www.resistenze.org - popoli resistenti - afghanistan - 21-10-08 - n. 246

da Rebelion - www.rebelion.org/noticia.php?id=74450
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Prospettive per il paese
 
di Alberto Piris*
 
17/10/2008
 
Il comandante in capo della Marina USA , l'Ammiraglio Michael G. Mullen, ha recentemente dichiarato che la situazione in Afghanistan non può migliorare e che anzi, le tendenze osservate indicano che con ogni probabilità le cose sono destinate a peggiorare nei prossimi anni.
 
Con questo, l'Ammiraglio conferma i dati contenuti nella relazione che i servizi di intelligence degli Stati Uniti stanno preparando per il dopo elezioni, dove si legge, secondo la rivelazione del New York Times, che "l'Afghanistan è un spirale verso il basso" e si nutrono dubbi sul fatto che il governo Karzai possa contrastare la crescita dei talebani.
 
Ma non solo i militari e le agenzie di intelligence denunciano un profondo pessimismo. Sulla stampa francese ha trovato eco un messaggio inviato ai primi di settembre dai servizi diplomatici riguardo le opinioni dell'ambasciatore inglese a Kabul. Quest'ultimo riterrebbe che "l'attuale situazione è pessima, la sicurezza si sta deteriorando, c'è maggior corruzione, e il governo [in Afghanistan], ha perso ogni credibilità". Egli aggiunge che "la presenza della coalizione militare è parte del problema, non la sua soluzione", dato che l'esercito di occupazione sostiene un sistema politico che altrimenti sarebbe destinato a soccombere velocemente… inoltre "l'annuncio della Casa Bianca del rafforzamento militare avrà un effetto negativo", perché "saremo visti ancor più come una forza di occupazione e saremo più vulnerabili".
 
L'ambasciatore citato suggerisce che nei prossimi cinque/dieci anni, l'unica soluzione realistica sarebbe quella di "insediare una dittatura accettabile" e occorrerebbe "iniziare a pensare a preparare l'opinione pubblica in tal senso". Dalla relazione è trapelato anche che gli inglesi "desiderano contribuire a una strategia vincente, non perdente" e, concludono, "l'attuale strategia americana è destinata a fallire".
 
A parte l'incidente diplomatico che è conseguito alla fuga di notizie, con relative smentite e puntualizzazioni, l'immagine trasmessa dalla diplomazia non è meno preoccupante di quella militare e delle agenzie di intelligence.
 
Ma la situazione afgana genera anche altro malumore. I Ministri della Difesa dei paesi membri della NATO, riunitisi a Budapest [il 10 ottobre 08], non hanno mostrato maggior ottimismo, anche se le loro formulazioni salvifiche non vanno nella stessa direzione di quelle della diplomazia. Il segretario alla Difesa USA [Robert Gates] propone di rafforzare l'azione militare degli Stati Uniti, pur riconoscendo che tra attività militari e non militari deve esserci maggior coordinamento. Le sue tre linee di azione sono: accelerare la formazione di un esercito afgano, aumentare gli aiuti allo sviluppo e rafforzare la lotta contro il traffico della droga, che secondo varie stime rappresenta il 50% dell'economia del paese.
 
Che qualcosa debba essere fatto, diverso da ciò che è stato fatto finora, è più che evidente. Ma il pericolo di scegliere percorsi sbagliati esiste. A Washington qualcuno chiede che vengano armate milizie tribali nelle zone dove i talebani si sono rafforzati e dove si ritiene che né la polizia né l'esercito afgano siano efficaci. Sarebbe opportuno ricordare a chi propone questa soluzione che il governo degli Stati Uniti, con un simile ragionamento, armò e consigliò i talebani (e quelli che più tardi incarneranno Al Qaeda), per togliere l'Afghanistan dal controllo dell'Unione Sovietica. Quanto fosse errata quella strategia, sta sotto gli occhi di tutti.
 
Un'altra soluzione - dai risultati estremamente incerti, sponsorizzata da alcuni settori degli Stati Uniti, delle Nazioni Unite e dell'Unione Europea - vedrebbe i talebani coinvolti nel governo di Kabul. Questa proposta si contempera con quella, già citata, di mettere il paese sotto un regime dittatoriale "accettabile", che sembra riscuotere un successo crescente. La lunga storia delle dittature "favorevoli", dall'Indonesia del generale Suharto al Nicaragua di Somoza, passando per il Pakistan di Pervez Musharraf, non lascia albergare grandi speranze sul risultato finale di questa formula.
 
Non è difficile con il prezioso aiuto della CIA, insediare un regime dittatoriale in un qualsiasi paese che attraversi una fase politica critica. Ciò che è veramente difficile è superare un regime dittatoriale per andare verso forme politiche adeguate, senza che ciò comporti nuovi spargimenti di sangue e una maggiore instabilità politica, capace di coinvolgere altri paesi della regione, se non l'intero pianeta.
 
*Generale di Artiglieria della Riserva