Che nessuno tocchi la Rivoluzione Cubana!
Fonte: Madri di Plaza de
Mayo
Il
panorama mondiale suggerito dagli USA è francamente desolante. In tempi di
globalizzazione imperialista, la sopravvivenza del capitalismo dipende
esclusivamente da quello che possono fare le guerre, i massacri e la crescente
repressione. Nemmeno il modello di “democrazia repubblicana” - raffinata forma
di dominazione borghese - è sufficiente per garantire gli interessi
imperialisti sulle ricchezze naturali di petrolio, acqua, oro, foresta, natura
ed aria pura.
Mentre i corpi dei bambini, delle donne e dei miliziani iracheni morti sono
ancora fumanti tra le macerie di Baghdad, i portavoce dell’impero già preparano
altri bombardamenti sulla Siria, sull’Iran e - alla peggio - sulla Cina, mentre
insinuano attacchi ancora più pesanti contro Cuba e la sua commovente
Rivoluzione.
Con la scusa dei diritti umani, alcuni governi della periferia sottomessa agli
USA si apprestano ad alzare la mano contro Cuba. Dopo quanto è successo in
Afganistan e in Iraq, il voto calunnioso contro la rivoluzione e il socialismo
assume la forma di una dura minaccia militare.
Senza dubbio, il Comandante Fidel, alla guida delle gesta del suo popolo
rivoluzionario e cosciente, ha recentemente assicurato che se gli yankee
entreranno a Cuba “..seguiranno cento anni di guerra”. Castro parlava per il
suo popolo, convinto della capacità di uomini e donne cubani di darsi ala causa
del socialismo, ma nelle sue parole e nella sua voce si sentiva l’eco della
solidarietà, dell’ammirazione e del saluto di tutti i popoli fratelli
dell’America Latina.
I giornalisti e i presidenti portoricani imputano a Cuba il delitto
imperdonabile di essere un paese indipendente, autonomo ed emancipato, e sordo
alle pressioni imperialiste. Non importa la pena di morte, che esiste anche
negli USA per i negri ed i poveri, oltre all’infame diritto di torturare
legalmente i palestinesi - vigente nella legislazione israeliana - anche se mai
l’ONU l’ha condannata ad embarghi o ad invasioni militari, ma la colpa
insopportabile è data dal fatto che un piccolo paese accerchiato si permette
una giustizia giusta, al servizio del popolo, della patria dei lavoratori, non
in vendita né disponibile a cancellare sentenze per privilegiati o per favori
politici.
Per certi pensatori del pensiero unico, già scritto dal Grande Fratello
imperialista, è lecito bombardare paesi arabi perseguendo arsenali chimici che
nessuno ha mai visto, ma non è ammissibile che un altro paese processi mafiosi
terroristi, mercenari del verminaio di Miami. In Argentina l’ipocrisia è ancora
più scandalosa:
nel paese dei prigionieri politici condannati da processi farsa, da leggi che
espressamente proibiscono il diritto di appello, funzionari e il coro mediatico
fanno a gara per vedere chi ha il dito più lungo per accusare, quando sarebbe
il momento di riconoscere la dignità della Rivoluzione Socialista cubana.
Non è un argomento nuovo contro Cuba. Da quando il Che e i barbudos
rivoluzionari sono entrati trionfalmente all’Avana, l’imperialismo
nordamericano si è profuso nel tentativo di screditare, nel produrre attentati,
sabotaggi, inclusi l’ingiusta sofferenza dei cinque patrioti oggi imprigionati
nelle carceri USA. I pretesti per
l’intervento yankee sono sempre stati i “diritti umani” e la “democrazia”,
volutamente ignorando il consenso popolare del governo rivoluzionario, e i
primati superlativi in materia di sanità, educazione e livello alimentare della
sua popolazione.
Nonostante tutti i giorni si rinnovino l’amore dei popoli del mondo per
difendere questa rivoluzione fino all’estremo, la rivoluzione cubana e la
nostra, giustamente condita con rum e poesia.