www.resistenze.org - pensiero resistente - unità dei comunisti - 30-07-08 - n. 238

da http://www.marcorizzo.eu/2008/07/19/intervento-di-marco-rizzo-al-congresso-nazionale-del-pdci/#more-161
 
Lotta al capitalismo, alternatività al PD, direzione collettiva per ricostruire il partito comunista
 
Intervento di Marco Rizzo al Congresso nazionale del PdCI
 
Volevo ringraziare Diliberto per la compiutezza della sua relazione, ma sono anche invidioso del tempo che aveva a disposizione e che avrà nella replica conclusiva. Per questo motivo gli porrò anche alcuni quesiti.
 
Il breve periodo che ci separa dall’Agosto vedrà compiersi i congressi dei partiti che ancora si definiscono Comunisti.
 
Così come breve e rapida è stata la stagione che ha portato le classi dirigenti di questi due partiti dalla “sbornia” nuovista dell’Arcobaleno alla riscoperta per alcuni di nuove proposte di unità, per altri ad un comunismo “rifondato” o “costituente”.
 
L’impressione di chi ha seguito e partecipato ai congressi preparativi non può certo dirsi soddisfacente. Troppe volte è avvenuto quello che non doveva accadere sul tesseramento, sulle “truppe cammellate”, sulla faziosità, su regole dubbie comunque disapplicate, ma soprattutto sui veleni che distruggono la solidarietà tra compagni.
 
Forse questo è capitato più a Rifondazione che tra noi, ma certo non sono bei segnali.
 
Cosa è successo? Quattro mesi fa, solo 120 giorni fa, si vaticinava un risultato elettorale vicino dal 12 al 15 per cento, ora invece, non ci siamo praticamente più.
 
E certo quindi bisogna indagare, capire, riflettere. Il tempo è tiranno e quindi posso parlare di un solo caso, quello dell’operaio del Nord che ci ha abbandonato e che magari ha anche votato per la Lega.
 
E’ un caso che conosco da vicino perché, come sapete, mio padre era un operaio.
 
Cosa abbiamo dato ai lavoratori negli ultimi vent’anni in cui la sinistra comunista si è cimentata con la vicenda del governo? Abbiamo provato a resistere nei confronti di chi diceva che le idee erano finite, che non era più il tempo delle ideologie, poi gli abbiamo consegnato dei leader privi di qualunque passione, non faccio i nomi per non polemizzare, ma certo mio padre era sicuro che Secchia, Togliatti, Longo e Berlinguer quando tornavano la sera a casa pensavano ai suoi problemi. Oggi non è più così. Ed alla fine non vi è stata alcuna conquista in questo governismo, anzi ci sono state le leggi del centrosinistra a favore della precarietà, la truffa sul TFR, le pensioni ed il welfare. A questo punto, dopo tutto ciò, questo operaio si è rinchiuso nell’identità territoriale, nella fiscalità federalista e nella contrarietà al diverso, specie se aveva una pelle di un altro colore. Et voilà, il passaggio alla Lega era già cosa fatta!
 
Sarà per un misto di idealità e di testardaggine ma mi permetto ancora di insistere sul fatto che “non può finire così” e che è necessaria una base nuova di analisi e di proposte da mettere in campo.
 
Mai come oggi il mondo ed anche il nostro paese dimostrano l’ineguaglianza e la totale mancanza di tenuta e di prospettiva del sistema capitalistico, tra guerra, terrorismo e collasso ambientale. Una critica irriducibile a questo modello di società è non solo giusta ma è l’unica che può dare uno sbocco di sopravvivenza a questo pianeta.
 
Il comunismo come idea, pratica e forma sociale si può definire entro tale prospettiva….
 
In Italia la proletarizzazione avanzata della quasi totalità della popolazione si manifesta in contrapposizione ad una grande concentrazione di ricchezza nelle mani di pochissime persone. La precarizzazione ormai totale di ogni forma di lavoro (anche di quelli intellettuali) si alterna con l’ offensiva della politica degli scandali (l’ultimo quello del già socialista Ottaviano Del Turco), del privilegio per i potenti e di un arretramento complessivo dei diritti nel nostro paese.
 
Diciamo che i fattori oggettivi per una sacrosanta protesta ed una critica serrata al sistema ci sono tutti. Mancano i fattori soggettivi della politica. Serve un “filo rosso” che unisca e ridia forza e identità ad un mondo dei lavori, della disoccupazione e della precarietà che da solo non può farcela in quanto sempre più spezzato e articolato. Questo è il compito moderno e antico della politica di un vero partito di sinistra ed ancor più di un partito comunista.
 
