologica più importante per la lotta in America Latina.

Pavel: Ancora una domanda; ricordo di aver letto il famoso libro di Robert Hue, l’allora segretario nazionale del PCF, “La mutazione del comunismo”, in cui cominciava con l’idea che la morale di Korchaguine, il protagonista de “Così si tempra l’acciaio”, oggi non deve più essere la morale di comunisti. Quest’anno è proprio il centenario di Nikolai Ostrovsky, ma che dobbiamo pensare, oggi, di questo e altri racconti che hanno marcato generazioni di comunisti?

Miguel Urbano: Credo che dobbiamo ricordare ciò che nella storia è stato positivo e ciò che è stato negativo. La rivoluzione d’Ottobre, evento capitale per la storia del mondo, la vita di Lenin, tutto ciò merita il più grande rispetto. Ma sarebbe infantile credere che la scomparsa dell’URSS sia solo merito dell’imperialismo, sappiamo com’è cominciato; la controrivoluzione ungherese, la Cecoslovacchia, in Polonia Solidarnosc, finché è arrivato il tradimento di Gorbachev. Ma il PCUS non era più un partito di comunisti…Nella RDT la gente non è scesa nelle strade a difendere il socialismo  - e sì che ce n’era da difendere - A Cuba, quando i controrivoluzionari hanno provato a fare lo stesso, è stato il popolo a farla finita subito, ad imporre lo status quo con manifestazioni che non lasciavano replica. In Europa non è stato così.

Pavel: Certo la tesi del tradimento non spiega tutto, ci sono fenomeni più profondi e l’autocritica è vitale.

Miguel Urbano: Dobbiamo ricordarci di tutto ciò quando parliamo di socialismo futuro. Non abbiamo formule, non sappiamo cosa sarà la lotta dei popoli. Nel 1905 il programma era che la borghesia doveva prima prendere il potere, ma poi è stato Lenin ha imporre le tesi di Aprile e forzare per il potere ai soviet.

Pavel: Compagno Miguel, quest’intervista sarà pubblicata nella nostra rivista teorica Unidad Comunista, qualche messaggio per i nostri compagni militanti?

Miguel Urbano: La mia totale solidarietà al Partito dei Comunisti, che in Messico gioca un ruolo molto importante, ancora di più oggi, alla conclusione di un processo di fusione.