Estratto e traduzione
dallo spagnolo di FR
A fronte dell’offensiva globale contro il marxismo
Resistere e
lottare per il socialismo, questa è l’alternativa alla barbarie imperialista
Nel corso del III Incontro contro l’ALCA, svoltosi nel gennaio scorso all’Avana,
abbiamo conversato per Unità Comunista con il compagno Miguel UrbanoRodriguez.
Si tratta di un giornalista militante del Partito Comunista Portoghese, già
deputato, autore di vari libri in materia di socialismo e lotta
antimperialista. Egli è stato corrispondente dell’”Avanti” in Afghanistan e
all’Avana, si è distinto per i suoi reportage dalle basi delle FARC – EPR in
Colombia. Le sue opinioni possono essere seguite quotidianamente su www.resistir.info
Pavel
Blanco Cabrera: Compagno Miguel Urbano, siamo di fronte e partecipi
di una riscossa del movimento popolare e sociale, di un rilancio della lotta di
classe, e notiamo che l’epoca della deideologizzazione (che ha svolto un ruolo
egemonico per una decade) comincia ad essere contrastata, ma contemporaneamente
dobbiamo riconoscere che vi è una nuova offensiva ideologica contro il
marxismo, che nonostante provenga da fonti diverse abbia una certa unità.
Ci riferiamo alla tesi dell’Impero di Toni Negri e Michael Hardt, alla tesi di
Holloway - assunta soprattutto dagli zapatisti - che muove dal presupposto che
non si debba lottare per la presa del potere, proprio quando quest’obiettivo ha
più attualità.
Qual è la sua opinione, crede che si tratti di un’azione in definitiva
antimarxista, contro il leninismo e le forze rivoluzionarie, o si tratta di un
dibattito isolato?
Miguel
Urbano: E’ un argomento importante, e ciò cui ti riferisci è un
fenomeno reale. Io direi che ciclicamente dalla fine del secolo XIX vi sono
sempre momenti in cui le forze rivoluzionarie si articolano e assumono per la
lotta come ideologia basilare il marxismo, ed altre offensive il cui obiettivo
è proprio quello; abbiamo avuto la prima nella transizione dal secolo XIX al
XX, quando arrivò come grande teorico del riformismo Bernestein, con la sua
teoria per cui il movimento è tutto, e il resto quasi nulla, anche se,
curiosamente, si diceva marxista - per poter influenzare il movimento operaio
-, e poi ci fu la famosa polemica tra Lenin e Rosa Luxembourg. Qual era
l’essenza del problema? In un’epoca in cui il Partito Socialdemocratico Tedesco
era un partito che si diceva marxista, Bernestein rese il socialismo, un
obiettivo subalterno. Non si parlava più di socialismo, perché mentre le lotte
e la classe operaia nel suo insieme, raggiungeva certi obiettivi, perdeva
spinta, perdeva forza rivoluzionaria, ed ogni volta si parlava meno di
socialismo. Questa deriva farà molta strada, ma la lotta principale era per le
otto ore, per le vacanze, per il salario. Lenin eRosa Luxembourg misero la
questione molto in chiaro…
Pavel:
.. e lo stesso Kautsky…
Miguel
Urbano: Certyo, Kautsky, che per molto tempo era rimasto fra le due
posizioni, finì su di una posizione riformista, revisionista. Lì si mosse
Liebknecht, quasi unico fra i dirigenti storici, e ci fu la resistenza, l’ala
sinistra della socialdemocrazia che ebbe un’enorme influenza.
Dopo l’implosione, dopo la scomparsa dell’Unione Sovietica, il revisionismo si
è diffusa in modo torrenziale, ma aveva cominciato molto prima. Ora noi non
andiamo a trattare di browderismo, né di ciò che succede in Italia e Francia,
laddove il revisionismo fu il seme della distruzione dei due grandi partiti
comunisti, il Partito Comunista italiano, che ha cambiato nome e rinunciato al
marxismo, ed il Partito Comunista Francese, che si trova in un processo
distruttivo che viene da lontano.
Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica fenomeni come quello di cui parli
s’integrano in un’offensiva generalizzata. Inizialmente a livello europeo, ma
dopo anche latinoamericano, come in Bolivia negli anni 80. Quasi non se ne
parla, ma vale la pena di ricordare il tentativo di distruggere il Partito
Comunista Boliviano. Iniziarono perfino a fare edizioni clandestine del suo
quotidiano Unidad. Ma più tardi comincio il fenomeno dei cosiddetti rinnovatori
e che in America latina trovò la miglior espressione in El Salvador.
In Europa era dentro i partiti che c’erano dirigenti, a volte membri della
Commissione Politica, della Segreteria, che si decidevano a dire che il partito
era arcaico. Sempre affermando d’essere marxisti, ma dicendo che si doveva
eliminare la parola leninismo, il centralismo democratico. Allora cominciò una
vasta campagna in vari partiti, compreso il Portogallo. Il partito spagnolo
fece un’accordo con il PSOE, che è un partito borghese, neoliberale; si creò
una coalizione e nell’Izquierda Unida scomparve il partito spagnolo. Nel caso
del partito portoghese, forse perché con un corpo di militanti più numeroso
(tra il partito e la gioventù dopo la Rivoluzione d’Aprile arrivarono ad avere
200.000 militanti) iniziò una campagna per distruggerlo, per denigrarlo
sistematicamente.
Il
rinnovamento
non è
altro che la rinuncia al leninismo. Pretendevano di convertirlo in
un partito moderno, si dicevano tutti marxisti, tutti comunisti, ma allo stesso
tempo avanzava la campagna e si vedeva sempre di più un revisionismo che negava
l’essenza stessa del marxismo. Certo
che di danno ne hanno fatto! Nel caso portoghese questa gente ha finito col
gettare la maschera perchè non riuscirono ad avere l’appoggio della base. Nei
Congressi Nazionali rimasero completamente isolati, nonostante l’appoggio della
stampa borghese che scopriva immediatamente che c’erano comunisti buoni e
comunisti cattivi, facendo molta propaganda, ma quel discorso non riuscì a
danneggiare davvero il partito.
Più recentemente sono ricomparse, ed è ciò di cui parlavi, per dare base
ideologica a queste campagne rinnovatrici, tesi come quella di Negri e Hardt
nel suo famoso libro “L’Impero”, lavori teorici loro e del professore scozzese
Holloway, che vive a Puebla, in Messico.
Il suo libro Cambiare il mondo senza prendere il potere, è stato immediatamente
reclamizzato in Argentina e l’autore è stato invitato ad indire conferenze con
profusione di pubblicità, e la stampa borghese immediatamente ha detto:
“finalmente un marxista lucido”. Ma se uno legge, studia - in Messico si è
molto polemizzato con loro - in entrambi i casi la teorizzazione, lo sforzo
teorico, sebbene diverso fra Holloway e Negri, mi fanno pensare a Bakunin e ad
altri che polemizzarono con Marx nella seconda metà del secolo XIX..
Pavel:
.. e che furono sconfitti nella polemica…
Miguel
Urbano: … furono sconfitti. Ma il loro sforzo teorico genera
confusione estrema e nel caso di Negri si comincia a formulare una teoria a
partire da una verità, da un’affermazione iniziale che è esatta ma per finire
con la deformazione, la perversione ideologica. Il marxismo non è statico, è
dinamico. Per rispondere alle necessità del presente come dottrina creatrice,
bisogna applicare i principi alla realtà, così come non possiamo parlare del
mondo dell’inizio del XXI secolo analizzando, per esempio, la Russia zarista di
prima della rivoluzione del 1905. Negri ci ricorda che il mondo contemporaneo
non è il mondo antico e che l’imperialismo non è come quello che ha conosciuto
Lenin prima della Rivoluzione, ed è vero, ma ecco che arriva ciò che è
pericoloso nella tesi dell’Impero: che non esiste più il centro del potere
imperiale, che l’impero è diffuso, e mischia ogni cosa con una foga
destrutturante che fa venire ala mente i vecchi anarchici. E John
Holloway, che ritengo meno disonesto di Negri, contribuisce anche lui con una
gran confusione teorica perché inizia con capitoli sul feticismo, capitoli
ermetici, che bisogna leggere tre, quattro volte per capire ciò che vuole dire,
ma finisce col convincere della sua sincerità, anche se ti fa pensare ai
teorici del 68, anch’essi neoanarchici, con un discorso che alla fine ti dice
che la rivoluzione è impossibile e che bisogna vivere la vita e fare l’amore!
