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Cuito Canavales: 20 anni da una battaglia decisiva per l’Africa
 
Anniversario del popolo angolano contro gli interessi imperialisti
 
Armando Reyes Calderín - Prensa Latina 
19/03/08
 
A vent’anni dalla vittoria delle armi angolane, cubane e namibiane contro l’Esercito Sudafricano del aparthied, Pedro Ross, ambasciatore cubano in Angola, ha rilasciato un’intervista a Prensa Latina sul libro “Cento ore con Fidel”.
 
Quel libro di Ignacio Ramonet racconta le vicende della vita del leader cubano e dedica uno dei suoi capitoli all’Africa, in particolare a Cuito Canavales.
 
Quella località della provincia di Cuando Cubango, 825 chilometri a sud est da qui, a partire dal 23 marzo 1988 per il continente africano è diventata un’icona, per quanto è stata in grado di trasformare la geopolitica dell’Africa Australe.
 
Era un momento decisivo per l’Angola, come ha spiegato Fidel, perché il paese non era in grado di affrontare un nemico così potente. Ma pure per i cubani si trattava di un momento cruciale; inviare 40 mila uomini significava offrirsi ala mercé dell’aggressività del governo statunitense, anch’esso coinvolto nel conflitto.
 
Spiega Ross: la Casa Bianca appoggiava Pretoria, e aveva fornito il suo esercito di otto armi nucleari, per cui ci fu sempre la possibilità che i sudafricani le usassero in un momento di disperazione.
 
Insieme a 30 mila angolani e a tre mila guerriglieri della Organizzazione del Popolo dell’Africa Sudoccidentale (SWAPO), a Cuito Canavales i cubani diedro il loro contributo per la consolidazione della sovranità di quel paese.
 
Lo avevano già fatto con la proclamazione dell’indipendenza l’11 novembre del 1975, quando contribuirono alla sconfitta delle truppe zairesi, di mercenari e sudafricani che stavano minacciando il trionfo del popolo angolano, ma gli USA e il suo alleato, il regime dell’apartheid, non smisero di fare pressione sull’Angola. Così, dopo che le Forze Armate per la Liberazione dell’Angola (FAPLA) accerchiarono a Cuando Cubango elementi dell’allora forza insurrezionale UNITA, comandata da Jona Savimbi, entrò in azione l’esercito sudafricano con tutta la sua potenza.
 
Cuba invio truppe per contenere la controffensiva sudafricana con una decisione molto coraggiosa di Fidel Castro, che mise i principi internazionalisti davanti a tutto.
 
La tattica era, ha commentato in seguito il presidente cubano, cercare il momento propizio per sferrare un colpo mortale alla potenza sudafricana, uno che gli facesse abbandonare per sempre i suoi desideri di dominio dell’area sud del continente.
 
Quest’offensiva letale avvenne a Cuito Canavales, il 23 marzo 1988. Pretoria si lanciò con tutte le sue forze contro questa posizione ma cubani, angolani e namibiani prima le respinsero, e poi passarono alla controffensiva.
 
Fidel illustrò quell’episodio con un’immagine pugilistica: “contenere l’avversario con la sinistra usando il jab (Cuito Canavales) e abbatterlo con la destra (l’avanzata dal sud est angolano verso la Namibia)”.
 
Fu così che si passò alle trattative diplomatiche a New York tra i governi di USA, Angola e Sudafrica, e quest’ultimo si mostrava arrogante e prepotente, nonostante che sul campo di battaglia le sue truppe fossero fuggite inseguite da angolani, cubani e namibiani.
 
Lo sviluppo della vittoria di Cuito Canavales fece però cambiare la posizione sudafricana, che in seguito accettò di abbandonare il territorio angolano, si impegnò a permettere libere elezioni in Namibia, e più tardi, cadde il regime dell’apartheid.
 
Il sangue versato in quei combattimenti non fu versato invano, ricorda l’ambasciatore cubano, 20 anni dopo vediamo un Angola in fase di riconciliazione, di ricostruzione, in lotta contro la fame, le malattie e il sottosviluppo.
 
Noi cubani stiamo offrendo il nostro contributo ancora oggi, dice Ross, non più con le armi ma con gli strumenti per salvare vite, eliminare l’ignoranza, l’analfabetismo e costruire opere.
 
“E’ un Cuito Canavales diverso, nato dal valore e dal coraggio di angolani, cubani e namibiani: oggi, il lavoro da fare è vincere la battaglia della conoscenza”.
 
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org di FR