Mettere in “comunicazione militante” le lotte, le ingiustizie, tutto “quello che non va”, in primo luogo contro le più vistose ed odiose situazioni di disparità.
 
Se quello che ho detto ha un fondamento, e sinceramente credo di sì, è necessario approfondire alcune questioni e avere, da Oliviero Diliberto appunto una sua risposta, un suo contributo nelle conclusioni.
 
Cominciamo dall’Europa, questa Europa che deve essere dei popoli, ma che sarà bene che cominciamo a dire è solo dei padroni, matrigna sui diritti e pessima sui temi sociali. Un Europa che arriva a consentire l’orario di lavoro sino a 65 ore settimanali, un vero massacro per i lavoratori! Possiamo cominciare a dire che siamo quindi contro l’Europa? Possiamo cominciare a dire che se gli Stati Uniti sono colonialisti, in quanto fanno le guerre e poi occupano gli Stati (vedi l’Afghanistan e l’Iraq), l’Europa è imperialista, nel senso che non fa le guerre ma che la penetrazione della sua borghesia è fatta di tecnologie, di capitali e di magari di una forza di intervento rapida?
 
E per tradurla in parole più semplici, se è giusto essere contro i governi degli USA, e quindi è giusto chiedere il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan, possiamo anche dire che è altrettanto giusto chiedere il ritiro dei nostri soldati dal Libano, anche se questo può dispiacere a D’Alema?
 
E poi il quadro nazionale, che è quello che conta di più perché incide sulla viva carne della nostra gente.
 
La nascita del partito democratico ha cambiato questo quadro politico e Diliberto ha ragione quando dice che il partito di Berlusconi e quello di Veltroni sono simili ma non uguali. Certo Berlusconi è l’espressione massima della reazione, con dentro pure i fascisti, ma non pensiamo che i poteri fori non vedano nel Pd un ottimo alleato in quanto se Berlusconi si scontra col conflitto sociale, Veltroni lo vuole narcotizzare. E poi, vogliamo dirla tutta? Se il berlusconismo è una cultura, un modo per noi negativo di pensare e di agire, possiamo dire che il berlusconismo ha permeato fino al midollo il Pd, indifferentemente al fatto che comandi Veltroni o D’Alema? E sapendo anche che questo non vale per gli elettori e per la base del partito, ma per la sua classe dirigente. Totalmente alternativi al Pd quindi, nella vicenda del governo del paese e pure nelle questioni locali. Con questo non voglio dire che a Pistoia, dove abbiamo il 10% e forse siamo davvero determinanti per costruire le politiche dentro la coalizione di centrosinistra dobbiamo mandare tutto a catafascio. Ma in larga parte del paese, a partire da luoghi simbolici come Bologna e Napoli, noi dobbiamo dire chiaramente che non ci alleeremo più con personaggi e con politiche come quelle di Cofferati o Bassolino, o chi per lui.
 
Sulla proposta politica: sono felice che sia stata archiviata la proposta pessima dell’Arcobaleno, frutto degli ultimi anni del disastroso governo Prodi. E’ bene perciò un processo unitario e costituente dei Comunisti. Questo è necessario, ma non sufficiente. Serve serenità e condivisione. C’è bisogno di tutti i Comunisti: quelli di Rifondazione, quelli del PdCI e i tanti che stanno fuori da tutti e due i partiti, organizzati o meno. Per questo non posso tacere sul grave errore che si è commesso a Bologna e a Napoli, dove coloro che più si erano distinti nella critica all’Arcobaleno, nella conservazione del simbolo, e poi ancora avevano criticato sia Cofferati che Bassolino, sono stati non solo messi in minoranza (questo può far parte della dialettica politica purchè si rispettino davvero le regole), ma sono stati completamente azzerati negli organismi dirigenti e nella composizione dei delegati a questo Congresso nazionale.
 
E’ pensabile che il nostro capo operaio alla Fiat di Pomigliano, Gerardo Giannone, non faccia parte nemmeno del Comitato federale di quella federazione e che dirigenti dalla decennale esperienza come Franco Specchio, Luigi Perna, Dolores Madaro ed altri abbiano subito la medesima sorte? E poi ancora, che il segretario uscente di Bologna e l’intero gruppo dirigente di quella federazione siano anch’essi scomparsi da qualunque direttivo? Mi pare un errore profondo che dovrà essere recuperato.
 
