www.resistenze.org - pensiero resistente - unità dei comunisti - 29-07-08 - n. 238

da www.contropiano.org
 
Appunti di riflessione per l’unità dei comunisti
 
di Giuseppe Amata
 
1)
La situazione internazionale è caratterizzata da un accentuarsi delle contraddizioni interimperialistiche fra USA, Unione Europea e Giappone, per un verso e per altro verso fra le contraddizioni tra queste potenze e la Russia, la Cina, l’India, il Brasile e tutti i paesi del mondo che vogliono scrollarsi il dominio imperialistico.
 
La Russia, dopo il governo di Eltzin che l’aveva enormemente indebolita e smembrata e messa alle dipendenze degli Usa e dell’ Unione Europea, con Putin si è ricostituita come potenza capitalistica ma con forte presenza del capitale monopolistico statale, e si è posta di fatto in "continuità" con la storia zarista e con quella sovietica, senza evidenziare la discontinuità e le contraddizioni antagonistiche nel settore economico-sociale che vi furono tra le due diverse fasi storiche.
 
La Cina, a sua volta, ha sviluppato "un’economia socialista di mercato" ed ha raggiunto un elevato livello economico, tanto da potersi prevedere per i prossimi decenni il raggiungimento della leadership mondiale. Le etichette attribuite da alcuni compagni alla Cina, di paese socialista o capitalista, a seconda delle opposte opinioni sono, a mio modesto avviso, entrambe errate perchè basate su un primitivo concetto di socialismo che non ha nulla a che vedere con le esperienze della storia e con le categorie reali che dovrebbero definire una formazione sociale socialista realizzata.
 
Detta formazione, per come si va delineando il processo storico, per non apparire un’utopia, si potrà realizzare in un lungo periodo e dovrà essere basata non soltanto sulla socializzazione dei rapporti di produzione e sullo sviluppo delle forze produttive (quindi con l’aumento della produttività del lavoro e non semplicemente con un egualitarismo basato sul basso livello di sviluppo delle forze produttive!), ma anche sulla preminenza del valore sociale rispetto al valore di scambio e sulla corretta integrazione tra economia, energia ed ambiente, considerando il territorio come unità di produzione, al posto dell’azienda, quando si deve formulare il giudizio di convenienza (che non può essere solo economico, bensì energetico e sociale!) per ogni investimento che si dovrà realizzare. Per queste ragioni, rappresentando la Cina nella realtà internazionale un polo di contrapposizione all’imperialismo, subirà i risultati della lotta politica, militare, economica, ideologica che si sviluppa tra imperialismo (da una parte) ed antimperialismo e socialismo (dall’altra parte) sul piano mondiale. Ciò, pertanto, influenzerà il destino della stessa Repubblica Popolare Cinese, anche attraverso la lotta di classe che si sviluppa nel suo interno, là dove le contraddizioni che tutt’oggi si evidenziano come all’interno del popolo potranno diventare in futuro di natura antagonistica, come del tipo fra borghesia e proletariato, se il Partito comunista cinese non riuscirà più a governare, per come di fatto per grandi linee sta governando, l’enorme processo di trasformazione della società.
 
La società cinese si può considerare oggi come una formazione sociale di transizione, il cui approdo finale non può essere nella testa di nessuno. Solo la storia potrà attestare cosa diventerà. Così come la società mercantile semplice che inizia a svilupparsi nelle città-stato dell’Italia centro-settentrionale nel periodo pre-rinascimentale e rinascimentale e che comincia a scardinare il modo di produzione feudale, certamente non poteva, per chi viveva in quel periodo, essere letta come la società di transizione verso il modo di produzione capitalistico. Solo alla fine del processo storico, per chi viveva nella società capitalistica, come Marx, attraverso la concezione materialistica della storia, si poteva leggere il risultato di tale processo. Quindi, per concludere questo concetto, nella Cina di oggi vi sono categorie storiche nuove, come la funzione dirigente del Partito comunista (quale avanguardia della classe operaia e dei settori sociali che si creano con lo sviluppo delle forze produttive, della ricerca scientifica e della rivoluzione culturale, cioè la cosiddetta "triplice rappresentanza"), la pianificazione che tende a livellare i vecchi ed i nuovi squilibri storici ed altre; nello stesso tempo persistono le categorie del modo di produzione capitalistico, le quali però non si esplicizzano liberamente secondo quelle che Marx definiva "leggi coercitive della concorrenza", ma sono orientate e regolate dalla politica economica statale.
 
