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- popoli resistenti - afghanistan - 01-12-08 - n. 252
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Afghanistan: una guerra sbagliata, ieri come oggi
di G. Dunkel
Da alcuni mesi, l'Afghanistan fa più morti dell'Iraq tra le truppe americane nonostante siano cinque volte meno numerose (32.000 contro 160.000).
In totale, 1004 soldati stranieri sono stati uccisi in Afghanistan dal 2001 di cui il 40% negli ultimi due ultimi anni; 625 erano americani (icasualties.org).
In concerto con i signori della guerra del nord del paese, le forze speciali USA hanno rovesciato il governo talebano nel 2001. L'associazione Rivoluzionaria delle Donne in Afghanistan riassume la vicenda in questi termini: “La guerra contro il terrorismo condotta dagli Stati Uniti ha messo fine al regime talebano, ma non al fondamentalismo religioso che è la principale causa delle nostre disgrazie. In realtà, insediando nuovamente al potere in Afghanistan i signori della guerra, l'amministrazione americana sostituisce un regime integralista con un altro”. (rawa.org)
La NATO fornisce delle truppe alla Forza internazionale d’assistenza e di sicurezza incaricata dall'ONU (ISAF) che conta circa 18.000 soldati americani.
In Afghanistan, la maggior parte delle morti per la violenza è fra i civili. In un conteggio approssimativo ed incompleto del gennaio 2008, la Commissione indipendente per i diritti umani in Afghanistan (AIHRC) censiva 900 civili uccisi, particolarmente in occasione di matrimoni, funerali o in luoghi ricreativi per bambini. Secondo le stime dell'Agenzia Nuova Cina (Xinhua), il numero delle vittime civili raggiungerebbe quota 1415 (28 settembre).
Creata su mandato dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e finanziata tramite le donazioni via ONU, la AIHRC assicura che il 98% delle vittime civili uccise dalle forze della coalizione in Afghanistan sono state colpite intenzionalmente.
In un rapporto datato 2 settembre, Lal Gul, direttore dell'AIHRC, sottolinea che “le azioni delle forze della coalizione, in particolare delle forze americane, non sono contrarie solamente ai diritti dell'uomo; costituiscono dei crimini di guerra”.
Alla violenza omicida che suscita rabbia nel paese va ad aggiungersi la minaccia di una carestia prevista per quest’inverno, conseguenza dei tre anni di cattivi raccolti. Il Ministero afgano dell'agricoltura, dell'irrigazione e dell'allevamento stima che nei prossimi sei mesi, il paese avrebbe bisogno di due milioni di tonnellate di alimenti base - grano, farina e riso - per nutrire le popolazioni delle regioni isolate.
Sebbene gli organismi delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) possano convogliare tonnellate di cibo verso le principali città afgane, sarà molto difficile che queste raggiungano le comunità isolate che compongono la maggior parte della popolazione povera del paese.
Da un lato, la rete stradale è stata distrutta da 40 anni di guerra, e dall’altra, la resistenza afgana lancia gli attacchi sulle linee di approvvigionamento per impedire che il materiale raggiunga gli avamposti delle truppe statunitensi o NATO lontani dalla capitale. Il prezzo del trasporto dei viveri su camion da Kabul a Khandahar, le due principali città dell'Afghanistan, è decuplicato rispetto alla scorsa primavera, in cui era di 1800 dollari. Quest’aumento di prezzo rispecchia l'incremento dei rischi corsi dai camionisti. (Der Spiegel, 17 ottobre).
Syed Saleem Shahzad, direttore dell'ufficio dell’Asia Times in Pakistan, spiega che i talebani dispongono d’informazioni così precise sui rifornimenti delle truppe USA o NATO attraverso il porto pakistano di Karachi, che l'ISAF ha concluso con la Russia un accordo che autorizza il transito di materiale non militare attraverso il suo territorio. (Le Monde Diplomatique, ottobre 2008).
Sebbene i donatori stranieri - principalmente gli Stati Uniti ed i loro alleati imperialistici europei come Gran Bretagna, Germania e Francia - abbiano fornito in Afghanistan un “aiuto” per un importo pari a 35 miliardi di dollari dal 2001, le statistiche ufficiali indicano che circa 20 milioni di persone su una popolazione di 26 milioni vivono sotto la soglia di povertà. (BBC, 17 ottobre).
La FAO fissa la soglia di povertà in due dollari al giorno. Il tasso d’alfabetizzazione degli adulti è del 29%. In certe regioni, meno del 1% della popolazione sa leggere e scrivere. Un bambino su cinque muore prima di raggiungere l'età di 5 anni.
Mentre il livello di vita degli afgani si abbassa velocemente con l’intensificarsi della guerra tra il governo fantoccio di Hamid Karzai, sostenuto dall'ISAF e dagli Stati Uniti, e l'opposizione condotta dai talebani, il governo di Kabul degrada anche le condizioni delle donne.
“Abbiamo le stesse idee dei talebani”, nota il parlamentare Qazi Naseer Ahmad. “Vogliamo applicare la sharia nel nostro paese. Le donne devono chiedere il permesso al loro marito prima di uscire di casa e non devono portare vestiti contrari all'islam.” (Christian Science Monitor, 21 aprile)
In questo stesso giornale, si è potuto leggere che nell’ultimo aprile, alcuni membri del parlamento hanno proposto una legge che bandirebbe le t-shirts, la musica amplificata, la mescolanza nei luoghi pubblici, il biliardo, i videogame, ecc., per reintrodurre quelle stesse regole dei talebani usate come pretesto dai media americani per giustificare l'invasione del 2001.
Il 31 ottobre scorso, il generale David Petraeus ha assunto la guida del Comando Centrale, diventando così il responsabile delle operazioni militari americane in Iraq ed in Afghanistan. In Iraq, è stato l'architetto del “surge”, una strategia basata sull'invio massiccio di rinforzi che dovrebbe applicarsi anche in Afghanistan. Nello specifico tuttavia, il che sottolinea la debolezza della posizione statunitense in questo paese, riconoscendo che gli Stati Uniti ed i loro alleati non possono imporsi militarmente, Petraeus è disposto ad iniziare dei negoziati con i talebani “moderati”.
Per la popolazione afgana, l'occupazione coloniale dell'Afghanistan da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati è un vero disastro. Fuori dall'Afghanistan, i progressisti devono chiedere che un termine definitivo sia posto all'occupazione ed impedire un aumento delle truppe USA e NATO, anche se è previsto che una tale decisione sia accompagnata da negoziati.
Fonte: www.workers.org/2008/world/afghanistan_1113/