Certo che la vita è bellissima ed è necessario fare l’amore, ma la rivoluzione
non c’entra niente con questo tipo di discorsi.
Pavel:
Posizioni esistenzialiste?
Miguel
Urbano: Sì, posizioni esistenzialiste, ma la cosa grave
è che costoro, Negri per esempio, termina uno dei suoi ultimi saggi con il
rifiuto della violenza. In realtà, Pavel, è sempre vero che come diceva Marx,
la violenza è la madre della storia. Rifiutare la violenza punto e basta,
significa condannare la resistenza irachena alla dominazione nordamericana, e
condannare la guerriglia colombiana; la nonviolenza riprende certe tesi di
Gandhi in un contesto totalmente diverso da quello dell’India degli anni 20.
Questo è davvero smobilitante….
Pavel:
.. E questo rafforza le posizioni della borghesia; in Messico si sfrutta molto
il fatto delle “due guerriglie”, la buona postmoderna e la cattiva,
fondamentalista, violenta. La Zapatista che è capace di dialogare, che ha
interlocutori, e l’EPR ed altri nuclei insorgenti che resistono in regioni in
cui non ci sono altre forme di lotta, che sono invece definiti barbari e retro.
Questo è servito per colpire i compagni delle FARC-EP.
Miguel
Urbano: Proprio così, ma con in più un aspetto molto negativo, che è
l’appoggio di tipo internazionale. Il caso di Marcos, dello Zapatismo, che è un
fenomeno mediatico, ha ottenuto - tra gli altri - l’appoggio di Ramonet, il
direttore di Le monde Diplomatique. La sua famosa intervista, come le altre fatte
da chi arrivava in Chiapas, con una diffusione impressionante, finirono col
trasformare una guerriglia senz’armi, una guerriglia da fiction nella
guerriglia “buona”, quella inoffensiva. Ed in seguito la teoria - una teoria
disfattista rilasciata nella famosa intervista con Julio Scherer che ha avuto
molta influenza - che si è bevuta settori della gioventù, veri rivoluzionari da
caffè di Parigi, che non richiede sforzi, una teoria che ti dice: sono ribelle
però non un rivoluzionario, spiegando anche dove sta la distinzione. Si tratta
di una teoria forte dell’appoggio di tantissimi intellettuali, che mira a
smobilitare. Saramago, Premio Nobel della letteratura, Montalban, una sfilata
di scrittori, tutte le televisioni e i giornali aperti. La realtà è che la
guerriglia Zapatista è una fiction, Marcos un brillante scrittore, talentuoso,
gradevolissimo da leggere, ma evidentemente il suo contributo alla teoria
rivoluzionaria è nullo. Oltretutto lui stesso riconosce di non essere un
rivoluzionario.
Questo tipo di gente, Negri, Holloway, è dannosissima, perché gioca un ruolo
culturale conservatore, in un’epoca come l’odierna tragicamente “aperta” - in
cui non sappiamo ancora come e quando arriverà la morte del capitalismo, ma
sappiamo che la sua crisi è ormai strutturale. Una crisi economica –
finanziaria del protagonista
dell’impero, gli USA.
… Un impero diverso da quello teorizzato da Negri. Il complesso militare
industriale, ad esempio è una realtà tutta e solo statunitense.
Io sono ottimista perché ritengo che il movimento di contestazione globale al
sistema nei prossimi anni si rafforzerà, aumenterà di molto la capacità di
resistenza dei popoli. Sono i popoli i soggetti della storia, e sono loro che
la cambiano. Una grande lezione di umanità è quella di questa eroica gente
irachena, trattata dai media come fossero banditi, costoro che incarnano il più
genuino sentimento di indipendenza e di identità nazionale, esattamente come la
resistenza colombiana.
Pavel:
..ritiene che siano loro all’avanguardia?