L’India, il Brasile, l’Iran, l’Indonesia ed altre potenze emergenti, guidate dalle rispettive borghesie nazionali, con l’intensificarsi dello scontro di classe sul piano internazionale vedranno un aumento della contraddizione capitale-lavoro anche al loro interno ed il ruolo del crescente proletariato dovrà di conseguenza assumere una funzione dirigente, tenendo conto del come si svolgerà la lotta di classe sul piano interno tra borghesia nazionale e proletariato e sul piano mondiale tra imperialismo e paesi indipendenti e popoli oppressi.
 
I paesi che nel XX secolo, oppure in quest’inizio di secolo, hanno avviato una lotta rivoluzionaria ed una trasformazione sociale della società, come il Vietnam, la Corea del Nord, Cuba, il Venezuela, la Bolivia e tanti altri paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina, nonchè i popoli ancora oppressi rappresentano in questo momento la principale corrente storica antimperialistica.
 
Anche il proletariato dei paesi capitalistici, ovviamente, rappresenta una forza rivoluzionaria determinante per cambiare il mondo. Tuttavia, deve riprendere il legame interrotto negli ultimi decenni con i popoli oppressi e deve abbandonare una concezione economicistica e corporativa della lotta di classe. Per realizzare questi compiti deve essere organizzato e guidato da una forza politica autenticamente comunista, la quale bisogna costruire o ricostruire in quasi tutti questi paesi, attraverso una corretta analisi ideologica, politica, organizzativa della fase che stiamo vivendo contrastando le forze sedicenti comuniste, ma che di fatto hanno snaturato la funzione ed il ruolo d’avanguardia del Partito comunista. Per il successo del Partito comunista decisiva sarà la lotta di massa nei diversi paesi, la visione internazionalista ed i collegamenti internazionali ed anche la lotta politica nelle diverse istituzioni elettive, superando però il cretinismo parlamentare, l’estremismo parolaio, il settarismo organizzativo, il movimentismo finalizzato a singole rivendicazioni od alle elezioni parlamentari.
 
Per tutte le contraddizioni fin qui elencate e per le altre esposte successivamente nel mondo odierno aumentano i pericoli di guerra generalizzata, mentre le guerre locali o regionali, aizzate di volta in volta dalle singole potenze imperialistiche sono senza soluzione di continuità. Rimane, dunque, ancora di attualità l'analisi di Lenin esposta nel saggio Imperialismo fase suprema del capitalismo per comprendere la fase storica che stiamo vivendo.
 
In tal senso attenta considerazione deve essere posta alla montante crisi economica e soprattutto finanziaria che si sta sviluppando a livello internazionale, sia perchè come tutte le crisi economiche e finanziarie passate (grande crisi 1929-33 risolta con le terapie keynesiane e crisi petrolifera 1973 ed anni seguenti che ha portato alla crescita del capitale transnazionale, allo sviluppo delle imprese multinazionali, all’abbandono del keynesismo ed al rafforzamento del potere del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e delle grandi banche centrali e private) essa è:
 
a) insita nel modo capitalistico di produzione, fondato come è noto sulla socializzazione dei processi di produzione e sull’appropriazione privata del prodotto (in termini di massimizzazione di interessi, profitti, rendite fondiarie);
 
b) dovuta all’indebitamento crescente degli Usa, i quali non possono come prima finanziare le loro guerre e i loro debiti stampando dollari, considerato che il dollaro si indebolisce continuamente nei confronti dell’euro e dello yen e più dollari stampano più avviene il rifiuto della loro moneta nel mercato internazionale; per superare la debolezza del dollaro dovrebbero imporre una guerra su scala più vasta di quella irakena e dimostrare a tutti i paesi capitalistici che loro detengono l’egemonia mondiale e quindi mantenendo questa egemonia mantengono la supremazia del dollaro;
 
