www.resistenze.org - pensiero resistente - unità dei comunisti - 04-10-04

La scoperta della violenza


di Enrico Penati

Sono stati appena pubblicati gli Atti del convegno organizzato nel marzo 2004 presso la Casa della Cultura di Milano dalla rivista comunista “l’Ernesto”. Il convegno aveva come tema “Il potere, la violenza, la resistenza”, tema che più attuale non avrebbe potuto essere nonostante alcune indecorose scivolate , da parte anche di una eminente personalità politica di sinistra, abbiano tentato nel corso degli anni Novanta di far credere che il potere , quello che i comunisti hanno sempre correttamente considerato essere il “potere”, aveva cambiato nome, natura ed indirizzo e soprattutto si occupava d’altro. Alcune guerricciole scatenate dagli Stati Uniti in nome del capitalismo internazionale, ultima quella in Iraq, si sono incaricate di porre quelle scivolate nel cestino della carta straccia se non nel vaso dell’immondizia.

Non è mia intenzione commentare gli interventi al convegno che parlano da soli, sia quelli - molti - sui quali è facile dichiararsi parzialmente o totalmente d’accordo, sia quelli sui quali è - dal mio punto di vista - lecito  avanzare più di una riserva, sia quelli - pochi - sui quali è necessario - sempre a mio parere - prendere le distanze, a volte chilometriche. Mi sembra invece utile spendere qualche parola e proporre qualche domanda sulle ragioni ed i motivi che hanno indotto una rivista come “l’Ernesto” a porsi ed a porre alcuni interrogativi, soprattutto un interrogativo, quello che in questi ultimi dieci-quindici anni una certa “sinistra” sempre più anemica, rinunciataria e disfattista avanza balbettando : ma la sinistra ha il diritto di rispondere con la violenza alla violenza dell’avversario cioè della destra ? E  se la sinistra risponde con la violenza non corre forse il rischio di diventare come la destra, cioè brutta, cattiva e violenta ? Non sia mai detto, meglio non rispondere e rimanere belli, bravi e buoni. E morti. Oppure, nella migliore delle ipotesi, sconfitti, cancellati.

Intendiamoci, non sto polemizzando con i compagni de “l’Ernesto” - loro lo sanno benissimo - per aver organizzato il convegno. Intendo solamente richiamare in generale l’attenzione sul fatto che una rivista sicuramente non anemica, non rinunciataria e non disfattista abbia sentito la necessità di organizzare un convegno su questo tema invitandovi anche personaggi presso i quali evidentemente questa domanda sembra avere diritto di cittadinanza soprattutto per potervi rispondere positivamente, sì, a fronte della violenza della destra la sinistra non può che subire senza reagire.

Che la coscienza della sinistra italiana - e che non sia la sola non è una consolazione - sia stata devastata  da vent’anni di revisionismo storico è un fatto accertato ( e prima per decenni una parte del vecchio Pci aveva preparato il terreno) ma che si sia arrivati al punto che qualcuno, e più di uno, possa  tranquillamente spacciarsi di sinistra avendo come programma politico quello dell’autoaffondamento,  questo ha avuto la ventura di sorprendermi e di indignarmi.

Viviamo in un mondo unipolare, grazie anche alle migliaia di anime belle - convinte da sempre di essere di sinistra - che non hanno mancato di dare una mano nei decenni passati a tutte le campagne anticomuniste, nessuna esclusa od eccettuata, e secondo i quali la scomparsa dell’Urss avrebbe finalmente dato il via ad un’epoca di benessere, di libertà per tutti, di democrazia pienamente attuata. Lo abbiamo visto e lo stiamo vedendo tutti i giorni. Smembramento della Jugoslavia, minacce a Cuba, minacce alla Corea del Nord, alla Libia, alla Siria, al Venezuela di Chavez. Diluvio di fuoco sull’Afganistan. Distruzioni immani sull’Iraq. Sequestro del diritto internazionale che d’ora in avanti ha la sua sede alla Casa Bianca e come seconda casa il Pentagono. Dichiarazione di guerra planetaria da parte del presidente statunitense : chi non è d’accordo sul pieno diritto degli americani a comportarsi quali padroni del mondo è un terrorista. Se qualcuno vuole prendere nota, lo faccia :  io sono un terrorista.

