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fonte www.solidnet.org
Traduzione dall’inglese Bf

da: Rednet, Lunedì 9 Aprile 2004
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Afganistan: si protraggono le conseguenze del caos US


di Marilyn Bechtel
dal giornale People’s Weekly World, 15 Aprile 2004

La lotta di potere che è scoppiata la settimana scorsa nell’Afganistan del Nord è sintomatica del caos che devasta il paese due anni e mezzo dopo che le truppe US lo hanno invaso, ostentando di dare la caccia a Osama Bin Laden.

L’8 Aprile, il comandante supremo che controlla il Nord, generale Abdul Rashid Dostum, ha spinto fuori da Maimana, capitale della provincia di Faryab, un comandante rivale e un governatore provinciale nominato dal presidente ad interim Hamid Karzai. Ciò ha costretto il presidente-imposto dagli US Karzai ad inviare nell’area 750 soldati dalla sua neo-costituita Armata Nazionale Afgana (ANA), insieme ai loro istruttori statunitensi.

Anche se le forze di Dostum hanno lasciato Maimana due settimane dopo, alla fine controllano ancora la provincia di Faryab. Negli ultimi giorni Dostum si è anche scontrato con la milizia di un altro rivale, Ustad Atta Mohammad, a Mazar-e-Sharif, vicino alla roccaforte di Dostum. Benché Dostum sia nominalmente un rappresentante di Karzai nella regione, si dimostra riluttante ad accettare la formazione di un governo centrale guidato da Karzai, e rimane uno dei principali rivali.

In Marzo, Ismail Khan, il comandante che controlla ad Ovest ed è governatore di Herat, ha spinto un comandante  filogovernativo fuori dalla provincia, costringendo Karzai a mandare 1.000 soldati dell’ANA  nell’area.

Questi scontri, combinati con attacchi a sorpresa dei Talebani, di Al-Quaeda e delle forze di Gulbuddin Hkmatyar nella zona più a Sud-Est dell’Afganistan, hanno costretto a rimandare le elezioni inizialmente indette per Giugno. In effetti molti osservatori occidentali considerano che la maggior parte delle aree fuori dalla capitale Kabul siano altamente instabili. Essi giudicano la situazione simile alla guerra civile infuriata negli anni ‘90 dopo, la caduta del governo nazionale democratico del Partito Democratico Popolare (PDPA) del presidente Najibullah.

Le Nazioni Unite hanno detto che, perché le elezioni siano credibili, devono essere registrati come minimo il 70% dei 10,5 milioni di votanti del paese. Ma all’inizio di Aprile solo il 15% di questo traguardo era stato raggiunto. Con le elezioni nazionali ora riprogrammate per Settembre, il governo ha detto questa settimana di voler proseguire il piano già annunciato di disarmo del 40% dei circa 100.000 combattenti attivi nelle milizie  private organizzate dai signori della guerra, come Dostum  e Khan.

Il portavoce del governo Jawed Ludin ha detto ai giornalisti “Crediamo che la ragione principale dei problemi che permangono sia la presenza delle milizie e la questione dell’esistenza dei signori della guerra”. Ma molti commentatori credono che il governo tirerà dei pugni piuttosto che rischiare troppo di aprire un conflitto

Le fazioni dei vari comandanti locali traggono la loro origine dalle milizie private mujahedin, create ed armate dalla CIA durante la sua lunga campagna contro il governo PDPA. I loro capi hanno passato gli ultimi due anni ricostruendo i loro potentati in competizione con il governo centrale. Dostum ha avuto una storia ancora più interessante: un tempo era un comandante chiave nell’esercito di Najibullah e molti credono che la sua defezione ai mujahedin segni il punto di svolta verso la distruzione del giovane governo popolare dell'Afganistan.

Un altro fattore profondamente destabilizzante è la prevalenza del commercio dell’oppio nella economia afgana. I papaveri dell’oppio, che a lungo hanno finanziato i signori della guerra, la gang di Gulbuddin nell’estremo oriente afgano, i Talebani e forse Al-Quaeda, sono sempre in piena fioritura. Lo scorso anno il commercio della droga ha prodotto più della metà del reddito nazionale del paese, con la coltivazione dell’oppio in 28 delle 32 province del paese, che produce più del 75% della produzione mondiale. Gli esperti si aspettano che le terre destinate alla coltivazione del papavero crescano quest’anno del 30%.

Karzai ha ammonito che l’oppio “sta minando la stessa esistenza dello stato dell’Afganistan” e ha dichiarato una campagna totale contro ciò. Ma molti piccoli agricoltori, disperatamente poveri, si orientano verso questo raccolto perché rende di più di qualsiasi altra coltivazione che possano fare. Di nuovo, in vista dei disordini politici pre-elettorali, si prevede un’azione del governo.

La scorsa settimana il New York Times ha citato il politologo di nascita ugandese Mahmood Mamdani, che dice che il terrorismo di oggi trae origine dalla politica estera statunitense della guerra fredda. Mamdani sostiene che, dopo la guerra del Vietnam, gli US sono passati dall’intervento diretto contro il mondo socialista a supportare insurrezioni a basso livello di milizie private.

Mamdani ha scritto “In pratica è passata negli US la decisione di utilizzare o anche di coltivare il terrorismo nella guerra contro i regimi considerati filo sovietici, tanto che il più noto terrorista istruito dalla CIA è Ben Laden. Il danno reale che la CIA ha prodotto non è stato il fornire armi e denaro ma la privatizzazione dell’informazione su come produrre e diffondere violenza e la formazione di milizie private capaci di creare terrore”.