E poi sul lavoro, sul tema fondamentale del lavoro. Possiamo ricordare che dentro la Cgil si sta svolgendo una battaglia essenziale per i contenuti e la natura del sindacato stesso e che ora bisogna saper scegliere e che serve un orientamento chiaro a favore della sinistra di quel sindacato in totale opposizione ad Epifani, che oggi è espressione concreta della trasformazione completa della Cgil nel sindacato concertativo voluto dal Pd. Se questo è vero allora bisognerà, come si può dire, “orientare” e se serve anche criticare quei nostri compagni di partito che hanno votato assieme ad Epifani nel direttivo della Cgil sulla questione della contrattazione nazionale del lavoro.
 
E ancora sulla legge 30 e sulle leggi della precarietà dobbiamo costruire un movimento di massa e perché quindi non aderire alla proposta di referendum popolare per la loro abrogazione voluto dall’insieme del sindacalismo di base ed extraconfederale? Mi parrebbe giusto far votare un ordine del giorno di questo Congresso in tal proposito.
 
E per finire, sulla contingenza. Ha fatto bene Diliberto a dirci che per le elezioni europee ci sia un solo partito comunista con una sola falce e martello e, se posso comprendere Paolo Ferrero, che in vista del Congresso di Rifondazione deve essere cauto, non posso non dire che sbaglia quando dice di no a “fusioni a freddo” tra Comunisti. Anche perché arriviamo da un accordo come quello dell’Arcobaleno che non solo è stato deciso da un vertice di pochi ma, dal punto di vista politico, si potrebbe dire che è stato deciso in un freezer!
 
Diffido dell’idea di avere una linea che pensa alle elezioni come punto principale. Le elezioni e la presenza nelle istituzioni devono essere un punto rilevante ma non dirimente. Quello che conta è più un percorso di lungo periodo sociale, ideale e culturale per riconquistare la fiducia della nostra gente, del nostro popolo. Se noi parliamo a loro solo con l’obiettivo delle elezioni, non ci capiscono e alla fine, poi non ci votano. Dobbiamo evidentemente tornare ad essere forti, a poter contare nella società, e solo a quel punto potremo nuovamente cimentarci col problema del governo del paese anzi, da leninisti dovremmo pensare addirittura al problema del potere ma, dati i rapporti di forza presenti oggi, non vorrei che qualcuno fosse tentato di chiamare il 118, prendendomi troppo alla lettera.
 
Ma, ironia a parte, semmai tra qualche tempo dovessimo cimentarci di nuovo con maggioranze di governo, devo dire esplicitamente che i nostri ministri non dovrebbero essere più persone fisiche bensì solo obiettivi concreti.
 
Se dovessi parlare dell’oggi i miei ministri preferiti sarebbero l’abolizione della legge 30, l’abolizione della controriforma Moratti e via di seguito. Il mio assessore preferito, che ne so, alla regione Lombardia, si chiamerebbe “nuovo piano di sanità pubblica” per quella regione.
 
In sostanza, eventuali maggioranze di centro sinistra, di fronte a forti partiti comunisti potrebbero ricevere i voti per governare solo ed esclusivamente con progetti concreti, dalla parte del popolo e dei lavoratori, e non da quella di persone fisiche occupanti posti da ministro, sottosegretario, assessore o quant’altro.
 
Concludo dicendo che, se Oliviero Diliberto ha citato il compagno Amendola, grande dirigente comunista quando c’era un PCI con un ben diverso peso nella società ed oltre il 30% dei voti e quando c’era ancora l’Unione Sovietica, oggi la situazione è invece ben diversa e più complicata. In tal senso mi sembra più utile, e lo faccio con immodestia, citare Gramsci: siamo di fronte a 5, 10, 15 anni di dura opposizione politica e sociale, e non possiamo costruire un Partito comunista solo abituato al governo. Dobbiamo predisporre un Partito con una direzione collettiva, un Partito di dirigenti, di quadri, di militanti predisposti mentalmente e capaci praticamente a costruire lotte, vertenze e movimenti nella società. Dobbiamo dimostrare alla nostra gente, al nuovo proletariato, l’utilità sociale della presenza del Partito Comunista.
 
Ci hanno chiesto di essere una sinistra buona. Voglio rispondere a Veltroni, D’Alema, Rutelli, Vendola e quanti altri, che noi lavoreremo solo per una sinistra vera, e quindi anticapitalista, antiliberista ed antimperialista, ed in più vorrei ricordare che lavoreremo avendo come obiettivo una società di liberi ed eguali. Lavoreremo cioè per il comunismo!