c) dovuta alle pressioni speculative sulla merce-tipo (merce che entra nella produzione di tutte le merci) come il petrolio che portano il prezzo continuamente al rialzo arricchendo gli speculatori; 4) dovuta alla la trasformazione delle coltivazioni agricole secondo gli interessi delle grandi imprese multinazionali, le quali anzichè tener conto del problema alimentare mondiale, usano i terreni per coltivare le merci che hanno un maggior mercato nei paesi ricchi (frutta, anche per i derivati in succhi, fiori, ecc.) e sperimentano in laboratorio ibridi fondati sulle manipolazioni genetiche per assoggettare i coltivatori all’acquisto annuale delle sementi, anzichè alla riutilizzazione di una parte del prodotto come semente, violando le leggi naturali di esistenza fondate sull’adattamento e sulla climatizzazione delle specie vegetali nei diversi territori.
 
2)
Con il crollo dell'Urss e dei paesi dell’est europeo, in Europa si è aperto un grande vuoto che l’Unione Europea e gli Usa in competizione stanno rapidamente colmando attraverso l’allargamento della stessa UE e della Nato, maggiormente in mano agli Usa, portata ai confini della Russia e pronta ad installare armi contro di essa. Questo processo è avvenuto attraverso dolorosi smembramenti di Stati e di nazionalità (oltre l’Urss, la Yugoslavia, la Cecoslovacchia, altri nella regione caucasica) e non si è ancora concluso. La stessa Italia corre il pericolo dello smembramento con l'azione dirompente della Lega e con lo smembramento dell’assetto costituzionale repubblicano, nato dalla Resistenza, sotto i colpi del revisionismo ideologico e politico e quindi del revancismo. In tal senso grande responsabilità hanno avuto il gruppo dirigente dell’ultima fase del Pci, il Pds poi Sinistra democratica, quindi il Partito democratico, oltrechè s’intende ha primaria responsabilità il fascismo di massa innescato dal berlusconismo, dai partiti dichiaratamente di destra e dalla Lega, Pari passo con le invocate "riforme istituzionali" è stata avviata, in Italia, la politica delle privatizzazioni che ha portato allo smembramento dei monopoli pubblici, i quali prima o poi finiranno nelle mani di holdings private europee od anche americane o giapponesi. E si sa che un capitalismo nazionale forte non può esistere senza una finanza ed un'industria statale di un certo peso. Non solo, ma un eventuale smembramento dell'Italia dovrà tener conto dell'influenza americana, la quale attraverso le basi militari in Sicilia, Sardegna e Veneto, controlla non solo il traffico petrolifero bensì il dominio politico, economico e militare del Nord-Africa, Medio-Oriente, della regione balcanica (Serbia e Croazia parzialmente; Macedonia, Montenegro, Albania totalmente), nonchè di quella greca e turca. Se ne deduce che l’Italia rischia di essere una zona marginale dell’UE e/o una colonia americana.
 
3)
L'ondata anticomunista sul piano ideologico e politico, aizzata dall'imperialismo dopo il crollo dell’Urss, e sviluppatasi con la collaborazione della piccola e media borghesia urbana e con l'indifferenza, purtroppo, alle volte, della classe operaia occidentale, che sembrava bloccata, anche se non sconfitta, nella seconda metà degli anni ’90 del secolo scorso, sta riprendendo nuovo vigore, poichè le forze che si definiscono comuniste non sono state in grado di iniziare una controffensiva sul piano nazionale ed internazionale, in quanto mancanti di una ideologia rivoluzionaria che legasse teoria e pratica e di conseguenza mancanti di strategie e tattiche appropriate, mentre si sono dedicate, principalmente ad iniziative parlamentari rispetto alla lotta di massa e nello svolgimento della stessa attività parlamentare si sono lasciate coinvolgere dalle forze socialdemocratiche o liberali, subordinandosi alla loro strategia e perdendo quindi l’autonomia di giudizio e di iniziativa politica. Ciò ha portato in Italia alla scomparsa della rappresentanza comunista in Parlamento.
 
