www.resistenze.org - popoli resistenti - afghanistan - 14-03-11 - n. 355

da http://english.ruvr.ru/2011/03/10/47198367.html - in Stop NATO - http://rickrozoff.wordpress.com
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
2010: l’anno più letale della guerra in Afghanistan
 
di Volkhonsky Boris, Voice of Russia
 
10/03/2011
 
Secondo un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato mercoledì [09/03], il 2010 è risultato il più letale anno di guerra sui nove fin qui condotti da Stati Uniti e NATO in Afghanistan. Il numero delle vittime civili è aumentato del 15% rispetto al 2009 ed è quasi raddoppiato dal 2007, raggiungendo la cifra di 2.777 morti.
 
La maggiore responsabilità per le vittime è da imputarsi ai talebani, colpevoli del 75% di tutti i decessi. La NATO e le forze afgane filo-governative sono responsabili del 16%, mentre il 9% non può essere attribuito a nessuna delle parti in conflitto.
 
I talebani hanno già definito il rapporto parziale e unilaterale, affermando l’infondatezza delle cifre.
 
In realtà, ci sono ragioni per supporre che tali cifre diano un'immagine distorta di ciò che sta accadendo in Afghanistan. Ma il fatto stesso che l'ondata di violenza sia in aumento da anni lascia diverse questioni irrisolte, invece di produrre risposte specifiche.
 
Sì, i talebani sono responsabili della maggior parte delle morti civili e alcuni rappresentanti del movimento lo riconoscono. Ma l'attività dei talebani non ha forse una natura reattiva? Ci sarebbe un così forte aumento del numero di vittime civili, se non ci fossero le truppe straniere nel paese? Lungi dal dipingere i talebani esclusivamente a tinte rosee, tuttavia, che ci piaccia o no, il periodo del regime talebano in Afghanistan nella seconda metà degli anni 1990 è stato probabilmente uno dei più stabili degli ultimi decenni. Come e con quali mezzi i talebani siano riusciti a creare questa relativa stabilità è altra questione. Sicuramente, questo non è stato un periodo di politiche particolarmente umane.
 
Il secondo problema che si pone, insieme a quello della violenza contro i civili, è il modo in cui viene percepita dalla società. E qui vediamo l’opinione pubblica afgana parlare molto più aggressivamente delle atrocità commesse dalle forze di occupazione rispetto a quelle compiute dalle forze locali. E il fatto che il rapporto delle Nazioni Unite affermi che le forze NATO siano responsabili di una parte molto minore degli omicidi e che, soprattutto, il numero sia diminuito rispetto all'anno precedente, difficilmente può ribaltare questo modo di ragionare: la popolazione locale continua a vedere le forze occupanti come oppressori e gli insorti useranno ogni occasione per instillare questi sentimenti nelle menti degli afgani.
 
Peggio ancora, la NATO e gli Stati Uniti offrono troppo spesso queste opportunità. Il caso recente in cui nove ragazzi sono stati accidentalmente uccisi dalle truppe Usa nella provincia di Kunar l'8 marzo scorso, non solo ha dato luogo alla rabbia diffusa fra la popolazione, ma portato anche a un ulteriore deterioramento delle relazioni tra il comando nordamericano e il governo di Hamid Karzai. Nonostante le scuse ufficiali dal comandante in capo statunitense, gen. David Petraeus, il presidente Karzai ritenendolo insufficiente ha chiesto che in futuro tali incidenti siano prevenuti.
 
Ancora più di recente, il 9 marzo, cinque civili sono stati uccisi dalla locale polizia filo-governativa nella provincia di Kandahar, provocando scalpore tra la gente del posto. Con tutta la pubblicità che circonda questi casi, è del tutto evidente che, nonostante le audaci dichiarazioni dei funzionari americani sul miglioramento della situazione nel paese, un fatto diventi sempre più chiaro: mentre l'esito della guerra stessa non risulta ancora chiaro, gli Stati Uniti e la NATO stanno sicuramente perdendo la guerra dell'informazione.
 
E tutto questo rende le prospettive per il ritiro delle truppe americane ancora più incerte. Mentre l'opinione pubblica americana è sempre più stanca delle due guerre d'oltremare condotte dall'amministrazione, in Iraq e in Afghanistan, il ritiro delle truppe in questo momento sarebbe percepito negli Stati Uniti come un segno di debolezza e un riconoscimento della sconfitta. Con il numero di vittime sia tra i militari che tra i civili destinato a crescere ancora di più nel 2011, diventa sempre meno probabile che le truppe saranno ritirate dall'Afghanistan entro il 2014 come promesso.
 
Così, gli americani sembrano essere presi in una trappola simile a quella in cui si trovarono i sovietici negli anni 1980. La continuazione della guerra sarebbe disastrosa, ma un ritiro catastrofico.
 
Non c'è bisogno di ricorrere a sofisticate argomentazioni per dimostrare che il governo di Hamid Karzai non durerà a lungo dopo il ritiro delle truppe statunitensi. L'unica forza capace di sostituire il suo governo e di rimanerci per un periodo considerevole di tempo è quella dei talebani. E questo non vuol solo dire che tutto tornerà come era. I dieci anni di guerra non saranno facilmente dimenticati dal popolo afgano, e la nuova leadership sarà probabilmente ancora più radicale di quella dei talebani dei tardi anni 1990.
 
 

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