Fortunatamente in Iraq non hanno capito che se si  mettono a sparare contro gli invasori americani corrono il rischio di comportarsi male. Oppure hanno deciso di correre il rischio.
Ma che cosa aspettiamo a prendere a frustate - anche senza organizzare convegni appositi - questi ben Oui Oui, tutti questi ex, o pentiti di essere stati comunisti, o angosciati di essere stati un tempo dalla parte giusta, ed ora sempre propensi all’autoflagellazione per aver firmato tanto tempo fa una protesta contro l’invasione americana del Viet Nam, oppure macinati dalla globalizzazione, orfani prima di Craxi e poi adottati  da Berlusconi ? Questi mentecatti da quattro soldi non devono essere incoraggiati a discutere con la gente per bene perché il loro intendimento è quello di insinuare che il nostro futuro sta nella resa, nella fuga, nel rivoltare il vestito, nel non reagire, nel leccare la mano del padrone.

Ma la storia non insegna proprio più nulla ? I Gracchi avrebbero fatto bene, allora, ad inchinarsi alla volontà del Senato ? E Spartaco non avrebbe dovuto ribellarsi e giù giù fino alla Bastiglia che non avrebbe dovuto essere espugnata, alla Comune di Parigi che non avrebbe dovuto insorgere, al Palazzo d’Inverno che non avrebbe dovuto essere preso d’assalto, alla Repubblica spagnola che non avrebbe dovuto essere difesa dall’ammutinamento dei “quattro generali”, alla Resistenza europea che non avrebbe dovuto ergersi contro il nazismo ed il fascismo. Quella santa, giusta, benedetta, entusiasmante, anche se non sufficiente, violenza contro i violenti non avrebbe avuto ragion d’essere perché poi il tipo di potere uscito da questi rivolgimenti - una volta vittoriosi - correvano il rischio, udite udite, di produrre situazioni forse anche peggiori di quelle che erano state rovesciate.

So benissimo - l’ho scritto apposta - che il  ben Oui Oui  di turno vuole rinfacciarmi che i Gracchi sono stati uccisi (dal Senato), che Spartaco è stato crocefisso (da Crasso), che la Rivoluzione francese ha generato anche Napoleone, che la Comune è stata soffocata nel sangue di decine e decine di migliaia di fucilati (da Thiers e dai prussiani), che l’Urss, nata dalla Rivoluzione d’Ottobre, è crollata poco più di settant’anni dopo (soffocata dal capitalismo internazionale guidato degli Stati Uniti ed anche in parte come conseguenza dei propri errori), che i “quattro generali” hanno vinto in Spagna e che la Resistenza europea non ha prodotto se non in parte e non dovunque situazioni sociopolitiche radicalmente più avanzate.

Ma queste sono buone ragioni  perché non ci si doveva battere ? Perché non si doveva impiegare la violenza - la nostra violenza - contro coloro che della violenza avevano fatto, e fanno anche oggi, sistema di vita, pane quotidiano, costume nazionale ?
Tra le cose che hanno imparato alla scuola del “cattivo uso del tradimento” sicuramente non c’è quella che dice : “Chi perde dopo essersi battuto con tutte le sue forze, non è stato ancora sconfitto.  E’ sconfitto, e per sempre, colui che - a qualunque titolo - rifiuta di battersi” . Quali che siano le motivazioni “teoriche” con le quali si sforza di accreditare la diserzione.

E se c’è bisogno di organizzare un convegno mi permetto sommessamente di suggerire questo argomento : la necessità di iniziare da subito il processo per la riunificazione di tutti i comunisti. O non è ancora arrivato il momento di cominciare a parlare fra di noi , di noi e del nostro futuro ?

Milano 2 ottobre 2004