4)
Pesanti compiti ricadono sulle spalle degli autentici comunisti. Anzitutto essi devono ricostruire i partiti comunisti su una teoria e una pratica dichiaratamente leniniste ed internazionaliste, e devono tener conto della lezione storica, cioè dei successi e delle sconfitte subite dall'Ottobre fino ai nostri giorni, per arricchire il proprio patrimonio del sapere scientifico e rivoluzionario e sviluppare così dei partiti di quadri e di massa nello stesso tempo, senza scindere i due aspetti, come fece all'inizio degli anni '50 il revisionismo internazionale, per cui alla fine degli anni '80 e nei primi due anni '90 si è pagato il conto nel modo tragico che abbiamo conosciuto.
 
Successivamente bisogna promuovere, nell'ambito di un disegno internazionale unitario, una politica di alleanze sul piano nazionale tra forze sociali e politiche anticapitalistiche nell’ambito del fronte unito antimperialista.
 
Perno di questo fronte nei paesi capitalistici è la stretta unità tra lavoratori direttamente produttivi (operai, braccianti, piccoli contadini, piccoli artigiani) ed indirettamente produttivi (scienziati, tecnici, docenti, operatori sociali) della ricchezza sociale. Su questa base operativa il fronte ingloberà altresì la massa dei giovani studenti, dei senza lavoro, e dei lavoratori improduttivi dell'apparato statale e del settore privato che insieme potranno difendere, nel caso dell’Italia, la coesione nazionale e l'integrità territoriale del paese scaturito dal Risorgimento e consolidatosi con la lotta antifascista e la Carta Costituzionale.
 
Per preparare la controffensiva bisogna attrezzare sul piano ideologico, politico e dell'azione di massa il partito comunista, che pertanto non può essere il frutto di un compromesso fra correnti diverse, fondato sull'eclettismo e sulla generica lotta per un socialismo come aspirazione o come sol dell'avvenir, ma che nell'ambito di una corretta dialettica e democrazia interna lotti invece per il socialismo come formazione sociale da realizzare nei prossimi decenni.
 
Bisogna far capire ai militanti di Rifondazione, del Pdci, del vecchio Pci rimasti senza tessera o confluiti attraverso i diversi passaggi nel Partito democratico, che non si può più riproporre la politica e la funzione del PCI svolta negli anni '60 e '70, quando nell'ambito del confronto tra i due blocchi, l'Italia aveva un suo spazio economico e politico in Europa e nell'area mediterranea (dal momento che la Germania era stata ridimensionata e divisa) ed in particolare sviluppava con vantaggio il suo commercio estero con l'Est europeo, l'Urss, il Nord-Africa ed il Medio-oriente e di conseguenza il Pci giocava un suo ruolo non solo sul piano interno, ma anche su quello internazionale.
 
Oggi la politica internazionale, come anzidetto, è notevolmente cambiata e pertanto occorre tenere conto dei mutamenti intervenuti.
 
5)
Per sviluppare una lungimirante e vittoriosa iniziativa di massa bisogna avere una linea politica di lunga durata e sviluppare nel territorio oltre al Partito comunista, che in Italia bisognerà ricostruire, le organizzazioni di massa specifiche, quali:
 
a) il sindacato di classe per difendere l'occupazione ed il valore della forza-lavoro;
 
b) quelle contadine per la difesa del loro lavoro contro la rapina monopolistica della CEE;
 
b) quelle ambientaliste per la difesa del territorio dalla mercificazione continua del processo capitalistico che determina a lungo andare processi d'inquinamento e disastri naturali irreversibili;
 
c) quelle sociali e ricreative.
 
