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Da: www.rebelion.org
Red Voltaire/Ria Novisti
Afghanistan: un’opportunità o una trappola?
Il punto di vista dell’establishment russo sul ruolo della NATO in Afghanistan dopo il vertice di Riga.
Alexander Bogatyrev
10 dicembre 2006
L’Afghanistan è uno dei temi, su cui Mosca è disposta a cooperare con la NATO. Ne sono testimonianza le varie riunioni del Consiglio Russia-NATO. Ora, dopo il vertice della NATO celebrato a Riga appare chiaro perché la NATO non mostri entusiasmo per l’atteggiamento russo. L’Afghanistan è un tema dolente e complicato per l’associazione euro-atlantica.
Spesso si afferma che il futuro della NATO si sta decidendo in Afghanistan. Ricordiamo che, a cinque anni dall’inizio delle ostilità in Afghanistan, è la NATO che si trova a svolgere il ruolo di coordinamento. In tal modo, si è sgomberato il campo dalla precedente ambiguità di una situazione in cui i contingenti nordamericani e della NATO agivano separatamente, benché gli USA siano membri dell’Alleanza.
In precedenza si pensava che questa operazione, come per magia, avrebbe donato una nuova vita a un’organizzazione, la cui esistenza pareva messa in discussione dopo la fine della guerra fredda. Il movimento talebano sembrava offrire una magnifica risposta alla domanda: perché è necessaria questa alleanza e chi è il suo nemico potenziale? Ma il vertice di Riga ha dimostrato che la forma di pagamento adottata per conservare e persino ampliare l’alleanza risulta piuttosto cara per i suoi membri.
Ciò è stato reso evidente dopo che alle truppe della NATO è stata affidata la missione del mantenimento della sicurezza non solo nelle relativamente tranquille province del nord, ma anche nel sud e nel sud-est dell’Afghanistan, dove i talebani si sentono come a casa loro. L’offensiva di autunno ha messo in evidenza quanto i talebani abbiano rafforzato le proprie posizioni. I talebani hanno radicalmente modificato la loro tattica, passando dalla guerra di guerriglia ad operazioni offensive e difensive ben pianificate. Con sempre maggiore frequenza operano in gruppi numerosi, di 300-400 militanti.
Le truppe straniere e governative soffrono considerevoli perdite a causa degli attentati di terroristi suicidi, fenomeno questo che non si registrava da almeno due anni. Solo quest’anno i kamikaze hanno effettuato più di 140 attentati. In tal modo l’Afghanistan è sempre più simile all’Iraq.
Nel vertice di Riga si è individuata la necessità di incrementare il contingente militare della NATO. Ma il problema sorge quando gli insistenti tentativi di USA, Gran Bretagna e Canada di ottenere dagli alleati l’aumento dei loro contingenti nazionali si scontrano con una riluttanza ugualmente insistente da parte di Germania, Francia, Spagna, Turchia, Italia, Norvegia e Danimarca.
Si è potuto constatare nei corridoi del vertice che gli alleati avanzavano serie pretese a Washington. Al Pentagono viene rimproverato di fornire ai propri satelliti un’informazione volutamente falsa, per non esporre a colpi i distaccamenti di talebani con cui cooperano i nordamericani. Allo stesso tempo, i nordamericani sovente non ascoltano le sollecitazioni a prestare appoggio aereo ai loro alleati. C’è di più. A volte, gli europei si trasformano in bersagli del “fuoco amico” della forza aerea USA.
Inoltre si è voluto rimarcare che le unità nordamericane hanno lasciato un’impressione così negativa nella popolazione, da costringere i militari olandesi e belgi a cambiare il colore delle uniformi in modo tale da non essere confusi con i nordamericani.
A Riga è risultato evidente che i comandi della NATO hanno l’intenzione di aumentare il contingente militare a spese dei paesi che pretendono di entrare, come anche di quelli recentemente ammessi nell’alleanza. In primo luogo, Georgia e Ucraina hanno già dichiarato la disponibilità ad inviare loro contingenti in Afghanistan; in secondo luogo, la Polonia ha già deciso di aumentare fino a 1.000 effettivi il suo contingente in questo paese; l’Estonia invierà altri 40 effettivi in aggiunta agli 80 militari già acquartierati; la Lettonia invierà altri 40 militari; la Bulgaria accorderà all’Afghanistan una fornitura di armi e munizioni; la Romania ha accettato di inviare un battaglione di fanteria.
La Croazia ha accolto con grande malumore la sollecitazione, o meglio l’ordine di trasferire le proprie unità dalle province relativamente tranquille del nord nel pericoloso sud, mentre la Lituania si è rifiutata di mandarvi i suoi soldati.
L’atteggiamento di molti membri della NATO appare comprensibile. Innanzitutto, un aumento dell’organico effettivo sarà insufficiente a garantire un controllo efficace su tutto il territorio afghano. In secondo luogo, la causa fondamentale della tensione in questo paese risiede nei problemi che da cinque anni i nordamericani promettono di risolvere: espellere tutti i talebani nel giro di 2 o 3 anni, stabilizzare il sistema politico, gettare le basi della prosperità economica, ricostruire l’infrastruttura, stroncare il traffico di droga, dare lavoro alla popolazione e mantenere la sicurezza. Nessuno di tali obiettivi è stato realizzato. Di conseguenza, diventa sempre più difficile spiegare che senso abbiano le inevitabili vittime tra il contingente NATO.
Mosca segue con preoccupazione le divergenze che si sono manifestate a Riga e che non cessano di accentuarsi, nella misura in cui la NATO va allargandosi. Anche prima i politici russi si rendevano conto del fatto che una NATO debole non rappresenta certo il miglior partner per Mosca. Comprendevano allo stesso tempo che l’Afghanistan è un problema di scottante attualità che richiede la cooperazione tra tutti gli europei. Il vertice della NATO non ha fatto altro che accrescere i dubbi e le preoccupazioni di Mosca.
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare