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da www.parmadaily.it:80/Notizie/Dettaglio.aspx?pda=CTT&pdi=42332
 
L'unità dei comunisti e rottura rivoluzionaria
 
Intervista a Giorgio Apostolou del Circolo Comunista di Parma.
 
di Andrea Marsiletti
 
11/03/2011
 
ParmaDaily intervista a Giorgio Apostolou, uno dei promotori del Circolo Comunista di Parma, già esponente del Partito Comunista greco.
 
Che cosa distingue il Circolo Comunista di Parma dagli altri partiti della galassia comunista parlamentare ed extraparlamentare?
 
Il circolo Comunista di Parma (CCP) non è un partito politico. Il CCP è stato fondato dopo una serie di incontri informali fra comunisti di discussione e di approfondimento sulla grave situazione politica, sociale ed economica dovuta alla crisi capitalistica e alla volontà dei padroni di far pagare i costi della loro crisi alla classe operaia e alle masse popolari in generale.
 
Tutti noi abbiamo convenuto sul fatto che la lotta di classe in direzione anticapitalista e socialista diventa più debole e vulnerabile per la mancanza in Italia di un autentico Partito comunista. Pertanto tali considerazioni, unite alla volontà di dare il nostro contributo politico all’unità dei comunisti, sono sfociate nella formazione del Circolo Comunista di Parma inteso non come l’ennesimo gruppo di tendenza comunista ma come un luogo d’incontro politico organizzato nell’ambito cittadino per la formazione teorica marxista-leninista, l’intervento nelle lotte politiche e sociali e per l’unità dei comunisti in un Partito comunista degno di questo nome.
 
In ultimo noi riteniamo, per essere chiari e coerenti, che l’unità dei comunisti debba essere basata non su generici appelli “buonisti” di unità ma su solide basi teoriche e programmatiche.
 
Per noi le questioni della rottura rivoluzionaria, della trasformazione in senso socialista della società, della socializzazione dei mezzi di produzione, unite alle questioni del Partito di tipo leninista, del marxismo-leninismo inteso come strumento teorico, vivo e creativo di analisi e di azione rivoluzionaria, la difesa della storia del movimento comunista internazionale e l’internazionalismo proletario, sono punti basilari e irrinunciabili per una reale, stabile e non fittizia e temporale, unità dei comunisti.
 
Vi schierate in difesa dell’esperienza storica dell’Urss e dei paesi socialisti. Difendete anche gli anni dello stalinismo?
 
Come risulta dalle cose dette precedentemente, per noi la difesa dell’esperienza storica dell’URSS e degli altri paesi socialisti rappresenta un punto fondamentale a livello storico e politico.
 
La vittoria della Rivoluzione Socialista dell’Ottobre 1917 organizzata e diretta dal partito dei Bolscevichi di V.I.Lenin fu il punto di partenza per una delle più grandi conquiste nella storia dell’umanità: il rovesciamento della classe borghese dal potere e l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
 
Il paese dei soviet percorre vie di sviluppo e di organizzazione sociale completamente nuove, inesplorate, sconosciute nella storia dell’umanità. Le masse proletarie entrano da protagoniste nell’impresa titanica della costruzione della nuova società socialista. E tutto ciò in un contesto internazionale di aperta avversione delle potenze imperialiste concretizzata con la guerra civile e l’intervento militare imperialista diretto (allora non era in voga chiamarle “missioni di pace” o “guerre umanitarie”…). La giovane Repubblica dei Soviet, con enormi sacrifici, si difende vittoriosamente e salvaguarda la sua rivoluzione. Negli anni ’30 si realizza una trasformazione accelerata dall’arretratezza all’industrializzazione.
 
Ok, ma difendi “gli anni dello stalinismo”?
 
Riteniamo che per riflettere, discutere e rispondere sul quesito - purtroppo in modo breve e schematico visto gli spazi razionali di un’intervista - si debba uscire dai perimetri dei luoghi comuni della demonizzazione stalinofobica e dell’antistalinismo come punta avanzata dell’anticomunismo moderno.
 
Allora, cercando di ragionare con criteri storici, politici e di classe non si può non constatare una serie di dati storici come: l’accelerazione dell’edificazione, il consolidamento e il rafforzamento del socialismo negli anni ’30; le enormi conquiste (che oggi molti dimenticano o fanno finta di dimenticare) in campo economico, sociale, culturale, sanitario e scientifico a beneficio della classe operaia, dei contadini e delle masse popolari in generale; il rafforzamento politico e organizzativo del comunismo a livello mondiale; il potenziamento e la modernizzazione dell’apparato militare dell’URSS, l’enorme contributo materiale e umano (più di 25.000.000 milioni di vittime) alla Resistenza e alla Vittoria contro il nazifascismo; l’incontestabile autorevolezza politica e diplomatica dell’URSS nell’ambito internazionale e agli occhi dei popoli di tutto il mondo; la formazione del sistema socialista mondiale dopo la guerra; l’appoggio politico, diplomatico e materiale ai movimenti di liberazione nazionale e tutto questo con la classe operaia e i suoi alleati al potere.
 