6)
La questione energetica ed ambientale è oggi diventata una questione che merita attenta considerazione e deve essere trattata in modo scientifico. La questione energetica non è rappresentata dalla carenza di petrolio, di gas o di altre materie prime o dal loro prezzo crescente, per cui in alternativa come hanno deliberato all’ultimo G8 in Giappone i leaders di questi paesi si procederà alla costruzione di mille centrali nucleari. La questione energetica maschera il problema reale, cioè la questione entropica, che consiste nel ridurre le emissioni inquinanti e nell’attuare dei processi produttivi nel rispetto delle condizioni naturali di esistenza, basate sul trasferimento di flussi energetici e sul rispetto del bilancio energetico sia del Pianeta che dei singoli eco-sistemi. Se l’entropia (disordine) aumenta a dispetto della negaentropia (ordine) sia nel Pianeta che nei singoli ecosistemi significa che si marcia in direzione della distruzione di ogni forma di vita. I modi di produzione precedenti a quello capitalistico, vale a dire quello schiavistico e quello feudale, si sono basati principalmente sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e meno sullo sfruttamento della natura; in ogni caso anche se vi è stato lo sfruttamento delle risorse naturali e la distruzione di qualche ecosistema naturale, nell’arco di un certo ragionevole tempo si sono ricreate nuovamente le condizioni dello sviluppo. Nel modo di produzione capitalistico allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo si scompagna lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali ed il grande impiego di risorse energetiche determina quello che oggi si chiama riscaldamento globale, cioè processi termodinamici irreversibili che violano le leggi naturali di esistenza. In tal senso, il socialismo come formazione sociale si configura come una nuova formazione sociale, che conterrà certamente determinate contraddizioni, ma che dovrà risolvere correttamente la relazione economia-energia-ambiente nel rispetto delle condizioni naturali d’esistenza, che oggi si pone come necessità storica che deve essere affrontata e risolta.
 
7)
Una linea politica non cade dal cielo, ma deve essere continuamente elaborata, come frutto di una visione unitaria del sapere scientifico, di cui il marxismo, il leninismo, il pensiero di Mao sono parte. Bisogna, quindi, pensare come fondare l'università popolare per istruire creativamente i quadri, con l'insegnamento nell'unità inscindibile tra teoria e pratica di tutte le discipline conosciute, ma non in forma slegata tra di loro, bensì proprio nella visione unitaria che la Scienza è una sola, da cui si diramano poi i diversi settori della conoscenza. E la politica ne deve rappresentare il concentrato. L'università popolare non dovrà essere, quindi, la vecchia "scuola quadri del Pci", in cui prevaleva lo studio dogmatico e ripetitivo di alcuni testi, anche classici, e di alcuni elaborati dei dirigenti del Partito, ma la forma suprema dell'insegnamento scientifico e rivoluzionario per trasformare, come diceva Marx, il mondo.
 
8)
Dobbiamo, in conclusione, affrontare problemi di strategia alla luce delle principali contraddizioni:
 
a) imperialismo-popoli oppressi, con dominio del Nord sul Sud del mondo;
 
b) capitale-lavoro, con aumento del saggio di sfruttamento del lavoro e l'impoverimento delle masse in ogni parte del mondo;
 
c) contraddizioni interimperialistiche che, dopo il crollo dell'Unione Sovietica, nella rispartizione del mondo determinano sconvolgimenti degli Stati nazionali, tentativi di formazione di Stati multinazionali guidati dal capitale finanziario, come l'Unione Europea, integrazioni economiche e commerciali, accelerazione della crisi economica, manifestazioni di guerre regionali che possono degenerare in conflitto mondiale;
 
d) la crisi ambientale dovuta al modo di produzione capitalistico, il quale sta distruggendo nella corsa alla mercificazione la bio-massa che si è formata sul Pianeta e viola costantemente le leggi naturali dei trasferimenti energetici; la contraddizione città-campagna sempre più esasperata è un elemento caratterizzante della crisi ambientale. Di conseguenza trasformare il modo di produzione capitalistico non è soltanto un’aspirazione dei popoli contro lo sfruttamento e per l’eguaglianza sociale, ma una necessità storica per salvaguardare l’esistenza della vita delle specie nel Pianeta.