www.resistenze.org - popoli resistenti - argentina - 21-04-03

Che nessuno tocchi la Rivoluzione Cubana!

Fonte: Madri di Plaza de Mayo

Il panorama mondiale suggerito dagli USA è francamente desolante. In tempi di globalizzazione imperialista, la sopravvivenza del capitalismo dipende esclusivamente da quello che possono fare le guerre, i massacri e la crescente repressione. Nemmeno il modello di “democrazia repubblicana” - raffinata forma di dominazione borghese - è sufficiente per garantire gli interessi imperialisti sulle ricchezze naturali di petrolio, acqua, oro, foresta, natura ed aria pura.
Mentre i corpi dei bambini, delle donne e dei miliziani iracheni morti sono ancora fumanti tra le macerie di Baghdad, i portavoce dell’impero già preparano altri bombardamenti sulla Siria, sull’Iran e - alla peggio - sulla Cina, mentre insinuano attacchi ancora più pesanti contro Cuba e la sua commovente Rivoluzione.

Con la scusa dei diritti umani, alcuni governi della periferia sottomessa agli USA si apprestano ad alzare la mano contro Cuba. Dopo quanto è successo in Afganistan e in Iraq, il voto calunnioso contro la rivoluzione e il socialismo assume la forma di una dura minaccia militare.

Senza dubbio, il Comandante Fidel, alla guida delle gesta del suo popolo rivoluzionario e cosciente, ha recentemente assicurato che se gli yankee entreranno a Cuba “..seguiranno cento anni di guerra”. Castro parlava per il suo popolo, convinto della capacità di uomini e donne cubani di darsi ala causa del socialismo, ma nelle sue parole e nella sua voce si sentiva l’eco della solidarietà, dell’ammirazione e del saluto di tutti i popoli fratelli dell’America Latina.

I giornalisti e i presidenti portoricani imputano a Cuba il delitto imperdonabile di essere un paese indipendente, autonomo ed emancipato, e sordo alle pressioni imperialiste. Non importa la pena di morte, che esiste anche negli USA per i negri ed i poveri, oltre all’infame diritto di torturare legalmente i palestinesi - vigente nella legislazione israeliana - anche se mai l’ONU l’ha condannata ad embarghi o ad invasioni militari, ma la colpa insopportabile è data dal fatto che un piccolo paese accerchiato si permette una giustizia giusta, al servizio del popolo, della patria dei lavoratori, non in vendita né disponibile a cancellare sentenze per privilegiati o per favori politici.

Per certi pensatori del pensiero unico, già scritto dal Grande Fratello imperialista, è lecito bombardare paesi arabi perseguendo arsenali chimici che nessuno ha mai visto, ma non è ammissibile che un altro paese processi mafiosi terroristi, mercenari del verminaio di Miami. In Argentina l’ipocrisia è ancora più scandalosa:
nel paese dei prigionieri politici condannati da processi farsa, da leggi che espressamente proibiscono il diritto di appello, funzionari e il coro mediatico fanno a gara per vedere chi ha il dito più lungo per accusare, quando sarebbe il momento di riconoscere la dignità della Rivoluzione Socialista cubana.

Non è un argomento nuovo contro Cuba. Da quando il Che e i barbudos rivoluzionari sono entrati trionfalmente all’Avana, l’imperialismo nordamericano si è profuso nel tentativo di screditare, nel produrre attentati, sabotaggi, inclusi l’ingiusta sofferenza dei cinque patrioti oggi imprigionati nelle carceri USA.  I pretesti per l’intervento yankee sono sempre stati i “diritti umani” e la “democrazia”, volutamente ignorando il consenso popolare del governo rivoluzionario, e i primati superlativi in materia di sanità, educazione e livello alimentare della sua popolazione.
Nonostante tutti i giorni si rinnovino l’amore dei popoli del mondo per difendere questa rivoluzione fino all’estremo, la rivoluzione cubana e la nostra, giustamente condita con rum e poesia.