www.resistenze.org - popoli resistenti - afghanistan - 05-10-11 - n. 379

da http://english.ruvr.ru/2011/09/30/57287457.html - su Stop Nato
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Che cosa serve ancora perché Stati Uniti e NATO abbandonino l’Afghanistan?
 
Dopo 10 anni di guerra l’Afghanistan è un nuovo Vietnam
 
Volkhonsky Boris
 
30/09/2011
 
Il Segretario Generale dell'ONU ha rilasciato una relazione trimestrale dal titolo "Situazione in Afghanistan e sue implicazioni per la pace e la sicurezza internazionale". Secondo il rapporto, il numero medio mensile di episodi di violenza in Afghanistan per il 2011 è stato 2.108, in crescita del 39% rispetto allo stesso periodo del 2010. Nei soli tre mesi estivi, ci sono stati più di 7.500 di tali episodi: 2.626 nel mese di giugno, 2.605 a luglio e 2.306 in agosto.
 
Come si afferma nel rapporto, "Scontri armati e ordigni esplosivi improvvisati continuano a costituire la maggior parte degli incidenti. Il sud e sud-est del paese, in particolare intorno alla città di Kandahar, seguitano ad essere al centro delle attività militari e rappresentano circa i due terzi del totale degli incidenti".
 
Allo stesso modo, il numero di morti civili è aumentato. Nei primi sei mesi del 2011 ci sono stati 1.462 morti tra i civili, con un incremento del 15% rispetto allo stesso periodo del 2010. I morti civili registrati da giugno ad agosto sono stati 971. Le forze antigovernative sono state collegate al 77% delle vittime civili e quelle filo-governative al 12%. Le vittime restanti non potevano essere attribuite a nessuna delle parti in conflitto.
 
Gli attacchi aerei rimangono la principale causa delle morti fra i civili attribuite alle forze filo-governative, con l’uccisione di 38 persone nel mese di luglio, il numero più alto registrato da febbraio 2010. La relazione ha dovuto riconoscere che "le vittime civili di attacchi aerei e raid notturni hanno continuato a generare rabbia e risentimento fra le comunità afgane nei confronti delle forze militari internazionali".
 
La relazione del Segretario Generale dell'ONU indica anche che la società afgana si trova ad affrontare crescenti problemi rispetto la produzione di droga, i diritti umani, la governance, la riconciliazione, lo sviluppo economico, ecc. "Il periodo preso in considerazione ha visto una notevole instabilità politica e sconcertanti livelli di insicurezza per il popolo afgano nel mezzo di un processo di transizione della responsabilità per la sicurezza alla leadership afgana", afferma il rapporto.
 
Come riportato da un corrispondente della BBC a Kabul, "il documento non da una lettura confortante della NATO o del governo afgano", mentre gli attacchi dei talebani sono in calo nei luoghi dove la NATO sta posizionando le truppe, la violenza e l'insicurezza si diffonde ad altre parti del Paese.
 
Infatti, la relazione del Segretario Generale dell'ONU non fa che confermare le conclusioni già espresse da osservatori imparziali negli anni passati. L'operazione USA e NATO, invece di portare pace e stabilità in Afghanistan, sradicare la produzione di droga e il terrorismo, ha prodotto l'esatto opposto.
 
Ora, questo ci porta ancora una volta alla domanda cruciale: e adesso? L'amministrazione statunitense manterrà le sue promesse e ritirerà le truppe dall'Afghanistan nel 2014, e in tal caso cosa accadrà nel vuoto di potere?
 
Di sicuro, l'attuale governo è incapace di far fronte al progressivo aumento dei problemi, anche con la massiccia presenza militare USA e NATO. La semplice rietichettatura dei militari occidentali come "consiglieri", come è stato fatto in Iraq, non cambierebbe nulla.
 
Ciò che realmente potrebbe rappresentare una soluzione è l'impegno dei paesi vicini nel processo di riconciliazione. Ma con le tensioni esistenti tra Occidente e Iran, tra Pakistan e India, le tensioni crescenti tra Stati Uniti e Pakistan, gli sforzi congiunti da parte dei vicini sembrano molto meno probabili rispetto ad un loro scontro sulla questione di chi debba svolgere il ruolo di primo piano nell’Afghanistan post 2014.
 
E ancora di più, è altamente improbabile che gli Stati Uniti riconoscano il fatto evidente che l'Afghanistan è già diventato un "secondo Vietnam". Se nel mese di novembre 2012 un repubblicano vincesse la corsa presidenziale, lui (o lei, se fossero Michele Bachman o Sarah Palin) potrà facilmente annullare la promessa di Barack Obama di ritiro delle truppe. Ma se invece Obama mantenesse il suo posto alla Casa Bianca, la situazione sarà per lui in ogni caso a perdere: dovrà infrangere la sua promessa o riconoscere la sconfitta. In entrambi i casi, Obama è sicuro di perdere almeno la faccia, o forse addirittura la fede dei suoi connazionali.
 
 

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