Miguel
Urbano: io credo che nella lotta che è mondiale, il punto più
importante della lotta è quello dove il nemico si sente colpito, dove si sente
in pericolo. Alla fine di maggio in Iraq ci saranno 110.000 soldati USA che
andranno a rilevarne altrettanti. Ma quegli ultimi sono un esercito fantasma,
senza capacità, cui mandano psichiatri come il pane, perché quando tornano a
casa ammazzano donne e bambini. Capita lo stesso in Afghanistan, dove i
nordamericani non escono dalle loro basi, e lo stesso fa la Nato a Kabul. In
questo conteso sta la speranza. Ogni giorno che passa le prospettive si fanno
migliori, e ciò che bisogna fare è sommare le forze a livello mondiale!
E qui subentra un problema che è pratico e teorico, il CHE FARE? C’è da fare
tantissimo e su tanti fronti.. Siamo di fronte all’alternativa socialismo o
barbarie. Noi non siamo in grado di produrre un sistema teorico sul tipo di
mondo che desideriamo, né sul volto che avrà il socialismo del futuro. Dalla
fine del sistema non ne uscirà immediatamente un altro, probabilmente sarà un
futuro inizialmente caotico, probabilmente ci saranno vari socialismi diversi
fra loro, in coesistenza. Tentare, oggi, di definire il socialismo, mi sembra
negativo perché confusivo.
Ciò che bisogna fare è unire le forze su obiettivi immediati in modo
organizzato, con movimenti sociali, partiti e organizzazioni politiche
rivoluzionarie partitiche. Abbiamo visto la vulnerabilità del nemico. Il 15
febbraio del 2003 milioni di persone sono scese in strada per manifestare
contro la guerra, e la contestazione è stata alta fino ad aprile.
In seguito è molto calata perché i movimenti sociali che erano la leva
determinante della mobilitazione, hanno pagato la debolezza dello spontaneismo.
Ci sono limiti nello spontaneismo, lo abbiamo visto.
Dobbiamo lavorare perché la mobilitazione sia in grado di mantenere una
capacità di tenuta sul lungo periodo, e di utilizzarla per intervenire per are
strategiche. Per esempio in America Latina l’obiettivo immediato è impedire
l’attuazione dell’ALCA , né dura né morbida, perché come ha detto all’Avana
Osvaldo Martinez, l’ALCA morbida - caldeggiata da Brasile e Argentina -
potrebbe essere ancora peggiore di quella voluta dagli USA.
Dipende dalla capacità popolare brasiliana di impedirlo, nemmeno da Lula, che è
prigioniero di un sistema, basta pensare che la Banca Centrale è in mano a
Henrique Meirelles, un banchiere nordamericano con passaporto brasiliano.
Pavel:
Non c’è somiglianza fra il movimento antiliberale che ha portato al potere Lula
e quello di Lucio Gutierrez?
Miguel
Urbano: .. l’Ecuador è in una situazione diversa rispetto a quella
brasiliana.
Pavel:
Ma non c’è somiglianza nel fenomeno, voglio dire la speranza, la mobilitazione
popolare, la base elettorale?
Miguel
Urbano: In Brasile il fenomeno è preoccupante perché c’è un governo
in cui partecipano forze progressiste, incluso il Partito Comunista del Brasile
(PcdoB) di tradizione rivoluzionaria, con una storia molto eroica. Pur col
rispetto che quel partito merita, credo che una cosa è aiutare Lula, altra è
assumersi responsabilità per un governo la cui azione è la continuità della
politica di Cardoso. L’importante, comunque, è impedire l’ALCA nel 2005 come
preventivato. Il timore giustificato è che gli USA riescano ad imporlo, tramite
accordi bilaterali - come quello già firmato col Cile - per portare dalla loro
Perù, Colombia e Bolivia. Dai governi di sinistra che non vedano la questione
nella sua globalità mondiale, e che non tengano in conto la debolezza
dell’imperialismo, non può venire granché di buono, perché manca la lucidità
del fatto che in gioco è il destino dell’umanità.
Pavel:
Per noi il tema dell’Impero è scottante. Il Messico è stato derubato dagli USA
del 55% del suo territorio nella guerra del 1847-1848; per noi pensare di
lottare contro le multinazionali è qualcosa di molto astratto dato che abbiamo
un nemico concreto. Noi riteniamo che il centro della lotta sia contro
l’imperialismo yankee, pur senza perdere di vista le rivalità interimperialiste
e la pericolosità del capitale europeo.