E’ all’interno di questo quadro storico, e considerando l’intensificazione della lotta di classe - o meglio della guerra di classe - a livello interno e internazionale, che si può valutare l’opera, il ruolo e il periodo storico che ha visto Stalin come massimo dirigente e come Segretario Generale dell’Unione Sovietica e del PCUS. Nella coscienza e nella memoria dei comunisti sono questi i fatti storici che rendono Stalin un grande dirigente rivoluzionario per la causa del comunismo. E tutto ciò senza ignorare anche errori, valutazioni discutibili o errate ed eccessi, compiuti nel fuoco della lotta rivoluzionaria per la costruzione e la difesa della nuova società. Come diceva il presidente Mao “la rivoluzione non è un pranzo di gala”… Il rovesciamento del socialismo e l’instaurazione del capitalismo, con le note conseguenze sciagurate socialmente e economicamente per i popoli degli ex-paesi socialisti, non cambiano la nostra convinzione sulla prospettiva socialista e comunista dell’umanità come necessità e possibilità storica.
 
Perchè hai abbandonato Rifondazione Comunista?
 
I motivi del mio “abbandono” si trovano all’interno delle motivazioni politiche di migliaia di comunisti che si sono allontanati dal PRC. Dopo il periodo iniziale, ove la nuova formazione politica si caratterizzò non come un vero partito comunista ma almeno come il “cuore dell’opposizione”, presto anche tale caratteristica svanisce a causa delle politiche riformiste, revisioniste e governiste del suo gruppo dirigente. L’avvento di Bertinotti accelerò i processi, inizialmente di decomunistizzazione del partito e di seguito di aperto anticomunismo e liquidazionismo. L’appoggio e la partecipazione ai governi “centrosinistri” ha fatto il resto.
 
I due partiti che nominalmente si richiamano al comunismo (PRC-PdCI) si son macchiati di gravissime responsabilità politiche su ogni fronte. Partecipazione (il PdCI) al governo della guerra imperialista contro la Yugoslavia, attuazione di politiche antipopolari e filo capitaliste, approvazione parlamentare dei crediti di guerra e delle missioni militari imperialiste al estero, sudditanza politica al Pd, responsabilità politiche per il peggioramento delle condizioni materiali delle masse popolari, ulteriore arretramento sul fronte dei diritti sindacali e democratici dei lavoratori.
 
In poche parole completa sudditanza all’indirizzo capitalista e imperialista dei governi di centro-sinistra.
 
Non ti ritrovi neppure nella componente più radicale del PRC, cioè nei trotzkisti di Falce e Martello?
 
Potrei risponderti laconicamente che noi siamo marxisti-leninisti, proveniamo e apparteniamo a quella parte - maggioritaria - del movimento comunista internazionale che da sempre ha contrastato politicamente, ideologicamente e organizzativamente il trotzkismo.
 
La presenza della componente di Falce e Martello nel Prc fa parte della vecchia cara tattica dell’ “entrismo” dei trotzkisti all’interno di partiti laburisti, riformisti, socialdemocratici ed altri. La nostra impostazione si trova agli antipodi di questa pratica che consideriamo incoerente, opportunista e parassitaria (nel senso politico del termine).
 
Il problema di base non è di costruire frazioni più o meno radicali all’interno di partiti opportunisti e riformisti, ove la blanda organizzazione lo rende possibile, ma di lavorare e indirizzare tutti gli sforzi alla costruzione del Partito comunista.
 
Questa è la motivazione principale che ci ha spinto a fondare il Circolo Comunista di Parma.
 
Ma una sinistra comunista come quella a cui punti tu pensi abbia qualche possibilità di andare al governo del Paese?
 
Cominciamo con una precisazione: i marxisti considerano il governo e lo stato non come entità neutre e indipendenti ma come entità con una precisa connotazione di classe.
 
Di conseguenza nella società capitalista come la nostra, il compito del Partito comunista non è di cercare responsabilità governative all’interno del sistema ma di organizzare e dirigere la classe operaia e le masse lavoratrici, collegando le lotte sociali ed economiche con la prospettiva della rivoluzione socialista, della socializzazione dei mezzi di produzione e della costruzione della società socialista.
 
Oggi in una fase acuta di crisi del sistema capitalistico dove le politiche padronali di massacro sociale, l’aggressività e le guerre imperialiste in tutto il globo diventano “normalità” quotidiana, dobbiamo comprendere che siamo giunti a quello stadio di sviluppo storico in cui il superamento del sistema capitalistico diventa una necessità quanto mai attuale.
 
Il sistema sociale basato sullo sfruttamento della forza-lavoro, dell’ambiente e della riduzione del lavoro umano a merce per i profitti dei capitalisti, ripropone in tutta la sua drammaticità la questione: Socialismo o barbarie! Il socialismo, inteso come processo di liberazione della società e dei singoli, si presenta come bisogno storico e sociale. Ecco come si pone il problema del governo per i comunisti.
 
Un'alleanza col PD è impossibile, neppure su alcuni punti specifici di programma?
 
Il PD esprime politicamente, socialmente ed economicamente una parte della borghesia italiana. Le sue posizioni su una seria lunga di questioni sono ben note. Lavoro, questioni sindacali, precarietà, privatizzazioni, sistemi elettorali antidemocratici, politiche securitarie, immigrazione, guerre e missioni militari, completa accettazione e assunzione di un ruolo attivo nella severa applicazione degli indirizzi politici, economici e militari del polo imperialista europeo (Unione Europea). L’elenco può continuare a lungo e nessun antiberlusconismo di facciata può nascondere il suo vero profilo politico e sociale.
 
Il PD si trova “corpus et anima” dall’altra parte della barricata.
 
Di conseguenza nessuna alleanza è possibile. L’unico punto che ci interessa come comunisti è disvelare e rendere chiara la sua natura a quei lavoratori che tutt’ora si trovano, in mondo sempre più distaccato, sotto la sua influenza politica e elettorale.
 

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