www.resistenze.org - popoli resistenti - afghanistan - 01-02-08 - n. 213

da www.esserecomunisti.toscana.it/?p=268
 
Sull’emblematica vicenda afghana relativa alla detenzione del giornalista Sayed Perwiz Kambakhsh e di Ghows Zalmay
 
di Alessandro Leoni e Bruno Steri
 
L’Italia è ormai da diversi anni impegnata direttamente e palesemente nella vicenda afghana. Le motivazioni ufficiali per tale coinvolgimento sono state essenzialmente due. La prima: il dovere politico-morale di contribuire alla così detta “lotta al terrorismo internazionale”, la seconda quella di contribuire alla ricostruzione “democratica” di un paese da, ormai, circa “trenta” anni coinvolto/sconvolto dalla guerra.
 
Per quanto riguarda la “prima” motivazione basterebbe, anche, una superficiale ricostruzione degli avvenimenti di questi ultimi decenni per smascherare l’ipocrisia, la mistificazione di cui è intrisa tutta l’attuale retorica circa la necessità di mobilitazione generale contro questa riedizione della “Spectre” di jemesbondiana memoria! Mi riferisco non solo ai rapporti di stretta collaborazione fra i Bush e i Bin Laden, ma per quanto riguarda l’Italia, alle copiose forniture d’armi ed esplosivi consegnate agli “attuali” nemici per tutti gli anni ottanta dello scorso secolo. Senza dimenticare che se il nostro paese volesse realmente contribuire alla lotta al terrorismo, quello vero, non ci sarebbe necessità di andare tanto lontano, basterebbe, infatti, impegnarsi a fare luce su quello “nostrano” che dal 1947 (“Portella della Ginestra”) ad oggi ha insanguinato l’Italia e determinato gran parte dell’attuale quadro politico-istituzionale! Per quanto riguarda la seconda, forte (sic!), motivazione, ovvero il “nostro” contributo alla ricostruzione “democratica” dell’Afghanistan, si deve dire che al di là dell’affidabilità del presidente Hamid Karzay, definito da fonti delle “Nazioni Unite”, uno dei maggiori trafficanti d’oppio, l’esistenza, non formale, della “pena capitale”, ancora, ultimamente, attivata per l’esecuzione di uno dei supposti responsabili del sequestro di un cittadino italiano (!), risulta, quanto meno, in palese contraddizione con la tanto sbandierata “vittoria” della nostra diplomazia in occasione del recente voto all’Assemblea delle Nazioni Unite sulla moratoria della pena di morte. Così come l’assordante silenzio che unisce sia le autorità che i media nazionali sui casi del giornalista Sayed Perwiz Kambakhsh, detenuto dall’ottobre del 2007, e del funzionario della Procura generale di Kabul, dott. Ghows Zalmay, tutti e due minacciati d’esecuzione capitale sulla base di assurde accuse, mossegli da non meglio definite “corti islamiche”, relative alla denuncia della condizione femminile nel paese, per il primo e per aver tradotto in lingua locale la “parola di Dio”, cioè per aver tradotto il Corano in lingua Dari, per il secondo.
 
Il tutto con buona pace della superiore civiltà, tollerante, di questo Occidente dalle radici cristiano-giudaico-amerikane!