Sul piano teorico è molto più concreto il concetto di R. Luxembiurg contenuto
nel “La crisi della socialdemocrazia”, in cui partendo da un’idea di Marx e di
Engels si sostiene che quando nella lotta di classe non vi è la vittoria dell’una
sull’altra sopraggiunge inevitabilmente la rovina di entrambe, e indica come
unica opposizione autentica il socialismo, rispetto alla vacuità
dell’altromondismo del movimento. Pensiamo che bisogna dire: “solo nel
socialismo un altro mondo è possibile”.
Cosa pensa delle tesi che cercano di prevedere le possibili forme di
realizzazione dell’altromondismo?
Miguel
Urbano: Concordo con la tua citazione di R. Luxembourg, eppure c’è
da fare un distinguo; oggi la barbarie non è più quella della decadenza della
II Internazionale, si profila una barbarie totale che sarebbe l’ecatombe
atomica, la distruzione dell’umanità
Quanto alla questione di Negri e di quest’offensiva ideologica, prima di tutto
non è un caso che in America latina autori come Holloway abbiano risonanza,
mentre sia sconosciuto in Europa. Proprio in Europa c’è una contraddizione
interessante. Da un lato la mobilitazione pacifista è più efficace che in
America del Sud, la lotta contro le conquiste storiche in Francia e Germania è
forte, ma dall’altro non c’è coscienza antimperialista Oltre a ciò esiste la
rivalità fra borghesia europea e statunitense (si veda la volontà di costituire
l’esercito europeo..), che può diventare esplosiva e si aggiungerebbe così al
potenziale di contestazione delle masse. In Europa anche il neoanarchismo non
ha un gran seguito, invece è purtroppo egemone nella gioventù studentesca
latinoamericana.
Pavel:
Noi comunisti siamo costretti al dibatto ideologico, al riposizionamento delle
tesi rivoluzionarie, di quella dell’imperialismo di Lenin e soprattutto della
tesi della lotta per il potere, questione centrale per le trasformazioni
sociali radicali.
Compagno Miguel, che ne pensi del Partito Europeo delle Sinistre, cui
partecipano vari partiti comunisti ma non quello portoghese, tedesco, greco,
spagnolo e neppure quello dei Comunisti Italiani?
Miguel
Urbano: La riunione di
Berlino si è chiusa senza la firma del Partito Comunista Portoghese, né del
Partito Comunista Greco. Questo Partito della Sinistra Europeo è espressione
del revisionismo. Izquierda Unida è lo stesso fenomeno sotto un’alta forma, un
maniera di diluire e subordinare l’azione dei partiti comunisti, dei partiti
rivoluzionari, ad una struttura pretenziosamente più ampia, ma con un progetto
che accetta la concezione dell’Unione Europea.
I comunisti portoghesi non l’accettano, stiamo nella UE ma lottiamo contro di
essa, per noi non è definitiva, non è intoccabile. Pensiamo che non esiste un
capitalismo buono, ma che serva il sistema di potere egemonizzato dagli USA e a
scapito dell’umanità. Un filosofo marxista, comunista francese, George Gastaud,
ritiene necessaria meta finale per una rottura rivoluzionaria, l’uscita dalla
UE della Francia. Oggi i defunti partiti comunisti francese (che dai 150
deputati si è ridotto ad una caricatura di partito integrato al sistema) e
quello italiano, avrebbero un ruolo determinante. Ecco l’importanza dei partiti
rivoluzionari, come quello del Messico (che ora si è fuso nel Partito dei
Comunisti, che ideologicamente si mantiene fedele all’essenza del marxismo –
leninismo) e del Cile (che dopo Pinochet e 30 anni d’assenza elettorale è
ancora esemplare nella teoria e nell’azione).
Pavel:
Il
processo della sinistra europea ci mostra l’abbandono della questione nazionale,
mentre da noi in Messico è una questione vitale per esistere all’imperialismo e
trovare unità con i popoli dell’America Latina nel progetto bolivarista.
Miguel
Urbano: Una caratteristica dell’offensiva ideologica attuale è la
completa perversione de linguaggio politico. Ti ricordi quanto è successo negli
USA quando si diffuse l’idea di Earl Browder secondo cui l’alleanza URSS – USA
era una prova che essere nazionalisti significa essere fascisti? E quanto danno
provocò ai partiti comunisti nel continente americano? In Europa succede
qualcosa di simile.
In Portogallo la penetrazione capitalista è enorme, perciò ogni volta che si
pone il problema la borghesia portoghese sostiene che si tratta di una tesi
reazionaria, perché difendono la fusione capitalistica iberica, negando
l’identità nazionale (in questo quadro hanno cercato anche di cancellare le
festività nazionali relative alle lotte portoghesi contro la corona di Spagna).
La Castiglia anche se ha sottomesso la Spagna, dopo così tanti secoli non ha
ancora eliminato l’identità basca, catalana, galiziana. Una cosa è il
nazionalismo fascista, espansionista, un’altra è il sentimento nazionale di
identità di un popolo, qualcosa di profondamente progressista.
Pavel:
Questo è davvero importante, la lotta per il socialismo in Messico è
strettamente vincolata alla lotta per la nostra indipendenza nazionale ed il
popolo messicano conserva questa tradizione, questa identità forgiata nella
lotta contro l’imperialismo.
Miguel
Urbano: … E’ qualcosa che viene da lontano, la lotta di Cuauthémoc
contro Cortèez è l’inizio, in questo senso, della “messicanità”. Santander in
Colombia, Flores in Ecuador, Paez in Venezuela, tutti caudillo che cacciarono
gli spagnoli per sostituirli. La borghesia creola al posto di quella iberica.
S. Bolivar è un’eccezione, fu davvero un genio politico oltre che militare. Il
suo pensiero politico di liberazione nazionale in funzione popolare
latino-americana, è un vero messaggio d’attualità, la sua dittatura
rivoluzionaria unita alle sue misure di riscatto sociale del popolo, un
precursore della dittatura del proletariato, è oggi l’arma ideologica più
importante per la lotta in America Latina.
Pavel:
Ancora una domanda; ricordo di aver letto il famoso libro di Robert Hue,
l’allora segretario nazionale del PCF, “La mutazione del comunismo”, in cui
cominciava con l’idea che la morale di Korchaguine, il protagonista de “Così si
tempra l’acciaio”, oggi non deve più essere la morale di comunisti. Quest’anno
è proprio il centenario di Nikolai Ostrovsky, ma che dobbiamo pensare, oggi, di
questo e altri racconti che hanno marcato generazioni di comunisti?
Miguel
Urbano: Credo che dobbiamo ricordare ciò che nella storia è stato
positivo e ciò che è stato negativo. La rivoluzione d’Ottobre, evento capitale
per la storia del mondo, la vita di Lenin, tutto ciò merita il più grande
rispetto. Ma sarebbe infantile credere che la scomparsa dell’URSS sia solo
merito dell’imperialismo, sappiamo com’è cominciato; la controrivoluzione
ungherese, la Cecoslovacchia, in Polonia Solidarnosc, finché è arrivato il
tradimento di Gorbachev. Ma il PCUS non era più un partito di comunisti…Nella
RDT la gente non è scesa nelle strade a difendere il socialismo - e sì che ce n’era da difendere - A Cuba,
quando i controrivoluzionari hanno provato a fare lo stesso, è stato il popolo
a farla finita subito, ad imporre lo status quo con manifestazioni che non
lasciavano replica. In Europa non è stato così.
Pavel:
Certo la tesi del tradimento non spiega tutto, ci sono fenomeni più profondi e
l’autocritica è vitale.
Miguel
Urbano: Dobbiamo ricordarci di tutto ciò quando parliamo di
socialismo futuro. Non abbiamo formule, non sappiamo cosa sarà la lotta dei
popoli. Nel 1905 il programma era che la borghesia doveva prima prendere il
potere, ma poi è stato Lenin ha imporre le tesi di Aprile e forzare per il
potere ai soviet.
Pavel:
Compagno Miguel, quest’intervista sarà pubblicata nella nostra rivista teorica
Unidad Comunista, qualche messaggio per i nostri compagni militanti?
Miguel
Urbano: La mia totale solidarietà al Partito dei Comunisti, che in
Messico gioca un ruolo molto importante, ancora di più oggi, alla conclusione
di un processo di fusione.