www.resistenze.org - pensiero resistente - unità dei comunisti - 16-07-08 - n. 236

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Verso il Congresso: ricostruire la presenza comunista

 

di Oliviero Diliberto

 

Roma 16 luglio 2008

Prima di qualsiasi riflessione politica, voglio rivolgere un apprezzamento al Partito, alle compagne e ai compagni, per la tenuta e l'equilibrio dimostrati dopo il colpo subito alle elezioni politiche. Non era scontato.  E infatti abbiamo deciso di tenere un congresso straordinario nella piena consapevolezza della criticità della vicenda politica. Sono convinto che abbiamo fatto la cosa giusta, perché nei momenti difficili è bene che il partito rifletta e individui collettivamente la strada da percorrere.


Al nostro interno si è sviluppato un dibattito ampio e serio e si confrontano posizioni anche diverse. Per la prima volta, al documento elaborato dalla commissione politica del Comitato Centrale si oppone un altro documento, sia pur di minoranza, che individua una diversa strategia. Dai congressi provinciali è venuto al primo un vantaggio molto ampio, ma nell'assise nazionale avremo modo di approfondire ulteriormente senza mai abbandonare la ricerca della sintesi unitaria. 

 
Oggi, per la prima volta nella storia dell'Italia repubblicana, i comunisti non siedono in Parlamento. Molti i fattori che hanno concorso. Non voglio qui fare un'analisi frettolosa quando c'è il documento congressuale che propone un serio approfondimento. Ma voglio qui ripetere, sia pur schematicamente, il “cuore” della nostra proposta, nella convinzione che oggi essa sia l'unica valida, l'unica che può consentire al nostro partito di affrontare con fermezza e moderato ottimismo una situazione straordinariamente difficile e complicata, contrariamente a ciò che accade in altre forze politiche dove le differenze e le difficoltà nell'individuare una strategia esplodono acutamente.
Il “cuore” della nostra proposta politica sta nel forte appello unitario al Partito della Rifondazione comunista. Esso nasce dalla consapevolezza della gravità, persino della pericolosità, della situazione politica. Berlusconi non ha smentito se stesso. In neanche tre mesi, il suo governo si è caratterizzato per l'indegnità delle politiche razziste e xenofobe. Nella nostra assenza dal Parlamento e nella mancanza di ogni opposizione da parte del Pd, il governo ha rivelato il suo vero volto scatenandosi nella caccia all'immigrato - e quindi al più debole - con azioni indicibili come le impronte ai bimbi rom e la ferocia dei blitz ai campi nomadi. Sono state dette parole e avanzate proposte che ricordano i primi passi del nazismo e del fascismo e riportano agli anni più bui della storia d'Italia. E mentre il Pd taceva alla ricerca spasmodica del dialogo con Berlusconi, la  situazione economica precipitava verso la recessione, con un ulteriore, drammatico peggioramento delle condizioni della nostra gente, dei lavoratori e dei pensionati, costretti a vivere con retribuzioni da fame, in ambienti di lavoro pericolosi, nella diminuzione costante dei diritti. Una china pericolosa che mette a serio rischio la democrazia, l'universalità dei diritti. E ancora una volta, come in ogni stato autoritario, per di più inasprito dall'ossessione di Berlusconi per la sua interminabile vicenda giudiziaria, è partito l'attacco all'autonomia della magistratura e alla libertà d'informazione.

 

Potrei continuare con un lungo elenco di ingiustizie e sopraffazioni. Ma il compito prioritario dei comunisti è individuare la strada e le forze che possano modificare questa drammatica e pericolosa situazione. Ed è qui che nasce la nostra proposta di riunificazione a Rifondazione comunista, sapendo tutti e due, noi e loro, che le ragioni che nel passato ci hanno portato alla scissione sono superate e che le ragioni di oggi sono troppo serie perché i comunisti non si riorganizzino.

 
Non c'è alcun settarismo, alcuna chiusura in questa proposta. C'è solo la volontà di rafforzare la presenza dei comunisti in un Paese dove sembrano diventate assenti le ragioni e la cultura e la capacità di lotta e la storia della sinistra. La sinistra, tutta la sinistra, quella organizzata nei partiti e quella che opera nella società, nelle tante associazioni che intervengono sul territorio, nei tanti e tante che si sono allontanati dalla politica. E' con questa sinistra, facendo tesoro della fallimentare esperienza dell'Arcobaleno, che i comunisti devono aprire interlocuzioni, fare esperienze, intessere legami. La sinistra è un vasto e variegato popolo, non sempre e non interamente riconducibile a noi, ma in esso vivono esperienze e azioni che fanno parte di una storia comune. C'è un nesso inscindibile tra comunisti e sinistra, che fa parte della nostra cultura e della nostra storia. Noi vogliamo ricostruire la sua presenza in Italia, senza alcuna presunzione di autosufficienza, nel rispetto delle tante anime e sensibilità che la compongono.  Ci aspetta un lavoro duro e difficile. Le donne e gli uomini del Pdci ce la faranno. Perché è da ciò che passa il riscatto degli oppressi e il cambiamento dell'esistente.